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"Il fruttivendolo che ha cambiato il mondo", di Domenico Quirico

Ci sono eroi più grandi, più puri delle rivoluzioni che hanno inventato, creato, fatto esplodere. Uomini di impeto e di sacrifico; perché ogni rivoluzione è l’opera di un principio e solo chi segue con imperterrita fede quel principio può compierla felicemente. Poi viene il tempo degli altri, i regolarizzatori, i garbuglioni del realismo e della necessità, infidi, tentennanti, armistizianti, capitolanti, che si sono affilati i denti per distruggerla. Mohamed Bouazizi, tunisino, fruttivendolo e rivoluzionario senza ideologie un anno fa si è dato fuoco a Sidi Bouazid, città garrotata dalla miseria e dalla paura dei potenti.

Da quel tragico giorno l’aria del mondo arabo trasporta le molecole del suo gesto, leggera come il polline e dura come il piombo; e quei semi sono caduti nei solchi e nei cuori, danno alle cose aria di primavera o di battaglia, producono fiori o proiettili. Senza quel sacrificio, nella piazza principale davanti agli occhi imbambolati dei perditempo dei caffè, oggi il Nord Africa sarebbe quieto alle riverenze del comando assoluto, obbediente a Ben Ali, Gheddafi, Mubarak, sauri giganteschi, superstiti di un feudalesimo colossale in terre preistoriche. Anche il siriano Assad sarebbe uno statista ragionevole e non assediato, come Macbeth, dal conto strabocchevole dei propri delitti.

E invece quel giorno di un anno fa Mohamed fece conoscere al mondo arabo l’evidenza del vero principio rivoluzionario, che una prima ingiustizia è fonte di ingiustizie infinite. Mohamed il tunisino non ha inventato ideologie e non ha coniato gli slogan sobillatori dell’Islam politico, non ha imbracciato mitra e corano, non ha mai schiacciato un tasto per navigare su Internet, non ha fatto proseliti sulla Rete o su Facebook. Dignità: e questa la sua parola. La prima rivoluzione del terzo millennio è stata creata da un gesto antico che sa del sacrificio di Abramo. Solo così poteva dimostrare a plebi inerti sotto decennali dittature che il coraggio è attaccaticcio come la paura. E senza di lui noi, in Europa, dall’altra parte del mare, non avremmo scoperto che ogni uomo che arrivava a Lampedusa non era solo un clandestino, era un romanzo con capitoli solitudini pianti risa speranze, con in tasca una storia che sbalordiva come una rivoluzione vittoriosa.

Lo ricorderanno oggi in Tunisia, Mohamed, nella capitale e nella sua città. Ma con pudica sommessità. Non saranno celebrazioni fastose, rievocazioni da padre della patria. Eppure senza di lui Moncef Marzouki oggi non sarebbe presidente nel Palazzo di Cartagine ma un esule parigino alla ricerca difficile di intervistatori interessati a sentirlo contumeliare il padrone del suo Paese. E gli islamici che hanno vinto le elezioni, le prime libere senza brogli e che hanno in mano tutte le leve del Potere, sarebbero nelle galere o dispersi ai quattro capi del mondo a spazzolar via la patente di fiancheggiatori di Al Qaeda. Perfino a Sidi Bouazid i suoi coetanei, i primi scesi in strada con le pietre e con la rabbia del suo sacrifico hanno votato per un telepopulista che faceva opposizione, pantofolaia, da Londra e che ha promesso di donare denaro a tutti.

No, i giorni che sono venuti dopo quelle settimane di furia e di vittoria, migranti finora da una miseria cupa ad un’altra, non assomigliano a Mohamed. Lo prova il fatto che nessun partito ha osato proclamarsi erede o sacerdote del suo culto. Anzi, hanno perfino cercato di insudiciare e avvilire quel gesto, sproloquiando che non è stata una scelta volontaria ma un incidente e che la sua famiglia ha speculato sulla sua morte procurandosi denaro e vantaggi.
Eppure dal quel giorno di un anno fa i popoli arabi hanno raccolto due tesori, uno di odio verso tutti coloro, in barracano o in doppio petto, vogliono riprendersi quella loro dignità, e uno di fiducia, che una rivoluzione se sarà necessario si può ripetere.

La Stampa 17.12.11

ll Welfare di domani? Un'analisi a partire dai dati.

Il Forum nazionale del Terzo Settore segue “con attenzione e preoccupazione” gli avvenimenti della politica nazionale riguardanti il welfare, in particolare la delega assistenziale. Un’attenzione che ha spinto il Forum a chiedere a un gruppo di esperti, coordinati dal professor Cristiano Gori (docente di politica sociale all’Università Cattolica, consulente scientifico dell’Irs e visiting senior fellow presso la London School of Economics a Londra), di condurre un esame del possibile impatto della delega assistenziale su popolazione, spesa pubblica e welfare, utilizzando i dati empirici disponibili e guardando all’esperienza internazionale. Il gruppo di lavoro, oltre a Cristiano Gori, comprendeva anche Maria Flavia Ambrosanio, Paolo Balduzzi, Carlos Chiatti, Carlo Giacobini, Mirko Di Rosa, Stefania Gabriele, Annalisa Gualdani, Ilaria Madama, Francesca Paini, Laura Pelliccia, Paolo Pezzana, Franco Pesaresi e Giulio Sensi.
Nel documento da titolo “Il Welfare di domani? La delega assistenziale e il futuro delle politiche sociali in Italia” il Forum sottolinea che la Riforma fiscale e assistenziale progettata con il Ddl 4566 è una minaccia che non aiuta l’avvio di una seria riforma assistenziale. Tale decreto, infatti, ha il solo obiettivo di “fare cassa”, “apportando ulteriori tagli a un settore dal quale già le precedenti manovre hanno tolto risorse con tagli alle regioni e ai comuni per i servizi”.
Secondo lo studio, la manovra del nuovo Governo Monti agisce sulla clausola di salvaguardia abrogando i tagli lineari delle agevolazioni fiscali e sostituendoli con l’aumento delle aliquote Iva di 2 punti dall’ottobre 2012 e di un ulteriore mezzo punto nel 2014. L’introito stimato è di 3,2 miliardi nel 2012, 13,1 miliardi nel 2013, 16,4 miliardi dal 2014.
E ciò significa anche continuare a colpire, secondo lo studio promosso dal Forum, un settore (quello sociale) fino a poco tempo fa ritenuto sotto-finanziato. Facile ricordare, infatti, i numerosi tagli apportati al Fondo nazionale per le Politiche sociali (passato dai 697,6 milioni di euro del 2008 ai 218 milioni del 2011) e agli altri Fondi. Inoltre, lo studio, fin dalle sue anticipazioni, dimostrava come l’Italia, paragonata al sistema europeo, spendeva nettamente meno nei settori della non autosufficienza (anziani e disabili), della famiglia, della maternità e della povertà.
Per il Forum, dunque, l’attuale proposta di riforma è inefficace e ingiusta, perché da un lato non produce risparmi significativi (che non supererebbero i 1591 milioni di euro nel 2013 e i 2325 milioni di euro nel 2014) e dall’altro andrebbe a colpire le fasce dei cittadini piì fragili e già pesantemente colpite dai già citati tagli.
Tra l’altro, secondo lo studio, le percentuali di Pil spese in Italia con le manovre approvate e con la delega in discussione, vanno a penalizzare ancora di più alcuni gruppi di utenti. In particolare, per i bambini sotto i 3 anni (servizi socio-educativi per la prima infanzia, vale a dire i nidi) si spende lo 0,09% del Pil; per gli anziani non autosufficienti (servizi domiciliari, semi-residenziali e residenziali) si spende lo 0,64% del Pil. Infine, per le famiglie in povertà (servizi e contributi economici) la spesa è pari allo 0,1% del Pil.
“Il nostro Paese sta cominciando una vera e propria crisi dei servizi e la delega non fornisce alcuno strumento per affrontarla e, più in generale, dedica un’attenzione solo marginale alla rete dei servizi di welfare sociale”. Nell’insieme, secondo il documento del Forum, mentre l’ultimo decennio ha visto l’offerta di servizi aumentare e iniziare a colmare le proprie lacune, la fase più recente ha segnato l’inizio di un momento di difficoltà destinato ad aggravarsi rapidamente. “Tale difficoltà – si evidenzia – è accentuata dal fatto che i bisogni aumentano costantemente (invecchiamento, impoverimento) e che, seppure incrementata, l’offerta di servizi risulta comunque inadeguata in gran parte del Paese”.
Le due facce della crisi dei servizi. Una tabella riportata nel documento mostra chiaramente quanto detto. Per ciò che concerne i servizi sociali (la cui titolarità è dei comuni), tra il 2000 e il 2009 si è registrata una crescita lenta ma costante della spesa. Negli anni 2010-2011 si è assistito a una stabilizzazione della spesa. E per il biennio 2012-2013 si va verso una riduzione della spesa. In particolare, nel 2012 la riduzione prevista è tra il 12,7% e il 13,5% in meno.
Di contro i servizi socio-sanitari (la cui titolarità è in capo a regioni e Asl) grazie alle legislature regionali tra il 2000 e il 2005 e tra il 2005 e il 2010 hanno visto un robusto incremento della spesa, un rafforzamento dei servizi e una nuova progettualità (Fondi regionali per la non autosufficienza). Per il 2010-2015 c’era un’aspettativa iniziale di consolidamento delle riforme. Invece si assiste a una difficoltà a procedere con i percorsi previsti o a mantenere quanto già realizzato.
Delega ed evoluzione del welfare. Un altro aspetto da valutare, secondo il documento del Forum, riguarda il modo in cui la delega si colloca rispetto all’evoluzione storica del welfare sociale in Italia.
“Il disegno di legge – si afferma – è stato sinora discusso solo con riferimento ai suoi contenuti, Nel nostro Paese, durante la ‘seconda Repubblica’ del sociale (1996-2011) – ad eccezione della legge quadro 328/2000, la cui attuazione è stata tuttavia parziale – a livello nazionale sono mancate riforme incisive atte a ridisegnare l’intervento pubblico in materia”. Il rapporto mostra invece che l’esperienza della maggior parte dei Paesi dell’Europa a 15 più simili all’Italia (per cultura e tradizione d’intervento pubblico) è stata diversa. Gli unici due Paesi in cui non è stata portata a compimento alcuna riforma in fatto di welfare sociale sono Italia e Grecia. “Da noi mancano dunque le riforme strutturali necessarie”.
Dunque, secondo lo studio, “la delega assistenziale non produce una discontinuità con la ‘seconda repubblica’ del sociale ma, al contrario, ne dilata gli aspetti critici attraverso la delegittimazione culturale del settore ed effettuando ulteriori tagli. In altri termini, invece di chiudere – come sarebbe necessario – la ‘seconda repubblica’ del sociale, il disegno di legge ne rappresenta la versione estrema in negativo”.
Il Forum Nazionale del Terzo Settore, quale parte sociale riconosciuta, chiede il “diritto di entrare nel pieno merito di questa questione e che venga aperto un tavolo di confronto con le parti sociali e le Istituzioni per contribuire a trovare soluzioni alternative che siano sostenibili sia sotto il profilo economico che sociale. Soluzioni che garantiscano la tenuta del Paese e la sua coesione”.
Per il Forum, “è’ necessaria una visione di prospettiva che veda il protagonismo della società civile, fondato sul principio di sussidiarietà in un’ottica di più Società diverso Stato, che allarghi risorse ed opportunità per le persone e le famiglie, a partire da quelle in condizione di maggiore fragilità”.
Continua il Forum: “Questo Rapporto rappresenta un contributo concreto e responsabile per ragionare sulla riforma del welfare partendo da dati reali. E’ necessario quindi un riequilibrio della spesa tra gli ambiti dell’assistenza, della sanità e della previdenza e che al più presto vengano reintegrati i fondi che finora sono stati tagliati”.
Sulla base delle analisi compiute, il Forum Nazionale del Terzo Settore chiede che venga cancellata la delega di riforma del settore socio-assistenziale (art. 10 della complessiva delega fiscale-assistenziale) e che si dia l’avvio ad una riformare del welfare sociale. “Proprio perché realizzata in un momento storico così delicato per il Paese, tale riforma dovrebbe essere realizzata con la più ampia partecipazione delle Istituzioni e di tutti gli attori sociali coinvolti”.
Quattro potrebbero essere, per il documento del Forum, le prime direttrici di una riforma che “guardi con particolare attenzione alla valorizzazione della famiglia, all’integrazione delle politiche e all’avvio del processo di definizione dei livelli essenziali”. Eccole: revisione Isee per garantire maggiore equità; riforma indennità di accompagnamento per costruzione di un sistema di ‘long term care’; piano di contrasto alla povertà per un welfare più inclusivo ed attivante; sviluppo di interventi e servizi socio educativi per sostenere le famiglie con figli minori.
“L’augurio – conclude il Forum – è che il nuovo Governo sia sensibile agli argomenti esposti e disponibile a vagliare le proposte avanzate. Il Forum Nazionale del Terzo Settore si impegna sin da ora a fare la sua parte per il rigore, la crescita, l’equità del nostro Paese”.

Nell’illustrare il suo lavoro Cristiano Gori sottolinea che “La legge delega del luglio 2011 aveva come obiettivo produrre un risparmio di 4 miliardi nel 2012. Se non ci fosse stato questo risparmio era previsto un taglio lineare sulle agevolazioni. Nella manovra salva- Italia il governo Monti ha mantenuto sostanzialmente questa impostazione, cambiandone i contenuti. Ma ora il nuovo esecutivo deve prendere una posizione e decidere cosa fare della delega. La nostra speranza è che venga cancellata. Questo, però, apre un secondo tema: cosa fare sui temi della delega?”
Tra i temi su cui deve confrontarsi il nuovo governo, secondo Gori al primo posto c’è la lotta alla povertà assoluta. “Il precedente governo ha introdotto la social card. Nel febbraio 2011 ha lanciato una seconda social card sperimentale e a luglio la legge delega ha introdotto una terza social card: è una situazione che non brilla per chiarezza. Bisogna capire quindi se questa sperimentazione verrà portata avanti o no e se si vuole costruire una strategia reale contro la povertà assoluta”. Un altro tema controverso è quello dei diritti delle persone non autosufficienti: anziani e persone con disabilità. “La principale misura adottata fino a oggi è stata l’indennità accompagnamento. La delega, però, prevede l’ introduzione di uno sbarramento attraverso l’Isee e quindi il reddito – aggiunge Gori – Nel rapporto dimostriamo che non si risparmia molto tagliando l’indennità di accompagnamento. Ma il punto vero è guardare cosa succede in Europa: l’indennità è erogata in base ai bisogni e non a quanti soldi hai. Se noi lo facciamo saremo l’unico paese europeo che introduce la soglia Isee per l’accesso”.
Infine Gori ha posto l’accento sulla crisi dei servizi. “ La delega assistenziale non affronta il problema dei servizi, ma va evidenziato che nel prossimo triennio il dibattito non sarà sui tagli ma sull’impatto di questi sulla realtà – afferma – . Si affronta il Welfare sociale come fonte di risparmi, ma secondo il nostro calcolo si risparmierebbe pochissimo circa un miliardo e mezzo. Va invece fatta un’attenta riflessione sul fatto che nell’Europa a 15 chi non ha compiuto riforme strutturali su questi temi sono solo l’Italia e la Grecia”.

Nel suo intervento Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore ribadisce che “La delega assistenziale va ritirata perché è un provvedimento iniquo, e i sui obiettivi non sono perseguibili né sostenibili”. “Una riforma è necessaria – aggiunge Olivero –. Ma non si fanno riforme se non si ha cognizione di causa. E sono anni che assistiamo a un approccio genericista rispetto alle grandi questioni del paese. Dobbiamo invece confrontarci sui dati, per questo servono gli esperti”.
Olivero ha sottolineato inoltre che sono necessarie riforme che garantiscano la tenuta dei conti pubblici. “Non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità come mondo del Terzo settore, siamo stati rigorosi ad analizzare ogni capitolo di spesa in ogni ambito che ci sta a cuore – afferma -. La tenuta conti pubblici va nell’interesse dei più deboli, ma è anche vero che la tenuta della coesione sociale ha uguale rilevanza. Chi immagina che il solo risanamento dei conti è la cura per il paese non centrerebbe l’obiettivo di avviare la ripresa”.
Il portavoce del Forum ha poi aggiunto che “è importante avviare una stagione di riforme che deve improntarsi su una nuova concertazione sociale su nuove regole. La trattativa non deve essere fatta su interessi contrapposti perché così causa immobilismo sociale. Ma deve nascere da una presa di coscienza di tutti”. Infine Olivero ha ribadito che il tema dell’assistenza va affrontiamo seriamente perché troppi cittadini italiani non hanno sostegno e tutele. “Troppe volte i tagli in questo settore si ripercuotono sulla povera gente – conclude – senza che la politica faccia i conti su queste questioni”.

“È impensabile ritenere che ci sia spazio per una riduzione del finanziamento complessivo alle politiche sociali. È necessaria un’azione oculata. Per la parte sociale la delega presenta un elemento di indeterminatezza che va chiarito e superato. Per ora quello che posso dire è che ci sono problemi che condivido”. È quanto dichiara Maria Cecilia Guerra, sottosegretario alle Politiche sociali, nella sua prima uscita pubblica proprio in questa occasione. “In questo contesto il finanziamento non va messo in discussione anzi bisogna pensare a come ottenere nuove risorse, ma è comunque necessaria una razionalizzazione che consenta di finalizzare meglio le risorse a disposizione – afferma il sottosegretario – . Anche la riforma di un istituto come l’Isee è imprescindibile. Si tratta di un intervento importante, ma va chiarito che si tratta di una misura e non di uno strumento di politica sociale”.
Guerra voluto poi specificare che “l’articolo 5 del decreto non è opera mia. Ma ho ottenuto che il decreto parta su iniziativa del ministero. Sappiamo tutti che opereremo entro vincoli molto forti – aggiunge -. La mission numero uno del governo è spingere sul risanamento conti pubblici”. IL sottosegretario a poi sottolineato di voler operare un cambiamento semantico, culturale e lessicale: “Non condivido termini come falsi invalidi, che danno l’idea di un settore in cui ci sono solo abusi e sprechi. Solo vocaboli di disprezzo verso situazioni di sofferenza e bisogno e spostano l’attenzione verso una visione assistenziale. Preferisco parlare di politiche sociali e di persone come cittadini”.
Per quanto riguarda i livelli essenziali ha affermato che si tratta di “prestazioni bloccate dall’idea del tutto o niente, ma il mio punto di vista è che sia necessario andare per processi anche lunghi ma che abbiano un fine – continua Guerra -. In questo processo è importante il coinvolgimento degli attori del Terzo settore e riprendere il discorso con regioni e comuni perché bisogna ripensare al Welfare dei servizi”. A margine del convegno il sottosegretario ha affrontato anche il tema del 5 per mille. “Credo che il terzo settore abbia bisogno di un finanziamento stabile – ha detto -. Non sono contraria ma è evidente che presenta degli elementi di criticità che vanno affrontati”.

www.partitodemocratico.it

"Alberghi e centri commerciali col pretesto del porto turistico ecco il nuovo sacco delle coste", di Antonio Fraschilla

Le ruspe di colossi delle costruzioni e dell´impiantistica, magnati del petrolio e imprenditori locali hanno acceso i motori per prendersi le rive del Belpaese – La parola magica che dà il via libera a nuovo cemento entro i 150 metri dalla battigia è waterfront, declinata in sigle come “rifacimento del litorale” – A Pozzuoli si gioca la partita edilizia più importante del Mezzogiorno, a Ostia in programma beauty farm e ristoranti, a Palermo approvata l´ennesima struttura. Nella Liguria devastata dall´alluvione c´è chi è pronto a mettere altro cemento su una costa che non regge più all´urto dell´acqua che scende dai monti. In Sicilia invece il cemento si vuole depositare direttamente davanti al mare, nel cuore di un sito Unesco. Ecco le mani sulle coste d´Italia. Le ruspe di colossi delle costruzioni e dell´impiantistica, di magnati del petrolio o di imprenditori sconosciuti, hanno già acceso i motori. Vogliono prendersi le rive del Belpaese, che in teoria – cioè secondo la legge – sono inedificabili. Per metterci palazzoni, alberghi, ristoranti e centri commerciali. La parola magica che consente di aggirare il divieto assoluto di costruire entro i 150 metri dalla battigia è “waterfront”, declinata in sigle del tipo «rifacimento della costa» o «nuovo porto turistico». Da Santa Margherita Ligure a Siracusa, passando per Marina di Massa, Cecina, Fiumicino, Napoli, Brindisi o Lipari, ecco i grandi affari in riva al mare. In campo imprese e società pronte a gettarsi a capofitto su un business che solo di opere edilizie vale al momento 1,5 miliardi di euro, che si moltiplicano a dismisura se si aggiungono gli affari commerciali collaterali una volta ultimate le costruzioni. Per cercare di arginare quelle che gli ambientalisti definiscono «le mille Val di Susa in riva al mare» si battono giornalmente associazioni come Italia Nostra, Wwf e Legambiente, e sparuti comitati di cittadini spesso lasciati soli dalla politica locale a fronteggiare poteri forti, anzi fortissimi, visto che in tempi record riescono a farsi approvare varianti urbanistiche su misura come non accadeva nemmeno nella Palermo o nella Napoli del sacco edilizio. Ma quali sono i progetti in via di approvazione o già in fase di realizzazione? Chi c´è dietro le società private interessate a questo grande business?

Hotel dietro al porto

Il viaggio nei waterfront d´Italia parte dalla Liguria, da Santa Margherita. Qui la società Santa Benessere, guidata da Gianantonio Bandera, imprenditore ligure noto per il rifacimento del teatro Alcione e per il progetto del contestato porticciolo a Punta Vagno, ha presentato al Comune un progetto da 70 milioni di euro e la richiesta di concessione demaniale dell´area portuale per i prossimi 90 anni. Cosa vuole realizzare? Un centro di talassoterapia da 30 mila presenze annue e l´allungamento del molo e della diga foranea per chiudere il golfo e consentire anche a megayacht di 50 metri di poter attraccare a Santa Margherita. Dal Fai ad archistar come Renzo Piano, in tanti contestano il piano della Santa Benessere, che dietro di sé ha soci e finanziatori più o meno occulti. L´azionista di maggioranza della società che ha presentato il progetto è un trust inglese, la Rochester holding, che a sua volta ha tra i finanziatori Gabriele Volpi, magnate diventato miliardario con il petrolio nigeriano e che oggi guida un gruppo da 1,4 miliardi di fatturato con proprietà che vanno dalla logistica petrolifera alla pallanuoto e al calcio: è proprietario della Pro Recco e dello Spezia. I soldi insomma ci sono. Lui, Volpi, prende le distanze dicendo di non sapere nulla di questo progetto e di avere investito «soltanto nel trust inglese». In realtà nel cda della Santa Benessere siedono Bandera e Andrea Corradino, entrambi soci dello Spezia calcio. Entro lo scorso novembre il Comune ligure aveva dato tempo per presentare osservazioni al piano.
Pochi chilometri più a Sud di Santa Margherita altre ruspe e altri costruttori si stanno muovendo per realizzare alberghi sul mare laddove sulla carta non si potrebbe piazzare nemmeno un palo della luce. Tra Marina di Carrara e Marina di Massa il gruppo di Francesco Caltagirone Bellavista vuole costruire un porto turistico da 800 posti. Peccato però che tra le strutture a supporto metta anche «40 appartamenti, uno yacht club e un residence a tre piani». «E perfino una torre di otto piani e una piazza da 6000 metri quadrati», dice Antonio Delle Mura, presidente di Italia Nostra Toscana. Le amministrazioni comunali guardano con molto interesse all´iniziativa, in ballo ci sono investimenti per 250 milioni di euro e lavoro per molti concittadini. «Nessuno pensa alle conseguenze ambientali e all´impatto devastante per quest´area, con il rischio di erosione della spiaggia e occultamento della vista a mare: tutti sembrano essersi dimenticati, inoltre, che il progetto presentato ricalca una iniziativa del 2001 presentata dall´Autorità portuale e bocciata allora dal ministero dell´Ambiente», aggiunge Delle Mura.

Italia Nostra in Toscana insieme al Wwf è impegnata però anche su un altro fronte, quello di Cecina. In campo c´è una cordata d´imprenditori locali raccolta nel Club nautico che vuole rivoltare come un calzino il vecchio porticciolo, allargandone la capienza a mille posti barca. Fin qui nulla di strano. Se non fosse che accanto al porto si vorrebbe realizzare un parcheggio da 2000 posti auto, 400 box attrezzati, 40 esercizi commerciali, un hotel a 4 stelle, un centro benessere e 80 appartamenti. E, ciliegina sulla torta, un padiglione esposizioni per la nautica e un mercatino del pesce, con ristorante ed eliporto. «Cosa c´entra tutto questo con un porto turistico?», si chiede la professoressa Roberta De Monticelli, che ha denunciato quanto sta accadendo a Cecina alla Commissione Europea: «Spostare una foce e realizzare un pennello a mare che cambierà le correnti, il tutto in una riserva dello Stato, insomma è davvero incredibile», aggiunge la De Monticelli. Ma quali sono i meccanismi per aggirare il divieto di costruire sulla costa? In base a quali leggi si può andare oltre i piani regolatori vigenti?

Bonifiche di facciata

È certamente a una manciata di chilometri da Napoli che si sta giocando una delle partite edilizie più importanti del Mezzogiorno. E precisamente a Pozzuoli nell´ex area industriale Sofer-Ansaldo, oggi di proprietà della Waterfront flegreo: società, questa, del gruppo dell´ingegnere Livio Cosenza, settantenne, grande elettore del sindaco di Pozzuoli Agostino Magliulo, padre dell´onorevole Giulia e di Francesco, 35 anni, amministratore delegato della Watefront. Nel board della società in questione siede inoltre Carlo Bianco, consigliere d´amministrazione della Pirelli Re. La partita inizia quando il Comune nel 2007 affida all´architetto Peter Eisenman un piano di riqualificazione dell´area. Il piano viene consegnato all´amministrazione, che a sua volta firma subito un protocollo d´intesa con la Waterfront. Cosa prevede il mega progetto di Eisenman? Semplice, la realizzazione di un polo turistico alberghiero con annesso centro commerciale, un polo per la nautica da diporto con tanto di accademia della vela e un terzo polo definito genericamente «polifunzionale». La Waterfront affida subito la progettazione esecutiva a uno studio locale, nel quale lavora tra gli altri la figlia del sindaco di Pozzuoli. Il Cipe, nel frattempo, stanzia 40 milioni di euro per la bretella che collegherà l´area all´autostrada. Le ruspe sono pronte, visto che le carte ci sono tutte e sono in regola. In arrivo 600 milioni di euro d´investimenti, con tanto di anticipo già approvato da Intesa Sanpaolo.

Per il professore d´economia dell´Università di Napoli Ugo Marani si tratta «di un bel progetto che sarà trasformato in scempio» e per questo «va fermato». L´opposizione di Pozzuoli, dal Pd a Rifondazione protesta, ma al momento l´iter burocratico è già concluso e c´è poco da fare. Altri affari sono in corso nelle grandi città. Sul litorale romano, a esempio, il sindaco Gianni Alemanno ha in mente progetti in grande stile: attraverso l´Eur spa punta a stravolgere il waterfront di Ostia, costruendo beauty farm, alberghi, centri commerciali, ristoranti e perfino una scuola di surf, il tutto con la scusa di raddoppiare il porto attuale. A Palermo, invece, il consiglio comunale ha appena approvato il nuovo piano regolatore del porto, che prevede la realizzazione di un ennesimo porticciolo turistico nella zona di Sant´Erasmo, a due passi dal centro storico della città e nonostante vi siano già altri tre porti turistici in funzione sul lungomare palermitano. Nel capoluogo siciliano gli ambientalisti da anni contestano la riqualificazione di Sant´Erasmo, che sarà affidata a una società privata che gestirà il porticciolo per i prossimi trent´anni.

Piattaforme nel sito Unesco

Le ruspe e le betoniere sono invece già in azione nel cuore di un luogo protetto dall´Unesco: Ortigia, centro storico di Siracusa che si affaccia sul bellissimo golfo aretuseo intriso di storia e leggende greche. Qui il gruppo Acqua Pia Marcia del costruttore Francesco Caltagirone Bellavista ha iniziato i lavori d´interramento per il nuovo porto turistico che sarà chiamato Marina di Archimede. Il progetto da 80 milioni di euro, presentato nel 2007 da una società locale, approvato dal Comune a tempo di record e acquistato in corsa dal gruppo Caltagirone, prevede lavori su un´area di 147 mila metri quadrati, 50 mila dei quali in riva al mare: saranno realizzati 507 posti barca, ma anche «uffici, negozi ristorante, caffetteria, centro benessere e un albergo», dice il deputato regionale del Pd, Roberto De Benedictis. Ma al Comune è arrivata una seconda richiesta, questa volta da parte di una società d´imprenditori locali, la Spero srl, che vuole realizzare un altro porto a fianco di quello di Caltagirone. La Spero vuole investire 100 milioni di euro per costruire un molo da 430 posti barca e sul mare una piattaforma – grande quanto sette campi di calcio – da rendere edificabile per mettere in piedi alberghi, centri commerciali, uffici pubblici, ristoranti, tabaccherie e anche una libreria, per dare un tocco di cultura a un´operazione che, come sostiene il deputato Pd Bruno Marziano, «realizzerebbe il sogno di qualsiasi costruttore: cementificare il mare». Il Comune ha già approvato il progetto e l´ha inviato alla Regione per l´autorizzazione integrata ambientale. «Ci si chiede però come sia possibile costruire alberghi in riva al mare o sul mare, in un sito protetto dall´Unesco. Sarebbe una follia», dice ancora De Benedictis. Intanto Legambiente annuncia battaglia: «Difenderemo Ortigia da queste speculazioni», giura il presidente regionale Domenico Fontana. Ma tutti questi nuovi posti barca sono davvero necessari? Non c´è un altro modo per aumentare l´offerta?

Riqualificare i porti abbandonati

Santa Margherita, Massa Carrara, Napoli, Siracusa, sono soltanto la punta di un iceberg fatto di speculazioni sulle coste in nome dell´esigenza di nuovi posti barca che servono per attrarre turisti ma anche per costruire in zone inedificabili. Italia Nostra ha in corso una ventina di battaglie per bloccare la costruzione di nuovi porti, come quelli di Cecina, San Vincenzo e Talamone in Toscana, o Fiumicino, Anzio e Civitavecchia nel Lazio e, ancora, risalendo, quelli di Sarzana e Ventimiglia in Liguria. Soltanto in Sicilia sono già stati varati, o stanno per essere approvati, progetti di costruzione di ben 12 porti, da Menfi a Licata, da Marsala a Capo d´Orlando e Lipari, benedetti da 24 milioni di euro dell´Unione europea. Soldi pubblici per porti che saranno gestiti da privati scelti spesso senza alcuna procedura di evidenza pubblica. «Il territorio costiero è evidentemente sotto attacco», dice la presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino. Secondo Sebastiano Venneri, presidente nazionale di Legambiente, si tratta di puri e semplici affari perché basterebbe riqualificare i vecchi porti per ottenere migliaia di nuovi posti barca senza ulteriori cementificazioni: «Abbiamo appena completato uno studio che mette nero su bianco come sia possibile ottenere ben 39.100 nuovi posti barca semplicemente riqualificando i porti abbandonati – dice Venneri – circa 13 mila posti sono attivabili immediatamente con piccolissime opere di restauro, 9 mila posti in tempi brevi e altri 15.800 con lavori che non vanno oltre i 24 mesi». Ma in questo caso il business sarebbe molto meno appetibile. Almeno per i signori del cemento.

La Repubblica 16.12.11

Dichiarazione di voto sulla manovra di Pier Luigi Bersani alla Camera

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo promesso lealtà al suo Governo in nome di un impegno nazionale. Manterremo la promessa oggi e domani – voglio dirlo a qualche commentatore frettoloso – senza alcun limite temporale che non sia la fine naturale della legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro per il Terzo Polo). Abbiamo promesso agli italiani – e, al tempo stesso, ai nostri elettori – assoluta sincerità, trasparenza e parole chiare. Anche questa promessa la manterremo oggi e domani, tenendo viva la nostra visione e il nostro orizzonte di ricostruzione democratica, sociale del Paese, per la quale continuiamo a lavorare.
Questo Governo ha il compito, con l’aiuto di tutti, di evitare la catastrofe, di togliere l’Italia dal fronte più esposto della crisi, di far sentire la voce italiana a correzione di politiche europee palesemente inadeguate. Noi non abbiamo mai taciuto negli ultimi due anni le nostre preoccupazioni, la nostra analisi della crisi, i rischi che incombevano sul Paese e i problemi, quando non si affrontano e quando li si nega, si aggravano e le medicine, a quel punto, diventano più pesanti. Questo lo sappiamo e questo lo vediamo.
A questo proposito, colleghi leghisti, cosa dire? Non c’è nessuna esibizione e nessuna vostra critica che possa far dimenticare una cosa semplice e chiara: ve la state prendendo violentemente con chi è qui da otto giorni, ma voi avete guidato la macchina per otto anni e l’avete parcheggiata dove siamo adesso, e cioè ampiamente nei guai (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro per il Terzo Polo). O volete farci credere che venite dalla Padania di Marte (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)?

Basta demagogie, basta demagogie, dobbiamo dare prospettive all’Italia e alle nuove generazioni, e c’è un lavoro duro da fare, e non lo diciamo da oggi, l’abbiamo detto anche al vecchio Governo. Non vi tremi il polso, ed a questo Governo abbiamo chiesto coraggio e equità, e assieme all’equità abbiamo chiesto un’attenzione al problema della recessione a all’esigenza di dare qualche stimolo al lavoro e alle attività economiche.
Non c’è dubbio che la manovra così com’è stata modificata dal Parlamento ha fatto dei passi avanti, li riconosciamo e lasciateci dire che vediamo in questo anche i segni del nostro lavoro, nella nostra iniziativa e delle nostre idee. Sia chiaro, ad esempio, che mentre rivendichiamo i cambiamenti che ci sono stati a proposito del sistema pensionistico, della rivalutazione, alcune attenuazioni delle punte più acute, lavoratori in mobilità e così via, però voglio dirlo davanti al Paese: non ci sfugge il peso del mutamento nei progetti di vita di tante persone. Lamentiamo ancora, lasciatecelo dire, che riforme di questo genere, che hanno un loro concetto – certo utile – meriterebbero però una qualche gradualità in più, una qualche ponderazione in più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ci sono un paio di punti in particolare e mi fa piacere che siano stati raccolti da tutti negli ordini del giorno, anche con il consenso del Governo, che sono problemi prima ancora che di ordine finanziario, di ordine morale, il Paese deve qualcosa a gente che è andata a lavorare in fabbrica a 15 anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania) e non possiamo penalizzarli! Così come dobbiamo sapere che c’è gente, come abbiamo scritto, che è senza pensione, senza lavoro e senza ammortizzatori. Allora, io chiedo al Governo e credo di poterlo dire a nome, se posso, di tutti: su queste cose interveniamo subito, subito interveniamo, non lasciamo marcire queste cose (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Inoltre, credo che abbiamo compreso tutti quanti che con una riforma delle pensioni di questo genere si apre una porta abbastanza anche nuova, e drammatica per certi versi, sul tema del mercato del lavoro e noi adesso dovremmo dire a un giovane (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania) che ha avuto la totalizzazione, è un grande passo avanti, ma dovremmo dire a un giovane adesso come aiutiamo con il lavoro ad accumulare contribuzione. E a quelli di 55 anni che possono perdere il lavoro che altre risposte diamo? Io credo che ci sia consapevolezza che adesso parlare di mercato del lavoro significa affrontare questi temi (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), che sono prima di tutto i temi di un grande progetto sulle tutele e sugli ammortizzatori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) perché viviamo in un’epoca in cui il problema non è buttare fuori dal lavoro, considerato che se ne stanno andando tanti, il problema è andare dentro il lavoro e non essere strappati dal lavoro.
Certo ci sono cose in questa manovra, voglio dirlo, che non si sono mai viste in Italia, non si sono mai viste: la progressività netta sugli immobili, il coinvolgimento delle rendite finanziarie, la trasparenza a fini fiscali dei movimenti bancari, il concorso degli scudati. Sono novità rilevanti per questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e assieme a questo, perché voglio essere chiaro, continuiamo a pensare, signor Presidente del Consiglio, che uno sforzo in più sulla tracciabilità andasse fatto e andrà fatto. Continuiamo a considerare che un’operazione vera e propria sul tema dei patrimoni, a cominciare da quelli immobiliari, ci avrebbe consentito – sarebbe stata fattibile – da subito anche di avere qualche esenzione ulteriore in più sull’IMU, pure apprezzando quello che è avvenuto in termini di esenzione anche nella sua curvatura per la prima volta familiare.
Per toccare poi il tema della crescita, voglio rispondere all’intervento – ma garbatamente spero – dell’onorevole Cicchitto sul tema delle liberalizzazioni: onorevole Cicchitto, ma è possibile che quando si parla di liberalizzazioni si parli sempre di mercato del lavoro o si parli di artigiani o di piccolo commercio, che c’è andato dentro anche questa volta, e tutti gli altri al riparo?
Onorevole Cicchitto, per toccare un punto solo, anche forse per sdrammatizzare un po’, mi si lasci citare la relazione che nel 1888, dicasi 1888, fece a quest’Aula il Governo Crispi. Cito: è evidente che il privilegio del farmacista viene conferito dal diploma; è il diploma che conferisce al farmacista il monopolio dell’esercizio. E aggiungeva, la relazione: diciamo questo mossi a pietà per chi è obbligato a risecare il già tenue salario con la spesa per i medicinali. Dovremmo ricorrere ad un reduce garibaldino per cambiare uno iota, non dico tutto questo, sul sistema delle farmacie? Allora, farmaci, professioni, petrolio, assicurazioni, banche, trasporti, perbacco, ci sono tante cose da fare.
Salto altri punti perché mi interessa concludere. Capisco che il tempo sta stringendo e volevo dire qualcos’altro sulla crescita, a proposito del tema di sbloccare qualcosa, per favore, nei tavoli che si apriranno, sugli investimenti e gli enti locali, perché è l’unico modo per dare un po’ di lavoro in questo momento. Bisogna derogare un po’ al Patto di stabilità e vedere con i comuni se i fondi sociali oggi sono agibili per i disagi sociali che stanno crescendo. Infine, vado a concludere, signor Presidente, segnalando due punti per noi crucialissimi. In primo luogo, non possiamo più slegare la questione nazionale dalla dimensione europea. Se le teniamo separate non andiamo più da nessuna parte e tutto quel che facciamo qui può essere vanificato. Spendiamo la nostra credibilità e il nostro sforzo per convincere gli altri a mettere in comune non solo le politiche di disciplina, ma le politiche di difesa dell’euro e di crescita comune dell’Europa, e facendolo con tutti o facendolo con chi ci sta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Popolo della Libertà). Anche noi stiamo lavorando in queste ore ad una piattaforma dei progressisti. Chiediamo che il Governo assuma come problema nazionale questo.
Parliamoci chiaro: la manovra che facciamo oggi non sconta la recessione e quindi rischierà di aggravarla. Diciamolo chiaro: bisogna uscire da questo dilemma. Non possiamo, né in Europa né qui, rincorrere manovra su manovra una recessione con manovre che provocano un’ulteriore recessione. C’è un circolo vizioso che va interrotto, quindi chiedo, Presidente, che noi reagiamo così. Io la direi così e la invito a dirla così, molto semplicemente (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania): noi non manderemo a fondo l’Europa, ma l’Europa di Merkel e Sarkozy non mandino a fondo tutti quanti, compresi noi. Volevo fare un cenno all’ultimo punto, per trenta secondi. C’è un ruolo per il Parlamento.

PRESIDENTE. Onorevole Bersani, il suo tempo è scaduto.

PIER LUIGI BERSANI. Riprenderò in un altro modo. In questa fase c’è un ruolo che il Parlamento deve prendersi la responsabilità di giocare. Bisogna affiancare questa fase con delle riforme che tocchino la politica, le istituzioni e la legge elettorale. Se no sarà difficile dire che i sacrifici producano cambiamento. Su questo insisteremo come Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Dai banchi del gruppo della Lega Nord Padania si grida: Veltroni!)

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Il Patto progressista per l'Europa

“Sosteniamo il governo di emergenza e di transizione con l’obiettivo che l’Italia torni ad avere una voce forte e dignitosa per chiedere un forte cambiamento delle politiche europee”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani durante la Conferenza nazionale “Il futuro dell’Europa” in conferenza stampa con Francois Hollande, candidato socialista alle prossime elezioni presidenziali francesi. I due leader sono d’accordo che bisogna ripartire con nuove prospettive di risveglio del progetto europeo contro “il rischio di un avvitamento tra austerità e recessione”. Una triste prospettiva caratterizzata dal patto Merkel-Sarkozy che Hollande ha definito “folle e limitato. Se i francesi mi daranno la possibilità di agire da premier, ridiscuterò il contenuto dell’intesa raggiunta a Bruxelles. Per migliorarlo e dotarlo di strumenti e prospettive finanziarie”.

Le difficoltà europee si manifestano chiaramente in Italia ancora troppo esposta sul fronte della crisi e per Bersani “è incombente il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità che noi italiani abbiamo conosciuto per primi. Abbiamo fatto una manovra molto pesante ma non intendiamo rincorrere manovra su manovra, perché così si va contro un muro. La questione posta da Francois Hollande è urgente e seria”.

“Sosterremo lealmente – ha continuato Bersani – questa fase del governo di emergenza e transizione ma questo non è il nostro orizzonte: il nostro orizzonte è un appuntamento elettorale per la ricostruzione del Paese. La ricostruzione del Paese avverrà attraverso le riforme che il PD sta predisponendo e sulla base di una piattaforma comune dei progressisti europei”.

Per questo, ha dichiarato il Segretario democratico “ci sentiamo ingaggiati nella battaglia per le presidenziali francesi, che sentiamo come una nostra battaglia. E la battaglia Francois Hollande è anche la nostra battaglia”.

Per il candidato alle presidenziali francesi Hollande “serve un patto tra progressisti europei per fare cambiare la rotta all’Europa. Costruire una piattaforma che abbia alla sua base i progressisti francesi, italiani e i socialdemocratici tedeschi: i tre paesi che in tempi più o meno ravvicinati saranno chiamati ad elezioni politiche”.

“Oggi – ha ribadito Bersani – è un’importante occasione per approfondire la collaborazione comune. Dai colloqui che abbiamo avuto, mi ha colpito la chiarezza di idee di Francois Hollande sulle prospettive dell’Europa. Sono idee che condividiamo, che ci consentono una collaborazione molto forte.

Pensiamo che una vittoria in Francia di Hollande possa aprire prospettive nuove non solo per la Francia, ma per l’Europa. Un’Europa che deve cambiare rotta col sostegno di una nuova grande piattaforma dei progressisti europei. Per quel che riguarda l’Italia io aggiungo solo una parola: noi ci siamo messi a sostegno di un governo di emergenza e di transizione affidando a questo governo due obiettivi. Il primo è portar via l’Italia dal precipizio e evitare che sia un rischio per l’euro e per l’Europa. Il secondo obiettivo è che l’Italia torni ad avere una voce forte e dignitosa per chiedere una correzione forte delle politiche europee. Detto in slogan: l’Italia non manderà a fondo l’Europa, ma l’Europa di Merkel e Sarkozy non mandino a fondo tutti. Questo è lo spirito con cui abbiamo discusso con Francois Hollande”.

“Noi europei – sostiene Bersani – vogliamo difendere l’euro e chiediamo non solo discipline di bilancio ma soprattutto strumenti comuni per la crescita di tutti. Tutto questo non è ancora uscito non nettezza da Bruxelles”.

Anche sul ruolo della Bce per il segretario del PD il problema è legato alla forza della politica a livello europeo: “La Bce è uno dei soggetti ma manca un messaggio d’insieme. La linea europea è che si fa poco e quel poco che si fa non si può dire. O diciamo ai mercati che difendiamo l’euro e abbiamo la forza politica per usare tutti gli strumenti o l’attacco dei mercati non finirà!

Non c’è chiarezza sulla posizione europea, la Bce fa qualche movimento in più ma non è sufficiente. Se avessimo strumenti per dire non si passa ce la caveremmo anche senza spendere un euro. Se invece si continua ad agire in modo barocco e implicito andremo incontro a problemi molto ma molto seri”.

Ridare forza all’Europa è per Bersani “un compito che tocca ai progressisti perché la destra ha usato la politica per vantaggi elettorali a danno di una politica europea”.

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“Grazie a Pier Luigi Bersani e a Francois Hollande per aver voluto promuovere una discussione pubblica sul futuro dell’Europa”. Così il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, David Sassoli nel suo intervento di saluto a Il futuro dell’Europa – L’avenir de l’Europe nel tempio di Adriano in piazza di Pietra a Roma.

“I nostri paesi e l’Europa vivono una crisi senza precedenti – ha detto Sassoli – ma nonostante tutto vogliamo riuscire a vederla in positivo, perché i progressisti non hanno paura di parlare dell’Europa che vorrebbero rispetto ad un’Europa governata dalle destre, che ha dato prova di poca lungimiranza e saggezza”.

“Il vertice della settimana scorsa ha prodotto molti bizantinismi ma nessuna delle soluzioni concrete che ci aspettavamo, come gli eurobond, la tassa sulle transazioni finanziarie e una vera governance economica – ha continuato Sassoli -. Da quella riunione i nostri paesi sono usciti piu’ deboli. Di fronte alle politiche di Merkel e Sarkozy, diciamo oggi che avevamo ragione un anno fa, quando con il Gruppo dei Socialisti e Democratici avvertimmo che un’Europa che non cresce crea anche problemi di democrazia”.

“Le parole giuste sono far tornare a crescere i nostri paesi per far crescere l’Europa, il contrario di quello che sta avvenendo. Ma il futuro dell’Europa passa da qui”, ha concluso Sassoli.

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Meloni: isolare i violenti, ora dialogo e riforme per i giovani

Sento di esprimere la massima solidarietà al Presidente del Consiglio Monti, al nostro segretario Bersani e a tutti i destinatari di plichi contenenti proiettili. Questo clima induce alla massima preoccupazione, e allo sdegno nei confronti di chi porta le responsabilità della situazione attuale e oggi alimenta una gazzarra incivile in Parlamento, e già nel 1993 minacciava le istituzioni vantandosi di essere “veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”.
Le scelte dure ma non più rimandabili che sta assumendo il governo Monti possono generare disagio: perciò si deve dialogare con tutte le rappresentanze sociali, oltre a spiegare le misure intraprese per far uscire l’Italia dal pantano e rilanciare la crescita. Con questo spirito vorrei rivolgermi agli studenti che stamani hanno incendiato le bandiere di PD e PDL, accusandoci di negare i loro diritti mentre compivano un gesto che offende milioni di elettori di forze politiche democratiche: nelle nostre scelte non c’è alcuna retorica, ma la consapevolezza di un impegno per la salvezza nazionale che ha come stella polare il loro futuro e quei diritti oggi negati. La manovra del governo Monti, sostenuta da un ampio consenso parlamentare, è un primo passo per affermarli, evitando che la crisi sequestri il loro futuro: il riconoscimento a fini previdenziali dei lavori già svolti e gli sgravi IRAP per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani e donne, sono un primo esempio in questa direzione.
Bisogna fare di più, con i necessari interventi sul welfare e sulla riforma del mercato del lavoro, per giungere a una base di diritti comuni per tutti i lavoratori e superare l’attuale situazione di precariato senza diritti che affligge ormai due generazioni di giovani e di ex-giovani. E bisogna incoraggiare il ministro Francesco Profumo a consolidare i primi buoni segnali: dialogo con gli studenti, stop ai continui tagli all’università, sblocco dei fondi per l’edilizia scolastica e la ricerca. Per questo facciamo appello al senso di responsabilità di tutti: nessuna bandiera sia bruciata, nessuna idea sia calpestata, sia isolato chi usa la violenza per esprimersi, e con lui i cattivi maestri che vorrebbero spingere i giovani non già verso la costruzione di una società più prospera e giusta, ma verso una strada senza uscita.

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"Sì del governo agli odg sull'asta per le frequenze tv", da repubblica.it

Il governo ha accolto nell’aula della Camera due ordini del giorno analoghi, di Idv, Lega eed esponenti del Pd, che lo impegna ad annullare l’assegnazione gratuita delle frequenze Tv, e a indire una successiva asta “a titolo oneroso”. Il documento, essendo stato accolto, non è stato posto ai voti. Lo ha comunicato il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che ha corretto una sua precedente indicazione in cui ne chiedeva l’accantonamento.

Il “beauty contest”, cioé l’assegnazione a titolo gratuito delle frequenze tv liberate dal digitale terrestre era stato deciso dal governo Berlusconi e contestato dalle opposizioni 1in quanto assegnava agli operatori telefonici, senza alcun onere, 2 i canali analogici liberati. Il beauty Contest era stato all’epoca votato anche dalla Lega che oggi, invece, ha presentato un Odg di segno totalmente contrario.

L’ordine del giorno della Lega, di cui il primo firmatario è Roberto Maroni, ricorda il cosiddetto “beauty contest”, cioè il bando di gara per l’assegnazione gratuito delle frequenze in digitale terrestre. Al contrario “la recente gara 4G per il mercato delle tlc ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative, garantendo una entrata di circa 4 miliardi”.
La Lega sottolinea “l’imprescindibile necessità” di puntare sulla banda larga, per la quale una gara potrebbe “generare nuovo gettito”.

Di qui l’impegno al governo ad “annullare il bando di gara per l’assegnazione di diritto d’uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara, che finirebbe per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze di soggetti già operanti”, e ad annullare conseguentemente il beauty contest. Il documento della Lega dà indicazioni tecniche per come impostare la nuova gara per l’assegnazione delle frequenze che, in ogni caso, dovranno essere “oggetto di asta a titolo oneroso”.

All’assegnazione a titolo gratuito si era detta non disponibile anche Sky, 3ritenendo che la lunghezza dei tempi di assegnazione e la farraginosità delle procedure, non avrebbe permesso una pianificazione dei costi e dei possibili ritorni in termini economici dell’operazione.

“Il governo ha accettato gli ordini del giorno per rivedere la gara sulle frequenze tv. Lo avevamo chiesto, è successo. Un fatto positivo, molto”. Lo scrive Walter Veltroni.

“Quello di oggi è un importante risultato raggiunto. Esprimiamo soddisfazione per l’accoglimento dell’odg a firma Di Pietro, per il quale Italia dei Valori si è battuta in Parlamento con determinazione”. Così Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera, ha commentato in Aula la decisione del governo. “Viste le esperienze in materia di ordini del giorno accolti e mai attuati, vigileremo in Parlamento affinchè il governo mantenga fede agli impegni assunti, auspicando che l’esecutivo, trattandosi di adempimenti amministrativi, provveda tempestivamente ad annullare il beauty contest e organizzare una gara”, ha concluso Donadi.

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