Anno: 2013

"La Cig a Melfi mette a rischio tutto l'indotto", di Massimo Franchi

Sarà, come dice Marchionne, che la notizia dei due anni di cassa integrazione a Melfi era scontata. Però il giorno dopo i mercati reagiscono allo stesso modo di chi è rimasto sorpreso. E vendono. Il titolo Fiat che è ancora a piazza Affari, in attesa di sapere dove sarà quotata la nuova società nata dalla fusione con Chrysler, ieri ha chiuso a -1,99%, il peggiore fra i titoli industriali. Ad incidere sono arrivati i dati sulle vendite di auto in Europa che per l’ennesimo mese consecutivo vedono la Fiat arrancare. CGIL: SERVE CONFRONTO Ma la preoccupazione per il futuro dell’intero settore auto è fortissima. Ieri anche la Cgil nazionale ha fatto sentire la sua voce nella vicenda di Melfi. «Pur compatibilmente alla necessità di sospendere la produzione per adattare le linee, il fermo comporterà un lunghissimo periodo di inattività e di cassa integrazione per i lavoratori. Tutto ciò avviene in assenza di una chiara esplicitazione del piano industriale e delle intenzioni produttive della Fiat in merito allo stabilimento di Melfi. C’è dunque preoccupazione immediata per …

"Evasione e demagogia", di Massimo Riva

È uno strumento tecnico per rendere più imparziali i controlli sulla fedeltà fiscale dei contribuenti. E invece, sotto la pressione della campagna elettorale, il redditometro è diventato innanzi tutto un test per misurare l’affidabilità della classe di governo. Con risultati disastrosi sul piano di quel minimo di decenza che dovrebbe esserci nel rapsua fra il principe e i sudditi. Ne disconosce la paternità Silvio Berlusconi che pure, insieme a Giulio Tremonti, aveva gettato il primo seme legislativo della contestata creatura. Ma anche chi lo ha appena dato alla luce, Mario Monti, lo rigetta quasi fosse frutto non di una scelta consenziente ma di una violenza subita contro la propria volontà. Si fa presto a citare le sagge parole di De Gasperi quando diceva che il politico si distingue dallo statista perché l’uno guarda alle elezioni e l’altro al futuro del paese. Alla prova dei fatti (e delle urne) non c’è scampo: la cattiva moneta berlusconiana sta scacciando anche quella sedicente buona spacciata finora dai cosiddetti ‘tecnici’. Una simile regressione del dibattito politico lascia francamente sbalorditi …

"La bella Italia che non seduce gli italiani", di Massimo Gramellini

E così, dopo aver visitato la Roma dei Papi e il mondo esoterico di Leonardo, nel nuovo thriller di Dan Brown si passeggia tra le strade di Firenze e le pagine infernali di Dante. Dan Brown non sarà un maestro di stile, ma è un’autorità indiscussa in materia di fatturato. Se ogni volta mette l’Italia sullo sfondo dei suoi polpettoni è perché sa che l’Italia fa vendere in tutto il mondo. Non l’Italia di oggi, naturalmente, mediocre sobborgo d’Occidente come tanti altri. L’Italia del passato: le città d’arte del Rinascimento e l’Antica Roma. Gli unici due momenti della storia in cui siamo stati la locomotiva dell’umanità. E a questo punto, ossessiva, scatta la solita domanda: perché? Perché, se l’Italia fa vendere, a guadagnarci devono essere sempre gli altri? Perché i miti del passato italiano affascinano gli scrittori e i registi stranieri, ma non i nostri? Al di là delle letture dantesche di Benigni, che sono un’eccezione magnifica ma non esportabile, perché l’Inferno ispira romanzi a Dan Brown e non a Sandro Veronesi (cito lui in …

"Mangiatoie padane", di Gad Lerner

Maroni nega qualsiasi relazione con le cooperative degli allevatori “splafonatori” delle quote latte, già condannate per aver sottratto all’erario svariate decine di milioni di euro. Strano perché l’unica visita effettuata da Umberto Bossi all’arcinemico Monti, l’8 febbraio 2012, ebbe lo scopo di perorare a Palazzo Chigi la causa di queste cooperative fuorilegge, rimaste prive di copertura politica dopo la caduta del governo forzaleghista. In loro soccorso già si era svenata Credieuronord, la banca del Carroccio poi salvata dal duo Fazio-Fiorani quando era ormai sull’orlo del fallimento. C’è poco da menare scandalo, dunque, se la Guardia di Finanza fa ritorno nella sede di via Bellerio a nove mesi dalla scoperta delle malversazioni in cui era coinvolto l’intero “cerchio magico” del movimento. L’odore di stalla è ancora il più lieve, rispetto alle pestilenziali esalazioni dei bilanci leghisti che ammorbano la Lombardia, dai rimborsi a piè di lista del banchetto nuziale fino ai buoniperl’acquistodielettrodomestici distribuiti al Senato. Sempre attingendo a fondi pubblici. La schiera dei don Rodrigo, ciascuno con i suoi famelici bravi, che ha occupato per un …

Bersani: "Ogni euro recuperato andrà a ridurre le tasse"

“Gli italiani non si aspettano che noi aumentiamo le tasse. Hanno ragione. Se teniamo la spesa sotto controllo è possibile dire che ogni euro recuperato può andare alla riduzione delle tasse”. Così Pier Luigi Bersani ospite a Ballarò ha esordito parlando di fisco. “La differenza vera – ha aggiunto – sarà alleggerire il peso sul lavoro che dà lavoro”. Tasse? “Il meno possibile quindi. Ma i servizi per i cittadini più deboli devono rimanere gli stessi. Aumentare la tasse significa nel nostro Paese di evasori, farle pagare sempre ai soliti. E’ inutile che ci raccontiamo cose che non esistono. Noi potremo fare un riequilibrio sulle entrate Imu, caricando con un’imposta personale sui detentori dei grandi patrimoni immobiliari. Da quale soglia? Discutiamone – ha chiarito – ma io dico che sopra di un valore catastale di 1,3 o 1,5 mln di euro si può fare. Ma ci vogliono degli scalini giusti, una gradualità giusta”. Secondo il leader del PD “bisogna “lavorare fuori da logiche che ci portano a un tema emergenziale. Possiamo non essere in questa …

"Bersani a Ingroia: nè patti nè regali al Cav.", di Simone Collini

«Tutti conoscono la situazione politica e la legge elettorale. E bisogna che tutti riflettano, che ciascuno si prenda le sue responsabilità». Pier Luigi Bersani risponde a una domanda sull’ipotesi di un patto di desistenza con Rivoluzione civile, ma non è solo pensando ad Antonio Ingroia che parla. Il leader del Pd sa che la partita si giocherà al Senato in tre regioni: Lombardia, Campania e Sicilia (il Veneto, dopo che si è rinsaldato l’asse Pdl-Lega, la strada è più in salita). Nella prima, a complicare le cose, c’è la «salita» in politica a tutto tondo di Mario Monti, che si è schierato a sostegno di Gabriele Albertini contro Umberto Ambrosoli. Nelle altre due regioni, ci sono le liste arancioni dell’ex pm che potrebbero far allontanare il premio di maggioranza dal Pd, che raggiungano o meno l’8% necessario per ottenere seggi a Palazzo Madama. E allora Bersani ha deciso di giocare la carta del voto utile. Con Ingroia non ci sarà alcun «patto», fa sapere, perché troppo profonde sono le distanze politiche. Però il punto rimane, …

"La forza della Costituzione", di Gianluigi Pellegrino

La funzione di garanzia che la Costituzione assegna al capo dello Stato non gli attribuisce solo il diritto, bensì il dovere assoluto di riservatezza delle sue comunicazioni. E qui il cuore della sentenza che chiude il conflitto. Non è un privilegio della persona, ma garanzia essenziale per il corretto funzionamento del sistema costituzionale e dell’equilibrio dei poteri che il Presidente deve garantire a beneficio delle nostre libertà. L’irresponsabilità politica non solo gli consente ma gli impone di evitare la diffusione delle sue personali considerazioni, e delle quotidiane comunicazioni sino a quando non sfocino nell’esercizio specifico di atti funzionali o pubblici messaggi. Noi cittadini, così come abbiamo il pieno diritto ad esercitare il maggiore sindacato possibile sui soggetti politici dell’ordinamento (a cominciare dal premier), dovendoli giudicare anche nella coerenza tra sfera privata ed atti pubblici, abbiamo un diritto in qualche modo uguale e contrario nei confronti del capo dello Stato. Quello di non conoscere le sue private valutazioni tanto più se inerenti alle funzioni di garanzia che la Costituzione gli assegna. Abbiamo il diritto che il …