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Baratta: "in Italia si sistemano gli amici non si forma una vera classe dirigente", di Natalia Aspesi

Più o meno un anno fa, durante una delle solite furenti esagerate tempeste che squassano gli eventi italiani ogni volta che ci mette il naso la politica, cioè sempre, anche quando non sa di che si tratta, il presidente della Biennale Paolo Baratta se ne stette nobilmente zitto. Finita a metà settembre la Mostra del Cinema, tra non sempre eleganti coltellate, il suo venerato direttore Marco Müller, certo dei suoi alti contatti, puntava sulle vedute lungimiranti del fresco ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, per essere rinominato lui, e cacciato il Presidente. Infatti, teoricamente accantonato Baratta, fu designato al suo posto quella simpatica e gioviale persona, pure di gran bell’aspetto, che è Giulio Malgara, un tempo amico di Berlusconi e geniale esperto di prodotti commerciali (tipo alimenti per cani e gatti). Venezia insorse, dal sindaco in giù, si raccolsero firme, arrivarono proteste da tutto il mondo della cultura, da Londra a Seul, e Baratta aprì bocca solo per una breve telefonata al ministro che tra l’altro prima gli era stato favorevole: «O io o il …

"E' l'ora di una grande politica", di Alfredo Reichlin

L’Italia non si farà travolgere dalla speculazione finanziaria. Siamo un grande paese in grado di difendersi in questa lotta feroce innestata (non dimentichiamolo) dalle convulsioni di un sistema che è potente ma non più in grado di governare il mondo. La sinistra deve assumere le nuove ì responsabilità e una più alta coscienza di sé. La proposta politica del Pd è forte perché prima di tutto è un appello alle risorse profonde del Paese, e sono grandi come dimostrano tante cose tra cui la magnifica risposta dell’Emilia al terremoto. È una chiamata alle armi delle forze democratiche, non solo di sinistra. Ma è anche una scommessa sulla forza e sulla coesione di un partito che deve reggere al peso di ardue responsabilità. C’è poco da dire, siamo noi che garantiamo già oggi in larganparte la tenuta del Paese. È da decenni che io non ricordo un peso che una responsabilità così grandi. Dobbiamo quindi essere molto chiari. Dalla strada del rigore sui conti pubblici e del risanamento dello Stato non si può tornare indietro. Il …

"L'armonia perduta della concertazione", di Nadia Urbinati

La concertazione è stata al centro della conversazione politica in queste ultime settimane. Al di là degli intenti polemici, è un fatto che su questa pratica di gestione dei conflitti sociali non si è mai avuta unanimità. Per esempio, gli Stati Uniti l’hanno tradizionalmente respinta, come hanno per lungo tempo resistito a riconoscere come legittime le contrattazioni collettive nel mondo del lavoro, mentre la Germania ha ricostruito la sua economia e la sua democrazia su questa base. L’Italia ha tenuto una via intermedia, alternando periodi di concertazione a periodi di decisionismo a prescindere dal consenso sociale. Ma che cosa è esattamente la concertazione? La concertazione è una strategia e una pratica politica orientata alla soluzione dei problemi sociali ed economici attraverso il confronto democratico, e in vista di raggiungere un accordo, tra le parti sociali – per esempio gli imprenditori e i lavoratori – che vada al di là della decisione d’autorità. È una pratica opposta a quella del conflitto da un lato e della decisione politica di imperio dall’altro. Se si cerca soluzione concertata …

"Oggi in duemila davanti al Senato. "Dal 2007 chiesti ai Comuni 22 miliardi di contributi"", di Francesco Semprini

Duemila in piazza. I sindaci di tutta Italia si mobilitano per protestare contro i tagli previsti dalla «spending review». Davanti al Senato oggi, avrebbero dovuto manifestare appena in sessantina, tanti quanti i membri del comitato direttivo dell’Associazione dei Comuni italiani. Ma l’adesione alla protesta è cresciuta giorno dopo giorno tanto che alle 11 a piazza Sant’Andrea della Valle i sindaci potrebbero essere un paio di migliaia. «Riceviamo continue telefonate di adesione – dice Graziano Delrio, primo cittadino di Reggio Emilia e presidente dell’Anci -. La sofferenza è forte e alta l’aspetta per l’appuntamento, tutti comprendono la delicatezza e l’importanza del passaggio: la “spending review”, se approvata così com’è, rischia di essere letale per molti Comuni». Per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris si tratta di una forma di «resistenza democratica» contro politiche del governo che rischiano di portare a una «sospensione della Costituzione e della piena democrazia». Il timore è un crac finanziario per molte amministrazioni: «Dal 2007 al 2013 tra tagli e risparmi sono già stati chiesti ai Comuni 22 miliardi di contributi», …

Scuole, l’allarme delle Province “Con i tagli salta la riapertura”, di Silvio Buzzanca

Metà delle Province al dissesto e migliaia di scuole che non apriranno i battenti. Effetto immediato dei 500 milioni “tagliati” dal governo. Comuni quelli di Roma, Salerno, Napoli e Palermo in grande sofferenza. Anche per questo l’Anci e migliaia di sindaci con la loro bella fascia tricolore “assedieranno” oggi i senatori impegnati a discutere della spending review. E dunque anche dei 500 milioni di euro che dovrebbero sparire quest’anno dai bilanci dei comuni. Un taglio “lineare” che non convince neanche Piero Giarda. Al punto che il ministro per i Rapporti con il Parlamento scrive al vicepresidente dell’Unione delle Province: «Ho cercato invano di far cambiare quella norma. È contraria a tutto quello che ho sempre pensato in materia di finanza locale. Speriamo che il Senato sia più saggio del governo». Saggezza cercasi, dunque, a Palazzo Madama. Con incontri a raffica, vertici, attese. Ieri pomeriggio il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione alla testa di una delegazione ha incontrato il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Ma hanno parlato dei problemi connessi al funzionamento delle future città …

"La speculazione. Austerità, contagio greco e allarme Regioni ecco le sei cause della tempesta perfetta", di Federico Rampini

Il salva-banche non convince, lo scudo antispread non scatta, la recessione avanza mentre altri allarmi si accendono: le regioni spagnole a rischio bancarotta, ma anche la Sicilia oberata di debiti spaventano e alimentano la speculazione. Gli ultimi vertici europei non sono stati in grado di dare un segnale forte e così sulle Borse senza bussola piovono le vendite. In questa situazione di incertezza i grandi investitori si chiedono se abbia ancora un senso l’austerity spinta, che invece di risanare alimenta la recessione. IL “SALVA-BANCHE” NON CONVINCE È una constatazione: la caduta dei titoli bancari in Spagna indica che i mercati non credono all’efficacia del salvataggio. Malgrado l’eurozona abbia previsto di stanziare 100 miliardi, di cui 30 entro pochi giorni, gli investitori continuano a vendere le azioni delle banche. Le ragioni sono diverse. Da una parte gli istituti di credito spagnoli, insieme con la loro vigilanza e il loro governo, hanno mentito troppo a lungo sullo stato di salute reale dei bilanci: non hanno più credibilità. L’altra causa di sfiducia, è un effetto perverso degli aiuti …

"Dieci grandi città a rischio crac", di Paolo Baroni

In cima alla “lista nera” i capoluoghi di Campania e Sicilia. Boom di commissariamenti negli ultimi due anni Ci sono dieci grandi città italiane con più di 50 mila abitanti che sono ad un passo dal crac. Napoli e Palermo in cima alla «lista nera», anche se da settimane una task force a Palazzo Chigi sta facendo di tutto per evitare il peggio. Poi Reggio Calabria, finita in rosso già nel 2007-2008 ed ora oggetto di un’inchiesta della magistratura. E poi tante altre amministrazioni, grandi e meno grandi (come Milazzo), magari fino ad oggi virtuose, potrebbero essere costrette a chiedere il «dissesto», che significa scioglimento della consiglio, entrata in campo della Corte dei Conti e commissario prefettizio. L’ultimo colpo, o se vogliamo il colpo di grazia, sta infatti per arrivare: è una norma inserita nel decreto sulla spending review che nelle pieghe delle nuove regole che impongono l’«armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio» impone di svalutare del 25% i residui attivi accumulati sino ad oggi. Si tratta di entrate contabilizzate ma non …