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"Tremonti pronto alle dimissioni", di Francesco Bei

Giulio Tremonti, è pronto alle dimissioni. Dopo le critiche di Pdl e Lega alla manovra da 45 miliardi di euro il ministro diserterà il vertice di maggioranza previsto per stamani. Summit dedicato alle misure per la finanza pubblica. Bossi minaccia di trattare solo con Berlusconi mentre crescono i timori per l´asta dei Btp di oggi: gli spread con i bund tedeschi sono ai massimi storici. Chi ha sondato Tremonti riferisce che il ministro resta impermeabile a ogni richiesta di ammorbidimento della manovra. «Chi parla in questi termini – ripete Tremonti – non ha capito cosa sta succedendo sui mercati. Venerdì scorso lo spread tra Btp e Bund ha sfondato il record, pensavamo fosse finita, e oggi il differenziale ha raggiunto i 223 punti: 9 in più rispetto a venerdì». Ma le prediche di Tremonti restano inutili. Ha un bel dire il ministro che «rischiamo la Grecia», che lui non metterà mai la firma su una manovra all´acqua di rose che possa «mettere a rischio i titoli pubblici e quindi i risparmi di milioni di famiglie italiane». Berlusconi non ci sente, Bossi nemmeno. Eppure a Via XX Settembre la risposta per ora è ancora più netta: «Va a finire che i nostri btp diventeranno come i Tango-bond. I mercati non ci perdonerebbero una manovra soft».
Questa mattina i tre si vedranno prima del vertice di maggioranza per tentare un´ultima mediazione. Ma Tremonti avrebbe persino deciso di disertare il summit allargato a palazzo Grazioli per non farsi mettere in un angolo. Giocando la carta finale, quella minaccia di dimissioni che dovrebbe riportare alla ragione i due azionisti del centrodestra, Bossi e Berlusconi. E tuttavia, se in passato questa tattica ha prodotto risultati, sembra proprio che il premier stavolta non sia dell´idea di trattenere Tremonti. Lasciandolo andare, insalutato ospite, al suo destino. La violenta polemica scatenata contro il ministro da un fedelissimo del premier, Guido Crosetto, è stata la spia del malumore che cova a palazzo Grazioli. «Sono stanco – dice in privato il Cavaliere – di sentirmi dire: o così o niente. Questa volta Giulio, se insiste, potrà essere sostituito». Decisioni non sono ancora state prese, si tratta al momento di una partita a scacchi appena iniziata tra due giocatori – Berlusconi e Tremonti – che conoscono a menadito ciascuno le mosse dell´altro. «Io – osserva il premier – condivido l´obiettivo del pareggio di bilancio, la tutela del debito italiano. Ma Tremonti non propone nulla per lo sviluppo e se il Pil non cresce, anche il rapporto con il debito è destinato a peggiorare». Sono due “verità” al momento inconciliabili e destinate a cozzare. Oltretutto, a peggiorare il clima, c´è anche una certa ruvidezza del personaggio, che sta facendo andare fuori dai gangheri i suoi colleghi di governo. «Nessuno di noi conosce questa benedetta manovra – confida un ministro furioso – , Tremonti non ce l´ha fatta leggere. Ma se pensa di fare come l´altra volta, di farci votare in 3 minuti un pacco misterioso, si sbaglia di grosso».
Tremonti non si è fatto molti amici neppure in Parlamento, dove il progetto di tagliare i costi della politica ha fatto andare sulle barricate mezza maggioranza. «Quello che tagliò meglio di tutti i costi della politica – ricorda il ministro Gianfranco Rotondi – fu il cavaliere Benito Mussolini. E anche allora i giornali applaudirono. Questo non significa che fosse una cosa giusto. Oltretutto è come se il Cda di un´azienda pensasse di andare avanti insultando e prendendo a schiaffi gli azionisti: i parlamentari alla fine si arrabbiano e ti mandano a casa, tanto dal primo maggio non si può più minacciare elezioni anticipate. E io a casa non ci voglio andare».
L´arma forte di Tremonti, quella con cui è certo di poter mettere ancora una volta a tacere tutte le critiche, è ovviamente la minaccia di un attacco fenomenale della speculazione. Il rischio c´è, è concreto, e il crollo simultaneo di tutti i titoli bancari lo scorso venerdì è stata un´avvisaglia di quello che potrebbe accadere. Anche Napolitano predica cautela e vigilia sulle mosse del governo. Per questo il Cavaliere, consapevole che la linea di Tremonti al momento è “dopo di me il diluvio”, per rafforzare la sua posizione negoziale si sta dando da fare per immaginare un sostituto. Purtroppo per lui i nomi spendibili, quelli davvero in grado di rassicurare i mercati, non sono molti e quei pochi titolati non hanno intenzione di farsi arruolare in un esecutivo dalle prospettive incerte. Ma nelle ultime ore si sta facendo strada un candidato su tutti gli altri: Lorenzo Bini Smaghi. Membro del board della Bce, Bini Smaghi è in corsa per andare al vertice della Banca d´Italia dopo l´accordo raggiunto all´ultimo Consiglio europeo sulle sue dimissioni da banchiere europeo. Un nome in grado di tranquillizzare i mercati, soprattutto se iniziasse a circolare da subito, su cui il Quirinale non potrebbe sollevare obiezioni.
Al momento tuttavia si tratta solo di voci dentro il governo, la partita deve ancora cominciare. Giorni fa, sicuro del fatto suo, Tremonti ha ricordato un aneddoto a un amico, a dimostrazione che il Cavaliere fa la faccia feroce ma alla fine si rivela un agnellino. «L´anno scorso ci provò allo stesso modo ad evitare la manovra. Mi disse: ma perché non facciamo un bel condono? Poi se andò a via dei Coronari, in giro per antiquari, e dichiarò alle agenzie che lui il decreto ancora non l´aveva firmato. In realtà la manovra stava già sul tavolo di Napolitano per la promulgazione».

La Repubblica 28.06.11

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L´ira di commercianti e consumatori “Così alzate i prezzi e uccidete i consumi”, di Luisa Grion

Il passaggio all´11 e al 21%, secondo Confcommercio, dà un gettito aggiuntivo “teorico” . Federdistribuzione: così si ferma la crescita in un momento in cui va stimolata. Un punto in più per due aliquote su tre: se le indiscrezioni saranno confermate l´aumento dell´Iva ci sarà. Contrariamente a quanto annunciato dal governo qualche giorno fa alla platea di Confcommercio, l´imposta sul valore aggiunto sarà ritoccata. Lo prevede la bozza di riforma fiscale allo studio dell´esecutivo. Tre paginette appena dove – oltre al rimodulazione dell´ Irpef – alla voce Iva si dice che, ferma restando l´aliquota del 4 per cento, quella del 10 e quella del 20 aumenteranno di un punto.
L´ipotesi, se confermata dal Consiglio dei ministri di giovedì, è destinata ad avere forte impatto e a suscitare molti scontenti. Il fatto di lasciare ferma la prima aliquota, quella del 4 per cento, non placa le polemiche sollevate da negozi e catene distributive. La stessa Confcommercio fa notare che solo il 3 per cento dell´intero gettito Iva proviene dalla prima aliquota, quella fissata oggi al 10 per cento ne determina il 21, quella ora calcolata al 20 ha un impatto sul gettito totale pari al 76 per cento. Ecco quindi perché l´associazione guidata da Carlo Sangalli non rivede le stime e i giudizi formulati solo qualche giorno fa e precisa che «allo scambio meno Irpef più Iva non ci sta». Il passaggio all´11 e al 21 per cento, secondo il centro studi della Confcommercio, condurrà ad un gettito aggiuntivo «teorico» (perché resta alta l´evasione dell´imposta) di 6,6 miliardi di euro circa e ad una riduzione dei consumi reali dello 0,9, destinato a raggiungere l´1 per cento grazie agli effetti depressivi sul turismo. La manovra, così come si prospetta, non piace quindi né ai negozianti, né ai consumatori. Le Coop calcolano che «l´incremento dell´Iva potrà pesare per 290 euro di costi addizionali sui consumi della famiglia media». «Dentro i termini interessati all´aumento – specificano – ci sono prodotti come le carni, i biscotti, cereali, ma anche i prodotti farmaceutici, le bollette del gas e dell´elettricità. E´ una mossa perfetta per affossare la già scarsa propensione al consumo e per peggiorare le condizioni di vita dei ceti meno abbienti». Critica anche Federalimentare, aderente a Confindustria, e Federdistribuzione, l´associazione che raggruppa le principali aziende della distribuzione moderna: «aumentare l´Iva – specifica – vuol dire frenare la crescita in un momento in cui bisognerebbe invece stimolare la domanda interna». Per essere chiari, precisa Federdistribuzione, «carne, salumi e zucchero stanno al 10 per cento, abbigliamento per bambini, prodotti per la casa e la cura della persona al 20». Stessa linea per Rosario Trefiletti che parla a nome di Federconsumatori e Adusbef, associazioni dei consumatori: «E´ una manovra sciagurata – commenta – basti pensare che riguarda anche la vendita della benzina: il prodotto è un formidabile acceleratore per ricadute sia dirette che indirette». I casi, secondo Trefiletti, saranno due: «o aumenterà l´inflazione o scenderanno i consumi». L´unica stima a favore della ipotesi allo studio arriva dagli artigiani di Mestre, secondo la Cgia: «dal mix di riforma Irpef e Iva si prospettano risparmi medi d´imposta dai 435 ai 573 euro a famiglia» .

"Se non ora quando?", a luglio stati generali delle donne

Qualcosa è cambiato da quel 13 febbraio scorso, quando fecero scendere in piazza un milione di persone, e molto è rimasto come era: ora le donne di «Se non ora quando?» vogliono riprendere il filo di quella mobilitazione e trasformarla in qualcosa di permanente. Una sorta di «lobby» delle donne sparsa sul territorio nazionale e fortemente intenzionata a proseguire nel tentativo di cambiare il Paese e il suo rapporto con l’universo femminile. L’appuntamento di questa sorta di «stati generali» è a Siena, il 9 e 10 luglio, come hanno spiegato stamani in una conferenza stampa a Roma le protagoniste di quel formidabile evento di febbraio. Gli oltre 120 comitati locali di «Se non ora quando?», nati allora, si incontreranno a Santa Maria della Scala per un momento di confronto, dal Sud al Nord del Paese, sui temi che diedero vita alla grande mobilitazione: la vita e il lavoro, l’immagine femminile, il ruolo delle donne nella società e nei luoghi delle decisioni. Ci sarà anche Linda Laura Sabbadini dell’Istat, che fornirà dati sconfortanti sulla condizione femminile, e l’economista Tindara Addabbo. Il ragionamento, ha spiegato oggi Sara Ventroni, è che il 13 febbraio si è sprigionata una forza di cambiamento, che ha portato per esempio a far eleggere più donne alle ultime amministrative e al risveglio di un nuovo spirito civico. «Vogliamo che la rete resti in piedi – ha detto la regista Cristina Comencini – e si allarghi il più possibile. Il campo non lo lasciamo, anche se ci rendiamo conto che il nostro progetto di cambiamento è molto ambizioso». «Siena è un momento fondativo rivolto a tutte le donne» ha aggiunto Titti Di Salvo, mentre Serena Sapegno ha messo in guardia dal pericolo che l’euforia del 13 febbraio possa perdersi. «Il 13 febbraio ha fatto esplodere un processo già in corso – ha affermato la sindacalista Valeria Fedeli – e ciò che sta avvenendo dice che una parte della società civile si è svegliata. Non dobbiamo mollare, anche se c’è un pezzo della politica e delle istituzioni che si muove per bloccare questo movimento, come dimostrano le decisioni sull’età pensionabile. A Siena sarà un atto fondativo pubblico». Da domani parte la sottoscrizione online per la due giorni senese, sul sito di «Se non ora quando?».

L’Unità 28.06.11

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Riecco le donne di “Se non ora quando” “A Siena per cambiare il Paese”, di Silvia Fumarola

“Lavorano come gli uomini ma guadagnano meno: dati Istat sconfortanti” . Le donne sono abituate a non arrendersi; se cominciamo qualcosa, difficilmente mollano a metà strada. Ma perché la condizione femminile cambi veramente bisogna impegnarsi a fondo, far sentire la propria voce, senza dare niente per scontato, senza incertezze: per questo, dopo aver portato un milione di persone in piazza, le donne di “Se non ora quando?” organizzano la grande manifestazione a Siena del 9 e 10 luglio, perché «l´Italia diventi davvero un paese per donne». Indietro non si torna ma dopo il 13 febbraio, e la conferma che c´era una grande voglia – dapprima silenziosa – di cambiare, non si sono fatti grandi passi avanti.
Adesso gli oltre 120 comitati locali, nati in quell´occasione, si incontreranno nella città toscana, nel complesso di Santa Maria della Scala per una sorta di Stati generali della condizione femminile, un momento di confronto con le donne di tutta Italia, sui temi fondamentali: la vita quotidiana, il lavoro, l´immagine femminile, il ruolo nella società, la difficoltà enorme di conciliare famiglia e professione. Quante sono le donne nelle stanze dei bottoni? Ancora troppo poche. Linda Laura Sabbadini dell´Istat fornirà dati sconfortanti e l´economista Tindara Addabbo spiegherà come le donne siano ancora discriminate: lavorano come gli uomini, ma guadagnano meno.
«Vogliamo che la rete resti in piedi» chiarisce la regista Cristina Comencini «e si allarghi il più possibile; se siamo riuscite a portare tanta gente in piazza è stato grazie al web, al confronto continuo con tante donne diverse, in tutto il Paese. È fondamentale mettere insieme le esperienze e confrontarci, c´è stato un risveglio lo scorso inverno che è prezioso, le energie non vanno disperse. Partendo dalla difesa del corpo delle donne adesso vogliamo andare avanti, mettere al centro il lavoro. I dati parlano chiaro: le 800mila italiane costrette a lasciare il loro impiego dopo una gravidanza, l´esercito di precarie e disoccupate – eppure, è appurato, le donne sono le più efficienti e preparate – sono la dimostrazione che questo non è un Paese per donne. Il campo non lo lasciamo, anche se ci rendiamo conto che il nostro progetto di cambiamento è molto ambizioso».
Ma le donne riunite alla Fnsi (tra cui Francesca Comencini e Lunetta Savino, fondatrici del movimento) dov´è stata presentata la nuova iniziativa – che prevede anche una sottoscrizione online per la due giorni senese, sul sito di “Se non ora quando?” – hanno l´aria di voler andare fino in fondo. «Vogliamo coinvolgere gli uomini e farci sentire perché la politica» come spiega la Comencini «non può non farsi contagiare da un movimento che dal Nord al Sud ha scosso il Paese». «Il 13 febbraio ha fatto esplodere un processo già in corso» aggiunge la sindacalista Valeria Fedeli «e ciò che sta avvenendo dice che una parte della società civile si è svegliata. Non dobbiamo mollare, anche se c´è un pezzo della politica e delle istituzioni che si muove per bloccare questo movimento, come dimostrano le ultime decisioni sull´età pensionabile. A Siena sarà un atto fondativo pubblico».
Siena diventerà per due giorni “la città delle donne”: sono previsti sconti ed iniziative, come anticipa Tatiana Campioni, direttrice del Complesso di Santa Maria della Scala. «Per noi è un´iniziativa bellissima, speriamo davvero che tante donne, insieme, riescano a fare la differenza». «Cambiare» è il verbo più ripetuto. «Perché per cambiare davvero va combattuta una battaglia culturale» dice Lunetta Savino «il mondo ha bisogno dello sguardo delle donne, capace di andare a fondo nelle cose e modificarle. E va rinnovato anche il linguaggio, il modo di far sentire la protesta. Non a caso, all´inizio, abbiamo usato lo strumento del teatro, portando in scena lo spettacolo “Libere”».

La Repubblica 28.06.11

Il Pd si prepara al governo "Apriamo ai movimenti", di Goffredo De Marchis

Il Partito democratico anticipa le elezioni. Le vince, va al governo e il berlusconismo tramonta davvero. Cosa si fa una volta approdati a Palazzo Chigi? La lunga simulazione è cominciata ieri durante un seminario a porte chiuse organizzato dalla Fondazione Italianieuropei. Tre soli ospiti: il segretario del Pd Bersani, la presidente Bindi e il capo della minoranza interna Veltroni. Al riparo da giornalisti e telecamere, professori e politici dell´associazione guidata da Massimo D´Alema hanno discusso con i vertici del Pd facendo finta che l´ora X sia già qui, dietro l´angolo. Le sorprese non mancano. D´Alema dimentica gli scontri feroci degli anni passati e apre al contributo della società civile. Almeno nella versione offerta da Pier Luigi Bersani. «Possiamo e dobbiamo stare accanto a quei movimenti che non chiedono solo la difesa dell´esistente ma propongono un´innovazione», spiega il leader. Il presidente del Copasir annuisce e osserva senza verve polemica: «Guardate Milano. La cosa più curiosa è che abbia vinto Pisapia con i suoi 15 anni di parlamento sulle spalle. Noi in fondo, con Boeri, avevamo fatto una scelta più aperta a ciò che sta fuori dai partiti».
Parlano i professori della Fondazione (Guerrieri, Gotor, Viesti) nella sede di Piazza Farnese. Introduce Giuliano Amato, relaziona Alfredo Reichlin, si confrontano gli altri membri politici del comitato di indirizzo: il responsabile Esteri Lapo Pistelli, Gianni Cuperlo, Roberto Gualtieri, Enrico Letta. Mai pronunciata la parola primarie, né leadership, né alleanze. Gli accademici prendono di petto il tema conti pubblici e rapporto con l´Europa. Disegnano un quadro drammatico che non lascia margini di manovra alla politica. Altro che riforme fiscali, patti di stabilità corretti e simili operazioni. Letta condivide questa analisi: quello che impone Bruxelles va seguito alla lettera per evitare la catastrofe. Reichlin confuta. E D´Alema corregge profondamente: «Nel giro di tre anni andranno al voto Francia, Italia e Germania. Le politiche del centrodestra non sono un dato immutabile. Un nuovo centrosinistra, unito a livello continentale, può mutare gli indirizzi rispettando il rigore dei conti». Ma con la crisi, con il nostro debito monstre, con il rientro obbligato dovrà fare i conti il Pd se raggiungerà le stanze dei bottoni, a Palazzo Chigi e a Via XX settembre. Per questo la simulazione si concentra a lungo sull´economia.
Il primato della politica in Europa e in Italia è un pallino di D´Alema. Che però apre la porta al vento dei movimenti. Sono le tracce lasciate dai referendum e dal successo delle primarie. «Non dobbiamo fare l´operazione tradizionale dei vecchi partiti – spiega Bersani – . Ossia cooptare le spinte dal basso, assorbirle per relegarle in un angolo. Il partito sta dalla parte della società civile che fa una proposta e respinge le piattaforme che non condivide». Il dalemiano Gualtieri, eurodeputato, sottoscrive: «Non esiste una contraddizione tra partito solido e partito aperto». Lucia Annunziata e Cuperlo confidano invece i loro timori sugli effetti dell´antipolitica.
Walter Veltroni spiega perché la risposta a una società civile attiva e viva resti il bipolarismo. «Quello vero – dice – non quello che divide il Paese in berlusconiani e antiberlusconiani. Fissare vincoli e programmi è meglio del ritorno a governi contrattati tanto più con partiti così deboli, molti diversi dai loro parenti della Prima repubblica». Ma il Pd, insiste l´ex segretario, dev´essere «la risposta alla crisi del berlusconismo. La fine di un´epoca lo investe di una responsabilità enorme: diventare l´elemento centrale del cambiamento». Riscoprire, in sintesi, la vocazione maggioritaria. Davvero, nel lungo seminario, il Pd fa finta di aver già tagliato il traguardo. Di trovarsi a gestire una fase delicata e molto difficile. «Di queste cose occorre parlare anche fuori di qui – avverte Cuperlo -. La gente non ne può più delle discussioni sul leader». Ci riuscirà il Pd? Intanto fa le prove generali. Si sta preparando, è questa la novità.

La Repubblica 28.07.11

"Nasce “Tam tàm democratico” il Magazine online di cultura politica del Pd", di M. Antonella Procopio

Bersani: “Una nuova rivista di approfondimento del Partito che viaggerà sulla rete. Alla Conferenza stampa: Franco Monaco, Stefano Di Traglia, Alfredo D’Attorre

“Voglio presentarvi una nuova rivista del Partito democratico di approfondimento e di cultura politica che viaggerà sulla rete”, ha detto il Segretario del Pd Pier Luigi Bersani, aprendo la Conferenza stampa di lancio della rivista Tam tàm democratico.
“Le ragioni di questa iniziativa sono molteplici”, ha spiegato Bersani. “Innanzitutto la politica ha a che fare col pensiero, quindi è necessario scandagliare il presente con profondità. Inoltre, un Partito aperto si deve concentrare su momenti di riflessione dando spazio ai grandi temi intellettuali di cultura democratica”.

“Con questa rivista –ha detto il Segretario –vogliamo sfidare il luogo comune che vede la rete unicamente come spazio dove si sviluppa “un pensiero corto”, uno scambio di battute. Non a caso abbiamo pensato di costruire un prodotto che chiamiamo Tam tàm democratico e di cui è disponibile online il primo numero all’indirizzo www.tamtamdemocratico.it”.

“La rivista accompagnerà la ricerca dell’identità del Partito democratico e il profilo che deve assumere per essere un vero progetto per l’Italia, legato ad un esercizio collettivo in polemica ed alternativa al modello berlusconiano. Perché il Pd –ha aggiunto il leader democratico –ha fiducia nel pensiero e nel concorso di tanta gente. Difatti confidiamo che la rivista Tam tàm possa soddisfare e coinvolgere esigenze e protagonismi diversi”.

Il senatore Franco Monaco sarà il Direttore editoriale della rivista online, Stefano Di Traglia, il Direttore responsabile della comunicazione e Alfredo D’Attorre, Coordinatore del comitato editoriale della rivista.

Franco Monaco ha approfondito i contenuti e l’intento della rivista. “Tamtàm deve essere concepita come uno strumento che accompagna il Pd stimolando riflessioni e confronti, cultura e pensiero politico. Non inseguiremo le questioni programmatiche del Pd –ha ribadito il direttore – ma la rivista avrà un terreno suo proprio di elaborazione, situata politicamente intorno e dentro il Pd”.

“Il primo numero già online è incentrato sull’ “Uguaglianza”, come valore politico attuale, dalle sue fondamenti alle sue applicazioni. Il secondo numero, al quale stiamo già lavorando –ha detto Franco Monaco – sarà incentrato sulla “questione democratica”, con attenzione allo strumento Partito che verrà affrontata in autunno, a partire dai Circoli fino a salire. Sono stati scelti questi due temi proprio per sviluppare il nesso tra questione sociale e democratica che necessitano di essere approfonditi in questo momento nel Paese”.

“Tutti i numeri della rivista –ha spiegato il senatore democratico Franco Monaco –avranno un loro focus monotematico unitario e nella redazione degli articoli verranno alternati nomi autorevoli ad intelligenze nuove e fresche. Certamente nei numeri successivi della rivista verranno affrontate altre due questioni importanti: la ripresa critica del progetto europeo e la questione dei diritti. Su questa ultima c’è già un gruppo di lavoro presieduto dalla Presidente della Assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi, che svilupperà anche le questioni eticamente sensibili”.

A conclusione della Conferenza stampa di presentazione, il Direttore della nuova rivista Tam tàm ha evidenziato un elemento importante emerso durante le precedenti riunioni di redazione, ovvero il grande segno di maturazione e stabilità del Pd come comunità politica. Infatti le discussioni svolte sono state molto libere e le diverse appartenenze si sono espresse con una unica anima, segno di un mescolamento di sensibilità già in atto.

da www.partitodemocratico.it

“Il Governo si sta avviando verso un tramonto estenuante e pericoloso", di Andrea Draghetti

Bersani:”Il governo ha il dovere di risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, se non è in grado di farlo deve andare a casa”

“Dovrei essere io uno dei pochi italiani che gli credono?”. Così Pier Luigi Bersani ha risposto all’appello al dialogo condiviso del premier Silvio Berlusconi.

Durante la conferenza stampa di presentazione Tamtàm democratico, la nuova rivista di cultura politica, il leader democratico ha ribadito che “dialogo è una parola fumosa. Il dialogo, lo ripeto si può fare in un posto ben preciso che si chiama Parlamento: lì sono disposto a discutere di tutto, come, ad esempio, dimostrato dalla nostra proposta per risolvere l’emergenza rifiuti. Se vogliono il dialogo in Parlamento ci siamo. Ma finora siamo stati sempre inascoltati: altrimenti non ci troveremmo davanti a questa manovra economica che stanno per presentare. Berlusconi dice ‘no a crisi al buio?’. Ma il buio siete voi…”.

La presentazione del magazine online è stata anche l’occasione per rispondere ad alcune domande di attualità politica:

Scontri tra forze dell’ordine e No-Tav. “Nel movimento No-Tav ci sono anche frange violente. Negare questo significa assolverle. Non possiamo accettare l’idea che il processo di decisione venga bloccato da una frangia”. Così Pier Luigi Bersani a proposito degli scontri in Val di Susa.
Bersani ha voluto rivolgere un appello alla prudenza alle forze dell’ordine, “quelli di stamani in Val di Susa sono avvenimenti spiacevolissimi. C’è molta amarezza da parte nostra. È necessario il confronto. Sì al confronto e al dialogo ma diciamo no al blocco dei cantieri. Noi siamo contrari che il processo di decisione venga bloccato con iniziative che coinvolgono frange limitate. Ma invito le forze dell’ordine a tener presente i caratteri di un’azione che deve al massimo essere quella di limitare ridurre e attenuare gli incidenti”.

Intercettazioni. “Sulle intercettazioni noi abbiamo sempre la stessa posizione: escludiamo sia il bavaglio alla stampa sia la limitazione delle intercettazioni come reperimento della prova.
Questa è la nostra proposta che è stata depositata in Senato e che porta la firma di Finocchiaro e Casson. È inutile che il governo citi il ddl Mastella. Se gli va bene la nostra, noi ci siamo. Il problema è che non gli va bene quella”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier LuigiBersani, parlando in conferenza stampa al Nazareno.

Rifiuti. “Io da presidente dell’Emilia Romagna ho preso i rifiuti di altre regioni. Io sono il primo a dire che la Campania deve darsi in tempi certi un’autosufficienza nel ciclo rifiuti, ma non mi piace sentire che dei bambini, che ritengo italiani, respirino quell’aria. Dobbiamo dargli una mano: è una vergogna che non scatti questo meccanismo. Se il governo non risponde a questo deve andare a casa perché allora non è un governo”.

Manovra finanziaria. “E’ assurdo che chi ci ha portato in queste condizioni pensi che possa essere la cura. Su questo non accettiamo diktat, come non accettiamo di vedere colpiti welfare e lavoro. Finiscano con le ipocrisie”.

Vasco Rossi e Pier Ferdinando Casini. Vasco Rossi si ritira dalle scene? Uno dei più noti fan del rocker emiliano, Pier Luigi Bersani lo invita a ripensarci. “Come dice lui in una famosa canzone, “Ci credi? Ci credi tu? Beh io non ci credo”, spiega il leader del Pd. Una risposta che Bersani si sente di dare anche a Pierferdinando Casini, che ha ipotizzato un governo d’emergenza. “Più o meno – ha aggiunto Bersani – la stessa cosa che dice Vasco: io non ci credo al governo d’emergenza. Meglio andare al voto. L’ipotesi di un governo di emergenza è una ipotetica del terzo tipo”, che sarebbe possibile solo “in uno scenario in cui Berlusconi facesse un passo indietro”.
“Se ci fosse uno scenario così il Pd direbbe: vediamo. Ma quando Casini dice che se non si realizza questa ipotesi allora è meglio andare a votare, io sottolineo questo, perché questo governo si sta avviando verso un tramonto estenuante e pericoloso”.

da www.partitodemocratico.it

Ustica, il monito di Napolitano "Ogni sforzo per rimuovere le ombre"

Sulla vicenda di Ustica “ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto”. Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in occasione del 31enisimo anniversario della tragedia del DC9 ha inviato un messaggio alla presidente dell’Associazione parenti vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, rinnovando “ai famigliari delle vittime di quella terribile notte, la sua affettuosa e solidale vicinanza”. Era stata proprio Daria Bonfietti a lanciare un appello 1 affinché “il governo si impegni perché i Paesi ai quali è stato richiesto rispondano alle rogatorie internazionali”.

Il 27 giugno del 1980 un Dc9 dell’Itavia si inabissò in mare. Persero la vita 81 persone. Una tragedia dai contorni mai chiariti, rimasta senza colpevoli, che ha prodotto in tre decenni inchieste della magistratura, interrogativi e polemiche e che rappresenta ancora oggi un mistero insoluto. Il volo IH870 decolla alle 20.08, con due ore di ritardo, da Bologna alla volta di Palermo.
L’ultimo contatto radio tra il velivolo e il controllore è delle 20.58. Poi alle 21.04, chiamato per l’autorizzazione di inizio discesa su Palermo, il volo non risponde. Alle altre chiamate replica solo il silenzio. L’aereo è disperso. Cominciano le ricerche e per tutta la notte elicotteri, aerei e navi perlustrano la zona. Solo alle prime luci dell’alba, ad alcune decine di miglia a nord di Ustica, una chiazza oleosa e i primi relitti fanno capire cosa è avvenuto: il velivolo è precipitato al largo dell’isola del palermitano, in un tratto del mar Tirreno in cui la profondità supera i tremila metri.

“L’iter tormentoso di lunghe inchieste e l’amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati – scrive Napolitano nella lettera a Bonfietti – non hanno consentito la esauriente ricostruzione della dinamica dell’evento e la individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l’impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere le indagini tuttora in corso. La scelta dell’Associazione – continua il presidente della Repubblica – di celebrare l’anniversario attraverso un percorso artistico nello spazio antistante il Museo della Memoria (oggi apertura straordinaria dalle 10 alle 14, ndr) contribuirà ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo di una tragedia che resta viva nella coscienza dell’intero Paese e che esige una valida e adeguata risposta di verità e giustizia”.

Messaggio analogo anche dal presidente del Senato, Renato Schifani, che rinnova la vicinanza sua “e di tutti i colleghi senatori alle famiglie colpite, insieme al profondo cordoglio per quanti persero la vita nel disastro aereo”, e scrive che “non potremo mai dimenticare lo sgomento di quella notte. Per questo le istituzioni e la società civile hanno il dovere di essere al fianco di chi è stato colpito da questa assurda tragedia e pretendere che sia fatta chiarezza su uno degli episodi più terribili e ancora oscuri della storia recente del nostro Paese”.

www.repubblica.it

"Cultura, musei, cinema un'industria da 68 miliardi", di Giovanni Valentini

E se qualcuno pensa ancora che “con la cultura non si mangia”, ha motivi più che sufficienti per ricredersi e anche fare indigestione. Tanto più che l`Italia, con appena 60 milioni di abitanti e 300 mila km quadrati di superficie, ha la fortuna di detenere il più grande patrimonio storico e artistico del mondo. E questa, in mancanza di risorse naturali, resta la fonte principale a cui il Belpaese può attingere. E in questo modo l`Italiapuò riprendere a crescere nella competizione globale, di- fendendo emagarirafforzando la sua posizione sul mercato internazionale del turismo.

Mentre il governo si appresta a varare una manovra finanziaria da oltre 40 miliardi di euro per ridurre il nostro colossale debito pubblico, rimettere i conti sotto controllo e sfuggire così agli attacchi della speculazione, arriva a proposito una ricerca di Unioncamere e della Fondazione Symbola, di cui è presidente Ermete Realacci, a documentare l`importanza di questo settore. Nel 2010, l`industria culturale italianaha superato i68 miliardi di euro, corrispondenti al 4,9% del valore aggiunto complessivamente prodotto dalla nostra economia. Sul piano dell`occupazione, ciò significa 1,4 milioni di addetti, pari al 5,7% del totale (fonte: Istituto Tagliacarne).

La cultura, insomma, non è un lusso né un optional. Si mangia e dà da mangiare. È un`industria a tutti gli effetti. E “produce” beni e servizi con il marchio “made in Italy” che in questo caso non si possono imitare né tantomeno contraffare.

Il ruolo delle imprese che operanoin questo comparto (e cioè le industrie culturali in senso stretto e quelle creative; le attività legate al patrimonio storico, artistico e architettonico; quelle di performing arts e arti visive) appare ancora più rilevante in base al suo andamento dinamico, con particolare riguardo all`ultimo triennio 2007-2010. In un periodo in cui anche altri settori strategici- come il commercio e imezzi di trasporto -hanno accusato flessioni produttive e occupazionali, sono state proprio le aziende culturali a mostrare una maggior capacità di tenuta rispetto al resto dell`intera economia, conuna crescita del 3% (in termini di valore aggiunto nominale) contro lo 0,4% complessivo. Addirittura in controtendenza risulta poi il trend occupazionale, in virtù di un aumento di quasi un punto percentuale (+0,9%) a cui si contrappone la flessione subita a livello generale (-2,1%D): in valori assoluti, una crescita di 13mila addetti nel segmento culturalerispetto a una contrazione di oltre mezzo milione nell`intero sistema economico.

È stato principalmente il segmento del Design e Produzione di stile a trainare la crescita delle industrie creative nel periodo considerato dalla ricerca di Unioncamere e Symbola: +8,2% di valore aggiunto e +3,1 %D di occupazione.

Anche il comparto della Comunicazione e branding ha registrato uno sviluppo economico piuttosto apprezzabile (+3,1%), accompagnato tuttavia da una stagnazione dell`occupazione.

Neppure le attività legate alla progettazione architettonica sembrano aver sofferto più di tanto la crisi, realizzando un aumento del valore aggiunto prodotto di oltre il 4 per cento sostenuto anche dall` espansione della propria base occupazionale di circa un punto e mezzo percentuale.

Gli ultimi tre anni sono stati negativi, invece, per l` artigianato legato alla cultura che ha dovuto subire una contrazione di oltre tre punti percentuali (-3,6%) in termini produttivi e di un punto in termini occupazionali. Questo dipende in molti casi dalla dimensione ridotta delle aziende e dalla difficoltà di tenere il ritmo del cambiamento dettato della globalizzazione: secondo l`indagine delle Camere di commercio, servirebbe perciò una migliore politica di rete tra le piccole imprese e un adeguato investimento in formazione e aggiornamento professionale, per migliorare la capacità di accesso ai nuovi mercati.

Sul fronte delle industrie culturali, è stato il comparto Film, video e radio-tv a correre più velocemente, mostrando nel triennio 2007-2010 una crescita economi- ca a due cifre (+12,0%D), seguita dalla vivacità esibita dal settore musicale (+8,9%);mentreilpasso dell`editoria è risultato decisamente più lento (+1,9%D), ma pur sempre positivo rispetto alla leggera flessione incontrata dal settore dei videogiochi e software (-0,9%) inteso come attività produttiva ed editoriale (commercio escluso). Una dinamica che, verosimilmente, sconta in parte l`effetto di import penetration di grandi produttori stranieri di videogiochi, a fronte di una produzione nazionale piuttosto frammentata e poco sostenuta sul piano industriale dalle politiche pubbliche.

Conclude Ermete Realacci, presidente di Symbola e responsabile della “green economy” per il Pd: «I gravi problemi che l`Italia ha di fronte impongono la necessità – per dirla con il presidente Napolitano-ditrovare il senso e la forza di una missione comune.

E proprio dal patrimonio culturale del nostro Paese, dunque, che dobbiamo ripartire per ricominciare a crescere. Un futuro più “bello” dipende anche da noi».

La Repubblica 27.06.11