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Quel Pd in piazza «per ascoltare», di Valentina Longo

Tra i giovani con gli indignati Fassina e Civati. Sulla carta nessuna sorpresa: alla manifestazione degli indignados di mezzo mondo, che oggi contaminerà anche le strade di Roma, niente bandiere, né adesioni ufficiali da parte del Pd.
Singole presenze quelle sì, soprattutto tra i giovani, che pure tra vari distinguo sono legate da un filo conduttore: in piazza si va per ascoltare e in totale rifiuto di ogni forma di violenza.
«Saremo presenti, così come abbiamo voluto esserlo sin dall’inizio, con il Comitato 9 aprile di cui facciamo parte», spiega Fausto Raciti, segretario dei Giovani democratici. «Abbiamo deciso di stare dentro questa manifestazione perché qui ci sono molte cose diverse. Non dimentichiamo che il punto di partenza è un appello europeo che ogni cartello ha interpretato secondo il proprio punto di vista».
Un modo «giusto», insomma, per aderire non formalmente ma con le altre associazioni, rispettandone lo spirito, precisa Raciti, ricordando che «non c’è stata la ricerca di un’adesione da parte del partito perché ci sono soggetti diversi, è molto plurale».
Parole da ascoltare, quindi, come spiega Stefano Fassina. «Vado ad ascoltare, con altri componenti della segreteria, decine di migliaia di giovani, precari, senza lavoro – dichiara il responsabile economico del Pd – la politica deve ascoltare e dare risposte. Le energie positive delle giovani generazioni in cerca di futuro – aggiunge – devono essere la materia prima per ricostruire l’Italia sul piano morale, prima che politico».
Stessa linea per la responsabile della conferenza delle donne, Roberta Agostini: «È compito delle forze democratiche e progressiste, soprattutto in un momento di crisi come questo, ascoltare tante donne e tanti giovani che pagano sulla loro pelle le conseguenze di una grave crisi economica, per dare una prospettiva diversa da quella che in questo momento sta offrendo la destra». Per questo oggi si va a guardare cosa succede.
Avrebbe voluto sfilare anche Matteo Orfini, impegnato invece a Bergamo in un altro appuntamento di partito e che pure ritiene «delicata» la questione della presenza piddina oggi a Roma. «In questo movimento ci sono dentro cose diversissime e molte largamente non condivisibili», ammette il responsabile cultura dei Democratici, «ed è chiaro che se si guarda a certe istanze il Pd non deve andare».
Ma nel momento in cui i giovani vanno, precisa, «si va ad ascoltare», perché «l’ingiustizia sociale, le difficoltà, sono questioni che non si possono abbandonare» anche se le manifestano delle realtà che «con noi non c’entrano».
È chiaro, precisa Orfini, che con alcuni di questi mondi «non avrei intenzione di dialogare», ma molte cose sono «simili a quelle che diciamo noi, che non possiamo invece accettare l’antipolitica che usa parole d’ordine come “tutti i politici sono uguali”».
Sì all’ascolto ma a condizione che non ci sia violenza. Ne è così convinto Pippo Civati che ieri ha intitolato «Non menatevi!» un suo post sulla manifestazione, preoccupato per il clima che si respira intorno alla giornata. Per essere a Roma, ricorda, ha rinviato il suo appuntamento bolognese (la kermesse “Il nostro tempo”, organizzato con Debora Serracchiani per far ritrovare insieme Pd e movimenti).
Sarà in piazza «soprattutto con i precari, gli amici e i compagni del 9 aprile. Il dissenso si può e si deve manifestare. E personalmente guardo con attenzione e senza pregiudizi ai movimenti Occupy che si stanno manifestando in tutto il mondo».
Adesione individuale? «Il Pd non è riuscito neanche ad andare alla manifestazione della Cgil, figuriamoci a scendere in piazza domani (oggi, ndr)».

da Europa Quotidiano 15.10.11

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“Indignati sì, ma veri”, di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante
Gli indignati che si ritrovano oggi a Roma e in mezzo mondo sono un fenomeno pieno di tante cose, tante suggestioni, tante persone diverse. Ma ci sono alcuni fili che queste cose, persone, suggestioni tengono insieme.
Il primo filo e forse il più promettente è nel fatto che questo nuovo “popolo” – fatto non solo ma soprattutto di quei giovani che sentono di avere davanti una vita più incerta e meno attraente di quella toccata ai loro genitori – sembra avere più chiaro di tutti che la crisi che sta rischiando di squassare le economie occidentali segna un salto d’epoca, che affrontarla con gli stessi strumenti, la stessa mentalità che l’hanno creata non è possibile.
Per esempio, si sono accorti gli indignati che per salvare il loro e il nostro futuro bisogna convincersi che la crescita, lo sviluppo, se avvengono a discapito dei beni comuni – l’ambiente, la coesione sociale, l’istruzione – non fanno crescere la ricchezza, alla lunga nemmeno la ricchezza economica.
In questo, la loro “novità” ne ricorda un’altra, l’irruzione improvvisa sulla scena pubblica un decennio fa dei movimenti di critica alla globalizzazione. Anche i “no-global” erano un movimento molto articolato e molto contraddittorio: diedero forma e voce a domande, bisogni, aspirazioni del tutto inedite, e al tempo stesso offrirono insperato rifugio a ragionamenti che appartenevano assai di più al Novecento che al nuovo millennio.
Ma i “no-global” nella loro non lunga stagione hanno cambiato in meglio e ben oltre se stessi il punto di vista di tanti sulla modernità, cancellando soprattutto l’idea – per lungo tempo un pensiero unico assai frequentato anche a sinistra – che per restare protagonisti nel mondo globale tutti i paesi, tutte le economie dovessero omologarsi ad uno stesso modello.
Gli indignati pongono domande diverse, ma come i “no-global” hanno il merito di gridare a tutti che “il re è nudo”, che i problemi di oggi impongono risposte che non vengano dal passato. Per questo sono importanti, per questo vanno ascoltati pure vedendone e segnalandone i limiti, i difetti, le confusioni cominciando da un rapporto ambiguo con il tema, decisivo, del no ad ogni forma di violenza. Vanno ascoltati anche in Italia e vanno ascoltati dal Pd, sebbene per la maggioranza di loro – dobbiamo dircelo – noi non siamo al momento un interlocutore.
In Italia di una grande mobilitazione di indignati c’è un enorme bisogno: siamo il paese europeo con più distanza tra ricchi e poveri, quello con la più alta percentuale di giovani senza lavoro e dove si fa di meno per tutelare i beni comuni , quello governato nel modo peggiore sul piano della politica come dell’economia come dell’etica pubblica.
Ma in Italia più che altrove si avverte il rischio che sotto l’etichetta degli indignati passino parole d’ordine, proposte, piccole leadership direttamente riciclate dal peggiore conservatorismo di sinistra: di chi, altro che “indignados”, pensa che le pensioni di anzianità siano un totem, di chi si oppone ogni volta che si prova a liberalizzare l’accesso a mercati chiusi e corporazioni professionali.
Insomma, gli indignati possono portare una boccata d’ossigeno e possono portarla tanto più a casa nostra. Basta che siano veri.

da Europa Quotidiano 15.10.11

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“In piazza contro i banchieri Roma si blinda per gli indignati”, di GAD LERNER

Il movimento di rivolta giovanile che lancia oggi un´inedita, ambiziosa sfida planetaria (United for global change), pare abbia prescelto in Italia come suo interlocutore e bersaglio privilegiato una singola personalità, sulla cui competenza e dirittura morale nessuno peraltro avanza riserve: Mario Draghi. Lungi dal rallegrarsi per il prestigioso incarico che un nostro connazionale verrà chiamato ad assolvere fra due settimane al vertice della Banca centrale europea, gli indignados lo demonizzano. Per loro, Draghi ribelli, il governatore rappresenta la personificazione di una cupola tecnocratica che impone sacrifici ai poveri e protegge i ricchi, costringendo i governi a onorare i debiti sovrani e finanziare le banche in crisi. Lo stesso presidente Napolitano viene criticato dai manifestanti per la sua “sottomissione” alle richieste della finanza internazionale, di cui Draghi sarebbe il rappresentante.
Fino a ieri nel nostro paese era più facile trovare qualcuno disposto a parlar male di Garibaldi, piuttosto che a criticare apertamente la Banca d´Italia, istituzione che ha sempre goduto di un raro rispetto bipartisan. Mai prima d´ora Palazzo Koch e le sedi periferiche della Banca d´Italia erano stati oggetto di azioni dimostrative e tentativi d´occupazione. È doveroso che tali proteste si mantengano entro i limiti della legge e della nonviolenza, ma, ciò premesso, sarebbe ingenuo liquidarle come isolato fenomeno estremista.
I giovani scolarizzati ma precari, i lavoratori autonomi della conoscenza e i dipendenti delle aziende in crisi, masticano abbastanza di economia e sono abbastanza informati sui meccanismi di arricchimento al vertice della piramide sociale, da trarne una consapevolezza divenuta senso comune: il potere e i soldi si allontanano; la finanza convive sempre peggio con la democrazia.
Ciò spiega il palese disinteresse rivelato dagli indignados nostrani, tutt´altro che provinciali, anzi, compiaciuti del proprio gergo poliglotta, nei confronti delle convulsioni parlamentari e governative in atto. Snobbano Berlusconi, marionetta in disuso; prendono sul serio Napolitano, quale garante della sovranità nazionale; ma gli preme di misurarsi con Draghi, figurandoselo entità sovrastante. È come se volessero sottolineare l´irrilevanza della politica, imbelle nel fronteggiare la Grande Depressione. Una politica soggiogata per intero al diktat che Jean-Claude Trichet e Mario Draghi il 5 agosto scorso hanno avuto l´ardire di certificare per iscritto, nella loro lettera ultimativa al governo italiano. Procedura inusitata, quella lettera, ma senza la quale probabilmente la Bce non avrebbe mai approvato il provvidenziale piano d´acquisti di Titoli di Stato italiani.
Ecco spiegata la ruvida attenzione concentrata sulla Banca d´Italia, di per sé un´istituzione dotata di poteri d´indirizzo e vigilanza tutto sommato ridotti, da quando non c´è più la lira; eppure riconosciuta più autorevole degli altri Palazzi, in quanto “succursale” di un vero potere sovranazionale. Perfino la torbida controversia sulla nomina del successore di Mario Draghi, irresponsabilmente trascinata oltre i limiti della decenza, contribuisce a enfatizzare Via Nazionale come nuovo Palazzo d´Inverno.
Mercoledì scorso, quando hanno consegnato al Presidente della Repubblica una lettera alternativa a quella firmata da Draghi e Trichet, chiedendo un rovesciamento delle priorità in essa contenute, i Draghi ribelli hanno compiuto un gesto tutt´altro che sprovveduto. Segnalano l´emergere su scala planetaria di un pensiero fortemente alternativo ai vincoli imposti dai mercati finanziari.
C´è molto imbarazzo nella sinistra italiana a discuterne, per il timore di figurare poco affidabili in Europa proprio ora che sembra riavvicinarsi la prospettiva del governo. Ma con le istanze del movimento che scende in piazza oggi a Roma sarà doveroso fare i conti. Perché la sinistra del futuro non potrà contraddistinguersi per il solo risanamento finanziario. Dovrà cimentarsi in un difficile tentativo di redistribuzione della ricchezza, dopo la lunga stagione dell´iniquità.
Le tende dei ragazzi accampati di fronte ai palazzi della finanza sono una visione imbarazzante e forse molesta. Ma contengono un presagio biblico, liberatorio, come di un deserto da attraversare con speranza. Non ce ne libereremo facilmente.

La Repubblica 15.10.11

"I pubblici pagano ancora. Via i ticket, polizia a piedi Professori senza scatti", di Bianca Di Giovanni

Pagano ancora gli statali, gli insegnanti della scuola pubblica (non le paritarie), le forze di sicurezza, gli ospedali, e persino le rappresentanze diplomatiche. L’ultima legge di Stabilità non cambia registro rispetto alle precedenti: ridurre il perimetro dello Stato, colpendo comunque i più deboli. Nessun taglio alle spese discrezionali della politica. Anzi: si nominano nuovi viceministri. E non si toccano voci «sensibilissime» per la «nomenklatura«, come i dirigenti nominati ad personam (in gergo si chiamano ex articolo 19 comma 6), cioè senza concorso. Nessun taglio agli acquisti della pubblica amministrazione, nessuno alle consulenze. Si preferisce toccare il bilancio delle famiglie dei pubblici dipendenti, eliminando il ticket restaurant per chi lavora meno di 8 ore. «Per i 3,5 milioni di pubblici significa un danno economico fino a 150 euro al mese – denuncia Michele Gentile della Cgil nazionale – Aquesto si aggiunge la decurtazione dei rimborsi per le trasferte». Ma va ancora peggio alla scuola, che paradossalmente dovrà «autofinanziarsi » per pagare figure costrattuali quali gli scatti di anzianità. Insomma, «promozioni» a costo zero. Il ministero dovrà limare le già scarse risorse per onorare impegni contrattuali. E non solo: per gli addetti all’istruzione pubblica si prevede anche il taglio dei permessi sindacali. Nello stesso provvedimento si reperiscono i fondi per la scuola paritaria: 240 milioni ricavati dalle risorse in origine destinate alla banda larga. «Non è un privilegio – spiega Mariastella Gelmini al termine del consiglio – Quelle risorse servono per raggiungere la soglia degli scorsi anni. Il fondo per le scuole paritarie era stato quasi dimezzato». Tutto vero. Ma lo stesso, se non di più, si può dire per la scuola pubblica, che è stata falcidiata negli ultimi anni. La ministra invece canta vittoria. «Non siete soli – manda a dire Gelmini agli studenti – i vostri problemi sono quelli del Paese». Nella legge di Stabilità sono stati stanziati, infatti, 400 milioni all’Università per il 2012 e 20milioni per atenei non statali. A questi si aggiungono 150 milioni per le borse di studio degli universitari. Ma alla titolare dell’istruzione risponde a distanza il segretario generale della Flc (Cgil),Mimmo Pantaleo. «Perché laministra Gelmini anziché vendere fumo non garantisce il pagamento degli scatti? – chiede – Dove sono le risorse per i rinnovi dei contratti nazionali?».
L’EDILIZIA SANITARIA La scure sulla «macchina» pubblica non si ferma qui. Stanziamento ridotto per il piano per la sicurezza statale, dimezzato quello per la sicurezza ferroviaria, mentre Carabinieri e polizia «perdono» 60 milioni nel biennio 2012-13. Sforbiciata anche per il personale diplomatico all’estero, con il taglio del 50% delle spese di rappresentanza e con la scomparsa dei trattamenti per cause di servizio. Chi volesse, poi, entrare nei ruoli della pubblica amminsitrazione dovrà pagare una nuova tassa d’accesso ai concorsi, tra i 10 e i 15 euro. Ma il taglio più corposo è stato inferto all’edilizia sanitaria, di fatto cancellato con la sottrazione di un miliardo di euro. Assicurate invece le risorse per l’ospedale pediatrico Bambin Gesù. La decisione del taglio ha provocato forti tensioni in consiglio tra Ferruccio Fazio e il ministro Giulio Tremonti. Anche Stefania Prestigiacomo non ha nascosto la sua irritazione, mentre Paolo Romani ha subito il colpo dello scippo dei fondi per la banda larga, dirottati tutti verso altre voci. Il ministro dello Sviluppo, oggi vero antagonista di Tremonti sul futuro decreto Sviluppo, ha avuto anche un’animata discussione con il titolare dell’economia alla camera, durante il voto di fiducia che ha preceduto il consiglio. A poco è servito assicurargli che l’investimento sulla banda larga sarebbe stato assicurato dalla cassa depositi e prestiti. Le tensioni restano. Ma nonostante i malumori, alla fine tutti votano sìcome fedeli soldatini. Il testo passa all’unanimità. D’altro canto Prestigiacomo, che aveva minacciato di dissociarsi e che alla fine si dichiara «parzialmente soddisfatta» ha ottenuto il ripristino dei fondi per la prevenzione del dissesto idrogeologico (500 milioni dai fondi Fas) e altri 300 milioni dalla banda larga. Accontentati anche gli industriali, che «recuperano» 200 milioni per il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Una miriade di voci, tra cui l’autotrasporto, il 5 per mille, la detassazione dei salari di produttività, viene finanziata per 4,8 miliardi per il 2012 e 263 milioni per il 2013. Le somme confluiscono nel fondo presso il ministero dell’Economia. Il testo rinvia a successivi decreti del presidente del consiglio dei ministri il riparto della cifra. Altro che cabina di regia: i cordoni della borsa restano in Via Venti Settembre. Ora inizia la «corrida» parlamentare, dove i numeri della maggioranza sono molto ballerini. È in arrivo un autunno caldissimo.

L’Unità 15.10.11

Quante differenze tra "federalismo rozzo" e "regionalismo serio", di Claudio Martini

Lo scorso 9 ottobre si è svolto a Firenze un bel convegno su “Unità italiana e regionalismo” durante il quale sono state poste, programmaticamente, alcune domande molto stimolanti: «Italia una e indivisibile: ma anche federabile?», «e se anziché Cavour e Vittorio Emanuele II avessero “vinto” Cattaneo o Gioberti? Se insomma da subito avesse vinto il Federalismo?».
Il momento forse più alto è stato l`intervento di Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha parlato con l`abituale franchezza.
De Siervo ha esordito dicendo che «un federalismo compiuto non è pensabile in via legale nel nostro Paese. Più in linea con la storia e l`ordinamento dell`Italia sarebbe un regionalismo serio». E ha poi aggiunto: «Assistiamo in questa fase storica ad un`idea di “federalismo rozzo” che è fuori dalla Storia, che viene propagandato con slogan dietro ai quali passano un forte antisolidarismo e un attacco a valori fondanti della nostra Costituzione». A parere di De Siervo «un autentico federalismo si determina attraverso la decisione di mettersi insieme, presa da stati autonomi, ma il nostro stato nasce già unitario». «Molto più appropriato per l`Italia – egli conclude – è un regionalismo serio: dare soldi e capacità di spesa alle Regioni, attribuire loro poteri precisi. Portare a compimento, insomma, una riforma che può essere attuata senza prevedere rivoluzioni».

De Siervo non è nuovo a questi concetti netti e decisi. Nel febbraio scorso aveva definito il federalismo municipale una «bestemmia». La sua analisi sollecita chi ha a cuore questi temi a una riflessione approfondita e a una più forte e intelligente iniziativa politica ed istituzionale.
È certo pertinente una discussione terminologica sui concetti di federalismo e regionalismo. Molti dicono che il termine “federalismo” sia improprio in Italia. Ma al di là delle parole, pur “pesanti” anche se spesso imposte dal linguaggio dei media, penso che l`avvertenza che De Siervo giustamente ci dà è quella di uscire dall`attuale palude della confusione, della propaganda, della rozzezza o arretratezza contenutistica. E da un`impostazione dettata da logiche egoistiche, antinazionali.

Sento il grande valore di questo insegnamento, soprattutto adesso che l`enfasi federalistica sembra travolta e seppellita dal fallimento complessivo del Governo. Per dirla semplice: se torneremo al Governo nelle prossime elezioni sull’argomento bisognerà sostanzialmente ricominciare da capo.
Il Governo e la Lega non lasciano un`eredità spendibile. In fondo nemmeno lo spirito della Legge delega 42/09 era farina del loro sacco.

L’Unità 15.10.11

"Non c'è sviluppo senza banda larga", di Giovanni Valentini

Si può calcolare che in Italia la crescita del Pil legata allo sviluppo della banda larga possa arrivare all´1,5-2%. Mentre il governo italiano distoglieva dalla Finanziaria gli 800 milioni di euro destinati allo sviluppo della banda larga, per dirottarli al fondo per gli “interventi urgenti” di vari ministeri, proprio ieri la Banca mondiale comunicava che l´aumento di ogni dieci punti del broadband accelera la crescita economica dell´1,38%. E a supporto di questa stima, citava i dati più recenti diffusi da McKinsey secondo cui la penetrazione della banda larga tra le famiglie favorisce un aumento del Pil tra lo 0,1 e l´1,4%.
È esattamente quanto aveva anticipato già tre anni fa il presidente dell´Autorità di garanzia sulle Comunicazioni, Corrado Calabrò, nella sua Relazione annuale al Parlamento. Dov´era, allora, il presidente del Consiglio? In quali feste o festini era affaccendato? E dov´era, di che cosa si occupava, il nostro ineffabile ministro dell´Economia?
La “banda larga” non è, come forse pensano a palazzo Chigi e dintorni, un complesso musicale né un gruppo organizzato di ladri e malfattori. È la più moderna ed efficiente infrastruttura di cui può dotarsi un Paese, aumentando la velocità e la “portata” di trasmissione on line, per alimentare così l´economia nazionale. Tant´è che – come ha ricordato qualche giorno fa il presidente Fini, in un videointervento al Forum Iab – la cosiddetta “Internet economy” rappresenta già il 2% del Pil e il 34% delle imprese che hanno adottato il broadband sono riuscite a incrementare il numero degli occupati.
Per comprenderne più precisamente la funzione e l´importanza, basta consultare Wikipedia, la libera enciclopedia della Rete: “La diffusione della banda larga è considerata un fattore di crescita economica e occupazionale di un Paese in quanto in grado di ridurre il cosiddetto digital divide”. E ancora: “Una velocità minima di connessione è un requisito tecnico irrinunciabile per la diffusione di alcuni servizi quali: telelavoro, telemedicina, Iptv, teleconferenza, videochiamata, l´avvio di un´attività a distanza”. Secondo Wikipedia, insomma, “la disponibilità di una connessione a banda larga è praticamente indispensabile in qualunque sede di lavoro che richieda un´interazione via Internet con l´esterno”.
Aveva ragione in questo caso il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, a protestare per il taglio. Ma poi anche lui – come la sua collega dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo – ha dovuto arrendersi al diktat del superministro Tremonti, accontentandosi di qualche vaga e generica assicurazione.
Non c´è sviluppo – invece – senza banda larga, né in Italia né altrove. E gli 800 milioni di euro, ricavati peraltro dall´asta sulle frequenze digitali, sarebbero stati appena sufficienti per avviare un piano nazionale che avrebbe potuto favorire in particolare la crescita del Mezzogiorno, ancora arretrato sul piano delle strutture e dei collegamenti, e quindi dell´intero Paese.
Gli orientamenti della Commissione europea in materia di gare pubbliche sono chiari: i proventi devono essere impiegati solo per la riduzione dei saldi correnti o appunto per le telecomunicazioni. E perciò una destinazione di questi fondi ad altri scopi, come la Scuola o la Difesa, potrebbe anche provocare un ricorso degli operatori mobili alla Corte di Giustizia. La stessa Agcom, del resto, s´era espressa in questo senso con una segnalazione inviata al governo e al Parlamento il 7 settembre scorso, meritandosi l´apprezzamento della Federazione editori giornali che sollecita risorse per la banda larga e per i contenuti di qualità sulla Rete.
Non è una questione soltanto tecnica o economica. Se è vero che nell´era della comunicazione globale il futuro della nostra società dipende da Internet, con tutto il suo potenziale di interattività e multimedialità, blog e social network, la banda larga – o magari ultra-larga – rappresenta la condizione essenziale della crescita e dello sviluppo. E naturalmente, anche della vita democratica.

La Repubblica 15.10.11

"La crescita delle poltrone", di Michele Brambilla

Il governo è stato di parola: appena ottenuta la fiducia alla Camera, ha varato gli annunciati provvedimenti per la crescita. Crescono infatti le poltrone del governo medesimo: ce ne sono tre nuove, due da viceministro e una da sottosegretario. Inutile aggiungere «a chi» tali poltrone siano andate: i due nuovi viceministri sono deputati che avevano appena votato la fiducia. Deputati che fino a qualche tempo fa non l’avrebbero votata; e cioè una ex finiana e un ex dipietrista. Quanto al nuovo sottosegretario, ha un passato nell’Udc. Le opposizioni gridano al mercimonio. Ma forse, più che questa distribuzione di «premi di risultato», colpisce la tempistica. Una volta ci si preoccupava non dico di salvare le apparenze, ma perlomeno di cercare di far passare tutto nel dimenticatoio. Si aspettava qualche mese, e poi si distribuivano le medaglie. Ieri invece la ricompensa è stata fulminea: voto, fiducia, Consiglio dei ministri e nuove nomine in meno di mezza giornata. Com’è possibile che Berlusconi e i suoi ministri non capiscano che una simile sollecitudine è anche una plateale ostentazione? Come non tenere conto delle reazioni che un gesto del genere provoca nella gente comune? Ma l’impressione è che della gente comune, e quindi del Paese, non ci si preoccupi più. Pensino quello che vogliono, chi se ne importa.

Anche l’esultanza da stadio dei parlamentari della maggioranza dà il senso di un distacco fra il Paese e il Palazzo. Certo il governo ha ottenuto la fiducia, è legittimato a continuare e ha tutti i motivi per esserne rinfrancato. Ma che cosa ci sia da festeggiare, non lo si capisce.

Di certo non lo capiscono gli italiani, messi a dura prova – o come minimo spaventati – da una crisi finanziaria che non ha precedenti negli ultimi cent’anni. Le Borse crollano, il nostro debito viene declassato, si parla di default: e di fronte a tutto questo la classe politica che cosa fa? In altri Paesi questa temperie ha portato maggioranza e opposizione a collaborare con lo stesso spirito con cui si collabora quando c’è una guerra o un terremoto. Qui da noi, di un fronte comune contro la crisi non è neppure il caso di parlare. Almeno fosse unito il governo. Invece abbiamo un ministro dell’Economia pubblicamente sfiduciato da metà, per non dire due terzi, del suo stesso partito; opinioni diverse su pensioni, condono, patrimoniale, tasse; malpancisti vari nel Pdl e nella Lega.

È evidente che il centrodestra ha necessità di ripensarsi. Ma chiunque al suo interno ponga la questione è scomunicato come un traditore, o un ingrato, o un ambizioso in cerca di gloria personale. Era già successo a Casini, e poi a Fini: ora succede a Formigoni, a Pisanu, a Scajola, a Maroni. E in realtà sono poi molti altri ancora i parlamentari e i ministri che in privato dicono che così non si può più andare avanti, ma che in pubblico non hanno il coraggio di riconoscere che la barca affonda.

E così si rimane aggrappati, più che alla difesa del centrodestra (non parliamo neppure del Paese) a quella del suo premier, come se una parte politica dovesse coincidere in eterno con una sola persona. Si rimane aggrappati a qualche voto in più, da ricompensare con qualche inutile poltrona. Chiusi in un bunker mentale impermeabile agli umori degli italiani, elettori di centrodestra compresi.

La Stampa 15.10.11

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Dopo il voto due viceministri e due sottosegretari
di Federica Fantozzi

Tirare a campare è un’arte. Dà frutti solo se coltivata. Berlusconi, che ne è maestro, incassa la boccata di ossigeno e guarda avanti. A Barroso, nei giorni scorsi, ha assicurato che in ogni caso il prossimo candidato premier sarà Angelino Alfano «fantastic boy». Ai peones, ha mandato un segnale preciso con il rimpastino, accolto dal gelo dentro il Pdl e dalla delusione di chi è rimasto a bocca asciutta. Di più: una vera e propria rivolta contro l’ex finiana Catia Polidori, rea di essere stata in missione (e dunque assente) al voto finito male sul Rendiconto dello Stato. «Nel giorno della fiducia – sibilano anche i più berluscones del Pdl – è davvero troppo». Pazienza. Con i suoi, rinfrancato dalla fiducia sia pure magrolina, Berlusconi ha ostentato ottimismo persino sul referendum elettorale. Di più, è andato in attacco: «Se la Consulta dà via libera, lo cavalcherò ». L’intenzione è intestarsi – con uncontorsionismo degno di Houdini – l’attuale battaglia dell’anti-politica. Cogliendo due piccioni con una fava: accontentare Scajola che gli chiede «una scossa» come nel ‘94 e neutralizzare Casini. «Così incastro Pier – va ripetendo il Cavaliere – Se si vota con questa legge Casini sarà il signore assoluto del Parlamento. E rischio che anche la Lega ci lasci». Verdini, tabelline alla mano, gli ha spiegato la differenza per lui tra Porcellum e Mattarellum, e il Cavaliere ha capito.

«NIENTE SMAGLIATURE»
Parola d’ordine, dunque, d’ora in poi niente smagliature nella maggioranza. Ecco l’ostentato feeling con Tremonti (assai meno espansivo) preso pubblicamente a braccetto. Ecco l’invito ai suoi ad essere più presenti in aula. Ecco un consiglio dei ministri se non unitario almeno rassegnato ai ridimensionamenti di budget. E la partita ancora tutta da giocare (e il Cavaliere vuole che sia a suo favore) di Bankitalia. Al riguardo, raccontano che il suggerimento di Via Nazionale di reintrodurre l’Ici sulla prima casa non abbia esattamente fatto felice il premier. Soprattutto il Cavaliere ha puntato sul rimpastino. Segnale preciso di una maggioranza che vuole a tutti i costi sopravvivere e convincere i – molti – interessati dinonavere il respiro corto. Strapuntini di sottogoverno. Preziosi però. Accompagnati dagli strali di Pd, IdV, Udc e Fli.

E dal gelo dentro il Pdl, dove accontentarne uno significa scontentarne cento. Esemplare il commento a caldo del mite Enrico Costa, capogruppo in Commissione Giustizia: «Nomine difficilmente difendibili sul piano politico ». Non importa. Berlusconi va avanti come un panzer. Da Palazzo Chigi escono quattro nomine non indispensabili eppure, a quanto pare, non procrastinabili. Due promossi viceministri da sottosegretari. La bionda Catia Polidori, imprenditrice umbra omonima di Mister Cepu, ex finiana che voltò le spalle alla seconda carica dello stato il fatidico 14 dicembre dell’anno scorso. E il calabrese Aurelio Misiti, uscito dal lombardiano Mpa quando votò contro l’autorizzazione ai pm milanesi di perquisire l’ufficio di Spinelli, il cassiere dell’Olgettina, eppure molto critico negli ultimi giorni sulla premiership del Cavaliere. Lei va allo Sviluppo Economico, lui alle nodali Infrastrutture. Premiato anche Pino Galati, tormentato Cristiano-Popolare che assieme al sodale Baccini aveva suggerito il binario morto per la legge sulle intercettazioni. Diventa sottosegretario all’Istruzione taslocando all’Interno Guido Viceconte. Ma nel mirino del partito ci sono Misiti e, soprattutto, la Polidori. «Per colpa della sua assenza siamo andati sotto al voto sul Rendiconto che ci è costato la fiducia – sibila un sottosegretario azzurro di provata fede – Premiarla così è uno schiaffo alle istituzioni ». Pare che la questione abia compattato tutte le anime Pdl: dai frondisti di Crosetto agli scajoliani, dal deluso Pionati a Mario Pepe. Furiose le donne: Ravetto, Bernini, Saltamartini.

www.unita.it

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Il premier brinda: “Ma adesso il pericolo è il giorno per giorno”, di Amedeo La Mattina

Oggi fatemi godere questa giornata, il resto lo risolveremo: il pericolo è il giorno per giorno». Berlusconi è consapevole che la vittoria sul campo della fiducia non ha risolto i suoi problemi di tenuta della maggioranza. Si è presentato al Quirinale a mani vuote sulla nomina del nuovo governatore di Bankitalia, non sa dove trovare le risorse da mettere nel decreto sviluppo, non ha un’idea di quale legge elettorale potrà disinnescare il referendum. «Tuttavia ho dimostrato al capo dello Stato di poter andare avanti. Lui mi ha chiesto come farò sui singoli provvedimenti, innanzitutto su quelli economici, e io gli ho risposto che trasferirò il governo alla Camera».

Più facile a dirsi che a farsi, per la verità. Il presidente del Consiglio dovrebbe inchiodare ministri e sottosegretari ai lavori parlamentari, almeno quando si dovrà votare. Non ha scelta, del resto: senza di loro non avrebbe ottenuto i 316 voti che gli hanno consentito di cantare vittoria. Ma ieri c’è stato un momento che questo risultato sembrava sfuggirgli. E allora il premier aveva già pronto un piano B: se fosse andato sotto, sarebbe salito al Colle per chiedere a Napolitano di sciogliere solo la Camera. Aveva pure previsto che Napolitano gli avesse detto di no: a quel punto Berlusconi avrebbe rilanciato con la richiesta di sciogliere il Parlamento e andare ad elezioni anticipate tra novembre e dicembre.

Non avrebbe mai e poi mai permesso che si formasse un governo di transizione. «Bersani e Casini – ha raccontato Berlusconi – avevano già pronto un nuovo governo e promettevano posti a tutti quelli che avrebbero tradito. Mi risulta che anche Montezemolo ha telefonato per convincere alcuni deputati a votare contro. Ci è riuscito solo con un paio di loro, ma ha fallito». Presunti tentativi che alla fine il Cavaliere ha sventato e proverà a sventare fino a dicembre. Poi a gennaio potrebbe essere lui ad aprire le danze delle urne. Adesso si gode la «figuraccia» dell’opposizione, lo «spettacolo delle facce scure di Fini e Casini che si sono accodati ai biechi trucchi del parlamentarismo inventati dal Bersani che ha perso i Radicali». Ha rincarato la dose Osvaldo Napoli. «Casini e gli ammennicoli del Terzo Polo sono stati risucchiati nel vortice di un’opposizione radicale che si muove seguendo lo spartito scritto da Di Pietro in Parlamento e da Vendola nelle piazze».

A proposito di Radicali. Per il Cavaliere vanno ricompensati. Ci penserà il ministro della Giustizia Nitto Palma. Come non è ancora certo. Niente amnistia o indulto, ma dovrebbe trattarsi di qualcosa che ha a che fare con le carceri. Vedremo. Intanto, con le nomine di due viceministri (Misiti e Polidori) e di un sottosegretario (Galati) sono state accontentate alcune aree della maggioranza in ebollizione. Ad esempio quella di Galati, che fa capo ai cristiano popolari di Baccini, era entrata in sofferenza da quando c’era stata l’infornata governativa per ricompensare i Responsabili: coloro che avevano fatto fallire il blitz del 14 dicembre. Sardelli è uno di quelli che non è stato accontentato ed è passato all’opposizione. Altri sono rimasti a bocca asciutta anche ora e potrebbero ascoltare le sirene del Terzo Polo. Dall’Udc, in particolare. Anche il discorso con Scajola non è del tutto chiuso.

L’ex ministro, dopo il primo incontro con Berlusconi martedì scorso, aveva avuto un colloquio a quattr’occhi con Casini. Prospettandogli un’alleanza di moderati. «Ma tu e i tuoi amici – gli ha chiesto l’ex presidente della Camera – voterete la fiducia?». «Sì, perché non posso votare in questo momento contro Silvio». «Allora, ne riparliamo quando ti sarai deciso a fare il passo giusto», ha tagliato corto il leader dell’Udc. Insomma, i movimenti parlamentari non sono chiusi e il Cavaliere non potrà mai dormire sonni tranquilli, visti i numeri ballerini che si ritrova. Si potrà godere la giornata di ieri ma da oggi tornerà ad avere il cuore in gola. Anche perché le nomine dei due viceministri e di un sottosegretario non hanno scontentato solo alcuni Responsabili. Pure dentro il Pdl c’è malcontento, soprattutto tra i quarantenni. Queste nomine sono «difficilmente difendibili sul piano politico», ha detto Enrico Costa.

La Stampa 15.10.11

"Fiducia mutilata", di Ezio Mauro

Dunque il governo è salvo. Ma è politicamente vivo? Questo aveva chiesto Napolitano a Berlusconi dopo il voto negativo sul rendiconto di bilancio: i numeri sono fondamentali, ma davanti all´evidenza di litigi continui nell´esecutivo, di tensioni nella maggioranza, di indecisioni patenti su misure fondamentali, il Premier è in condizione di garantire una tenuta politica del suo governo?
Berlusconi ha risposto con un voto di fiducia risicato e faticoso, dopo una mattinata di fibrillazioni, passata ad inseguire l´ultimo dei cosiddetti “Responsabili” sull´uscio della Camera. Ma non ha potuto rispondere alla vera questione, che riguarda la salute e la forza del suo ministero. Cioè la sua capacità di governare l´Italia, soprattutto in un momento difficile, con la fiducia da riconquistare nei mercati, nelle istituzioni internazionali e nella pubblica opinione.
La crisi latente che sovrasta Berlusconi – e purtroppo il Paese con lui – continua quindi dopo il voto, intatta. Il Premier vanta come una vittoria una fiducia mutilata, dopo aver perso altri pezzi per strada, affondando ogni giorno di più. Non c´è un significato politico, non c´è alcun valore ideale, non c´è più nessuna capacità d´amministrazione in questa avventura che s´incupisce mentre non sa finire.
Al punto in cui siamo, la fiducia non serve per governare, visto che il Premier non sa garantire né coesione né visione. Serve soltanto per comandare, per rimanere chiusi nel bunker del potere, per difendersi e attaccare. Rimanendo a Palazzo Chigi, il Premier non affronterà le emergenze che premono il Paese ma le sue personali urgenze, con la legge sulle intercettazioni e la prescrizione breve. Più che mai il Paese ha bisogno d´altro: e lo avrà.

La Repubblica 15.10.11

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“E tutti si preparano alle urne in primavera”, di CURZIO MALTESE

Il voto di ieri ha notevolmente ridotto le probabilità di due scenari. Quello della maggioranza di poter durare fino al 2013, comprando voti per strada, e quello dell´opposizione di allestire un governo tecnico, di decantazione, di emergenza nazionale, o come si chiama adesso.
A distanza di dieci mesi dal fatidico 14 dicembre, la maggioranza di Berlusconi è appesa ancora al filo di un voto. La campagna acquisti del premier, in pratica l´unica sua occupazione in questi mesi, non ha prodotto risultati. Un voto in più della maggioranza è pochissimo in condizioni normali, meno di niente in piena emergenza economica. Dalla prossima settimana ricomincia il balletto. Basta un malato, un assente, un malpancista dell´ultima ora, un ministro in missione estera, e il governo andrà ancora sotto. Sull´altro fronte è però tramontata l´ipotesi di costringere Berlusconi al famoso passo indietro per varare un governo di transizione che rassicuri i mercati e approvi una nuova legge elettorale. La fronda all´interno di Pdl e Lega è troppo debole o timida per autorizzare scenari di nuove maggioranze. È sempre più probabile, dunque, che si arrivi al voto a primavera, con l´orrendo «porcellum» che in fondo piace a tutti i segretari di partito. Sperando che il sacro mercato, ora diventato «speculazione internazionale», abbia pietà della povera Italia.
Un clima sospeso e febbrile ha accompagnato l´ultimo dei cinquantatre voti di fiducia chiesti dal governo. Voci di mosse e contromosse si sono inseguite per tutta la mattinata a Montecitorio, fino alla comunicazione del voto finale. A quel punto tutto il teatrino dei retroscena si è smontato e a nessuno importava più del caso Sardelli o delle scelte dei radicali per farsi notare nel bene o nel male, senza mai risultare decisivi, nel bene e nel male. Come nelle partite di calcio, un minuto dopo contava solo il risultato. 316 voti, uno in più della maggioranza. Uguale elezioni a marzo. Di questo infatti, un minuto dopo, hanno preso tutti a discutere. Non delle riforme promesse ancora una volta, dopo quindici anni, dal presidente del consiglio. Non di governi istituzionali o tecnici, che magari servirebbero pure al Paese (per mettere in sicurezza i conti pubblici e riformare la «porcata» di Calderoli prima di tornare alle urne), ma che sembrano sempre più difficili da immaginare e da costruire.
Semmai tutti discutevano di quando e soprattutto come arrivare al voto in primavera. Se Berlusconi avrà la forza d´impedire primarie, se candiderà ancora sé stesso o farà il ventriloquo di Alfano. Se Bossi troverà un accordo con l´ala di Maroni o procederà all´epurazione dalle liste, come gli suggerisce il «cerchio magico». Se Bersani troverà un «papa straniero» alla Prodi per mettere d´accordo le anime del centrosinistra o affronterà il sanguinoso scontro delle primarie contro Vendola, Di Pietro e magari Matteo Renzi. Per scendere ai dettagli, comunque non irrilevanti, ci si chiedeva anche se Berlusconi riuscirà ad arrivare al voto con una Rai militarizzata o se per esempio i vertici Rai si decideranno a rimuovere il direttore del Tg1 Minzolini, rinviato a giudizio per reati contro l´azienda segnalati dalla Corte dei conti. Qualcuno ricorderà che la Rai chiuse un programma di gran successo alla prima puntata, «Raiot», perché «comportava il rischio di una possibile azione legale contro l´azienda».
Insomma ieri 14 ottobre 2011, è forse cominciata la campagna elettorale. Nella migliore delle ipotesi, durerà cinque mesi. Con un governo che non governa più da almeno un anno. Un bel lusso per un Paese che sta diventando l´epicentro della crisi mondiale. È un´astuzia chiedere i voti di fiducia sempre il venerdì pomeriggio, quando i mercati stanno per chiudere. Purtroppo però il lunedì riaprono.

La Repubblica 15.10.11

L’accanimento terapeutico che lascia senza parole (Newsletter n. 9 ottobre 2011)

Oggi la parabola del Governo Berlusconi ha toccato il suo punto più basso, con l’ennesimo, disperato, salvataggio ad opera di una maggioranza che in questi mesi si è spesa per approvare i provvedimenti che riguardano gli interessi del Presidente del Consiglio e si è disinteressata ai problemi degli italiani (la manovra d’agosto ne é una dimostrazione, così come lo é il continuo rinvio dell’approvazione del decreto sviluppo).

Una maggioranza esclusivamente parlamentare, lontana dal Paese reale, che non ha più la fiducia degli italiani e che si presenta sempre più esigua, solo per perpetuare un vero e proprio accanimento terapeutico nei confronti di un Governo di fatto inesistente. Il suo unico collante si basa sulla paura delle elezioni o di qualsiasi altra soluzione che consenta al Paese di uscire dal tunnel nel quale è stato cacciato (un tunnel vero, non inventato come quello della Gelmini).

Il Governo Berlusconi ha fatto precipitare l’Italia in una condizione drammatica, dal punto di vista sociale, economico e civile. Gli spazi democratici sono sempre più ristretti, mentre un vero e proprio controllo dei mass media nazionali tenta di celare la condizione grave nella quale il Paese si trova e di mettere la sordina alla voce dell’opposizione, delle numerose e massicce manifestazioni di piazza e di chi protesta e chiede una svolta.

Di fronte a questa situazione, tutta l’opposizione unita è ricorsa ad una forma di protesta inedita nella storia repubblicana: ha disertato l’aula durante l’inutile e patetico discorso del Premier, venuto a Montecitorio per chiedere la 52esima fiducia. Abbiamo scelto il silenzio, ieri. Oggi, abbiamo votato contro alla sua richiesta, perché siamo convinti che Berlusconi avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni dopo il tonfo di giovedì in occasione del voto sul Rendiconto dello Stato.

L’Italia intera è ormai senza parole e sconcertata, tanta la rabbia e lo sdegno. Servirebbe ben altro afflato civile e politico da quello di Berlusconi per affrontare la crisi economica e sociale, che è riconducibile alla crisi internazionale, ma che è aggravata da ragioni endogene e dall’inadeguatezza di un Governo guidato da un Re Sole incollato al suo trono ed attorniato da una cerchia di cortigiani e vassalli.

Gli italiani sanno che il Re è nudo e che dopo di lui non verrà il diluvio. Le sue dimissioni in questo momento rappresenterebbero l’unica cosa utile che potrebbe veramente fare per il bene del Paese. Ma qui emerge la tara originaria dell’esperienza berlusconiana: il totale disinteresse per i problemi del Paese e la totale subordinazione di tutto ai suoi interessi. Ed è questo il problema vero che ha determinato la situazione attuale.

Qual è in sintesi il bilancio del Governo Berlusconi: meno lavoro, meno benessere, meno opportunità, meno sostegno alle famiglie, meno risorse per la scuola e l’università, meno politiche per le piccole e medie imprese, meno diritti, meno sicurezza, meno risorse per le forze di polizia, meno pluralismo, meno democrazia, meno giustizia, meno welfare, meno ricerca, meno autorevolezza sullo scenario internazionale, meno risorse agli enti locali, meno coesione sociale, meno solidarietà, meno investimenti per energie rinnovabili, meno crescita e PIL, meno rispetto del territorio, meno moralità. L’unico segno meno che manca, ed è l’ennesima promessa tradita, è quello riferito alle tasse, che sono aumentate.

Sono questi i problemi urgenti del Paese che non posso essere risolti da un Governo lontano e assente.

Oggi Berlusconi ha perso il consenso di altri quattro deputati (Versace, Gava, Destro, Sardelli). La sua debolezza é sempre più evidente. Noi continueremo a batterci. Perché un’alternativa possibile esiste e tocca a noi realizzarla.

 

Manuela Ghizzoni

Interrogazioni presentate in settembre e ottobre

Sulla mancanza di risorse per attribuire ai lavoratori della scuola lo scatto stipendiale maturato nel 2011, Atto n. 5-05494 dell’11 ottobre 2011

Sulle mancate dimissioni del dott. Zennaro dalla carica di direttore generale del Ministero dell’istruzione, Atto n. 3-01869 del 5 ottobre 2011

Sulla mancata tutela della chiesa Santa maria delle Grazie a Orbetello, Atto n. 5-05366 del 21 settembre 2011

I principali aggiornamenti del sito, le notizie, i commenti e le riflessioni dell’ultimo mese

Governo Berlusconi: 3 anni per distruggere la scuola

È stato pubblicato Governo Berlusconi: 3 anni per distruggere la scuola, opuscolo a cura dei deputati PD della Commissione Istruzione, che raccoglie e commenta l’attività parlamentare messa in campo contrastare la politica scolastica del governo.

Non tornano i conti sul Rendiconto e allora si ricorre alla fiducia

Un discorso penoso che non dà risposte su come risolvere la crisi

Berlusconi chiede la fiducia alla Camera semi deserta. Nessun passo indietro e nessuna risposta alla crisi economica e sociale. Bersani: “Stanno stracciando la dignità del Parlamento e noi non vogliamo che poi la gente pensi che siamo tutti nel mucchio”. […]

www.partitodemocratico.it, 13.10.11

 

“Lo strappo alle regole e la lezione del Colle”, di Claudio Tito

Nel declino inarrestabile di questo governo e del berlusconismo, c´è un elemento immutabile: la violazione da parte del premier delle regole di convivenza politica e il disinteresse per le norme che disciplinano i lavori del Parlamento e dell´esecutivo. […]

La Repubblica, 13.10.11

 

Opposizioni unite: “Usciremo dall’Aula per il discorso del premier”

Bersani: “Quella di domani non è una fiducia ordinaria e la situazione non può rimanere come è stata finora”. Le opposizioni unite usciranno dall’Aula durante le comunicazioni del premier mentre rientreranno venerdì per esprimere il loro NO al voto di fiducia […]

www.partitodemocratico.it, 12.10.11

 

“Non è stato soltanto un infortunio”, di Marcello Sorgi

Malgrado i ripetuti tentativi di Berlusconi e del Pdl di minimizzare la bocciatura ricevuta ieri dalla Camera, la gravità di quanto è accaduto è evidente. […]

La Stampa, 12.10.11

 

Premier in aula, ma il governo va ko L’opposizione: “E’ finita, salga al Colle”

La bocciatura a Montecitorio sul bilancio davanti gli occhi di un Berlusconi allibito che però minimizza: “Problema tecnico che si può risolvere”. […]

La Repubblica, 11.10.11

 

Governo battuto alla Camera con Berlusconi presente

Governo è stato battuto ed è andato sotto su articolo 1 del rendiconto generale del bilancio dello Stato. Presenti alla Camera Berlusconi e tutto il governo. Napolitano chiede chiarimenti. […]

www.partitodemocratico.it, 11.10.11

Italia declassata

“Sull’orlo del vulcano”, di Eugenio Scalfari

Moody´s, la principale delle tre agenzie internazionali di “rating” ha declassato di tre punti in una sola volta il debito italiano. «Lo sapevamo – ha commentato il “premier” – non cambia nulla». […]

La Repubblica, 06.10.11

 

“Anche Moody’s declassa l’Italia”, di Bianca Di Giovanni

L’agenzia ha abbassato il rating dei titoli di Stato da Aa2 ad A2. Palazzo Chigi minimizza. […]

L’Unità, 05.10.11

 

“La linea di affondamento”, di Massimo Giannini

Il verdetto di un´agenzia di rating non vale come un voto di sfiducia del Parlamento. Dunque non sarebbe giusto se il downgrading di un debito sovrano fosse di per sé sufficiente a far cadere un governo. […]

La Repubblica, 21.09.11

 

Governo sfiduciato. S&P declassa l’Italia

Il rating del debito pubblico passa da A+ ad A. Berlusconi incolpa i media (!) ma per S&P il governo italiano non è pronto ad affrontare questioni chiave per la crescita economica. […]

www.partitodemocratico.it, 20.09.11

Manovra d’agosto: pagano sempre i soliti

“Un buco da 20 miliardi”, di Maria Cecilia Guerra

La concitata estate dei provvedimenti di politica economica del governo ha portato a un risultato paradossale: la legge delega di riforma fiscale, pensata come strumento per rilanciare la politica della maggioranza, è diventata lo strumento per reperire i 20 miliardi che ancora mancanoper raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. […]

L’Unità, 12.10.11

 

“Caos sullo sviluppo, spunta la mini-patrimoniale”, di Valentina Conte

E’ ancora battaglia sul condono. «Non va escluso», ribadisce Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. «Non è praticabile», gli replica Luigi Casero, sottosegretario all’Economia. «Riforme sì, condono no», titola la Padania di oggi. […]

La Repubblica, 11.11.10

 

“Basta condoni sono una truffa”, di Gian Antonio Stella

Sul promontorio di Capo Vaticano, che Giuseppe Berto definì «uno dei luoghi più belli della Terra», svettano due ville «transgeniche». I proprietari hanno scavato due enormi buche, ci hanno costruito dentro il pavimento e le pareti e chiesto il condono: vasche di irrigazione. […]

Il Corriere della Sera, 10.10.11

 

“Il decreto sviluppo slitta ancora”, di Marco Rogari

Si allungano ancora i tempi per il varo del decreto sulla crescita. Alla fine di una giornata fitta di riunioni prima alla Camera, con Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e altri ministri, e poi a palazzo Grazioli con il premier e il solo stato maggiore del Pdl, ha preso corpo l’ipotesi di rimandare al 19-20 ottobre  […]

Il Sole 24 Ore, 07.10.11

 

«L’Italia cambi timoniere per salvarsi», di Romano Prodi

Prima dell`inizio delle ferie estive avevo scritto, con una certa sorpresa per molti, che in presenza di foltissime tensioni economiche e finanziarie della zona Euro, una crisi di governo sarebbe stata inopportuna. […]

Il Mattino, 02.10.11

 

“Così la Bce bacchettò Berlusconi: l’ultimatum europeo al governo”

«Caro Primo Ministro». Inizia così la durissima lettera, strettamente riservata, inviata dalla Bce al governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet […]

L’Unità, 30.09.11

 

“Famiglie, lavoro e imprese pagano gli errori del governo”, di Laura Matteucci

Già ad agosto saliti i tassi di interesse sui mutui. Imprese e famiglie alle prese con l’aumento dell’aliquota Iva al 21%. Timori per l’occupazione, mentre 4 milioni e 300mila lavoratori attendonoil rinnovo del contratto. […]

L’Unità, 23.09.11

 

“Iva, la tassa sui poveri: a loro costa il 60% in più che ai contribuenti ricchi”, di Luisa Grion

Peserà soprattutto sui redditi bassi, su chi – lo voglia o no – impegna buona parte delle sue entrate in consumi. E l´aumento sarà minimo solo all´apparenza, perché se è vero che l´aliquota sale di un punto solo, è altrettanto fuori dubbio che quel balzo rischia di mettere in moto il volano dell´inflazione, di provocare un ulteriore aumento di prezzi senza creare, d´altro canto, alcun intralcio agli evasori. […]

La Repubblica, 20.09.11

 

“Manovra, le famiglie pagheranno 33 miliardi”, di Laura Matteucci

Trentatrè miliardi sui 54 complessivi. Tanto peseranno sulle famiglie gli interventi diretti e indiretti di una manovra che deprimerà ulteriormente i consumi. […]

L’Unità, 18.09.11

 

“L’errore che non possiamo permetterci”, di Giuliano Amato

Si dice che in crisi delicate come quella che stiamo attraversando i commenti improvvisati dei leader politici sono tra i fattori che più spingono i mercati al ribasso. […]

Il Sole 24 Ore, 18.09.11

 

“Manovra, sciopero dei Sindaci. In piazza anche quelli del Pdl”, di Mariagrazia Gerina

Mancavano solo i sindaci della Lega. Ad eccezione dell’italoamericana Sandy Cane, prima cittadina a Viggiù, nel varesotto, che del veto posto da via Bellerio non si è curata: «L’avevo promesso ai miei cittadini che avrei partecipato alla protesta contro la manovra, non potevo tirarmi indietro: mi avrebbero sputato in faccia», dice, con il linguaggio diretto proprio del suo partito. […]

L’Unità, 16.09.11

 

“La minaccia dell’articolo 8, di Luciano Gallino

I commenti all´articolo 8 del decreto sulla manovra finanziaria hanno insistito per lo più sul rischio che esso faciliti i licenziamenti, rendendo di fatto inefficace l´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori allorché si realizzino “specifiche intese” tra sindacati e azienda. […]

La Repubblica, 15.09.11

Lui non ci rappresenta

“Una missione non necessaria”, di Franco Venturini

Ora che Putin si è tolto la maschera anticipando ai russi il risultato delle elezioni presidenziali di marzo, ha deciso di togliersela — ammesso che l’avesse — anche Berlusconi. […]

Il Corriere della Sera, 08.10.11

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“Il Cavaliere lancia “Forza Gnocca” così l´ossessione diventa un partito”, di Filippo Ceccarelli

Dopo tutto, e con il dovuto sgomento, Forza Gnocca esiste già. Gli storici del futuro avranno modo di raccontare come il signore e padrone di un partito, arrivato al potere in prossimità dei suoi settant´anni, decise non solo di plasmare una classe dirigente femminile a suo uso e consumo. […]

La Repubblica, 07.10.11

 

Storia di ordinario squallore

Berlusconi vorrebbe chiamare il Pdl: “Forza Gnocca” e un deputato leghista dice in Aula a Lucia Codurelli del PD: “…fatti scopare”.  […]

www.partitodemocratico.it, 07.10.11

 

Governo, Finocchiaro: “Che schifo maggioranza tra ‘gnocca’ e ‘fatti scopare’”

“Dopo il partito di ‘Forza Gnocca’ adesso anche ‘Fatti scopare’ rivolto dai leghisti alla deputata del Pd Lucia Codurelli. C’è veramente poco da ridere, questa maggioranza nell’atteggiamento verso le donne fa schifo. […]

06.10.11

 

“Quanto ci costa il cavaliere”, di Tito Boeri

Giulio Tremonti, che ha dimostrato in questi anni grande fantasia nel trovare nomi accattivanti per i nuovi balzelli che ha introdotto nel nostro sistema fiscale, forse la chiamerebbe Papi´s tax. […]

La Repubblica, 20.09.11

 

“La Chiesa, il Cavaliere e il suo Doppio”, di Gian Antonio Stella

Il Cavaliere, oltre che il premier, fa anche il cattolico «a tempo perso»? Le autorità vaticane sembrano aver scelto di tacere, per ora, su quel pollaio di finte infermiere e squillo russe e ballerine sudamericane che emerge dalle intercettazioni e che una delle ragazze coinvolte ha definito «un gran troiaio». Un silenzio assoluto. […]

Il Corriere della Sera, 18.09.11

 

“Quell’insulto può far saltare tutto”, di Paolo Soldini

Se è una leggenda metropoliatana, lo è tanto in Italia che in Germania. Se Silvio Berlusconi ha veramente detto “quelle cose” su Angela Merkel e risulterà pubblicamente che le ha dette, sarà uno scandalo senza precedenti per tutti, ma il problema, paradossalmente, sarà più grosso in Germania che in Italia. […]

L’Unità, 16.09.10

Idee democratiche 

«È finita, il governo non ha più la fiducia Noi siamo pronti», intervista a Dario Franceschini di Maria Zegarelli

L’intervista parte con unosfogo. «Quello che è successo oggi in Aula non è casuale, è grazie al lavorìo dell’opposizione. Per loro è stata una Caporetto: abbiamo mandato sotto il governo e bloccato il dl sulle intercettazioni, vorrei che qualcuno prendesse nota perché va bene prenderci i rimproveri della nostra gente quando sbagliamo, ma poi quando otteniamo risultati come questo vorremmo che non si attribuisse al caso. […]

L’Unità, 12.10.11

 

“Il PD e il futuro del progetto europeo”, di Pier Luigi Bersani

“Oggi ognuno può constatare le difficoltà che incontra il progetto europeo e anche la domanda di Europa che viene dal mondo e che l’Europa non riesce a evadere. […]

www.tamtamdemocratico.it, 08.10.11

 

“Ricostruiamo la fiducia e la speranza per il Paese”, di Pier Luigi Bersani

“Serve riabilitare l’Italia con rigore, riforme e prospettiva europea”. Sintesi della relazione del segretario Pier Luigi Bersani alla Direzione nazionale del PD del 3 ottobre 2011 […]

www.partitodemocratico.it, 03.10.11

 

PD: “Confronto subito con imprese e forze sociali”

Marcegaglia presenta “Progetto imprese per l’Italia”. Bersani: “Alcuni punti vanno in direzione delle nostre proposte, come quella sul fisco”. […]

www.partitodemocratico.it, 01.10.11

 

“Crisi: bisogna agire sull’immediato. Un nuovo patto sociale con le forze migliori di questo Paese”, di Stefano Fassina

Stefano Fassina , responsabile economico della Segreteria nazionale del PD, ha introdotto la sua lezione di politica alla Scuola di Cortona, spiegando ai giovani studenti le cause della crisi economica che attanaglia il nostro Paese e gli sviluppi critici delle ultime settimane […]

www.partitodemocratico.it, 26.09.11

 

“Buon compleanno, tempo pieno”, di Francesca Puglisi

Quaranta anni fa nasceva il ‘tempo pieno’ e segnava il progresso delle scuole italiane verso un modello educativo d’eccellenza che tutta Europa ci invidiava. […]

L’Unità, 24.09.11

 

Il Pd: «Il 5 novembre in piazza nel nome del popolo italiano», di Simone Collini

Bersani attacca il premier «impresentabile» all’Onu e dà appuntamento alla manifestazione del 5 novembre a Roma. Cesa ai parlamentari Udc dopo il voto su Milanese: «Preparatevi al voto a marzo». […]

L’Unità, 23.09.11

 

“L’asta delle frequenze per salvare il trasporto pubblico”, di Michele Meta

Il governo Berlusconi ha inferto in questi anni al sistema Paese ferite profonde. Rischia di essere tuttavia mortale il colpo assestato a tutto il settore dei trasporti. […]

L’Unità, 22.09.11

 

Giovani a cui è negato il futuro

“La rabbia dei giovani la miseria del Sud”, di Eugenio Scalfari

Tra le numerose e importanti esternazioni che il presidente Napolitano ha indirizzato nel suo viaggio in Piemonte e in Val d´Aosta ai cittadini che sono accorsi in gran numero a salutarlo ce n´è una che mi ha particolarmente colpito: «Non si debbono dividere gli italiani in buoni e cattivi». […]

La Repubblica, 09.10.11

 

“La generazione dei poveri”, di Tito Boeri

Nei giorni scorsi il ministro del Lavoro Sacconi ha cercato di scaricare sulla lettera di Draghi e Trichet del 5 agosto la responsabilità dell´articolo 8 della manovra estiva, quello che permette alla contrattazione aziendale di derogare alle leggi dello Stato, comprese le norme sui licenziamenti. […]

La Repubblica, 08.10.11

 

“Il Paese che spreca giovani e donne”, di Stefano Lepri

L’ Italia scoraggia le intelligenze, perché ha meno laureati degli altri Paesi avanzati, continua a produrne di meno, e non riesce nemmeno a dare un lavoro adeguato a tutti quanti, tanto che spesso i più brillanti vanno all’estero. […]

La Stampa, 06.10.11

 

“Una generazione abbandonata. La vera priorità è recuperarla”, di Bruno Ugolini

C’è qualcosa di stupefacente nelle parole (e nel le mancate scelte) del governo in carica. Mentre l’Italia rischia di precipitare nella bancarotta ci si ostina a non dire la verità al Paese, a diffondere ventate di ottimismo rassicurante. […]

L’Unità, 03.10.11

Chi crede alla nuova Gelmini del “dialogo”?

“La Gelmini ricomincia da tre”, di Marina Boscaino

Il 19 aprile 2011 – meno di 6 mesi fa – Gelmini, piuttosto piccata per l’incalzare di Floris, testualmente affermava: “Non ci sono tagli agli organici”. […]

Il Fatto Quotidiano, 10.10.11 

 

“Gelmini e la strategia dello scaricabarile”, di Manuela Ghizzoni

E’ cosa nota che Tremonti non goda più del primato all’interno del Consiglio dei Ministri che fino a non molti mesi fa lo rendeva primus inter pares. […]

09.10.11

 

SCUOLA: Ghizzoni (Pd); la Gelmini si esercita nell’arte dello scaricabarile

“E’ un segno del crepuscolo del centrodestra”. “La Gelmini si eserciti pure in questo crepuscolo del centrodestra nell’arte dello scaricabarile, ma non prenda in giro il mondo della scuola e tutti gli italiani. Nei suoi anni di gestione del ministero la scuola italiana non si è affatto modernizzata e non è stato di certo premiato il merito”. […]

09.10.11

La Gelmini e i dati secretati

Bocciati in calo, polemica sui dati nascosti “Gelmini scorretta, si deve dimettere”, di Corrado Zunino

Nel mirino l’ex portavoce Zennaro, autore della gaffe sui neutrini. La difesa del ministero: i nostri dati si basavano su una proiezione parziale. […]

La Repubblica, 05.10.11

 

Gelmini: Pd, dopo gaffe sul tunnel e incarico di Barbara Berlusconi, Zennaro si dimetta da direzione generale

Domani al question time interrogazione urgente. “Revocare al dott. Massimo Zennaro l’incarico da direttore generale presso il Ministero dell’istruzione – già anomalo in concomitanza con il ruolo di capo ufficio stampa del ministro Gelmini – e che appare oggi inopportuno e incompatibile rispetto al ruolo di consulente che gli è stato offerto da Barbara Berlusconi, secondo quanto riferito da un grande quotidiano”. […]

04.10.11

 

“Che fine hanno fatto i dati statistici sulla distruzione della scuola primaria?”, di Osvaldo Roman

Il ministro Gelmini prende in giro il Parlamento e nasconde i numeri che provano l’autentico massacro del sistema educativo più avanzato che l’Italia possedeva. […]

www.partitodemocratico.it, 04.10.11

 

“I bocciati fantasma del ministro Gelmini”, di Benedetta Tobagi

Ammettiamolo: era davvero difficile battere l´exploit del fanta-tunnel per neutrini. Ma Mariastella Gelmini è riuscita ancora una volta a lasciarci a bocca aperta. […]

La Repubblica, 04.10.11

 

Scuola: Ghizzoni (Pd), ci sono altri dati occultati dal Miur: forse per evitare altre brutte figure?

“La decisione del ministero dell’Istruzione di non comunicare i dati su promossi e bocciati nell’ultimo anno scolastico è un’altra trovata dell’ormai ex portavoce del ministro Gelmini, ancora purtroppo direttore generale del Miur. […]

01.10.11

Persa nel tunnel

“Il portavoce della Gelmini si dimette”

Le dimissioni di Zennaro seguono alle polemiche innescate da un comunicato del ministero sull’esperimento del Cern sui neutrini. Massimo Zennaro ha deciso di dare le dimissioni, ma continerà a svolgere l’incarico di direttore generale del Miur. […]

La Stampa, 30.09.11

 

“L’unico tunnel è quello dell’ignoranza”, di Giovanni Belfiori

Questo è il governo della meritocrazia e delle competenze? Questa è la cultura delle tre “i” inglese, impresa, informatica? e questa è la stessa signora Gelmini che si rallegra per l’alto numero di bocciature che selezionano i migliori? Imboccate il tunnel o attraversate il ponte, purché ve ne andiate al più presto. […]

www.partitodemocratico.it, 26.09.11

 

“Asini e particelle”, di Pietro Greco

Lo sappiamo. La dichiarazione ha fatto per ore il giro della rete. Perché il ministro, la signora Mariastella Gelmini, preso da entusiasmo è incorso in due piccoli errori. Ciascuno dei quali varrebbe la bocciatura a qualsiasi esame di terza media. […]

L’Unità, 25.09.11

 

“«Un tunnel di 750 km» La gaffe della Gelmini diventa un tormentone”, di Aldo Grasso

Questa volta Mariastella Gelmini l’ha fatta grossa. Il ministro dell’Università e della Ricerca ha voluto plaudire alla scoperta dei ricercatori che hanno dimostrato come i neutrini corrano più veloci della luce. Mettiamoci l’orgoglio nazionale (a dirigere l’impresa del Cern c’è il fisico italiano Antonio Ereditato), l’entusiasmo, la fretta, ma le congratulazioni del ministro contengono un clamoroso sfondone. […]

Il Corriere della sera, 25.09.11

 

FISICA: GHIZZONI (PD), “Un tunnel tra Ginevra e Assergi? La Gelmini fa ridere il globo”

Scivolone del ministro dell’Istruzione sull’esperimento sui neutrini che ha coinvolto i due istituti. “Un tunnel che parte dal Gran Sasso e arriva a Ginevra? […]

24.09.11

Dove sono finiti i soldi per gli scatti stipendiali?

“Ritorna la beffa degli scatti ai prof”, di Flavia Amabile

L’allarme è di due giorni fa: non ci sono soldi per gli scatti dei prof e dei bidelli, a dispetto delle promesse della Gelmini e del governo. I sindacati sono già sul piede di guerra e annunciano proteste per fine ottobre se non si troverà una soluzione ad una vicenda che tra ritardi, promesse non mantenute e annunci confermati solo in extremis va avanti da oltre un anno. […]

La Stampa, 30.09.11

 

“Non saranno pagati gli scatti di anzianità del 2011″

Per il 2011 non ci saranno soldi per pagare gli scatti di maturità del personale scolastico, come invece era avvenuto l’anno scorso dopo avere constatato l’entità della manovra e i risparmi. Si tratta di ben 664 milioni di euro che, in gran parte, non sono disponibili nel bilancio 2011. […]

Tuttoscuola.com, 29.08.11

 

Scuola, Pd: Corte dei Conti conferma nostro allarme su tagli a stipendi docenti e ATA

Ghizzoni: per il 2011 Miur non pagherà 664 milioni, siamo all’accanimento. “Il ministero dell’Istruzione non riuscirà a pagare a un milione di docenti e personale ATA della scuola gli scatti retributivi maturati nel 2011. […]

28.09.11

Concorso presidi tra sciatteria e protervia

“«La Gelmini ha fatto risparmiare milioni» Presidi, bufera sui test”, di Luciana Cimino

Domande d’inglese come slogan sull’operato del Miur nei test per la preselezione dei nuovi dirigenti. […]

L’Unità, 13.10.11

 

Scuola. Pd, perché Gelmini non ha rinviato concorso per dirigenti? Da ore sono in attesa di poter fare i quiz

“I candidati al concorso per dirigente scolastico sono da ore in attesa di prendere visione dei quiz ai quali dovranno rispondere.  […]

12.10.11

 

“Concorso dirigenti: tre comunicati in tre giorni, Ministero in fibrillazione”, di Annamaria Bellesia

Il 17% delle domande eliminate è un nuovo problema d’immagine. E mentre la stampa già parla di caos, comincia il palleggiamento delle responsabilità. […]

La Tecnica della Scuola, 09.10.11

 

“Presidi, 975 quesiti sbagliati. Il Pd: concorso da rinviare”, di Mariagrazia Gerina

«La capacità di negoziare e promuovere il cambiamento all’interno della scuola dipende dal carisma del dirigente (risposta giusta ndr) o dalla bontà delle relazioni tra i componenti (risposta sbagliata ndr)?». […]

www.partitodemocratico.it, L’Unità, 07.10.11

 

Scuola, Puglisi: “Miur al collasso”

“Rinviare concorso per dirigenti scolastici ed eliminare quesiti ideologici”. “Attendevamo e sollecitavamo ormai da tempo l’urgenza del concorso a dirigente scolastico, visto che ormai sono troppe le scuole statali italiane non governate a causa delle eccessive reggenze. […]

06.10.11

 

“Presidi, un concorso da ridere”, di Flavia Amabile

Galeotto fu Lucillo, e ancora una volta il ministero dell’Istruzione si trova in difficoltà. Non è colpa sua, a dirla tutta, ma il concorso per 2386 dirigenti scolastici sta suscitando ilarità negli osservatori e molta preoccupazione nei 42 mila partecipanti da quando il primo settembre è stata messa in rete la batteria di test all’interno della quale saranno scelte quelle della prova. […]

La Stampa, 27.09.11

 

“Presidi, il futuro è un quiz”, di Paola Fabi

Quel pasticciaccio brutto dei quiz del concorso per dirigenti scolastici è davvero risolto? Il ministero dell’istruzione ha annunciato solenne ieri che la prova si svolgerà il 12 ottobre. […]

Europa Quotidiano, 20.09.11

Per la scuola inclusiva

“Disabili e insegnanti di sostegno. I genitori passano alle denunce”, di Gioia Salvatori

Presi in giro, bistrattati, stanchi di lottare per diritti basilari. Si sentono così i genitori degli alunni disabili che hanno denunciato la pubblica amministrazione per l’insufficienza di insegnanti di sostegno all’avvio dell’anno scolastico. […]

L’Unità, 28.09.11

 

“Disabilità, storie di mala scuola”, di Irene Privitera

Una lotta solitaria per il diritto allo studio del proprio figlio disabile. L’anno scolastico per Margherita Basso è cominciato così. Il piccolo G. ha otto anni, è affetto da una grave paralisi cerebrale, soffre di epilessia, non parla e mangia a fatica. […]

L’Espresso, 21.09.11

 

“Scuola e ragazzi disabili.Dov’è il diritto allo studio?”, di Mariagrazia Gerina

C’è una battaglia drammatica, che i genitori di bambini e ragazzi disabili, stanno combattendo a colpi di ricorsi. Per difendere il diritto allo studio dei loro figli. […]

L’Unità, 17.09.11

 

“Disabili abbandonati e classi smembrate. Tanti genitori in lotta”, di Mariagrazia Gerina

Classi con troppi alunni, bambini che restano senza insegnante di sostegno. Sulla carta, non dovrebbero esistere. Basta scorrere quello dicono le circolari emanate dallo stesso ministero. […]

L’Unità, 15.09.11

Edilizia scolastica: un campo di battaglia

“Scuole a pezzi, ma Gelmini resta nel fanta-tunnel”

Il Cipe ’strilla’ Matteoli e Gelmini: ritardo sui lavori già decisi per l’edilizia scolastica per 116 mln di euro. Ghizzoni, Pd: «Auto-bocciatura». […]

Unità, 09.10.11

 

Edilizia scolastica, Pd: Cipe bacchetta Gelmini e Matteoli, non sanno spendere soldi

Ghizzoni: fondi bloccati perché Governo li usa per foraggiare consenso. “La delibera del Cipe è una auto-bocciatura dell’azione del governo e dimostra l’incapacità di intervento dei ministri Matteoli e Gelmini in materia di edilizia scolastica. […]

08.10.11

 

8 per mille: Passa l’odg del PD. Battuto il governo

La maggioranza è compatta solo in difesa di ministri indagati per mafia e per evitare i processi a Berlusconi. Alla Camera il governo viene battuto sull’odg del PD per la ripartizione dell’8 per mille. […]

29.09.11

 

“Inagibilità scolastica: nove edifici su dieci hanno bisogno di cure”, di Mariagrazia Gerina

«Che nessun genitore debba più piangere i suoi figli», così si era detto Antonio Morelli, dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2002. […]

L’Unità, 21.09.11

 

“Scuole a rischio crolli. Il 57% non ha neppure il certificato di staticità”, di Mariagrazia Gerina

Sono vecchie. Quasi tutte costruite prima del 1990. E, in questi anni, nessuno si è preoccupato del loro stato di salute. […]

L’Unità, 20.09.11

 

Geologi denunciano: il 57% degli edifici scolastici è insicuro, 9 su 10 in Sicilia. Nove milioni di persone a rischio incolumità

Edilizia scolastica poco sicura in tutta Italia con la maggior parte delle scuole, circa il 46%, costruite tra il ‘65 e il ‘90 e 9 milioni di persone, tra docenti, personale amministrativo e alunni, a rischio quotidiano di incolumita’. […]

www.partitodemocratico.it, 19.09.11

IV anno scolastico dell’era gelminiana: meno di tutto

Scuola, Ghizzoni (Pd): dati confermano fallimento Governo su precarietà

“Dopo un ritardo imbarazzante escono solo alcuni dati sulla scuola. Due elementi colpiscono: il primo riguarda il precarieto il secondo i tanti dati che ancora restano secretati. […]

11.10.11

 

“Nuovo salvaprecari più difficile”, di Carlo Forte

Al rush finale le domande per i nuovi elenchi del decreto salva precari. Il 27 settembre scorso si è tenuta l’ultima riunione di informazione ai sindacati presso il ministero dell’istruzione, durante la quale l’amministrazione ha raccolte le ultime osservazioni. Ed ora si attende solo la pubblicazione del decreto. […]

ItaliaOggi, 04.10.11

 

Scuola, Pd: Gelmini ha mezzi per intervenire su inammissibile obbligatorietà contributi

Ghizzoni: basta tagli, da ministro solo lacrime di coccodrillo. “Il ministro Gelmini, oltre a contestare la prassi che sta trasformando i contributi volontari dei genitori in contributi obbligatori, intervenga sul governo e ponga fine alla situazione finanziaria emergenziale delle scuole italiane”. […]

04.10.11

 

“Il rischio del danno di immagine. E non solo. A proposito di reggenze e Dirigenza scolastica” di Antonio Valentino

La questione delle reggenze, che costringerà la metà delle istituzioni scolatiche ad avere un dirigente “dimezzato” (in alcune regioni la percentuale supera il 65%), pone problemi che non riguardano solo la gestione delle scuole in quest’anno scolastico (e, molto presumibilmente, nel prossimo). […]

ScuolaOggi, 27.09.11

 

“Sos dalla scuola”, di Paolo B. Manca e G. Sias

Lo Stato taglia, la scuola lancia l’allarme. A Bologna 120 scuole su 130 hanno problemi, che vanno dalla mancata copertura del tempo pieno (e i genitori si auto-tassano) al sostegno insufficiente per i disabili. […]

L’Unità/Emilia Romagna, 23.09.11

 

“Dopo i tagli, i ritardi nei trasferimenti dei fondi per il funzionamento delle scuole e per le politiche educative, strangolano la scuola pubblica”, di Osvaldo Roman

I finanziamenti di cui alla Direttiva 2011 della legge 440/97 e i fondi per la gratuità dei libri di testo del bilancio 2011 (forse) arriveranno alle scuole e ai comuni solo ad anno scolastico inoltratato. […]

22.09.11

 

“Bambini «compressi» e aule inagibili Il caso Catanzaro”, di Luciana Cimino

Alcune classi elementari «dirottate» in un liceo della città. Create aule di 20 metri quadrati con 25 studenti: eppure il rapporto dovrebbe essere di 1,80 metri quadri per ragazzo. […]

L’Unità, 18.09.11

 

“Meno docenti, personale e alunni. Al sud parte la scuola che non c’è”, di Gioia Salvatori

Nel Mezzogiorno dove la dispersione scolastica è più alta, i tagli producono danni aggiuntivi. Manifestazioni in Sardegna, proteste in Puglia. […]

L’Unità, 16.09.11

 

“Così la scuola scoppia”, di Vera Schiavazzi

Rumore. Un fiume di bambini fa molto rumore, e anche un po´ di paura (per loro) quando si riversa tra grida e spintoni nel corridoio. […]

La Repubblica, 16.09.11

 

“«Scuola estrema» a Fucecchio. 41 alunni nella stessa aula”, di Francesco Sangermano

L’aula si affaccia sul corridoio di sinistra del piano terra. E la seconda porta sulla destra. Sulla porta rossa frangi fuoco un ritaglio di carta bianca: II A Igea. […]

L’Unità, 15.09.11

La scuola che vogliamo

“Nel cantiere della riforma al lavoro docenti e genitori”, di Marco Rossi Doria

Abbiamo raccolto, in questo avvio di anno, le voci dalle scuole. E non abbiamo sentito solo lamentele. Anzi, sta prendendo forma la convinzione che la scuola è una cosa importantissima e che per salvarla va cambiata da subito, come si può. […]

La Stampa, 03.10.11

 

“Salviamo l´asilo perfetto” la gara di Reggio Emilia per restare in cima al mondo”, di Maria Novella De Luca

«Il bambino ha cento lingue, ma gliene rubano novantanove… Ha cento mani, cento pensieri, cento modi di stupire, di amare… e poi cento, sempre cento». […]

La Repubblica, 27.09.11

 

“Genitori, aprite gli occhi”, di Giuseppe Caliceti

Il nuovo anno scolastico ripropone, aggravati, tutti i problemi degli anni precedenti, dopo che sulla scuola pubblica si è scagliata la scure della Gelmini. […]

Il Manifesto, 23.09.11

 

“La scuola non può escludere”, di Marco Rossi Doria

Mentre la metà dei giovani italiani ha un lavoro incerto o non lo ha, vi è il 20% di tutti i ragazzi tra i 15 e i 25 anni che non hanno completato la scuola superiore. Né hanno ottenuto una qualifica professionale spendibile. […]

L’Unità, 21.09.11

 

“Una Scuola Condivisa: democratica, inclusiva, colta e solidale”, di Giulia Tosoni

Un volume per tesi, che attraverso l’analisi delle quattro stagioni attraversate dalla scuola italiana dal 1960 ad oggi punta a dimostrare che un patto per rifondarla e rilanciarla, tra le forze politiche oggi all’opposizione è possibile quanto necessario. […]

www.partitodemocratico.it, 19.09.11

 

“Noi docenti, in prima linea per difendere la scuola”, di Marco Rossi Doria

Ritorno al passato “Abbiamo meno ore, creiamo classi con 40 alunni come negli Anni Settanta”. Chi fa scuola ogni giorno può anche protestare ma poi si rimbocca le maniche. […]

La Stampa, 19.09.11

 

“Chi non si rassegna. La mia giornata di prof in trincea”, di Mila Spiccola

Istituto “Salvatore Quasimodo”, Palermo, Italia. Venticinque studenti in una classe con tre disabili e non potrebbero essere più di venti alunni. In una seconda ho 25 alunni di cui tre disabili. […]

L’Unità, 18.09.11

 

Risalire in cattedra

I maestri cattolici dell’Aimc: “L’avvio del nuovo anno scolastico in tutte le regioni d’Italia. Si apre un anno in clima di forte preoccupazione sul futuro anche prossimo del nostro Paese”. […]

17.09.11

Cronache scolastiche ai tempi della Gelmini

“Gli studenti tornano in piazza no ai tagli e assedio alle banche una protesta in stile indignados”, di Corrado Zunino

Da Milano a Palermo 150mila in corteo. Vernice contro Moody´s. Contatti con la polizia nel capoluogo lombardo, tensioni e nervosismo anche nella Capitale. […]

La Repubblica, 08.10.11

 

“In classe e in ospedale: quelli (e sono tanti) che ancora ci credono”, di Mila Spiccola

Da piccola, a tavola, mi lamentavo per l’ennesimo no a qualcosa visto addosso alla compagnetta, figlia di un avvocato. «Ecco! Perché tu sei solo un maestro!». […]

L’Unità, 08.10.11

 

Voi il buio del presente, Noi la luce del Futuro

7 ottobre– Mobilitazione nazionale studentesca. La piattaforma della Federazione degli Studenti. “Incarniamo la speranza, lavoriamo all’alternativa”. […]

www.partitodemocratico.it, 06.10.11

 

“Studenti in piazza. La scuola pubblica non è una spesa: è un investimento”, di Mariano Di Palma

Guardando gli ultimi anni di attacchi alla scuola pubblica sembra che ormai lo spazio pubblico della formazione italiana abbia ormai esaurito le sue potenzialità, abbia raggiunto uno stadio così detto «di non ritorno». […]

L’Unità, 06.09.11

 

Giornata mondiale dell’insegnante: “Ricostruiranno l’Italia, come 150 anni fa”, di Francesca Puglisi

Saranno nuovamente gli insegnanti a ricostruire, nelle scuole, l’Italia di domani, così come accadde 150 anni fa, in cui furono proprio loro a realizzare appieno l’Unità d’Italia, diffondendo dalla Sicilia al Piemonte, tanto nelle campagne quanto in città, la nostra unica lingua, per sconfiggere poi negli anni ‘50 l’analfabetismo. […]

www.partitodemocratico.it, 05.10.11

 

“Bambini a pane e acqua perché i genitori non pagano la retta: dopo il Veneto la pratica arriva in Piemonte e Lombardia” di Gianni Trovati

Non bastava il caso di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, che l’anno scorso era salito alla ribalta della polemica nazionale per la decisione del sindaco di lasciare a pane e acqua a scuola i figli delle famiglie non in regola con il pagamento della retta. […]

Il Sole 24 Ore, 02.10.11

 

“Sull’efficienza del Sud pesa la fuga dalla scuola”, di Serena Uccello

Che la disoccupazione reale sia altra cosa da quella che compare nelle rilevazioni ufficiali è di evidente percezione a tutti. Che tutto ciò sia più concreto al Sud, è altrettanto risaputo. […]

Il Sole 24 Ore, 27.09.11

 

Scuole di frontiera: senza insegnanti nel regno della camorra

Angela Cortese, consigliere regionale PD Campania, denuncia la situazione di una scuola del napoletano: in tempi di crisi, qui i docenti rifiutano l’immissione in ruolo. […]

www.partitodemocratico.it, 22.09.11

 

“Precari, Cota dà la scossa leghista”, di Alessandra Ricciardi

In tempo di crisi, è un bel tesoretto, quello messo a disposizione dalla regione Piemonte: 10 milioni di euro per dare un’occupazione a chi nella scuola pubblica, causa tagli, quest’anno non avrà un contratto. […]

ItaliaOggi, 20.09.11

 

“Anche l’Emilia-Romagna ricorre contro il dimensionamento”, da Tuttoscuola

La Regione spiega di ritenere che “la materia dell’organizzazione scolastica sia oggetto di potestà normativa concorrente e che allo Stato spetti la sola emanazione delle norme di principio, mentre alle Regioni competono le disposizioni di dettaglio”. […]

TuttoScuola, 16.09.11

 

“Asili e buoni scuola per i veneti doc” Pd e Udc contro Zaia: discrimini i bimbi”, di Nicola Pellicani

“Prima i veneti” è lo slogan che ha accompagnato Luca Zaia in tutta la campagna elettorale, che l´ha incoronato governatore con percentuali bulgare. […]

La Repubblica, 15.09.11

Cronache universitarie ai tempi della Gelmini

“Cari studenti non mistificate: ecco le proposte Pd sull’università”, di Marco Meloni

Ho letto con attenzione il vostro appello “Comprendere la crisi, pretendere democrazia”, con cui annunciate una mobilitazione che, a partire dalla protesta contro la legge Gelmini e i tagli praticati dal governo […]

L’Unità, 11.10.11

 

“Università, le più care al Nord e le tasse dei figli degli operai più alte di quelle dei gioiellieri”, da La Tecnica della Scuola

Secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori le spese per frequentare gli atenei nordisti risultano più care, in media, del 13,5% rispetto alla media nazionale: le tasse maggiori a Parma, con oltre mille euro l’anno. […]

La Tecnica della Scuola, 04.10.11

 

“Ricercatori, l’Italia si ostina a non adottare criteri europei”, di Fulvio Esposito ed Enrico Alleva

A quattro anni dalla prima approvazione del suo regolamento da parte del secondo governo Prodi, l’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (Anvur, auspicata da anni dalla commissione lincea per la ricerca presieduta dal noto fisico Giorgio Parisi) sta faticosamente cercando di muovere i primi passi, all’ultimo piano del Miur di Piazzale Kennedy. […]

L’Unità, 01.10.11

 

Il CNSU boccia la bozza di Regolamento del Dottorato di Ricerca

Ieri giovedì 29 settembre, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) ha bocciato la bozza di Regolamento del Dottorato di Ricerca. Il CNSU ha infatti votato all’unanimità il parere sfavorevole presentato da Valentina Maisto, rappresentante dei dottorandi e socia ADI. […]

30.09.11

 

Università, Pd: 1 Mld per Atenei Sud? Boccata d’ossigeno ma siamo ancora ad annunci

“Il miliardo a disposizione delle università del Sud potrà forse rappresentare una boccata d’ossigeno anche se per il momento è poco più che un annuncio. […]

30.09.11

 

“Sempre meno iscritti, questa università più piccola e povera”, di Fausto Raciti e Federico Nastasi

Cresce il divario tra atenei che possono e che non possono. Ma anche tra studenti in condizione di frequentarli e quelli tagliati fuori. In questo modo è a rischio l’Italia del futuro. […]

L’Unità, 30.09.11

 

“«Indignarsi non basta» L’ottobre caldo degli universitari”, di Mariagrazia Gerina 

Contro il governo e la crisi. «Noi studenti paghiamo più degli altri le loro scelte sbagliate». Generazione senza futuro «Vogliamo riprenderci la politica e costruire una grande sinistra»- Manifestazioni, assemblee, sit-in. Dopo un anno gli studenti tornano a mobilitarsi. […]

L’Unità, 29.09.11

 

“Università, piano reclutamento ricercatori è scontro: tagliato fuori un ateneo su due”, di Alessandra Migliozzi

Il piano di reclutamento straordinario di professori associati previsto dalla riforma Gelmini (circa 1.500 posti all’anno per tre anni) taglia fuori dalla spartizione della torta metà degli atenei pubblici italiani. […]

Il Messaggero, 27.09.11

 

“Atenei a rischio default si salvano solo i rettori”, di Roberto Ciccarelli

Approvato il quinto decreto della riforma Gelmini. Trentasette università hanno i bilanci in rosso Il consiglio dei ministri ha approvato ieri il quinto decreto attuativo della riforma Gelmini (ce ne sono altri 37 in attesa). […]

Il Manifesto, 24.09.11

 

Istruzione, Napolitano chiede risorse I rettori: “Con i tagli gli atenei chiudono”, di Manuel Massimo

Il capo dello Stato: “Una scuola moderna ha bisogno di fondi adeguati”. Crui sul piede di guerra: dal 2009, finanziamenti calati di oltre il 7%, e l’anno prossimo sarà peggio : “Danni incalcolabili per gli studenti e la ricerca”. […]

La Repubblica, 24.09.11

 

“La valutazione della ricerca fa bene soprattutto ai giovani”, di Stefano Fantoni

Da quando si è ufficialmente insediata, all’inizio di maggio, dopo quasi cinque anni dalla sua istituzione, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca (Anvur) è stata oggetto di numerosi interventi, alcuni di supporto, con suggerimenti costruttivi, altri di aspra critica che denunciano paure a mio avviso infondate. […]

Il Corriere della sera, 21.09.11

 

Università, PD: “un altro no alla “riforma” Gelmini”

Ghizzoni: non abbiamo mai avuto dubbi sulla bruttezza e sull’inefficacia della legge 240 sull’università – nota come legge Gelmini – così come non li abbiamo mai avuto sul fatto che i suoi effetti sarebbero stati distorsivi e penalizzanti per il sistema. […]

20.09.11

Cultura: patrimonio svenduto

«Perché ci “riprendiamo” la Biblioteca Nazionale»

«Il nostro è un paese dove si legge poco. Il nostro è un paese dove due milioni di persone sono totalmente analfabete. Il nostro è un paese dove cinque milioni di persone sono semianalfabete. Il nostro è un paese dove non si promuove la lettura. Il nostro è un paese dove le biblioteche sono considerate un consumo culturale e non un servizio necessario. Noi la pensiamo diversamente». […]

L’Unita, 09.10.11

 

“ll pubblicitario di Silvio al comando della Biennale”, di Natalia Aspesi

La nave sta affondando, e si distribuiscono gli ultimi salvagenti, agli amici naturalmente: basta aver fatto tanti anni fa jogging con il premier, quando ancora le sue ginnastiche erano innocenti, per essere ricompensato con l´incarico culturale più prestigioso non solo dell´Italia ma anche d´Europa: la presidenza della Biennale di Venezia. […]

La Repubblica, 08.10.11

 

“Chi vuol svendere i monumenti”, di Salvatore Settis

Saldi di fine stagione per paesaggio e patrimonio artistico. Nell´Italia devastata dal berlusconismo e dal secessionismo leghista, impoverite non sono solo le nuove generazioni, condannate alla disoccupazione o al precariato perpetuo.  […]

La Repubblica, 28.09.11

 

“Editoria, riparte l’assalto al pluralismo: coi tagli cento testate a rischio”, di Roberto Monteforte

È ripartito l’assalto ai giornali politici, no-profit e editi dalle cooperative. L’alibi è quello dei tagli ai costi della politica, in realtà si colpiscono voci scomode. I tagli sono già pesanti, 4 mila i posti a rischio. Tagliare i costi. […]

L’Unità, 19.09.11

 

“Quei soldi spesi per il bene comune”, di Salvatore Settis

Bella idea: parliamo di Denaro e bellezza nella Firenze del Quattrocento, e parliamone oggi. Il punto è come. È il denaro che genera bellezza, o la bellezza che va in cerca del denaro? […]

La Repubblica, 17.09.11

Ritorna la legge bavaglio

“Legge-bavaglio, cinque anni di guerra per coprire gli scandali del Cavaliere”, di Massimo Giannini

Potente e minacciosa, la forza di fuoco dispiegata nelle ultime settimane dal presidente del Consiglio sulle intercettazioni. «Voi parlamentari approvate al più presto la legge: la situazione attuale non è da Paese civile» (Agi, 6 ottobre). […]

La Repubblica, 10.10.11

 

“Diritto di cronaca senza bavaglio”, di Giovanni Valentini

Quanti sono, esattamente, i cittadini italiani che vengono sottoposti a intercettazioni telefoniche, su ordine della magistratura per esigenze investigative? Gli ultimi dati del 2009 dicono 120 mila utenze per circa 80 mila persone, cioè lo 0,2% della popolazione. […]

La Repubblica, 08.10.11

 

Ddl intercettazioni. Bersani: “Uno scandalo parlarne mentre il Paese è in crisi”

E’ uno scandalo: mentre 5 donne che lavoravano a 4 euro all’ora muoiono sotto un palazzo e Moody’s ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni!”. […]

www.partitodemocratico.it, 05.10.11

 

“Perché va strappato il bavaglio alla libertà”, di Stefano Rodotà

Un simulacro di governo e una maggioranza a pezzi vogliono impadronirsi della vita e della libertà delle persone, con un attacco senza precedenti contro i diritti fondamentali. Si dice che i colpi di coda dell´animale ferito siano i più pericolosi. […]

La Repubblica, 29.09.11

 

“Il ritorno del bavaglio ad personam”, di Curzio Maltese

Così Berlusconi non era una vittima di ricatti, ma quello che pagava Tarantini perché mentisse ai magistrati. […]

La Repubblica, 28.09.11

 

Bavaglio al web col ddl intercettazioni ritorna la norma “ammazza blog”

Il governo ripresenterà lo stesso disegno di legge, inclusa la disposizione che obbliga i gestori di un sito a modificare i contenuti pubblicati se oggetto di richieste di rettifica. […]

Repubblica, 25.09.11

La Lega assaggia il declino

“Le crepe della Lega”, di Michele Brambilla

Fa quasi tenerezza Marco Reguzzoni quando definisce «enfatizzazioni giornalistiche» i resoconti sulla protesta della base leghista di Varese. Per essere più convincente, Reguzzoni aggiunge che «tra l’altro la stampa non era nemmeno presente». È un’aggiunta infelice che trasforma la smentita in una conferma. […]

La Stampa, 11.10.11

 

“Spintoni e tessere strappate. Critiche al leader: basta capetti”, di Marco Cremonesi

«Per il bene della Lega, dichiaro Maurilio Canton segretario…». Andrea Gibelli, negli scomodissimi panni di presidente dell’assemblea, non riesce a finire la frase. Perché la platea del congresso varesino esplode in un coro duro, insistito: «Voto, voto, voto». […]

Il Corriere della Sera, 10.10.11

 

“La passione leghista per le espulsioni”, di Gian Antonio Stella

Miracolosamente sopravvissuto all’ auto-espulsione, decisa quando sentenziò con solennità su La Padania del 26 luglio 1999 che «chi farà accordi con l’ Ulivo e con Berlusconi sarà espulso dalla Lega», il Senatur è indeciso: cosa fare di ogni traditùr che emerge giorno dopo giorno? […]

Il Corriere della Sera, 08.10.11

 

“Fenomenologia di Bossi. Né lingua, né popolo, la Padania è un’invenzione”, di Giuliano Procacci

L’analisi: Giuliano Procacci, scomparso tre anni fa, esaminò in un saggio del 2004 il programma leghista e dimostrò come l’idea di una nazione padana non abbia alcun fondamento. «C’è un uso disinvolto della storia che produce solo una certa evanescenza» […]

L’Unità, 02.10.11

 

Sfiducia a Romano, Berlusconi ordina la Lega obbedisce

Respinta dalla Camera la mozione contro il ministro delle Politiche agricole. Soro: “Allontanare l’ombra della mafia dal Governo”. Con 294 voti a favore e 315 contro, la Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata dal Pd contro Saverio Romano, ministro delle politiche agricole, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. […]

www.partitodemocratico.it, 28.09.11

 

“De profundis per la Lega”, di Federico Orlando

Domani la Lega «si turerà il naso e voterà no», come hanno annunciato Bossi e confermato Maroni. “No” al voto di sfiducia personale contro il ministro Romano, accusato dalla magistratura inquirente di essere colluso con la mafia. […]

Europa Quotidiano, 27.09.11

 

“L´epitaffio del Carroccio”, di Miguel Gotor 

L´affettuosa carezza che un Berlusconi torvo e cinto d´assedio ha lasciato scivolare sul capo ormai canuto di Bossi e lo sguardo smarrito, quasi bambinesco, di quest´ultimo riescono persino a fare tenerezza. […]

La Repubblica, 24.09.11

 

Franceschini: “Guerrieri padani quando fischia il padrone corrono scodinzolando”, intervista di Simone Collini

Dario Franceschini esce dall`aula di Montecitorio amareggiato ma non sorpreso dal voto su Marco Milanese. […]

23.09.11

 

La Lega salva Milanese dal carcere

“Il Carroccio continua a fare il partito di lotta e di governo, ma non potrà ancora lungamente andare a raccontare bugie ai suoi militanti. […]

La Stampa, 22.09.11

 

“Se la Lega alza il tiro”, di Nadia Urbinati

«Il popolo è sempre sovrano e quindi è l´unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato». A dirlo è l´onorevole Reguzzoni della Lega Nord per difendere la proposta di “secessione democratica” del suo leader, Umberto Bossi. […]

La Repubblica, 22.09.10

 

“Piuttosto della crisi meglio la secessione”, di Ilvo Diamanti

Umberto Bossi, ieri, a Venezia ha concluso la manifestazione che, da 15 anni, celebra la secessione padana. Il mito che mobilita e fornisce identità alla Lega e ai suoi militanti. L´ha fatto invocandola, puntualmente. La secessione. […]

Il Corriere della Sera, 19.09.11

La crisi che c’è e il lavoro che manca

“Fincantieri, niente lavoro a Sestri. E scoppia la rabbia degli operai”, di Massimo Franchi

Alle due del pomeriggio Giulio Troccoli, Rsu Fiom, è il primo sindacalista ad uscire dalla porta laterale del ministero dello Sviluppo economico. […]

L’Unità, 12.10.11

 

“8 ottobre. L’orgoglio del lavoro pubblico a Roma”

Sono docenti, ricercatori, medici, educatori, tecnici, impiegati, infermieri, vigili del fuoco, netturbini, musicisti… sono lavoratori delle istituzioni e amministrazioni pubbliche, responsabili di servizi fondamentali per tutti i cittadini. […]

Flcgil.it, 08.10.11

 

“Il sud abbandonato. La disoccupazione fa scappare i giovani”, di Marcella Ciarnelli

Il Mezzogiorno è sempre più lontano dal resto del Paese. E rischia di esserlo sempre di più, tanto più se i piani per il Sud del governo continueranno ad essere sempre e solo enunciazioni di principio.  […]

L’Unità, 28.09.11

 

“Sindacati e imprese sottoscrivono il patto. Sacconi sconfitto”, di Massimo Franchi

L’accordo del 28 giugno è «legge», mette nell’angolo l’articolo 8 della manovra e il piano per isolare la Cgil portato avanti dal ministro Sacconi. Prendendo in contropiede i giornalisti, ieri mattina di buon’ora industriali e sindacati si sono visti nella foresteria di romana di Confindustria (Via Veneto, dove era stato raggiunto e siglato) per sottoscrivere definitivamente l’accordo ormai passato alla storia sindacale come «quello del 28 giugno». […]

L’Unità, 22.09.11

 

Irisbus. Il PD al fianco dei lavoratori

Bersani: “Chiudere un’azienda come quella è inaccettabile”. Enrico Letta: “Una decisione che impoverisce ulteriormente il territorio”. Veltroni scrive una lettera al Sottosegretario Gianni Letta. “Dopo Modena e Termini anche Avellino: il risultato del Piano Fiat ad ora è che siamo a tre stabilimenti chiusi”. […]

www.partitodemocratico.it, 16.09.11

 

“Marchionne ringrazia l’Italia e chiude la fabbrica Irisbus”, di Marco Ventimiglia

Tutto in 24 ore: martedì mattina il sinistro ringraziamento di Sergio Marchionne al governo, «Quello che serviva ci è stato dato»; ieri, altrettanto di buon ora, l’asettico annuncio della Fiat: «Dopo la rinuncia del GruppoDr all’acquisto, l’attività dello stabilimento Irisbus di Valle Ufita cesserà». […]

L’Unità, 15.09.11

Non dimentichiamo la tragedia di Barletta

“Morti bianche e invisibili”, di Ilvo Diamanti

Sono passati pochi giorni dalla tragica morte di cinque ragazze, travolte dal crollo di una palazzina, a Barletta. Nel sottoscala, dove le vittime lavoravano “in nero”. […]

La Repubblica, 10.10.11

 

Barletta. Il cordoglio di Bersani e del Partito democratico

Delegazione del PD a Barletta per i funerali delle lavoratrici. Bersani: “Bisogna che il nostro Paese ritrovi il senso delle priorità: la dignità del lavoro e la sicurezza del lavoro, elementi ineliminabili di un Paese civile”. […]

www.partitodemocratico.it, 05.10.11

 

“La nostra vergogna”, di Luciano Gallino

Le hanno trovate abbracciate. Le quattro donne morte lunedì nel crollo della palazzina lavoravano in nero per pagare i mutui. E venivano pagate 4 euro l´ora. Ieri si è levato il monito di Napolitano: «È inaccettabile». […]

La Repubblica, 05.10.11

 

“Le lacrime e la lotta”, di Valeria Fedeli

Sono morte giovani donne a Barletta. Sono morte mentre lavoravano senza standard di sicurezza e di legalità, senza contratto e sottopagate. […]

L’Unità, 05.10.11

 

“La vita è il costo del tuo lavoro. Lettera a un’operaia che muore”, di Edoardo Nesi

ll costo del tuo lavoro è la vita. La tua vita. Sei un’operaia e vai ogni giorno a lavorare in uno scantinato. Lo scantinato è un opificio. Una maglieria. […]

Il Corriere della Sera, 04.10.11

Non è un paese per donne

“Non siamo un paese per donne? La risposta è nei numeri dell’Istat”, di Paola Zanuttini

D’ accordo, è un brutto momento per le italiane: le più in vista, elevate al rango di maîtresse à penser, sono le ospiti a cena di Berlusconi. […]

Venerdì di Repubblica, 08.10.11

 

Chi umilia le donne non può governare il Paese

Le Donne del PD tornano a chiedere a gran voce le dimmissioni del premier, perché “chi umilia le donne non può governare”. Mobilitazione delle democratiche contro la recessione civile ed economica del Paese. Agostini, Finocchiaro e Bindi: “Colpita ovunque la dignità femminile. […]

www.partitodemocratico.it, 30.09.11

 

“Senza le donne non c’è cambiamento”, intervista a Roberta Agostini di Maria Zegarelli

La coordinatrice delle Democratiche: «Spetta a noi costruire il futuro. C`è bisogno di una nuova cultura politica e di una vera democrazia paritaria». […]

L’Unità, 28.09.11

 

“Ragazze normali Paese anormale (Il ministro Carfagna?…Tace)”, di Caterina Soffici

Le ragazze italiane non sono tutte come le Papi Girl. Sai che novità. Il Corriere della Sera dedica un forum-inchiesta per tracciare l’identikit delle venti-trentenni e scopre che i sogni, le carriere, gli ideali delle giovani italiane non sono gli stessi delle varie Olgettine e delle ragazze di Bari. […]

Il Fatto Quotidiano, 20.09.11

 

“Come bestie da soma”, di Lorella Zanardo

Mi parli di Clarissa, mi parli di Carolina, mi parli di quest’altra, della Luciana, chi sono? Prendi un caravan… cosa ti devo dire…». «Vedi, dovremmo averne due a testa se no mi sento sempre in debito, tu porta per te e io porto le mie. […]

L’Unità, 19.09.11

 

“Il trattatello immorale della signorina Terry”, di Concita De Gregorio

No, non è gossip. È un trattato di antropologia culturale quello che Terry D e Nicolò, probabilmente Teresa, consegna al suo intervistatore in un video che da giorni migliaia e migliaia di persone stanno scaricando in rete. […]

La Repubblica, 19.09.11

 

“Il tempo è ora. L’Italia non è ancora un Paese per donne”, di Francesca Izzo

Siamo ormai sommersi da un fiume di rivelazioni sulla vita e i rapporti personali del premier e dalle inchieste giudiziarie che le accompagnano. […]

L’Unità, 18.09.11

 

“L’Italia delle ragazze normali. Che avventura meravigliosa” di Barbara Stefanelli

Chi sono le ragazze italiane? Chi sono le ventenni e trentenni che in questo momento studiano, lavorano, progettano e costruiscono così il futuro del loro. […]

Il Corriere della Sera, 18.09.11

Un referendum per la dignità del Parlamento

1.210.406 firme

Il referendum contro il Porcellum totalizza numeri da record Il referendum contro il Porcellum totalizza numeri da record: 1.210.406 firme. […]

Europa Quotidiano, 01.10.11

 

“Referendum da record”, di Fabrizia Bagozzi

Verso le due del pomeriggio, quando sono arrivati a 199 scatole (l’equivalente di 500mila firme), hanno appeso alla stanza di Fausto Recchia la bandiera dei pirati. […]

Europa Quotidiano, 30.09.11

 

“Referendum, l’Emilia è da record. Anche grazie ai dem”, di Fabrizia Bagozzi

Modena chiuderà a 12mila firme, Ravenna a 15mila, Bologna oltre 30mila. Alla festa del Pd di Modena anche ieri la coda al banchetto anti-Porcellum era più lunga di quella del (rinomatissimo) ristorante di Vignola. […]

Europa Quotidiano, 17.09.11

Per i diritti di tutti

Immigrazione, il Pd: “Il fallimento è della Lega”

La replica dell’on. Manuela Ghizzoni alle accuse dell’on. Alessandri. L’on. Manuela Ghizzoni replica alle asccuse dell’on. Alessandri della Lega. Ecco la sua dichiarazione. «Prendo atto che al parlamentare della Lega Nord Alessandri, che mi accusa di essere un’azzeccagarbugli perché ho provato a fare una riflessione seria sul dato anagrafico di Novi, interessa poco ragionare sui fenomeni e trovare soluzioni, ma preferisce sollevare la bagarre. […]

29.09.11

 

Gli immigrati alla seconda un po´ italiani e un po´ no”, di Vladimiro Polchi e Giancarlo Bosetti

Sono due le identità che le seconde generazioni di immigrati musulmani sentono come proprie, quella di origine e quella di destinazione, ma sono due anche le Italie che risultano da questa indagine sociologica di Abis: due Italie più lontane tra loro di quanto non siano lontane la nostra penisola dalla costa maghrebina. […]

28.09.11

 

Novi, Ghizzoni: “Quei bambini saranno italiani”

Il commento della parlamentare Pd: “Cresceranno in un Paese diverso da quello dei genitori, impareranno la lingua italiana, studieranno e lavoreranno in Italia”. […]

27.09.11

 

“Il paese dove nascono più stranieri che italiani”, di Jenner Meletti

Corrono sui larghi marciapiedi di piazza 1° Maggio, Ratil, Said, Floresita, Karanjiot e Aayan. Le loro mamme li controllano e li sgridano se si allontanano troppo. […]

La Repubblica, 26.09.11

Lettura per aprire la mente

“Gli illusionisti al tramonto”, di Curzio Maltese

L´anziana volpe e il malandato gatto che fingono di governare l´Italia nella bufera delle crisi si dimostrano ogni giorno più separati dalla realtà. […]

La Repubblica, 10.10.11

 

“La pace è donna il Nobel a tre africane”, di Adriano Sofri

La gente di una certa età (di un´età certa) ricorda senz´altro quella geografia dei continenti attraverso l´età delle donne, che cominciava con l´Africa: “La donna a vent´anni è come l´Africa: semi-inesplorata”. […]

La Repubblica, 08.10.11

 

“La tirannia della maggioranza”, di Stefano Rodotà

Davvero i diritti rischiano di non abitare più in Italia. Abbiamo già accumulato abbastanza discredito internazionale per l´incapacità di gestire la crisi. E anche per l´impresentabilità oltre frontiera del Presidente del consiglio. […]

La Repubblica, 06.10.11

 

“Il pericolo del doppio populismo”, di Nadia Urbinati

Le prime pagine dei maggiori quotidiani del mondo propongono ripetutamente immagini dell´aria di rivolta che si respira nelle capitali di quasi tutti i Paesi democratici mescolata a quella dei lacrimogeni. […]

La Repubblica, 03.10.11 

 

“La difficile coesione sugli interessi comuni”, di Giuliano Amato

E’ segno dei tempi che si legga una lettera della Banca centrale europea al nostro Governo come un messaggio dell`Oracolo di Delfi, dal quale apprendere la strada che dobbiamo imboccare per la nostra salvezza. […]

Il Sole 24 Ore, 02.10.11

 

“La coscienza dello Stato”, di Ezio Mauro

Ieri Giorgio Napolitano ha rotto un pezzo dell´incantesimo che blocca il Paese in questa lunga agonia del berlusconismo. Spazzando via false credenze, mitologie e leggende politiche che pure hanno imprigionato e condizionato l´attività di questo governo, il Capo dello Stato ha detto chiaramente quel che la politica (anche di opposizione) non riesce a spiegare […]

La Repubblica, 01.10.1

 

“Il salto della corruzione”, di Piero Ottone

Anche coloro che fino a ieri hanno esitato trovano adesso il coraggio di scriverlo: il governo di Berlusconi è un cattivo governo. Ma con una nuova trovata: la caduta del governo non cambierà nulla, perché il problema vero del Paese, problema profondo e strutturale, è “l´esistenza di un immane blocco sociale conservatore – così scrive Ernesto Galli della Loggia – il cui obiettivo è la sopravvivenza e l´immobilità.” […]

La Repubblica, 29.09.11

 

“La nostra vera sfida”, di Alfredo Reichlin

Non possiamo essere spettatori passivi di questo fosco tramonto del governo Berlusconi. Giorno dopo giorno si stanno bruciando i raccolti e avvelenando i pozzi di questa povera Italia. Ma non è vero che non c’è niente da fare. Mi chiedo: è davvero chiaro ciò che sta accadendo? A me non pare. […]

L’Unità, 27.09.11

 

“Non possumus”, di Barbara Spinelli

Parlando in nome della Chiesa italiana, il cardinale Bagnasco ha usato parole molto chiare, ieri, davanti al Consiglio permanente dei vescovi. Il nome del presidente del Consiglio non viene fatto, ma è di Berlusconi che parla […]

La Repubblica, 27.09.11

 

“Il paese dove Mao significa Maometto” di Mario Pirani

L´inizio dell´anno scolastico si è aperto con la riproposizione delle critiche a Mariastella Gelmini. Nella sostanza le polemiche vertono sui tagli che in gran parte, però, ricadono sulla manovra di bilancio e portano la firma di Tremonti. […]

La Repubblica, 26.09.11

 

“C’era una volta il federalismo”, di Carlo Carboni

Riemerge una fragilità ulteriore di un Governo già surriscaldato da critiche d’inadeguatezza: l’asse forte tra Berlusconi e Bossi si sta trasformando in debolezza determinante per la maggioranza. […]

Il Sole 24 Ore, 25.09.11

 

“Ricostruire l’Italia”, di Rinaldo Gianola

C’è un Paese da ricostruire quando finirà, speriamo al più presto, l’oscura stagione del governo Berlusconi. Nella settimana che ha visto il declassamento dell’Italia mentre il centrodestra era impegnato a salvare Marco Milanese e a rettificare le telefonate hard del premier, si sono mosse decisamente le forze sociali più responsabili, i sindacati e le imprese, che vogliono voltare pagina. […]

L’Unità, 24.09.11

 

“L’oscenità in politica”, di Giorgio Bocca

La politica, il parlar di politica come un interminabile, ossessivo fiume di oscenità, come accadeva nella fanciullezza quando ci scambiavamo parole “sporche” persuasi che quello fosse il segno della raggiunta maturità, che eravamo diventati uomini capaci di creare uomini. […]

La Repubblica, 23.09.11

 

“Un pesante distacco dalla realtà”, di Michele Brambilla

Di che cosa si parla in questi giorni in Italia? Ascoltando i discorsi della gente comune, non solo degli imprenditori, ma anche dei semplici dipendenti o di chi si incontra al bar o al supermercato, diremmo che non ci sono dubbi sull’argomento più gettonato. […]

La Stampa, 22.09.11

 

“Un premier allo sbando connivente e ricattato”, di Eugenio Scalfari

Ce la faremo da soli? Molti ci sperano, magari per scaramanzia. Oppure per quel “dover essere” che implica un richiamo alla coscienza morale, ma è chiaro e l´abbiamo scritto più volte che da questa crisi si può uscire tutti insieme o tutti insieme affonderemo perché l´economia internazionale è a tal punto intrecciata da costruire un unico sistema di forze e di debolezze. […]

La Repubblica, 18.09.11

 

“L’Italia merita qualcosa di meglio”, di Mario Calabresi

Ci sono giorni in cui il destino ti mette sotto gli occhi tutto quello che non vorresti vedere, da cui scappi, e lo fa con una chiarezza che non lascia scampo. […]

La Stampa, 16.09.11