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Anna Finocchiaro a Carpi e Soliera

Prosegue la campagna di mobilitazione del Pd. Prosegue la campagna di mobilitazione del Pd “Porta per Porta” che vede il partito impegnato in tutti i Comuni della provincia di Modena. Domani mattina, sabato 20 novembre, la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, sarà a Carpi e a Soliera per un incontro con i cittadini. Saranno presenti, tra gli altri, anche il segretario provinciale del Pd Davide Baruffi e il segretario del Pd di Carpi Davide Dalle Ave. L’appuntamento è alle 10 in piazza della Repubblica a Soliera e alle 10.45 in piazza Martiri a Carpi.

Sono oltre 1000 i volontari già impegnati in tutto il territorio provinciale per la campagna di mobilitazione. In agenda 120 tra banchetti e volantinaggi nelle piazze e nei mercati, davanti a fabbriche e scuole, mense e supermercati; 20 iniziative tematiche su Lavoro, Impresa, Scuola, Università e altri temi di attualità; 13 tra pranzi e cene di autofinanziamento. Venerdì 3 dicembre sarà a Modena anche il segretario nazionale Pier Luigi Bersani. La mobilitazione avrà il suo momento conclusivo nella grande manifestazione nazionale del Partito democratico, sabato 11 dicembre a Roma.

Università, Pd: non ci sono condizioni politiche e economiche per esame ddl Gelmini

Ghizzoni: chiediamo rinvio ma la maggioranza mercanteggia sulla pelle degli atenei.
“Oggi la commissione bilancio ha detto chiaramente che non ci sono le coperture finanziarie per le modifiche apportate dalla commissione cultura al ddl Gelmini. Una maggioranza responsabile avrebbe fermato i lavori ed evitato di portare in aula un provvedimento che fa danni e che interviene solo fittiziamente sui problemi dei nostri atenei. Come abbiamo visto in commissione la maggioranza è divisa e vota contro voglia quello che potremmo ribattezzare come un mezzo mandato al relatore. La verità è che oltre ai problemi economici non ci sono le condizioni politiche per discutere serenamente un provvedimento dagli impatti così dirompenti. E’ grave che il parlamento sia mortificato su un tema così rilevante per il paese. Senso di responsabilità imporrebbe un rinvio della discussione in aula e che il governo si aprisse al dialogo con le opposizioni e alle ragioni di chi sta protestando”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

Scuola. Pd, finanziaria taglia i contributi per libri scolastici e borse di studio

“Il governo continua a dire bugie alle famiglie italiane. Emblematica è la vicenda dei contributi per la gratuità dei libri scolastici. Nei giorni scorsi il Pd ha sollevato con forza il problema alla Camera durante la discussione del disegno di legge di stabilità dove risultavano tagliati i 103 milioni destinati ai libri scolastici”. Lo dicono Maria Coscia e Manuela Ghizzoni, deputate Pd in commissione Cultura.
“Il ministro Gelmini – proseguono le deputate – ha replicato stizzita sulla stampa che i soldi c’erano e che erano previsti in un fondo più ampio, destinato cioè a coprire più finalità. Ma durante l’esame del provvedimento in Aula è stato svelato l’imbroglio. In realtà, il fondo di cui parla il ministro ammonta per il 2011 ha soli 250 milioni di euro e deve far fronte alle seguenti voci, costate nel 2010 603 milioni: 103 milioni per i libri scolastici, 370 per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e 130 milioni per far fronte agli impegni assunti sulla solidarietà presso banche e fondazioni estere. Il ministro Gelmini spieghi dunque come farà il governo a far fronte a spese pari a 603 milioni con una disponibilità di soli 250 milioni (un taglio di ben il 60%). O replicano il miracolo dei pani e dei pesci, eventualità evidentemente da escludere, oppure si prefigurano dolorosi tagli per tutti a iniziare dalla gratuità dei libri di testo. A tutto questo si aggiunge il taglio per 85milioni (circa l’80% del fondo) alle borse di studio per alunni di famiglie a basso reddito. La verità è che il governo continua ad accanirsi contro la scuola pubblica e il diritto allo studio di milioni di studenti ”.

Eaton, 350 lavoratori caricati dalla polizia. Il PD: Maroni dia spiegazioni

Un altro fallimento del governo sulla gestione della crisi dell’azienda. Manciulli e Bugli: “A chi perde il posto di lavoro non si risponde con le manganellate”. Fiano e Passoni : “Urgenti le spiegazioni del ministro dell’Interno”. Ora sciopero e manifestazione di tutti i sindacati toscani.
17 novembre, Toscana. Protestano i lavoratori della Eaton, un’azienda di componentistica auto con sede a Massa, che da circa due anni vive una situazione di grave crisi economica e che rischia di chiudere a causa del continuo calo delle commesse. E la polizia carica!

Emanuele Fiano, Presidente Forum Sicurezza del Partito Democratico, a nome del Pd chiede al ministro Maroni di riferire urgentemente in aula sui gravi e ingiustificabili scontri, per chiarire di chi sia la responsabilità. Perché come ha rimarcato Maria Grazia Gatti, deputata del Pd, componente della Commissione Lavoro della Camera ‘non è certo con le cariche che si nascondono gli effetti drammatici della crisi’.

I 350 lavoratori sono in Cassa Integrazione Straordinaria, dopo un accordo siglato con l’azienda addirittura dal dicembre del 2008. A seguito dell’accordo, la Regione Toscana ha predisposto un protocollo d’intesa, con l’intenzione di invertire prima possibile la vertenza. Il protocollo è stato approvato e firmato da Regione, Provincia di Massa Carrara, Comuni di Massa e Carrara, azienda Eaton, Assindustria Massa Carrara, sindacati provinciali e di categoria, rappresentanze aziendali. E doveva essere propedeutico ad un accordo di programma con il ministero dello Sviluppo Economico, per concentrare anche risorse nazionali su questo obiettivo. Ministero che sappiamo essere stato vacante per quasi 4 mesi, con una interim di Berlusconi praticamente inesistente.

Ma anche adesso, con Romani ministro, l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico non ha avuto esito positivo e non si è raggiunto un accordo sulla vertenza Eaton. Per questo i lavoratori Eaton si sono riuniti nei pressi del casello autostradale A12 di Massa, per protestare contro il governo. Fin qui una brutta storia di mala amministrazione nazionale, che non ci stupisce più e contro la quale il Partito democratico fa dura opposizione nei rami del parlamento. Ma durante la pacifica mobilitazione dei lavoratori sono avvenuti duri scontri con le forze dell’ordine, che erano lì per impedire la protesta, e dopo ina carica della polizia diversi sindacalisti sono finiti in ospedale.

Sono intervenuti immediatamente i dirigenti del Pd toscano. Il Segretario regionale Andrea Manciulli, Vittorio Bugli, Capogruppo Pd in consiglio regionale e Ivan Ferrucci, responsabile lavoro, hanno espresso ‘solidarietà e auguri di una guarigione pronta e totale ai contusi e ai feriti ancora in ospedale. La situazione è delicata – si legge nella nota degli esponenti democratici – quando c’è in ballo il futuro di trecento lavoratori si tratta di tutelare altrettante famiglie. Gli operai hanno organizzato un sit-in, fermo ma pacifico, la carica della polizia in tenuta antisommossa quindi non trova giustificazioni. Il metodo del dialogo e dell’evitare la violenza davanti a forme di protesta è prioritario e valeva ancor di più in questo caso: davanti a chi perde il posto di lavoro non si risponde con le manganellate”.

Dopo i gravissimi scontri i lavoratori della Eaton sono rientrati in fabbrica per un’assemblea. Due le decisioni emerse: Cgil-Cisl-Uil confederali della provincia di Massa Carrara, uniti, hanno scioperato oggi per un’ora ed hanno deciso di organizzare una manifestazione provinciale nella giornata di sabato 20 novembre.

C’ è da segnalare che il mese scorso il senatore del Pd Achille Passoni, membro della Commissione Lavoro del Senato, aveva incontrato presso lo stabilimento Eaton di Massa l’assemblea dei lavoratori e le rappresentanze sindacali dell’azienda dopo la presentazione da parte del Partito democratico di una interrogazione urgente al ministro dello Sviluppo Economico per sapere come intendesse seguire la vertenza.
Sulle cariche della polizia è lapidario: “Quanto avvenuto al casello di Massa è vergognoso. Ho sentito di due rappresentanti sindacali finiti all’ospedale, che hanno dichiarato di aver avanzato verso il casello con le mani in alto per poi essere caricati da polizia e carabinieri. Interverrò in aula – ha annunciato il senatore Pd -chiedendo urgentemente al ministro dell’interno Maroni spiegazioni sull’accaduto: i lavoratori non si caricano, si ascoltano. L’idea di protestare con l’occupazione del casello da parte degli operai è un gesto che è nato dall’esasperazione di questi ultimi anni, alimentato dal comportamento dell’azienda che pare non curarsi dei 304 dipendenti cui ieri ha ribadito la volontà di inviare lettere di licenziamento entro il 15 dicembre’.

Passoni, che ha seguito in prima persona la vicenda, era stato tra i primi a esprimere disappunto sull’accordo mancato: “Il fallimento del tavolo nazionale sulla vertenza Eaton è il fallimento del Governo che non è in grado di tutelare i lavoratori del nostro Paese di fronte alla prepotenza di aziende multinazionali irresponsabili. Sono due anni che i lavoratori cercano una soluzione positiva con grande senso di responsabilità. Hanno chiesto con forza la cassa integrazione in deroga, che perlomeno garantirebbe i redditi e concederebbe più tempo per la reindustrializzazione dell’azienda e la ricollocazione dei dipendenti, eppure l’azienda continua a rifiutarsi, dimostrando che molte multinazionali non fanno altro che succhiare risorse dal nostro Paese per poi abbandonarlo quando più gli conviene”.

“Il Governo – ha concluso il senatore – ha il dovere di impegnarsi in tutti i modi per far cambiare atteggiamento ai vertici dell’azienda, deve fare persino l’impossibile per la cassa in deroga oppure dimostrerà che non gli importa nulla dei 300 lavoratori e delle loro famiglie che da dicembre finiranno sul lastrico”.

Anto.Pro – Ma.Lau.

www.partitodemocratico.it

"Sui rifiuti dietrofront del governo. A sorpresa passa la linea del Pd", di Gianni Del Vecchio

Il nuovo decreto sconfessa il vecchio piano Bertolaso: via Cava Vitiello e altre due discariche
Di buon mattino il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si presenta a palazzo Chigi, dove sta per cominciare un consiglio dei ministri delicato, quello che deve approvare il decreto legge per risolvere il problema dell’emergenza rifiuti in Campania. Una presenza abbastanza strana: di solito il leader del primo partito d’opposizione non interferisce direttamente con l’attività di governo. Ma ancora più singolare è l’incontro “casuale” con il ministro dell’interno, Roberto Maroni. Al leghista, Bersani esprime tutte le sue perplessità su quello che l’esecutivo sta per approvare, ovvero la delega ai presidenti delle province campane dei poteri necessari alla costruzione dei termovalorizzatori. Cosa pericolosa per diversi motivi: prima di tutto perché i due politici ai quali verrebbero affidati poteri commissariali (il napoletano Luigi Cesaro e il salernitano Edmondo Cirielli) sono anche deputati; e poi perché la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, introdotta con la legge voluta da Bertolaso più di un anno fa, non ha funzionato, mostrando come le province siano enti poco avvezzi alla gestione di problemi concreti come lo smaltimento dei rifiuti.
L’irrituale sortita di Bersani non è però un inaspettato colpo di testa. E lo si capisce presto, qualche ora dopo, appena le agenzie cominciano a battere le notizie sui provvedimenti varati dal consiglio dei ministri. Il decreto legge sull’emergenza rifiuti, infatti, stabilisce il passaggio dei poteri commissariali per la realizzazione dei termovalorizzatori alla Regione e non alle province. A Caldoro quindi, e non a Cesaro e Cirielli, che si dovranno accontentare delle briciole che saranno lasciate dall’ex socialista. Una vittoria per Bersani, che si è saputo incuneare nelle contraddizioni tutte interne al governo. Con la Lega che ha accettato di fare da sponda a chi all’interno del Pdl si è battuto per fare fuori Cesaro e Cirielli, entrambi cosentiniani. Stiamo parlando di Mara Carfagna, ministro delle pari opportunità e nemica giurata di Cosentino e dei suoi uomini. Ma anche qualche altro ministro che fra i due contendenti preferisce schierarsi dalla parte dell’ex showgirl salernitana. Qualcuno dice anche Gianni Letta, che al pari di Maroni ha ricevuto una telefonata di Dario Franceschini prima della riunione dell’esecutivo.
Il risultato raggiunto dal Pd tuttavia non basterà per risolvere il caos rifiuti. Anche perché al Nazareno sanno bene che la soluzione-Caldoro non è altro che un ritorno al passato, quando tutto veniva risolto col commissariamento nelle mani del presidente della Regione. «Il governo continua a muoversi secondo la logica del commissariamento, e lo fa anche stavolta», ricorda il senatore dem Enzo De Luca. Una logica che, come visto, finora non ha prodotto grandi frutti. Così come non ha portato buoni risultati il piano Bertolaso. Anzi, ieri il governo ne ha decretato il pieno fallimento. Prima di tutto, perché è stata un’idea dell’ex capo della Protezione civile quella di individuare nelle province i soggetti deputati a smaltire i rifiuti. E poi perché nel nuovo decreto legge c’è un’altra norma che sconfessa uno dei punti forti della soluzione Bertolaso. Il dl cassa dalla lista delle discariche quella tanto contestata di cava Vitiello, a Terzigno, ma anche altre due potenziali e cioè quella di Andretta, nell’avellinese, e quella di Serre, nel salernitano. Quest’ultima è il simbolo della sconfitta del neo-pensionato Bertolaso: la sua apertura (tre anni fa) fu il motivo della rottura con un altro governo (Prodi) e un altro ministro (Pecoraro Scanio).
Sta di fatto, però, che con questo provvedimento, il governo mette a repentaglio la salute pubblica dei cittadini campani. Le altre discariche attive, infatti, si esauriranno al massimo entro un anno mentre i nuovi termovalorizzatori non saranno pronti se non fra tre anni, nella migliore delle ipotesi.
Dove si metteranno quindi i rifiuti? Una risposta la dà nel pomeriggio il ministro Raffaele Fitto che fa sapere della necessità di trovare un accordo con le altre regioni italiane. Eventualità, questa, che però provoca la subitanea e stizzita reazione del leghista Castelli, il quale stoppa tutto: la munnezza campana deve restare lì dove viene prodotta. Insomma, abbastanza perché il dem Alessandro Bratti si sbilanci: «La destra è arrivata al potere sui rifiuti e sui rifiuti se ne andrà casa».
Infine, ultimo tassello che mostra l’incapacità e la malafede del centrodestra a gestire il caos rifiuti è l’annuncio di aver messo a disposizione dei campani 150 milioni di euro freschi freschi. Niente di più falso. Lo stesso Caldoro precisa come quei soldi siano fondi Fas già precedentemente assegnati alla Campania. Anzi ne sono pure di meno rispetto agli impegni governativi: «Berlusconi un paio di anni fa ne promise 260 e non solo 150», ricorda Bratti.

da Europa Quotidiano 19.11.10

"Statue truccate, Bondi sotto accusa", di Carlo Alberto Bucci e Paola Coppola

I restauratori: “I posticci non si usano più”. Il ministero: integrazioni regolari. I tecnici: cambiata l´originaria espressività dell´opera. “Era meglio spendere quei soldi per un restauro”. È bufera sul gruppo marmoreo con Marte e Venere ritoccato nel cortile di Palazzo Chigi per ordine di Berlusconi che ha fatto aggiungere le mani alla dea e la destra e il pene al suo compagno. Proteste per la metodologia seguita e per la spesa di 70mila euro in periodi di tagli draconiani alla cultura da parte dei restauratori, dei sindacati e del Pd che attacca il ministro Bondi: «Ancora una volta – accusa il deputato Manuela Ghizzoni – siamo davanti ad un ufficio ministeriale che si piega ai capricci e alle manie del premier».
Dopo la denuncia di Repubblica, si difende il ministero guidato da Bondi spiegando che per le integrazioni sono stati adottati «materiali reversibili», ricostruzioni in resina fatte aderire ai punti di frattura dell´originale tramite magneti «con risultati rispondenti all´etica della disciplina del restauro». E cita «la Carta del Restauro del 1972», che all´articolo 7 ammette «aggiunte di parti accessorie in funzione statica e reintegrazione di piccole parti storicamente accertate»: fattori assenti nel caso del gruppo di Marte e Venere, di cui non esistono copie né statue analoghe coeve. La richiesta del premier – aggiunge il Mibac – è stata «in parte accolta» dalla Soprintendenza di Roma «che si è mossa facendo ricorso a metodologie e soluzione tecniche per la prima volta applicate su di una scultura di età classica».
C´è il trucco ma è removibile e autorizzato. Anche per l´architetto di fiducia di Berlusconi, Mario Catalano, le protesi sono «risarcimenti regolari che servono a far vedere l´opera compiuta come era stata fatta quando è stata scolpita».
Ma gli addetti non sono d´accordo. Un intervento che «non si deve fare in assenza di una documentazione attendibile, come un disegno o un´incisione dell´opera. E poi, se sono coinvolti elementi che danno espressione al corpo – mani, occhi o naso – è bene astenersi: il rischio è cambiarne l´espressività originaria», commenta Lidia Rissotto, restauratore dell´Istituto superiore per la conservazione e il restauro. Che contesta anche il fondo dietro la statua «che avrebbe bisogno di aria e non di qualcosa che la appiattisce». Ed è perplessa dai costi: «In un momento critico per i beni culturali quei soldi li avrei destinati a un restauro conservativo – continua – far comprendere il valore della prevenzione e della manutenzione delle opere deve essere una priorità, più che applicare un maquillage che rispecchia i valori di una società che non accetta il passare del tempo».
«Le ricostruzioni non fanno parte dei criteri applicati oggi al restauro», commenta Gisella Capponi, direttore dell´Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro. «L´intervento non mi convince: è un divertimento che non rende giustizia a quell´opera», taglia corto Carla Tomasi, presidente ARI (Associazione restauratori d´Italia). «Un´integrazione in controtendenza» per Carla Bertorello della cooperativa Cbc (Conservazione Beni Culturali). «Un conto sono gli interventi di Bernini o alcuni restauri storici dei musei vaticani, ma dal ‘900 prevale la tendenza a togliere» e la bolla come «una spesa elevata per assecondare un capriccio». Andrebbero denunciati i responsabili delle applicazioni, dice la Uil Beni culturali che chiede un´ispezione e l´intervento della Corte dei Conti. «C´è da chiedersi – dichiara Gianfranco Cerasoli – se il Comitato tecnico scientifico per i Beni Archeologici è stato interessato da una operazione che ha visto l´impiego di risorse umane (12 unità) e risorse economiche consistenti per una operazione di cattivo gusto che getta un´ombra sulla autonomia dei tecnici del Mibac tranne che non siano stati “costretti a eseguire” una simile operazione».

La Repubblica 19.11.10

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“Il direttore dei Musei vaticani Paolucci: lavori senza criteri”, di Orazio La Rocca

“Peccato che nessuno abbia detto no al premier”. Interventi del genere non si fanno più da secoli: hanno falsificato un´opera. «Un restauro così io non l´avrei mai fatto. È un intervento privo di qualsiasi criterio, tecnico, culturale e scientifico, legato alla salvaguardia delle opere d´arte». È netta la bocciatura del professore Antonio Paolucci, direttore dei Musei vaticani e sovrintendente ai beni culturali della Santa Sede, sul discusso intervento di restauro sulle due statue di epoca romana esposte a Palazzo Chigi. «Un intervento a dir poco discutibile che ha falsificato l´originario splendore di un complesso scultoreo che meritava di ben altre attenzioni».
Professor Paolucci dove hanno sbagliato i restauratori della Venere e del Marte che il premier Berlusconi ha voluto esporre nella sede del governo?
«Interventi di questo genere, con l´aggiunta di parti mancanti come la mano della Venere e il pene di Marte, non si fanno più da secoli. Aggiungere parti nuove ad una statua antica significa falsificare l´estetica dell´opera per “camuffarla” agli occhi dei visitatori. In ogni scuola e laboratorio di restauro ormai è risaputo che gli interventi postumi, sulle statue o sugli edifici, devono essere sempre realizzati in maniera chiara e visibile».
Dopo il crollo di Pompei, il restauro fasullo. Non è proprio un buon momento per il patrimonio artistico del nostro paese.
«Mi limito a constatare che interventi di questo genere non vanno fatti mai. I beni culturali sono patrimoni universali che vanno preservati con grande attenzione, amore e competenza. E non posso che meravigliarmi che su un complesso scultoreo di grande valore, come il Marte e la Venere di Palazzo Chigi, ci sia stato un intervento di restauro tanto discutibile. Spero solo che si tratti di un intervento reversibile, cioè che le due statue possano essere riportate a come erano prima».
Come mai proprio in Italia si commettono errori così evidenti su una materia tanto delicata?
«Sono certo che in nessun laboratorio di restauro italiano si fanno interventi simili. Se un lavoro tanto discutibile è stato fatto a Palazzo Chigi evidentemente c´è stato un preciso intervento dall´alto, vale a dire del premier, che ha imposto ai restauratori di ricostruire le parti mancanti alle due statue. Immagino che la richiesta sia stato tanto decisa che nessuno se l´è sentita di dire di no. Peccato».

La Repubblica 19.11.10

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“L´esperto Forcellino: cancellata una tradizione di 500 anni”, di Paola Coppola

“Un atto di violenza danno enorme per l´arte”. Persino Michelangelo non si riteneva all´altezza di intervenire sul braccio del Laocoonte.
«Sono protesi oltraggiose, un danno enorme per le statue e per l´arte e un intervento che umilia i restauratori e il restauro in Italia». Antonio Forcellino trasecola davanti al gruppo marmoreo “ritoccato” per assecondare il gusto del premier. Nella sua trentennale carriera ha lavorato al restauro della collezione di scultura romana del Museo di Paestum e, precisa, «mai mi sarei sognato di fare un intervento simile su quelle statue. È inconcepibile sui capolavori della scultura classica».
Perché?
«Persino Michelangelo non si riteneva all´altezza di intervenire per integrare il braccio del Laocoonte. L´aggiunta di mani e pene mortifica il lavoro di 500 anni. Sarebbe terribile e pericoloso se questo comportamento diventasse abituale, una tendenza».
Come valuta gli interventi fatti?
«In genere si evitano anche su piccoli oggetti, come un pezzo di polpaccio, né si fanno se esiste un calco fedele dell´originale o una replica identica. Anche sulle foto poi si vede che la mano di Venere è goffa mentre in assenza di un pezzo lasciare spazio per l´immaginazione reintegra l´opera».
Che ne pensa del fondale azzurro dietro la statua?
«Un qualsiasi pannello che decontestualizza la scultura è un atto di violenza. Non si può piegare in questo modo ciò che abbiamo di più pregiato».
È una scelta che danneggia l´immagine della nostra scuola di restauro all´estero?
«La considerazione di cui godiamo sta scemando. Solo 10 anni fa la possibilità di introdurre il calco di un capitello nel Tempio di Vesta suscitava dibattiti accesi, oggi tutto avviene in silenzio. Il restauro è una pratica dove il rigore teorico ha immediate conseguenze sulla conservazione materiale e i restauratori devono essere un presidio per la cultura».
Il Mibac ha confermato che le integrazioni sono reversibili.
«È un´ipocrisia: anche se è minimo qualsiasi elemento posticcio danneggia il marmo e la reversibilità è legata a ulteriori interventi. Su opere così preziose si deve fare solo quello che è necessario alla conservazione. Abbiamo soprintendenze che non ti facevano spostare neanche una pietra: mi verrebbe da chiedere al ministro e alle soprintendenze se sono cambiate le regole, se così è ci adegueremo».

La Repubblica 19.11.10

"Effetto Marchionne: torna il sereno tra la Cgil e la Fiom", di Luigina Venturelli

«Come si fa a non condividere una giornata di mobilitazione?» ha risposto Susanna Camusso a chi le chiedeva di esprimersi sulla proposta della Fiom per indire entro gennaio una giornata di protesta nazionale a sostegno della vertenza Fiat. Risposta facile, consenso scontato. Ed è certamente un notevole passo in avanti nell’evoluzione dei rapporti tra la leader della Cgil e il sindacato dei metalmeccanici, che solo fino a pochi giorni fa, all’indomani del passaggio di consegne da Guglielmo Epifani alla segretaria generale della confederazione, era stato inaugurato all’insegna della frizione.
TENSIONI ACCANTONATE Causa del braccio di ferro, le diverse strategie invocate dalla radicale Fiom: uno sciopero generale di tutti i lavoratori italiani, l’abbandono del tavolo di discussione con Confindustria sulla produttività entro la fine dell’anno, e poi la presentazione di una proposta di legge sulla rappresentanza sindacale avanzata dalle tute blu con il sostegno dell’Italia dei valori. Richieste ed iniziative nel migliore dei casi mal sopportate dai vertici di Corso d’Italia. Poi è arrivato Marchionne, la sua chiusura a discutere del piano industriale del gruppo automobilistico in una sede istituzionale, e le indiscrezioni sulla possibilità che la newco di Pomigliano d’Arco riapra senza la Fiom al suo interno. E l’armistizio tra Camusso e Landini è stato siglato nella necessità di fare fronte comune contro l’avversario: la segretaria generale della Cgil ha dunque garantito alle tute blu il pieno sostegno nella vertenza Fiat, rinviando ogni ulteriore chiarimento a dopo la manifestazione confederale del 27 novembre, su cui ora sono concentrati gli sforzi del sindacato.
APPOGGIO SULLA FIAT Approvata così la proclamazione di una giornata di mobilitazione con sciopero di tutto il gruppo, perchè «nessuno può pensare a processi di defiomizzazione» e «Marchionne non può stabilire i sindacati con cui discutere perché i diritti di rappresentanza sono stabiliti dalla Costituzione ». Anche se «la risposta migliore » alla Fiat, secondo la leader di Corso d’Italia, rimane sempre la contrattazione: «Non ci sottraiamo a nessun confronto sulla contrattazione, per questo chiedo alla Fiom un esercizio di grande responsabilità. Contro la propaganda stucchevole di chi dice che non partecipiamo ai tavoli occorre essere ai tavoli e fare proposte». Non solo. Susanna Camusso ha anche richiesto l’apertura di un tavolo governativo a Palazzo Chigi su tutta la partita Fiat, stabilimento di Termini Imerese compreso. Non si è fatta attendere la risposta del governo, che aprirà un tavolo sulla Fiat solo se «tutte le parti insieme lo chiederanno» ha affermato il ministro Sacconi. Ben consapevole delle resistenze dell’azienda e degli altri sindacati

L’Unità 19.11.10