Latest Posts

Il Pd: Pontida è alle porte, è provocazione

«L’emendamento proposto dalla Lega è una provocazione diretta innanzitutto alla sua stessa maggioranza: Pontida è alle porte e il Carroccio vuole misurare la pazienza del suo alleato in un governo che vacilla». Così Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd nella commissione Cultura, commenta l’emendamento della Lega al Dl Sviluppo.

«Nel merito, il premio previsto dalla norma leghista- aggiunge la parlamentare Democratica- è palesemente in contrasto con la recente direttiva del ministro Gelmini che ha riaperto le graduatorie consentendo i trasferimenti di provincia e imponendo cinque anni di permanenza nella stessa provincia. Inoltre, come abbiamo avuto modo di spiegare in più occasioni, per il Partito Democratico la proposta va respinta al mittente perchè presenta sicuri profili d’illegittimità: peraltro, una norma di analogo contenuto è già stata bocciata dal Tar di Trento oltre al fatto che sulla materia esiste una giurisprudenza costituzionale consolidata. Si vuole forse un altro anno scolastico con graduatorie incerte, oggetto di ricorsi e controricorsi?».

www.unita.it 14.06.11

******

Prof del sud, vuoi insegnare al Nord?. La Lega: -40 punti in graduatoria

Quaranta punti in più in graduatoria per gli insegnati residenti nella provincia della scuola nella quale chiedono di lavorare. È quanto prevede un emendamento della Lega Nord al decreto sviluppo, pensato per mettere al riparo gli insegnanti del nord dalla «concorrenza» dei loro colleghi meridionali. L’emendamento ha spaccato la maggioranza: il governo non ha dato parere favorevole ma si è rimesso alla decisione dell’aula. L’emendamento riporta all’ordine del giorno la ‘querelle’ sui troppi insegnanti meridionali presenti al Nord e sulle graduatorie provinciali.

L’emendamento, ha come prima firma quella di Paola Goisis, capogruppo della Lega in commissione Cultura, ed è supportata da tutti i componenti del Carroccio delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, quelle che esaminano nel merito il decreto sviluppo. La proposta chiede che dal prossimo anno scolastico, cioè il 2011-2012 nelle graduatorie ad esaurimento verranno assegnati i punteggi per titoli seguendo l’attuale legge: a essi si aggiungeranno «ulteriori 40 punti per la permanenza nella provincia di appartenenza». Per chi nel frattempo ha chiesto un trasferimento non ci saranno problemi; essi potranno infatti chiedere la revoca del trasferimento, ottenendo i 40 punti di bonus. Stamattina i due relatori, Giuseppe Marinello del Pdl e Maurizio Fugatti della Lega, hanno dato i pareri sugli emendamenti presentati. Giunti all’emendamento Goisis non si sono espressi, rimettendosi alle decisioni della Commissione, anche se Marinello ha espresso «dubbi sulla Costituzionalità» della proposta di modifica. Il Governo, con il sottosegretario Alberto Giorgetti, ha dato parere conforme a quello dei relatori. A difesa della proposta del Carroccio è insorto Massimo Polledri che ha espresso «stupore» per i «dubbi» di Marinello. «I profili di costituzionalità – ha rilevato – vengono vagliati dalla presidenza, e se l’emendamento è stato ammesso vuol dire che è costituzionale». Nè Marinello, nè il sottosegretario nè alcuno della maggioranza ha replicato. La commissione riprenderà alle 14,30 i lavori e si dovrebbe procedere con i voti, anche grazie al chiarimento che dovrebbe emergere nella riunione del centrodestra tenuta durante la pausa pranzo. L’emendamento della Lega non è tra i primi, visto che è inserito al nono articolo.

www.unita.it

"Web e ironia la sinistra che ride", di Filippo Ceccarelli

Dopo essersi prodotto, al culmine del suo più eroico e pedagogico buonumore, nel consueto numero del bunga bunga il presidente Berlusconi si è congedato dai giornalisti raccomandandogli: «Ricordatevi di non prendere mai sul serio chi si prende troppo sul serio. L´autoironia è sempre fondamentale».
Giusto. E per tanti anni in effetti il paradigma culturale del Cavaliere si è comodamente incardinato sulla certezza di avere a che fare con degli avversari, anzi con dei nemici rabbiosi e musoni. La sinistra dell´invidia e dell´odio, appunto. Bene, più o meno mentre Berlusconi si sforzava di fare lo spiritoso adattando il Parnaso alle olgettine, il leader del Pd Bersani iniziava la sua conferenza stampa sul voto referendario con le seguenti parole: «Scusatemi, ma stavolta non ce la faccio a non ridere, per quanto ce la metta tutta».
Colpisce quell´avverbio: stavolta. Sempre a proposito di autoironia, non più di due settimane fa Bersani aveva accettato di affrontare uno sketch in duplex con il comico Crozza che per nove minuti, un tempo televisamente eterno, vestito, truccato e pelato come lui, lo ha sfidato a una gara di metafore in «bersanese» stretto: «Ohè, ragassi, siam mica qui a far la permanente ai cocker!».
Ora, se uno digita «Crozza e Bersani» sul motore di ricerca di YouTube ottiene centinaia e centinaia di video, ciascuno dei quali indica anche il numero di persone che l´hanno visto – e si arriva a diversi milioni di spettatori. Ma se si estende la ricerca a tutto quanto è stato auto-prodotto prima delle ultime elezioni e ancora oggi viene incessantemente caricato e scaricato in rete a proposito della vittoria referendaria, si resta sommersi da un torrente di visioni a base di parodie, manipolazioni, sberleffi, oltraggi, tormentoni debitamente musicati, doppiati e/o sottotitolati.
È una nebulosa, in realtà, uno sciame, un brulichio ri-creativo e non di rado pure abbastanza selvaggio che senza alcun complesso nei confronti di quelli che nell´ipocrita retorica dei talk-show vengono invocati come «i veri problemi del paese», mettono in scena Totti che fa il gestaccio, Frankestein che urla, Albertone Sordi vestito da prete, «L´aereo più pazzo del mondo» corretto nel volo da Antigua a Roma, ma anche la vecchietta comunista che prima di morire vuole «sputà ‘n faccia a Berlusconi» o quel terribile coretto di bimbi tipo Zecchino d´oro che invitano il Cavaliere a «far la cacca in una mano e poi darsi uno schiaffo» e proseguono in crescendo, con le loro vocine: «Faccia di merda! Faccia di merda! Sei un buffone, faccia di merda!». Allegri corpi e fantasmi contundenti ad alto tasso di emotività scagliati contro l´ordine, il modello di potere, ma anche contro lo strumento tecnologico fino a ieri dominante.
Tanto più incogniti i creativi, quanto più appassionati gli spettatori che ormai a milioni consumano gratuitamente questi prodotti, li segnalano nelle chat, se li spediscono come virus per mail, li ospitano nelle pagine di Twitter o Facebook. E di colpo, al cospetto di tale imprevedibile effervescenza, mette malinconia la barzellettina del Cavaliere, suona desolante come un disco rotto il suo preteso machismo, lascia sgomenti il video imposto ai tg, quel viso terreo, quella pesante tenda gialla che s´immagina polverosa. O forse è solo colpa della tv che in cinquant´anni ha portato all´estremo limite la democrazia rappresentativa, ma poi ha finito per corromperla con i suoi spettacoli, i suoi controlli serrati, i suoi terribili costi; e allora i nuovi media, più che travolgerla, l´hanno presa alle spalle e sostituita.
«Tutto il conservatorismo del mondo non può opporre nemmeno una resistenza simbolica all´assalto ecologico dei nuovi media elettronici» ha profetizzato McLuhan. L´improvviso invecchiamento della tv e quindi anche la manifesta obsolescenza del berlusconismo, va ben al di là delle performance di Bersani e del successo che in rete suscitano le prediche di Celentano, gli spettacoli di Benigni, il video paradossale «Il mondo di Pisapie», i finti spot di Corrado Guzzanti, la formidabile produzione musicale della Sora Cesira e di tutti quelli che in cambio di nulla offrono divertimento, piacere, atmosfere oniriche.
Dai post-it contro il bavaglio alla manifestazione delle donne, dalla campagna di Milano a quella dei referendum, gli eventi di questo 2011 lasciano intravedere per la prima volta una trasfigurazione espressiva della politica che magari anticipa quella dei contenuti; ma intanto continua a rivelarsi, questo mutamento, in tempo reale sulle nuove piattaforme digitali quando costruisce forme di comunità, fa vibrare all´unisono milioni di individui, produce nuovi linguaggi, consente inedite connessioni, incoraggia dinamiche di scambio, di condivisione e al dunque fa pure vincere le elezioni.
Se tutto questo sa di arida sociologia, si chiede scusa. Ma nel frattempo, meno fa ridere il bunga bunga e più il presidente Berlusconi rischia di essere davvero sepolto, oltre che dai voti, dalla più evoluta e tecnologica risata.

La Repubblica 14.06.11

*******

“E’ il terzo segnale” La voglia di partecipare ora è un’onda lunga, di Fabio Martini

Il sociologo De Masi: dalle primarie in poi i cittadini “del web” battono i conservatori. Professore Domenico De Masi insegna Sociologia del Lavoro alla Sapienza Ha inventato il concetto dell’«ozio creativo» e studiato l’impatto del telelavoro
Un, due e tre: tra Primarie, amministrative e referendum è come se da qualche mese gli italiani si fossero ripresi la voce e non si stancassero più di farsi sentire. In queste ore fa notizia la percentuale del 57% di affluenza ai referendum, ma c’è un rosario di numeri che – messi uno dietro l’altro – diventano ancora più eloquenti. Sono stati ventotto milioni e mezzo gli italiani che sono andati a votare per i referendum (equivalenti all’intero elettorato di centrosinistra alle Politiche 2008 più il 60% di quello di centrodestra), ma tantissimi avevano già partecipato al primo turno delle elezioni comunali di metà maggio e in qualche caso – a Milano per esempio – ai ballottaggi, anziché il consueto, drastico calo di partecipazione, si era registrata una presenza stabile. E, ancora prima, le Primarie del centrosinistra per la scelta dei candidati sindaco, avevano fatto registrare ovunque partecipazioni record, anche in città «fredde» come Torino.
Sono numeri in sequenza che propongono domande diverse da quelle che queste ore agitano le opposte fazioni politiche, impegnate a leggere il risultato secondo le proprie convenienze. C’è soltanto anti-berlusconismo, o l’impennata della partecipazione ai referendum segnala qualcosa di più profondo nella «pancia» del Paese? C’è un filo rosso che unisce Primarie di coalizioni, le elezioni amministrative e i referendum? Dopo tanto parlare di Internet, non sarà che stavolta la rete ha fatto boom? Il professor Domenico De Masi, sociologo sempre attento a quel che si muove nel mondo, non ha dubbi: «Attenzione, siamo davanti ad elezioni spartiacque, perché per la prima volta, davvero la prima volta, è stato determinante in Italia il ciclone Internet, che era stato decisivo per Obama e che sta iniziando a trasformare anche da noi la tv in un catorcio medievale. E poi sta arrivando la generazione dei digitali, che sono ottimisti, non hanno paura dei gay o degli islamici e che rendono sempre più marginali gli “elettori-digitali”, paurosi di tutto».
Certo, è essenziale capire se nell’universo della comunicazione sia iniziata per davvero una rivoluzione, ma intanto un primo effetto è un ritorno della partecipazione, un evento che rallegra Arturo Parisi, promotore dietro le quinte dei referendum Segni che terremotarono la Prima Repubblica e portarono al bipolarismo: «Primarie, elezione diretta dei sindaci e referendum sono sulla stessa traiettoria: c’è di nuovo una stagione di partecipazione diretta, la rivendicazione della gente di poter partecipare alla decisioni con efficacia immediata. Si sta chiudendo un ciclo ma come dimostrano i referendum epocali, anche stavolta non è detto che si apra una fase coerente col risultato della consultazione: dopo il referendum sul divorzio non ci fu un’alleanza laica vincente ma quella Dc-Pci e dopo i referendum 1991-93 arrivò Berlusconi. I processi bisogna saperli guidare: il premier deve fare i conti con un consenso che non c’è più, i suoi oppositori con un consenso che non è ancora venuto».
Ma la voglia di partecipazione è una vera novità anche per il sondaggista Luigi Crespi, che a suo tempo ha lavorato per Berlusconi: «Nell’ultimo mese gli italiani sono andati a votare per tre volte in massa. Sta arrivando anche da noi un movimento molto ampio di dissenso nei confronti di tutti i governi europei, dalla Germania alla Francia, dalla Grecia alla Spagna sino alla Gran Bretagna. Con una specificità italiana: Berlusconi ha chiuso il suo ciclo. Il centrodestra non è detto, ma dovrà riarticolare la sua offerta».
E naturalmente nell’affluenza di nuovo sopra il 50% ha giocato un effetto-Berlusconi, che il professor Alessandro Campi, intellettuale disorganico di centrodestra spiega così: «L’elettorato si sta in parte prendendo spazi di libertà e autonomia al di là delle appartenenze, ma due dati stupiscono: l’incapacità del grande semplificatore Berlusconi di cavalcare la democrazia dei quesiti elementari – sì o no – e la rinuncia del centrodestra a difendere le proprie scelte su questioni, come l’acqua, sulle quali si giocava la sua storia. Rifugiarsi, come hanno fatto in tanti, nella libertà di voto, che si dovrebbe riservare alle questioni di coscienza, dimostra una debolezza culturale e politica che poi si paga».

La Stampa 14.06.11

Stragi e segreto di stato, D'Alema: «Per il Copasir non può durare oltre i 30 anni», di Valeria Tancredi

Il Copasir si è detto contrario all’ipotesi di prolungare il segreto di stato e pare che l’esecutivo sia dello stesso avviso». Il Presidente del Comitato per la sicurezza della Repubblica Massimo D’Alema, intervenendo ieri pomeriggio al convegno «Archivi negati, archivi “supplenti”: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo»,
ha voluto così rassicurare i parenti delle vittime delle stragi che temono che la maggiore trasparenza prevista nella legge di riforma dei servizi (L.124/2007), sia annacquata dalle proposte avanzate dalla Commissione Granata (in particolare quella che prevede che, su richiesta dei servizi, il segreto di stato possa essere prolungato di ulteriori 15 anni). D’Alema, nel suo ruolo di numero uno del Copasir, ha cercato di difendere il lavoro degli 007 («Che certo godono di pessima fama» ha detto) evidenziando come «non tutte le vicende che hanno insanguinato il paese e condizionato la sua storia vedono coinvolti solo i servizi segreti, in molte sono coinvolti altri apparati dello Stato».
L’ex presidente del Consiglio ha anche ricordato come la vicenda
Wikileaks renda “ridicolissimo” porre la segretezza anche su questioni
esiziali rivelando come abbia cercato di convincere i servizi a rendere pubblici gran parte dei loro archivi.
«Oggi la storia dei servizi segreti è soprattutto la storia delle loro deviazioni perché è stata fatta sulla base di atti giudiziari. Ho provato a spiegare che rendere pubblico anche tutto quello che i servizi hanno fatto per garantire la sicurezza del Paese non possa che giovare alla loro reputazione.
Si può sperare quindi che si apra un’ulteriore breccia», spiega
D’Alema.
Anche il sindaco Merola, presente al convegno insieme allo stato maggiore del Pd, ha tracciato un parallelo tra l’esigenza di giustizia dei parenti delle vittime e lo stato di salute della nostra democrazia. «La ricostruzione storica, la conoscenza completa dei fatti, l’accertamento delle responsabilità per gli autori e i mandanti delle stragi è una esigenza della nostra Repubblica democratica ed è una volontà di giustizia sempre viva, in particolare tra i cittadini di Bologna». Merola ha poi rassicurato Bolognesi, presidente dell’associazionedei familiari delle vittime della strage di Bologna, sulla sua partecipazione alle commemorazioni del 2 agosto. Una richiesta avanzata dai famigliari dopo che l’anno scorso il commissario Anna Maria Cancellieri non aveva partecipato.

L’Unità/Bologna 14.06.11

"-Precari a chiamata diretta, no grazie", di Pippo Frisone

A pochi giorni dall’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento che ha rimesso in movimento le speranze di oltre 230mila precari, Governo, Centro-destra e Confindustria si sono trovati subito d’accordo a intonare il de-profundis a un sistema di reclutamento basato su anzianità e titoli culturali. E’ proprio vero. La lingua batte dove il dente duole. E di lingua in questi giorni, Gelmini, Aprea e Marcegaglia ne hanno sbattuta parecchia sul dente del reclutamento degli insegnanti nella scuola statale. A pochi giorni dall’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento che ha rimesso in movimento le speranze di oltre 230mila precari, Governo, Centro-destra e Confindustria si sono trovati subito d’accordo a intonare il de-profundis a un sistema di reclutamento basato su anzianità e titoli culturali. Basta con le graduatorie! Facciamo come nel privato, docenti a chiamata diretta!
Sì, a chiamata diretta, non dagli ammuffiti uffici di collocamento ma dai cosiddetti Albi regionali, veri e propri albi professionali, riservati al personale docente provvisto di abilitazione all’insegnamento, perché il docente non è equiparabile ad un impiegato ma è un professionista. E quindi Albi professionali come ogni professionista deve avere, con un proprio codice etico- professionale, comitati di rappresentanza e tutto ciò che ne consegue sul suo nuovo stato giuridico. Uno stato giuridico definito per legge, tanto per cambiare. Niente contrattazione né contratti di lavoro subordinato, niente organi collegiali, niente organismi di rappresentanza sindacale (RSU) ma solo contratti a prestazione d’opera come ogni buon libero professionista! A sceglierlo sarà direttamente l’istituzione scolastica, a chiamata diretta dall’Albo regionale!
Eccola bella e pronta la riforma Gelmini, Aprea e Marcegaglia. E’ quanto stava scritto nel vecchio programma elettorale di Forza Italia sulla scuola, è quanto sta scritto in un ddl dell’on.Aprea presentato a inizio legislatura, è quanto ha detto la presidente degli industriali Marcegaglia ai giovani di Confindustria riuniti in questi giorni a Santa Margherita Ligure. Basta graduatorie e largo al merito! Le graduatorie così come sono generano un precariato permanente che poi rivendica davanti al giudice la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato!
Che siano dunque le singole scuole a scegliersi i propri docenti in base al merito e al progetto di scuola. Sennò, come fa il Ministro a valutare le scuole, premiandole o sanzionandole, se queste ultime non possono scegliersi nemmeno gli insegnanti.? Basterà l’opposizione dei sindacati scuola, oggi in ordine sparso, a respingere un attacco così determinato quanto pericoloso? Se un tale disegno passasse senza colpo ferire, la privatizzazione della scuola pubblica sarebbe bella e fatta!
Il centro-sinistra se c’è batta un colpo, a partire dall’esame in parlamento del decreto-sviluppo (art.9). Difendiamo la scuola pubblica che è un bene comune come l’acqua.
Facciamolo ora prima che sia troppo tardi

da ScuolaOggi 14.06.11

"Hanno divorziato dai cittadini e il governo è alla paralisi Pd pronto alla sfida del voto", di Goffredo De Marchis

È arrivata la conferma che serve una svolta: la maggioranza non c´è più, debbono prenderne atto. Siamo il primo partito e abbiamo una proposta: in Parlamento parleremo con le forze politiche. Nel Pd prima un progetto, poi la persona. Una democrazia funziona in questo modo.
Segretario Bersani, dopo i successi delle amministrative e dei referendum lei chiede le dimissioni di Berlusconi. Sapendo bene che lui non le darà mai. Non avete un´altra strada da indicare per uscire da questa fase?
«Mi fanno una domanda e io rispondo. Chiedete le dimissioni del premier? Sì. Ma vorrei chiarire che non le chiediamo dopo il referendum e il voto nelle città. Il referendum e le amministrative sono successivi a una richiesta che facciamo da un anno e mezzo».
Il voto di ieri non cambia niente?
«Cambia moltissimo. C´erano un milione di ragioni per mandare a casa il governo prima del referendum. Il voto di ieri ha messo un ulteriore carico di 90 sulla loro crisi. E vedo che emerge una certa consapevolezza: nei commenti che vengono da alcuni leghisti, nei giudizi del Sir, l´agenzia della Cei. È arrivata con chiarezza la conferma che serve un altro passo, una svolta. Il centrodestra dovrebbe prendere atto di una vicenda che nasce come crisi politica di una maggioranza che non è più quella uscita dalle urne, si trasforma nella paralisi conclamata dell´azione di governo e, dopo i quesiti, dimostra il palese distacco tra opinione pubblica ed esecutivo. Hanno divorziato dai cittadini. Guardando i risultati stavolta non ho potuto fare a meno di ridere, per quanto ce l´abbia messa tutta».
Dopo le amministrative disse: o riforma elettorale per andare a votare in poche settimane o elezioni anticipate. C´è ancora spazio per la prima ipotesi?
«Aveva poche chance prima, ne ha poche adesso. Perché dall´altro lato non c´è ancora nessuno che abbia immaginato un percorso alternativo, che si sia posto l´esigenza di come uscire da questa crisi. Credo sia largamente più probabile un confronto elettorale anticipato. Ma dev´essere sempre certificata la disponibilità del Pd a considerare l´ipotesi di una riforma elettorale».
Il suo pessimismo significa che gli incontri con la Lega sono andati male?
«La nostra esigenza non è avere diplomazie di alcun genere. Il primo partito del Paese, e noi siamo il primo partito, se dice “questa legge non mi va” deve rispondere alla domanda “quale altra legge vorresti”. Questo fa il Pd. Abbiamo una proposta e non l´abbiamo incardinata in Parlamento per aprire un confronto con tutte le forze di opposizione».
È ancora valida la parola d´ordine “fuori Berlusconi dopo di che un´altra soluzione, anche dentro il Pdl, va bene”, rilanciata da D´Alema?
«Penso che un governo che metta mano alla legge elettorale con Berlusconi in maggioranza, cioè con il Pdl, sia praticamente impossibile. Il premier considera il Porcellum la legge migliore del mondo. Come può essere disponibile a modificarla?».
Sempre sicuro che per offrire un´alternativa agli elettori non sia utile indicare a breve il leader della coalizione?
«Nella direzione del Pd c´è stato un apprezzamento unanime per il percorso che ho disegnato. Dobbiamo inserire nella nostra proposta messaggi che rendano evidente come vogliamo superare Berlusconi: andare anche oltre l´ubriacatura e la malattia. In tutte le democrazie del mondo il processo segue queste tappe: progetto, unità di una coalizione e scelta della leadership. Pensare di premettere il nome di una persona alla chiarezza su progetto e persone che si impegnano intorno ad esso significa rimanere con un piede nell´idea berlusconiana. Che ha provocato molti guai».
Il voto di ieri dice qualcosa in più delle urne amministrative?
«In più c´è la forza della società civile, di un´opinione pubblica che si esprime su tre questioni specifiche. La prima responsabilità di chi ha dato una mano a questo straordinario movimento è tradurre in politiche positive l´esito del voto. Mettendo nero su bianco un piano energetico, avviando la discussione su una legge che governi il ciclo dell´acqua, insistendo sulle nostre proposte di miglioramento del sistema giustizia. L´onda si è rafforzata, è un altro segno di riscossa civica che va oltre il perimetro del centrosinistra. La metà dell´elettorato di centrodestra ha votato i quesiti. Uscire dalla palude è un´esigenza nostra ma anche degli elettori di Berlusconi».
Si aspetta sorprese da Pontida?
«Puoi stare con uno che vince anche se perdi tu. Puoi stare con uno che perde se vinci tu. Ma se lui perde e tu perdi va avviata una riflessione. A Pontida dovrebbero parlare di questo».
Lei chiede le dimissioni del governo, Di Pietro frena. Saprete gestire i successi?
«Capisco Di Pietro. Ripeto: le dimissioni le chiedevo un anno fa senza legare l´ora X né al referendum né alle amministrative. Può starci la paura di nuove divisioni a sinistra visti precedenti. Ma non è questo il caso: abbiamo gestito gli ultimi voti con grande sintonia».
Lei si sente un po´ Papa straniero perché è un politico atipico. Vuol dire che un altro leader non avrebbe messo la faccia su un quorum tanto rischioso?
«Anche».
Ma la sua scuola è antica.
«Mi sento atipico nel senso che credo molto poco negli aspetti politicisti. Mi fido di quello che succede nel profondo del Paese, non mi appassiono alle cose di breve periodo. La politica per me si gioca sulla tenuta, non è solo comunicazione. Deve partire dalle ragioni più sentite dai cittadini che sono intelligenti e sanno quando è il momento di cambiare. I vezzi della politica nel piccolo cabotaggio mi impressionano poco».

La Repubblica 14.06.11

******

Bersani: il governo si deve dimettere Ma Di Pietro lo frena

Vincere e spaccarsi. Succede alle opposizioni subito dopo i brindisi e gli «evvai!» , succede che Bersani chieda a Berlusconi di salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni e che Di Pietro lo accusi di «strumentalizzare» il referendum. Ma l’Idv è isolata, perché Vendola (come Casini) si schiera con il Pd e chiede al governo di «liberare il campo» . Bersani in sala stampa non sta nella pelle: «Stavolta non riesco a non ridere…» . Si siede, si toglie la giacca, sfoggia una cravatta rosso fuoco e si rimbocca le maniche della camicia: «È stato un referendum sul divorzio tra il governo e il Paese» . Il segretario del Pd invita l’intero centrodestra a un’assunzione di responsabilità, dice che il governo non ha più la maggioranza elettorale e la sua «crisi conclamata» ha preso la forma di un «distacco profondo» dall’opinione pubblica: «Sarebbe da irresponsabili non riflettere su questo punto» . Conclusioni che il segretario designato del Pdl, il Guardasigilli Angelino Alfano, respinge con garbata forza: «La percentuale raggiunta dai quesiti è andata molto al di là della forza elettorale del centrosinistra, per cui non si possono trarre le conseguenze del tutto improprie di cui parla l’onorevole Bersani» . Gli esperti di tattiche parlamentari stanno valutando l’idea di una mozione di sfiducia. Ma per il senatore Nicola Latorre simili strumenti sono «esercizi ginnici» e anche Bersani spera che la decisione di staccare la spina la prenda la Lega: «Vedremo a Pontida cosa diranno. Ma tempo fa dissi che si può anche stare con uno che perde se tu vinci o con uno che vince se tu perdi, ma se entrambi perdono ci vuole una riflessione» . E la manovra economica? Niente da fare, i democratici non ci stanno. La road map di Bersani porta alle urne anticipate: «Crisi, Quirinale, verifica rapida sulla possibilità di riformare la legge elettorale» . E se la Lega non cede nemmeno sul cambiare assieme il porcellum, si va a votare. Ma Di Pietro è su un’altra lunghezza d’onda, vuole essere coerente con l’impegno a non politicizzare il referendum e marca la distanza da Bersani. Parla di «vittoria dei cittadini» e chiede ai partiti di «non metterci il cappello sopra» . E guai, intima l’ex magistrato agli alleati, ad «approfittarsi» del risultato invece di lavorare per costruire l’alternativa. E un concetto simile esprime a Corriere Tv il leader dei Verdi Angelo Bonelli, altro vincitore della consultazione. Bersani, però, insiste. Per il leader del Pd l’ «eccezionale fenomeno di partecipazione» impone la presa d’atto che «il governo è su una strada diversa da quella su cui viaggia il Paese» . Alla presentazione del libro di Walter Veltroni, commenta i risultati con Casini e i due si trovano d’accordo sulle prossime mosse. «Bisogna andare al voto— sprona il leader centrista, nient’affatto intenzionato a unirsi a una “maggioranza barcollante”—. Per un governo tecnico mancano ormai le condizioni» . I voti del terzo polo sono stati «determinanti» e Casini, Fini e Rutelli lo dicono in una nota congiunta: «Il sì ai referendum è un no grande come una casa a questo governo» . Vendola parla di «maggioranza malconcia, prigioniera di una conflittualità continua» . Il leader di Sel concorda sul fatto che il Paese «non ne può più» e ha mandato al governo «un messaggio chiaro» . E anche Veltroni ammette che la «clamorosa sconfitta di Berlusconi» è una «grande vittoria del Pd» .

Il Corriere della Sera 14.06.11

"Emilia Romagna: In regione più studenti e meno docenti", di Laura Cappon

In regione la popolazione scolastica aumenta ma il personale continua a calare. È il quadro che emerge dal Report sul sistema educativo in Emilia Romagna stilato dall’Assessorato alla scuola di Viale Aldo Moro. Negli ultimi 10 anni gli alunni complessivi, tra scuola dell’infanzia e istituti superiori, sono aumentati del 26, 6 % (con una crescita media del 2% annuo). Un dato che porta l’Emilia Romagna al primo posto in Italia con 510.316 studenti. All’aumento della popolazione scolastica non è però corrisposto un incremento di insegnanti e personale Ata che invece conta 1500 posti in menoassegnati dal Ministero. Se, infatti, la nostra regione costituisce il 6,5% del sistema educativo italiano, le risorse erogate dal governo sono invece il 6,3% per i docenti e il 6,2% per personale ATA. A queste percentuali si aggiungono poi i tagli agli organici effettuati dalla Gelmini negli 2009-2012 che hanno ulteriormente decurtato 3.771 insegnanti e 2.241 tecnici amministrativi. Uno scenario sconfortante per il mondo dell’istruzione se si tiene conto anche del numero medio di 22,2 alunni per classe, anche questo il più alto in Italia, e del 45,9% di richieste per il tempo pieno, non tutte soddisfatte, nelle scuole primarie. «Avremmo bisogno di circa il 4-5 % di lavoratori in più – commenta l’assessore regionale alla scuola Patrizio Bianchi – avanzeremo questa richiesta al tavolo tra regioni e governo cercando un inversione di rotta in un federalismo che sino ad ora non ha tenuto conto delle vere esigenze di ogni regione». Oltre al tempo pieno, secondo Bianchi, una delle prime cause dell’incremento di studenti è dovuto all’accoglienza di cittadini stranieri -un terzo è di seconda generazione – in cui anche qui la nostra regione svetta a livello nazionale con il 15,7% degli alunni. Altro fattore è poi l’aumento di diffusione degli istituti tecnici professionali frequentati dal 61% della popolazione scolastica emiliano romagnola. Una nota positiva emerge rispetto all’integrazione degli studenti disabili: nonostante il taglio di insegnanti – che porta a una media di un docente ogni 2 alunni portatori di handicap – la regione sopperisce alle carenza di risorse umane tramite i supporti tecnologici per l’apprendimento.

L’Unità 14.06.11

******

Emilia Romagna: Scuola, la Regione fa il conto dei tagli “Mancano almeno 2mila docenti”, di Ilaria Venturi

Il Report dell´assessore Bianchi che ieri ha incontrato i precari della Cgil. È LA scuola dei primati: maggior numero di nuovi iscritti – negli ultimi dieci anni gli studenti sono cresciuti di oltre 107mila, il 26,6% contro il 3,4% a livello nazionale – stranieri in aumento, tempo pieno diffuso, maggiore presenza dei ragazzi nei professionali, ma anche 22 alunni per classe, la media più alta in Italia. Anche sui costi, la Regione è da record: 1.495 euro spesi, insieme agli enti locali, per ogni studente in un anno. Eppure la scuola dell´Emilia Romagna, così come viene fotografata dal nuovo Report sul sistema educativo presentato ieri in viale Aldo Moro, è la più bistrattata da Roma. «Sono dati che dovrebbero attribuire alla scuola della nostra regione circa duemila docenti in più», spiega l´assessore regionale alla scuola e università Patrizio Bianchi. «Anche così non sarebbe ripristinata la situazione precedente ai tagli, ma ci sarebbe consentito di avere una situazione più gestibile». La trattativa per ottenere cattedre in più è ancora aperta. Ma difficilmente il prossimo anno cambieranno le cose. «Ciò che vogliamo però – insiste Bianchi – è un nuovo sistema di ripartizione degli organici a livello nazionale, con criteri uguali per tutti e regole chiare e trasparenti». Il Report è nato proprio per sostenere le richieste della Regione. «Abbiamo fatto in modo – spiega l´assessore – che tutti avessero sotto i propri occhi i numeri, per un dibattito cosciente e informato», e per mettere un punto fermo nella discussione nazionale sul processo di realizzazione delle modifiche introdotte dal titolo V della Costituzione.
Sono 510.316 gli alunni che frequentano le scuole statali in Regione. Il sistema educativo regionale rappresenta il 6,5% di quello nazionale. Tuttavia – evidenzia il Report – dal Ministero viene assegnato all´Emilia Romagna il 6,3% dell´organico docente e il 6,2% del personale tecnico amministrativo: in pratica 1.500 posti in meno, a cui si devono aggiungere i tagli agli organici avvenuti nel 2009-2012 (meno 3.711 docenti e meno 2.241 bidelli e segretari). La scuola dell´Emilia Romagna ha anche la più alta percentuale di immigrati, circa il 16%. «Abbiamo scelto l´accoglienza», rivendica con orgoglio Bianchi che ieri ha incontrato anche il Coordinamento precari della Cgil per affrontare l´emergenza precarietà nella scuola e nelle università e chiedere al Ministero più posti di ruolo.

La Repubblica 14.06.11

"La Lega: stufi di prendere sberle", di Marco Cremonesi

La Lega è «stufa di prendere sberle» . Maggioranza in fibrillazione. Berlusconi: risultato da non ignorare. Formigoni: insofferenza verso chi guida il Paese. Il Pdl (Formigoni a parte) minimizza? La Lega, per niente: «Non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine» . Parola di Roberto Calderoli. E la linea del Carroccio è tutta lì, sintetizzata dal titolo della Padania oggi in edicola: «Sberle e coraggio» . Dettato da Umberto Bossi in persona, per unire i ceffoni evocati da Calderoli con il coraggio invocato da Roberto Maroni sui temi del fisco. L’apertura del quotidiano leghista è completata da due elementi che approfondiscono il pensiero padano: «La Lega a Pontida porrà chiare condizioni per garantire la sua presenza» . E ancora: «Il popolo manda un preciso segnale al governo» . Dopo la seconda «sberla» , nel movimento è il giorno dello sconforto. Gli umori sono cupi, e persino la fiducia messianica in Umberto Bossi è messa a dura prova. In molti non si capacitano della sortita di domenica sera. Dopo che l’ultima dichiarazione a sua voce aveva definito «attraenti» i quesiti sull’acqua, a Lesa il leader padano se ne è uscito con una tirata contro i referendum «imbroglio » , con augurio esplicito di bassa affluenza. Peccato che sia andato tutto al contrario. I votanti si sono concentrati proprio al Nord. Con Piemonte, Lombardia e Veneto tutti al di sopra della media nazionale. Un dirigente scuote la testa depresso: «Siamo riusciti a intestarci la sconfitta senza aver partecipato alla battaglia…» . Tra chi ha colto l’aria che tira, va detto, ci sono pesi massimi come Roberto Maroni e Luca Zaia. Il primo ha ritirato le due schede sull’acqua, il secondo tutte e quattro. Ma l’umore resta nero. Un indicatore del clima è il sondaggio di Padania. org, un forum non ufficiale. Il risultato della votazione non è visibile, (forse) per problemi tecnici, ma le domande già la dicono lunga. Il quesito è: «Dopo la sconfitta del Pdl alle amministrative 2011 è prioritario che: 1) Bossi lasci la guida del partito; 2) La lega lasci Berlusconi; 3) La “vecchia”Lega sia rifondata con volti nuovi; 4) La Lega ha tradito la base, questa Lega deve morire» . Parole di rudezza inaudita nei confronti del movimento e addirittura del leader. Ma, appunto, ora c’è da risalire la china e pensare a Pontida. Ieri Maroni, Calderoli e Cota si sono trovati con Bossi in via Bellerio. Particolare curioso: non erano presenti i capigruppo alla Camera e al Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, componenti entrambi del cosiddetto «cerchio magico» . C’era invece, come new entry, il vicepresidente della Regione Lombardia Andrea Gibelli. Umberto Bossi ha molto ascoltato i suoi dirigenti, addirittura prendendo appunti. Un brain storming per trovare il «cosa dire» e il «come dirlo» in vista del raduno di domenica prossima. Un appuntamento che torna alla valenza epocale di un tempo: quella che gli anni di governo avevano messo in ombra. L’idea resta quella annunciata: una serie di richieste più o meno ultimative al governo. Su alcuni temi fondamentali, ma anche su una serie di temi minori ma a forte impatto sull’opinione pubblica. Le idee elencate ieri saranno affinate in un nuovo summit fissato per venerdì prossimo: servirà a Bossi per fissare la gerarchia del suo intervento e modularne i toni. I temi maggiori sono noti: la messa sotto accusa delle missioni militari a partire da quella in Libia, il trasferimento dei ministeri (novità di ieri: il Veneto ne chiederà due, uno per Venezia e uno per Verona), blocco navale anti immigrati. E soprattutto, il via libera alla manovra di rientro dal deficit ma soltanto a una condizione: «Non dovrà toccare i Comuni, le famiglie e la piccola impresa» . Se il problema, come ha detto Giulio Tremonti, sono i soldi, il Carroccio sta mettendo a punto una sua idea di sapore assai social: una sforbiciata decisa al welfare per le categorie a più alto reddito. Spiega un economista della Lega: «È venuto il tempo di spostare i pesi tra le fasce sociali. Il nostro welfare non ha più i mezzi per sostenere l’attuale universalità delle prestazioni. E dunque, intervenire sulle fasce di reddito più alte diventa anche un fattore di equità» . Nel concreto, che significa? «Significa che noi oggi paghiamo l’indennità di accompagnamento anche ad invalidi dai redditi altissimi. E di esempi del genere ce ne sono a bizzeffe» . In ogni caso, giurano da via Bellerio, Bossi ormai pare determinato: «Non possiamo più tirare a campare» . Anche perché lo scenario è in movimento. Se per tutto il giorno il Pdl ha tentato di minimizzare la portata politica della consultazione, Formigoni — ospite dell’Infedele su La7— non ha utilizzato mezze misure: «Il risultato è eminentemente politico, gli elettori hanno voluto dare un’altra botta al centrodestra. Avrebbero votato qualunque cosa pur di dire a Berlusconi e Bossi che così non si può andare avanti» .

Il Corriere della Sera 14.06.11