Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Un regime vuoto", di Ezio Mauro

Incapaci di salvare l´Italia, tentano disperatamente di salvare se stessi. A questo si è ridotta la forza titanica del berlusconismo, la “rivoluzione liberale”, il governo “del fare”, il vento del Nord leghista. Un ceto politico spaventato, timoroso ormai di mostrarsi al suo stesso popolo, impotente a governare la crisi, non riesce a dare le risposte di governo di cui il Paese ha bisogno. L´unica risposta è un accordo al ribasso, inadeguato e probabilmente inutile, nella speranza che possa imbrogliare l´Europa garantendo uno spazio ulteriore di sopravvivenza alla disperazione congiunta di Bossi e Berlusconi, chiusi nel recinto di governo trasformato in ultimo bunker. L´Europa aveva imposto il principio di realtà ai trucchi contabili italiani e alla falsa rappresentazione dei conti del Paese. Passata la dogana, anche Berlusconi aveva dovuto parlare di crisi, negata per mesi nei comizi telefonici e nei comunicati imperiali che rimbalzano perfetti nei telegiornali di corte. Una manovra riscritta quattro volte, sotto il diktat europeo, era la prova regina del governo dell´impotenza e del commissariamento europeo, con Napolitano ormai unico punto di riferimento, …

"Lega sulle barricate a difesa dei baby pensionati del Nord", di Marco Alfieri

Roma ladrona vuole i soldi dei lavoratori del Nord per tenere viva la vecchia pratica assistenzialista. Ad ogni giro ritornano, come nel gioco della roulette…», disse una sera all’Ansa Umberto Bossi, correva l’anno 2003. La riforma Maroni (2004) doveva ancora venire. Nove anni prima, nel ‘94, il Carroccio ruppe con Berlusconi proprio sulle pensioni. Le barricate leghiste sono dunque un marchio di fabbrica. Soprattutto su quelle di anzianità, tipiche del lavoro dipendente nel settore privato, diffusissimo nelle province industriali del Nord, dove migliaia di lavoratori sono entrati in fabbrica a 18-20 anni e vorrebbero continuare a pensionarsi a 58-59, dopo 40 di contributi. Più ancora del tam tam politico è la geografia a spiegare l’ultima trincea leghista. L’Italia previdenziale è spaccata come una mela: pensioni di anzianità al Nord, con il 65% degli assegni Inps che si concentrano tra Piemonte (100 assegni ogni 1000 abitanti), Emilia Romagna (92), Lombardia (91) e Veneto (80); invalidità e assegni sociali al Sud. Di qui la battaglia a difesa di una rappresentanza sempre più nervo scoperto: una riforma previdenziale …

"La bozza del decreto: dai condoni alle norme sull'eredità ai figli", di Mario Sensini

Allo studio c’è un provvedimento di 126 articoli. L’intesa sul pacchetto messo a punto dal governo per rilanciare l’economia ancora non c’è, ma del possibile decreto per lo sviluppo esiste una bozza, con un pacchetto di norme per la definizione delle pendenze con il fisco, le agevolazioni per la costruzione di nuove infrastrutture, la semplificazione dei controlli e delle incombenze amministrative a carico delle imprese, gli incentivi al lavoro part-time e all’apprendistato, fino alle nuove norme per garantire il trasferimento delle società alla morte degli imprenditori, compresa una revisione del codice civile sull’eredità a favore dei figli. Un provvedimento di 126 articoli, con un corposo pacchetto di norme per la definizione delle pendenze con il fisco, le agevolazioni per la costruzione di nuove infrastrutture, la semplificazione dei controlli e delle incombenze amministrative a carico delle imprese, gli incentivi al lavoro part-time e all’apprendistato, fino alle nuove norme per garantire il trasferimento delle società alla morte degli imprenditori, compresa una revisione del codice civile sull’eredità a favore dei figli, e la nuova, ennesima, riforma delle pensioni. …

"Perché stavolta il Pd non va in soccorso", di Rudy Francesco Calvo

Senza le dimissioni del premier nessuna disponibilità dem a “collaborare”. Tutto il Pd, senza eccezione alcuna, è convinto che non ci sia veramente altro da fare: senza le dimissioni di Berlusconi, l’Italia non potrà uscire dalla crisi. Non potrà, cioè, soddisfare le condizioni poste dall’Europa, Francia e Germania in testa, né prima né dopo la scadenza di domani. «Siamo vicini alla crisi», dice senza mezzi termini Enrico Letta. «Sta avvenendo quello che abbiamo detto tante volte», rivendica Pier Luigi Bersani, che spiega: «Quel che faranno sarà poco, ma fosse anche tanto non basterebbe. Gli altri paesi hanno fatto elezioni o cambiato governo». Due opzioni che rimangono entrambe sul tavolo, perché i dem non vogliono precludersi alcuna strada. Quel che è certo è che il Pd non sosterrà in parlamento qualsiasi proposta dovesse giungere dal governo. Bersani ha ribadito che il partito è pronto a discutere il proprio pacchetto di interventi (i principali: riforma fiscale, liberalizzazioni, dismissioni degli immobili demaniali, dimezzamento dei parlamentari e snellimento degli organi periferici). Solo all’interno di un complesso di riforme, i …

"E il Cavaliere cede: stavolta potrei lasciare", di Francesco Bei

Il passaggio più drammatico del governo, con un piede già oltre il precipizio, si consuma alle sette di sera. Quando Berlusconi incrocia il suo sguardo con quello di Umberto Bossi e scandisce bene le parole davanti al Consiglio dei ministri: «Le richieste che ci fanno in Europa sono pesanti, sono onerose sul piano del consenso elettorale, ma sono ineludibili. Vi chiedo quindi un mandato pieno per andare a Bruxelles, altrimenti è inutile che io parta». Anche Gianni Letta, aprendo la riunione, era stato del resto molto esplicito: «Nessuno qui dentro può immaginare che il presidente del Consiglio si presenti al Consiglio europeo a mani vuote». Nella richiesta di Berlusconi alla Lega di un «mandato pieno» c´è infatti anche la constatazione che, in caso contrario, per il premier non resterebbe altra strada che gettare la spugna e chiudere anzitempo la sua esperienza a palazzo Chigi. Una possibilità che, per la prima volta, abbandonando i soliti toni baldanzosi, Napolitano sente evocare dalla viva voce del Cavaliere, ricevuto in mattinata. Al capo dello Stato, preoccupatissimo per il precipitare …

"Il momento cruciale", di Stefano Menichini

Quando chiudiamo questa edizione del giornale, siamo in bilico fra la crisi del governo e chissà quale altro pasticcio elaborato non per far uscire l’Italia dalla crisi ma solo per tenere inchiodato Berlusconi al suo posto. Un intero paese è schiavo dell’unica ossessione del suo premier: reggere all’assedio non più solo delle opposizioni, dei giudici, della stampa e dei mercati, ma ormai anche all’ostilità palese dei leader mondiali. Quei leader che ci possono stare antipatici – sono tra l’altro tutti espressione della destra europea – e si comportano in maniera inaccettabile, ma hanno in mano le chiavi di un aiuto che l’Italia non può più darsi da sola. Non c’è un solo governo normale che, di fronte al bivio fra una decisione politica necessaria e il veto posto da un alleato, non cerchi fuori da sé la soluzione. La maggioranza di centrodestra italiana è l’anormalità assoluta di una coalizione che antepone a tutto neanche la propria salvezza politica – che sarebbe ancora possibile nonostante tutto – ma l’esclusiva angoscia personale del suo capo. La provocazione …

"L'assist di Bruxelles al senatur", di Michele Brambilla

Il governo Berlusconi è stato dato per morto talmente tante volte che ormai viene da pensare che sia immortale. Magari in perenne agonia, ma immortale. Adesso, a una sola settimana dal voto di fiducia, è di nuovo in rianimazione. Ce la farà? Non lo sappiamo. Ma questa volta pare si sia infilato in un pertugio senza vie d’uscita. Perfino il solito arruolamento di parlamentari dell’ultima ora sarebbe inutile. C’è da superare una difficoltà ben più grave dei numeri alla Camera: l’appoggio della Lega a una riforma, quella delle pensioni, che l’Europa ha posto come condizione ineludibile. Il problema è che anche Bossi considera le pensioni una condizione ineludibile: nel senso esattamente opposto, però, a quello richiesto dall’Europa. Su questo punto, il senatur pare non abbia alcuna intenzione di cedere. Ora, è vero che la Lega ci ha abituati a talmente tante retromarce – sulle aliquote Irpef, sul trasferimento dei ministeri, sulla guerra in Libia – che non ci sarebbe più da stupirsi di nulla. Però sulle pensioni è lecito pensare che non voglia fare retromarcia. …