“Non c’è futuro senza l’acciaio”, di Enrico Ceccotti
Quando si parla di politica industriale per una siderurgia sostenibile bisogna sgomberare il campo da certi luoghi comuni. Il primo è che non sia possibile conciliare industria di base senza devastare i territori. Il secondo che si può continuare ad avere un Paese industrializzato in sviluppo senza avere una siderurgia a ciclo integrale. E il terzo, che solo il mercato e i processi di globalizzazione determinino le allocazioni produttive della siderurgia. Per togliere dal tavolo questi luoghi comuni è necessario un intervento pubblico sull’economia. Senza questo la produzione siderurgica sarà «naturalmente» collocata nei Paesi dove le condizioni sono più vantaggiose. Viceversa gli Stati stanno intervenendo per difendere e sviluppare le loro industrie di base modificando le tendenze del mercato e della globalizzazione. Ciò vale per la vicenda di Terni relativa agli acciai speciali come per Riva di Taranto e Lucchini di Piombino dove imponendo, rispetto al resto di Europa, differenti vincoli ambientali si ridurrebbe la competitività dell’Italia. Ciò infatti produce un differenziale di costo di produzione. Se invece si applicassero norme di compatibilità ambientale a …
