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“Fabbriche e lavoro. Il governo è senza politica industriale”, di Oreste Pivetta

La Fiat avrebbe intenzione di chiudere Pomigliano e Termini Imerese? «Bene che ci sia stata una pronta smentita da parte della azienda». È il primo commento di Cesare Damiano, responsabile lavoro del Pd, che chiede però un incontro, finalmente, tra governo, sindacati e azienda «per definire nella sede più idonea le prospettive di politica industriale e occupazionale degli stabilimenti italiani». Damiano ricorda che cosa sta avvenendo in Germania: un negoziato molto duro che ha come protagonisti i sindacati, il governo, i governatori dei Land interessati e naturalmente la Fiat. Con un risultato: l’annuncio di Marchionne che in caso di accordo tutti gli impianti Opel resteranno in attività. Politica industriale del governo tedesco, come il governo italiano finora non è stato in grado di immaginare. «Bisogna appunto riscoprire – sottolinea Damiano – termini dimenticati: politica industriale… Per decidere come sarà questo paese dopo la crisi». La Fiat, certo. L’altra faccia dell’assenza di una politica industriale la vediamo leggendo le classifiche Ocse sui salari: siamo al ventitreesimo posto … «Sconcerta il modo sbrigativo e volgare con il …

“Dieci anni dopo penso che la morte di mio marito ha creato solo insicurezza”, di Marcella Ciarnelli

Dieci anni domani. Le Nuove Br il 20 maggio del 1999 uccisero a due passi da casa sua, di primo mattino, alle 8 e mezza, il professor Massimo D’Antona. Era un giovedì. Spirò in ospedale dopo poco. Via Salaria era stretta nel traffico, come al solito. Sembrava una giornata qualunque scandita dai tempi del lavoro, dell’impegno, del ritorno a casa. Come sempre. Il commando entrò in azione e stroncò la vita ad un uomo che aveva dedicato la sua tutta intera a studiare il difficile e affascinante meccanismo che regola il mondo del lavoro. Di chi ce l’ha e di chi spera di averlo. La drammatica realtà di quella mattina di maggio cambiò radicalmente la vita di una famiglia colpita brutalmente da una sentenza eseguita senza appello. Olga D’Antona, la moglie, ora è deputata del Partito democratico, è alla terza legislatura. Per la prima volta fu eletta nel 2001. Membro della Commissione Affari costituzionali, rinnova il ricordo ma evita la rievocazione. C’è un libro in cui ha raccontato la sua vicenda, quella personale, quella dell’impegno …

“L’ottimismo un po’ eccessivo”, di Francesco Giavazzi

Sabato a Mosca il Presidente del Consiglio ha ostentato grande ottimismo: «C’è stato un diluvio ma tutto è tornato come prima, meglio di prima». Le previsioni per l’economia italiana pubblicate il 4 maggio da Bruxelles indicano una caduta dell’occupazione del 3,3% quest’anno e dello 0,6% nel 2010. Il tasso di disoccupazione, oggi poco sopra il 7%, sale all’8,8 alla fine di quest’anno, al 9,4 nel 2010. L’aumento della disoccupazione è più elevato che in Francia e Germania. Il governo ripete da mesi che la crisi è nata negli Stati Uniti e lì deve essere risolta. Non ne usciremo finché gli Stati Uniti non riprenderanno a crescere e le loro banche a funzionare: nel frattempo nulla si può fare. Questo è vero solo in parte. Dall’inizio della crisi, l’istituzione che ha svolto con maggior successo un ruolo fondamentale è stato il Fondo monetario internazionale. I prestiti che ha concesso ai Paesi emergenti hanno circoscritto la crisi. Se il Fondo si fosse limitato ad attendere le risoluzioni di Washington, le economie dei Paesi baltici, di Ungheria, Polonia …

“Destra, sinistra e il welfare del Ministro Sacconi”, di Elena Granaglia

In molti altri paesi, la crisi attuale è utilizzata come occasione per ripensare e contrastare un modello di crescita, centrato sugli incrementi a breve di reddito, nella sostanziale sottovalutazione della distribuzione di quel reddito nonché dei costi sociali della crescita. Nel nostro paese, il Libro Bianco sul Futuro del Modello Sociale appena presentato dal Ministro Sacconi sembra, invece, compiere il passo opposto. La crisi, con i connessi vincoli di bilancio, lungi dal mettere in discussione il recente modello di crescita, appare l’occasione per sostenere, in modo più esplicito di quanto facesse il Libro Verde, un’operazione largamente ideologica – il Libro Bianco non presenta alcuna evidenza empirica, rimuovendo anche i non numerosi dati presenti nel Libro Verde – di radicale ridimensionsamento di uno stato sociale ritenuto ormai insostenibile e comunque intrinsecamente carente, in quanto lesivo della responsabilizzazione personale e del ruolo dei corpi sociali intermedi. L’operazione appare pericolosa in quanto utilizza valori cari alla sinistra, in particolare alla sinistra moderata, sulla base, però, di una declinazione largamente alternativa rispetto alla declinazione che dovrebbero abbracciare qualsiasi sinistra …

“La rivoluzione di Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini”, di Felicia Masocco

La class action è stralciata, ma Renato Brunetta non si dimette. È una delle considerazioni che si possono trarre dal via libera, dato ieri dal consiglio dei ministri, al decreto per la produttività nella pubblica amministrazione. La class action non c’è, è rinviata, si fa la data del 2010. Forse. La «rivoluzione Brunetta» nasce quindi senza un pezzo, quello che dovrebbe tutelare i cittadini dai danni causati da inefficienze o abusi degli uffici pubblici. In seno al governo l’ha spuntata chi, come il ministro Tremonti, ha fatto valere il suo peso e il timore che l’introduzione della class action avrebbe aperto la via a un perenne contenzioso. BIRICHINATE Altre «resistenze» dentro l’esecutivo, ammesse come tali dallo stesso ministro Brunetta, erano state opposte dai colleghi perché, alla fine della fiera, la «rivoluzione» si risolve in una grande operazione di centralizzazione che toglie prerogative e poteri ad altri ministeri, alle regioni e agli enti locali e li dà al ministero di Brunetta. Il titolare della Funzione Pubblica aveva risposto con la minaccia di dimissioni se il suo …

L’Europa che convince

“La crisi economica che ha investito l’Europa pone un obiettivo di archiviare al più presto l’ideologia che l’ha sorretta, ovvero quella di mercati in grado di autoregolarsi e di una globalizzazione all’insegna delle disuguaglianze e dell’assenza di regole. La crisi ha dimostrato l’importanza, di fronte ad un mondo sempre più complesso, incerto ed imprevedibile, di avere una ‘casa europea’. Senza una forte integrazione ed una moneta unica l’impatto della crisi sulle nostre società ed economie sarebbe stato ben più drammatico. Se si fosse dato ascolto alla destra ostile all’euro e che contrastava l’integrazione, l’Italia si sarebbe trovata in balia della crisi senza interlocutori né mezzi per trovare una risposta coerente”. Questo è solo un breve stralcio del programma politico del Pd per le prossime elezioni europee del 6 e 7 giugno, presentato oggi alla stampa dal segretario Dario Franceschini. Il Pd sarà in prima linea per “reimpugnare la bandiera” dell’europeismo. Per il leader del Pd occorre “risvegliare la vocazione europeista degli italiani”. In Italia “è una cosa rara che un partito presenti il programma per …

“Le ombre di una ricostruzione calata dall’alto”, di Vittorio Emiliani

Silvio Berlusconi si è divertito un mondo a Sharm-el-Sheik osannato dagli italiani in vacanza sul Mar Rosso. Del resto in patria tutto andava benissimo (secondo lui). Persino nel terremotato Abruzzo sul quale ha snocciolato a “Porta a Porta” cifre del tutto rassicuranti, senza che nessuno potesse contraddirlo. Lui, imperatore, e Bertolaso, suo proconsole delle Emergenze, hanno in mano la situazione degli aiuti e della ricostruzione che sarà (prima sciocchezza demagogica) “molto rapida”. Invece le cose non stanno propriamente così, nonostante gli osanna ammirati di giornali inginocchiati e di televisioni sdraiate ai suoi piedi. Le tendopoli Si sta passando, sotto le tende, dal freddo ancora invernale (specie di notte) ad un caldo già estivo. La soluzione dei container è stata giustamente scartata. Ma, grazie alle ubbìe del premier, si è perso tempo a discutere di “new town” o di Aquila 2 (clonata dalla prediletta Milano 2) promessa nel termine di pochi mesi, figuriamoci, e poi seccamente disconosciuta. «La casa è un miraggio, prefabbricati inevitabili» – ha suggerito un ex commissario di lungo corso, Giuseppe Zamberletti. Solide …