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Stop di Bersani alla legge di stabilità “Ci sono diverse cose da aggiustare”, di Alberto D'Argenio

La Legge di Stabilità del governo Monti spacca i partiti. Il Pd è critico, ma Bersani annuncia che i democratici continueranno a fianco del Professore. E se Casini esprime «soddisfazione» per il taglio dell’Irpef, il Pdl parla di manovra che sa di «marketing politico ». Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, esterna la «fortissima preoccupazione» per i tagli che «compromettono la possibilità di erogare servizi». Tesi smentita dal ministro della Sanità Balduzzi: «Non li intaccheranno». Spaccati anche i sindacati. Se Bonanni (Cisl) promuove il governo, la Camusso (Cgil) parla di «manovra depressiva». Intanto Giorgio Napolitano firma il decreto sui tagli ai costi della politica approvato dal governo la scorsa settimana. Il dato di rilievo è il no di Bersani alla richiesta di Vendola di togliere il sostegno al governo perché «vincere le elezioni contro il sentimento del Paese è complicato ». Al leader di Sel il segretario democratico risponde: «Restiamo leali a Monti fino alle elezioni, ma su alcune misure diremo la nostra ». Per il Pd cosa non funzioni nella Legge …

"Il silenzio di fronte agli scandali", di Francesco Manacorda

Ma che fine ha fatto a Milano e dintorni la tanto decantata «società civile»? Perché di fronte all’ondata di malcostume e di malaffare che si solleva dai palazzi della politica locale tacciono anche le voci di quella che un tempo era una borghesia imprenditoriale e delle professioni che guardava idealmente a Nord dei propri confini e alla quale buona parte d’Italia guardava a sua volta con non poche speranza? L’ultimo arresto di ieri per un’accusa – più Calabria che Baviera – di voto di scambio, con tanto di tariffario delle preferenze veicolate dalla ’ndrangheta, si aggiunge a scandali seri e grotteschi (vedi alla voce Nicole Minetti) e certifica l’ennesimo colpo al potere di Roberto Formigoni. Cinque assessori delle sue giunte arrestati in otto anni, rendono sempre più debole la linea difensiva del presidente della Lombardia, che derubrica d’abitudine ogni inciampo della sua squadra a responsabilità personali. La condanna a dieci anni di reclusione appena inflitta al sodale Pierangelo Daccò per la spoliazione del San Raffaele potrebbe traslare sul piano politico responsabilità penali. Il bel record …

"Il silenzio di fronte agli scandali", di Francesco Manacorda

Ma che fine ha fatto a Milano e dintorni la tanto decantata «società civile»? Perché di fronte all’ondata di malcostume e di malaffare che si solleva dai palazzi della politica locale tacciono anche le voci di quella che un tempo era una borghesia imprenditoriale e delle professioni che guardava idealmente a Nord dei propri confini e alla quale buona parte d’Italia guardava a sua volta con non poche speranza? L’ultimo arresto di ieri per un’accusa – più Calabria che Baviera – di voto di scambio, con tanto di tariffario delle preferenze veicolate dalla ’ndrangheta, si aggiunge a scandali seri e grotteschi (vedi alla voce Nicole Minetti) e certifica l’ennesimo colpo al potere di Roberto Formigoni. Cinque assessori delle sue giunte arrestati in otto anni, rendono sempre più debole la linea difensiva del presidente della Lombardia, che derubrica d’abitudine ogni inciampo della sua squadra a responsabilità personali. La condanna a dieci anni di reclusione appena inflitta al sodale Pierangelo Daccò per la spoliazione del San Raffaele potrebbe traslare sul piano politico responsabilità penali. Il bel record …

"Reggio Calabria i padroni della città", di Attilio Bolzoni

Chi voleva ancora i «boia chi molla» nelle piazze? Chi chiedeva i moti, le barricate come più di quarant’anni fa per lavare l’offesa di mafiosità? Erano solo loro, erano solo quelli che si abbuffavano con i boss. Pronti per capeggiare un’altra sommossa, disordini, tumulti, fuochi. Erano già tutti appostati per l’agguato. Ma adesso che è tutto finito, adesso che Roma ha spazzato via il governo di Reggio, quaggiù è calata una quiete irreale, la città è muta, forse anche più spaventata di prima. È la mancata rivolta di ‘Ndrangheta City, è l’insurrezione che non c’è a Reggio Calabria. Piazza Italia, otto di sera. Il palazzo del Comune è tutto illuminato. Ma è deserto. Dentro non c’è nessuno. L’agente dei vigili urbani Ida Lazzaro piantona l’edificio, a meno di cinquanta metri c’è il palazzo del governo, quella prefettura che è «entrata» con i suoi funzionari a rovistare nelle stanze dove quasi tutto era proprietà di figli e nipoti di quelli che una volta chiamavano «mammasantissima», mafia di seconda e di terza generazione che si è impadronita …

"Reggio Calabria i padroni della città", di Attilio Bolzoni

Chi voleva ancora i «boia chi molla» nelle piazze? Chi chiedeva i moti, le barricate come più di quarant’anni fa per lavare l’offesa di mafiosità? Erano solo loro, erano solo quelli che si abbuffavano con i boss. Pronti per capeggiare un’altra sommossa, disordini, tumulti, fuochi. Erano già tutti appostati per l’agguato. Ma adesso che è tutto finito, adesso che Roma ha spazzato via il governo di Reggio, quaggiù è calata una quiete irreale, la città è muta, forse anche più spaventata di prima. È la mancata rivolta di ‘Ndrangheta City, è l’insurrezione che non c’è a Reggio Calabria. Piazza Italia, otto di sera. Il palazzo del Comune è tutto illuminato. Ma è deserto. Dentro non c’è nessuno. L’agente dei vigili urbani Ida Lazzaro piantona l’edificio, a meno di cinquanta metri c’è il palazzo del governo, quella prefettura che è «entrata» con i suoi funzionari a rovistare nelle stanze dove quasi tutto era proprietà di figli e nipoti di quelli che una volta chiamavano «mammasantissima», mafia di seconda e di terza generazione che si è impadronita …

Legge di stabilità: Bersani, ci sono cose da aggiustare

Pier Luigi Bersani ha messo in guardia sulla necessita’ di aggiustamenti alla legge di stabilita’, sicuramente su due punti centrali come scuola e sanita’. “Credo che ci siano cose da aggiustare”, ha detto il segretario del Pd arrivando ad un incontro con le associazioni a Roma. “Sono preoccupato di due cose – ha spiegato – la prima e’ la sanita’ e credo ci sia da dare una occhiata molto precisa agli effetti che provocheranno i tagli. Poi c’e’ la scuola. temo di non sbagliare dicendo che sotto la parola ‘ingegnerizzazione’ ci sia il taglio di 6.300-6.400 posti di lavoro”. Dunque, ha insistito, “su questi punti vogliamo chiarimenti e siamo pronti ad intervenire per delle correzioni”. agenzia Agi

Scuola, Ghizzoni “Ora pdl autogoverno garantisce partecipazione”

Alla Camera le norme, migliorate, relative alla autonomia delle istituzioni scolastiche. E’ stato approvato alla Camera in sede legislativa il progetto di legge 953 sull’autogoverno della scuola. Ora il testo passerà al vaglio del Senato. Si tratta di una norma profondamente trasformata rispetto al testo originario: “Così riscritta – dice Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei deputati – è in grado di garantire la partecipazione della comunità scolastica tutta alla vita degli istituti, delineando un modello di scuola partecipata”. “Oggi, dopo 3 anni dalla presentazione del testo originario, abbiamo approvato una norma profondamente trasformata. – lo dichiara Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, scienze e Istruzione della Camera dei Deputati, dopo l’approvazione in sede legislativa del pdl 953 sull’autogoverno della scuola – La legge affronta il tema della governance e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e, così riscritta, è in grado di garantire la partecipazione della comunità scolastica tutta alla vita degli istituti, delineando un modello di scuola partecipata. Altresì assicura che l’autonomia resti ben ancorata non solo al rispetto degli …