Latest Posts

La spesa sociale a favore dei nuclei con bambini è all'1,1%. In Francia al 2,5%, in Germania al 3,2%

I figli costano. Ma in Italia costano più che altrove, e diventano spesso un lusso. A metterlo in evidenza è il Rapporto famiglia Cisf 2009 , secondo cui “le politiche messe in campo dall’Italia non solo non riconoscono i costi sostenuti dalla famiglia, ma penalizzano la famiglia che ha figli, e la penalizzano chi ne ha di più”.
L’indagine del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf) si è basata su 4 mila interviste e su un campione statisticamente rappresentativo delle famiglie italiane. Così è stato stimato che la spesa media mensile per i figli a carico è il 35,3 per cento della spesa familiare totale e rispetto all’equità fiscale verso la famiglia. Il costo mensile di mantenimento di un figlio per i soli beni indispensabili in termini assoluti per la classe di età 0-5 anni è infatti uguale a 317 euro e corrisponde a un costo di mantenimento di circa 3.800 euro annui. In media però, il costo di accrescimento di un figlio (che comprende il costo di mantenimento) è di 798 euro al mese. Le famiglie benestanti, poi, spendono per i figli circa l’83 per cento in più delle famiglie povere.

Secondo il Cifs insomma “la spesa sociale a favore della famiglia e bambini in Italia è solo all’1,1 per cento del Pil (dati 2005), rispetto al 2,5 per cento della Francia e il 3,2 per cento della Germania. Poiché un punto di Pil italiano vale 15,7 miliardi di euro (2008), colmare il divario rispetto alla Francia comporta una riallocazione di spesa pari a 22 miliardi di euro, che rappresenta una cifra impegnativa ma ‘possibile’, con un elevato rendimento sociale”.

Dai dati Istat, spiega il Rapporto, emerge come non tutte le famiglie con figli siano in grado di garantire il mantenimento di uno standard di vita ritenuto ‘accettabile’. Il rischio di collocarsi sotto questo standard e, quindi, di vivere in condizioni di ‘povertà assoluta’, aumenta al crescere del numero di figli. In particolare si osserva un evidente aumento del rischio per le famiglie numerose: quando nella famiglia ci sono almeno tre figli l’incidenza di povertà assoluta è doppia (8 per cento) rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane (4,1 per cento) e tripla rispetto a quella stimata per le coppie con un solo figlio (2,6 per cento).

L’augurio è che nasca una “politica non solo delle istituzioni pubbliche, ma anche di quelle private che sia orientata ai figli”. Secondo il rapporto “occorre quindi un nuovo ‘welfare relazionale’ per i figli, impostare cioé le politiche pubbliche con un concetto relazionale, che si occupi delle nuove generazioni. Le nuove generazioni sono figlie di famiglie a cui bisogna dare l’attenzione che meritano. Lo Stato deve farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale, che includa gli immigrati, e sia generativo delle nuove generazioni”. La popolazione italiana, quindi, conclude il rapporto Cisf, “sopravvive decentemente proprio perché rinuncia ad avere figli”.
La Repubblica 23.03.10

Possiamo vincere

L’appello al voto e l’attualità politica sono stati i principali argomenti trattati dalla trasmissione “8 e mezzo” su La7, dove Pier Luigi Bersani e il ministro Sacconi, ad una settimana dal voto, si sono “affrontati” evidenziando notevoli differenze nel modo di concepire il bene dell’Italia. La trasmissione, condotta da Lilli Gruber, è stata introdotta da un primo commento sulle dichiarazioni del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco che esprimeva la posizione della Chiesa sull’aborto. Un appello molto forte con cui Bagnasco ribadiva l’intransigenza clericale anti-abortista nel seggio elettorale.
Una provocazione nei confronti dei due candidati del centrosinistra, Mercedes Bresso in Piemonte e Emma Bonino nel Lazio? “Non penso che dai vescovi sia arrivato un appello elettorale, ma i vescovi hanno ribadito le loro posizioni che vanno rispettate, anche se non sono condivise” ha risposto Bersani puntualizzando come non intravedesse nessuna lettura in chiave elettoralistica nelle parole del cardinale Bagnasco. Quindi nessuna scelta contro le due candidate ma la conferma di una posizione tradizionale e ben radicata nella cultura cattolica.

“Hanno sottolineato un grande tema sociale aperto, hanno ribadito posizioni sul tema antropologico, sul quale siamo pensosi anche noi, e ribadito una posizione tradizionale della Chiesa sull’aborto”. “I vescovi – ha chiarito Bersani – hanno sottolineato grandi temi sociali, oltre alla posizione tradizionale sull’aborto. Il punto in discussione è semmai la Ru486, la pillola del giorno dopo. Io penso che la 194 abbia fatto diminuire del 40% gli aborti ed è una legge che ispira tecniche meno intrusive. Prima della 194 c’era una enormità di sofferenze e di aborti e poi va detto che il Parlamento non fa il dottore”.

Elezioni, nuovo referendum pro e contro Berlusconi. Queste prossime elezioni regionali sono state impostate dal premier come l’ennesimo referendum pro o contro Berlusconi. Il paradosso è che non si giudica l’operato del governo e della maggioranza ma semplicemente la persona Berlusconi. Una triste ricorrenza che avviene sempre in concomitanza del turno elettorale. “Vedo Berlusconi piuttosto nervoso”, ha dichiarato il segretario del Pd. “Ne ha ragione, perché l’aria che tira è buona per noi”.

Non è possibile seguire tutte le esternazioni del premier e il suo modo prepotente di attaccare le istituzioni e i giudici. Il compito del Pd è sì, quello di opporsi a questo modo di fare politica ma offrire una vera alternativa. “Stiamo assistendo alla solita campagna elettorale: Berlusconi sì o no, il male o il bene, i giudici… E’ chiaro che Berlusconi non riesce a dire qualcosa di significativo sul futuro e questo tocca a noi. Per questo io un po’ rispondo a Berlusconi un po’ gli lascio dire. Non possiamo sempre correre intorno a lui e ai suoi problemi perché l’Italia ha ben altri problemi” ha ribadito Bersani.

Lega e Idv “ruba voti” di Pdl e Pd? Bersani è convinto che ci sia un’evidente inversione di tendenza. Negli ultimi anni Berlusconi, oltre alle tante promesse non ha prodotto “niente di meglio per questo Paese”. E in questo gioco delle parti, il ruolo da protagonista è sempre spettato alla Lega. “La Lega regge Berlusconi tutta la settimana per poi fare la parte del federalismo il fine settimana. Un federalismo delle chiacchiere” e poco più.

“Penso che in Piemonte vince il centrosinistra. La Lega in buona salute ma a danno loro e non nostro” ha pronosticato Bersani per le prossime elezioni regionali. “Non si possono fare
due parti in commedia. Penso al giuramento dei governatori sabato alla festa del Pdl e al fatto che la Lega era nata come partito della moralizzazione. Come sono finiti!”. Quello che è certo è che la Lega ”non prende un voto dallo schieramento del centrosinistra. Questa storia che la Lega è un partito popolare e noi siamo il partito dei salotti non sta in piedi. Noi siamo un partito popolare e chi non se ne è accorto se ne accorgerà”.

Una situazione diversa da quella legata alla coalizione del centrosinistra e all’alleanza Pd-Idv. “E’ in corso un’inversione di tendenza rispetto alle politiche e anche alle europee, e le forze di opposizione ne possono usufruire. Questa volta noi non vogliamo mandare a casa il governo ma inviare una letterina piuttosto brusca per dire che le cose non vanno. A quel punto, ci mettiamo a lavorare di buona lena per costruire l’alternativa a questo governo”.

Informazione e talk-show. Un’ultima battuta è stata dedicata all’anomalia italiana di censura delle principali trasmissioni televisive di informazione politica, una decisione sui generis, bocciata anche dal Tar. Per Bersani le motivazioni sull’iniquità della legge sulla par condicio non servono a spiegare l’atteggiamento presuntuoso del governo e la sua voglia di chiusura.”Penso che questo stop ai talk-show sia servito anche a far prevalere questa settimana una comunicazione deformata. Noi combattiamo contro questi oscuramenti ma non ci facciamo intimidire né preoccupare più di tanto, perché gli italiani capiscono e poi non so quanti vantaggi provengano a Berlusconi dal chiudere la bocca a Santoro e a Floris”.

A.Dra
www.partitodemocratico.it

"Il guaritore", di Massimo Gramellini

L’altra sera, girovagando fra i canali, mi sono imbattuto in un volto ispirato che, dal palco di una piazza, inneggiava all’amore e urlava: entro il 2013 vogliamo vincere il cancro. Giuro, diceva proprio così. Vo-glia-mo vin-ce-re il can-cro. Non la disoccupazione. E nemmeno lo scudetto. Il cancro, «che ogni anno colpisce 250 mila italiani». Sulle prime ho sperato fosse il portavoce del professor Veronesi e ci stesse annunciando uno scoop mondiale. Così ho telefonato a uno dei 250 mila, un caro amico che combatte con coraggio la sua battaglia, e gli ho dato la grande notizia. Come no?, ha risposto, adesso però ti devo lasciare perché sono a cena con Vanna Marchi.
Ho degli amici molto spiritosi. Mi auguro che tutti i malati e i loro parenti la prendano allo stesso modo. E anche tutti i medici che in ogni angolo del pianeta si impegnano per raggiungere quell’obiettivo. In Italia con qualche problema in più, dato che il governo che entro tre anni intende vincere il cancro ha ridotto i fondi per la ricerca scientifica. Vorrei sorriderne, come il mio amico. Ma stavolta non ci riesco. Ho perso i genitori e tante persone care a causa di quel male. E allora: passi per le barzellette, le favole e persino le balle. Fa tutto parte del campionario di iperboli del bravo venditore e il pubblico ormai è assuefatto allo show. Ma anche a un’alluvione bisogna mettere un argine. Bene, per me il cancro rappresenta quell’argine. Non è: un milione di posti di lavoro. Non è: meno tasse per tutti. Il cancro è una cosa seria. E lui, che lo ha avuto e lo ha vinto, dovrebbe saperlo.
La Stampa 23.03.10

PD deputati in piazza "A destra si soffoca, proposte solo da noi"

A tu per tu con i parlamentari del Pd, oggi in piazza Grande dalle 17. Manuela Ghizzoni, Ricardo Franco Levi, Giulio Santagata e Ivano Miglioli incontreranno i cittadini, e si confronteranno con loro sul lavoro che hanno svolto in questi anni, sul territorio e sulla democrazia.
Già ieri gli onorevoli del Partito Democratico hanno fatto un bilancio degli ultimi due anni, marcando le differenze con i loro colleghi dell’opposizione. «Anche se fanno parte della maggioranza hanno detto sono delle vittime.
Devono solo ratificare gli ordini che arrivano dall’alto». «Il giuramento di fedeltà a Berlusconi – ha detto Ricardo Franco Levi – è lo stravolgimento del sistema democratico».
Duro anche Giuliano Barbolini che provoca: «I parlamentari modenesi della maggioranza dovrebbero dimostrare più amore per questo territorio». Sulla stessa lunghezza d’onda Ivano Miglioli che se la prende con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi: «Con la battaglia per il gas a Rivara ha dimostrato di non rispettare l’autonomia locale». Critiche accese anche dalla deputata Manuela Ghizzoni e da Giulio Santagata, che attaccano: «Solo i parlamentari di centrosinistra si sono occupati di crisi aziendali. I colleghi del centrodestra non l’hanno fatto perché sono più realisti del re, sono fedeli alla consegna che dice che la crisi non c’è».
I PARLAMENTARI, come detto, hanno fatto anche il bilancio dei due anni: «Ci siamo impegnati spiegano sul fronte sicurezza, per rafforzare l’organico dei vigili del fuoco e in particolare i distaccamenti di Vignola e Carpi o per garantire il funzionamento dei tribunali di Modena e Sassuolo. Di trasporti e ambiente, (Cispadana, bretella autostradale di Sassuolo, stoccaggio gas di Rivara, trasporti) e di scuola. Grande attenzione anche per la crisi, soprattutto nel distretto ceramico».
Il Resto del Carlino 23.03.10

"Tecnici, figli di un dio minore", di Alessandra Ricciardi

Il 26 marzo prossimo scade il termine per le iscrizioni: i genitori devono decidere al buio. Anche questa volta ultimi. Gli studenti di terza media che il prossimo anno si iscriveranno agli istituti tecnici riformati (c’è tempo fino a venerdì prossimo 26 marzo), stesso discorso vale per i professionali, e gli insegnanti che lavorano in questo stesso livello di istruzione, e che devono fare la scelta dei nuovi libri di testo da far adottare, navigano al buio. A differenza di quanto succede nei licei, per loro di programmi neanche a parlarne. Le indicazioni nazionali che delineano i nuovi saperi della scuola superiore targata Gelmini, e pubblicati dalla scorsa settimana sul sito dell’Indire, valgono infatti solo per i percorsi liceali. Si tratta di indicazioni importanti, perché definiscono il nucleo di saperi e la loro scansione temporale da cui scaturiranno le conoscenze fondamentali che gli studenti dovranno possedere al termine del percorso di studi. Eppure la commissione preposta alla definizione dei programmi per i tecnici aveva iniziato il suo lavoro prima di quella che poi si è insediata sui licei. Ma pare, raccontano fonti vicine al ministero, che a intralciare il cammino della commissione sia sta un cambio in corso d’opera dell’impostazione. Che ha costretto a rifare dall’inizio il lavoro di semplificazione e razionalizzazione delle discipline, per renderlo più simile alla logica che presiede all’impostazione dei programmi dei licei: un profilo generale che comprende una descrizione delle competenze chiave e prosegue con la descrizione degli obiettivi specifici di apprendimento, articolati per nuclei disciplinari relativi ai due bienni e al quinto anno. E gli istituti partono svantaggiati nella mole di lavoro: molte di più le discipline, soprattutto quelle inerenti ai laboratori, ovvero quelle professionalizzanti. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, i programmi dei tecnici non saranno pronti prima di un paio di settimane. Anche per loro dovrebbe essere previsto un periodo di consultazione con insegnanti, genitori e studenti, così come per i licei, e sempre sul sito dell’Indire. Dove per fino a ieri l’apposita sezione per le indicazioni liceali non era ancora attiva. Insomma, i programmi portano un po’ di ritardo. Ma presso il ministero sono tranquilli: firmati dal presidente della repubblica i regolamenti sulle nuove superiori, ora si attende solo il parere della Corte dei conti perché la riforma sia ufficialmente definita e possa partire con le carte in regola dal prossimo settembre. I programmi, a questo punto, diventano secondari. Anche perché, grazie all’autonomia didattica dei docenti, non c’è bisogno di essere per niente prescrittivi.
Da ItaliaOggi 23.03.10

Bersani: dalle regionali mi aspetto una brusca letterina a Berlusconi…

Berlusconi rifiuta il confronto televisivo, perchè «è in difficoltà ad affrontare i problemi reali dei cittadini e a confrontarsi su questi». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, incontrando i cittadini del XV municipio di Roma, nella zona di Viale Marconi. Interpellato dai cronisti sul mancato confronto televisivo, Bersani ha risposto: «Penso che sarebbe stato utilissimo se, in modo fermo ma civile, ci si fosse confrontati davanti agli italiani, per mostrare a loro che conosciamo i problemi e per presentare le nostre proposte. Non può essere – ha aggiunto – che ci si parli sempre da comizio a comizio; però registro che questo è il modo di fare di Berlusconi». «Credo – ha proseguito il segretario del Pd – che abbia difficoltà ad affrontare i problemi reali e a confrontarsi su questi, e penso anche che abbia un’attitudine di fondo, nel concepire la politica come un eterno comizio».

«Tira un’aria buona, credo che siamo nelle condizioni di aspettarci che gli elettori mandino una letterina un pò brusca a questo governo, a questa maggioranza e al presidente del Consiglio, dicendogli che l’Italia non può stare sempre attorno ai problemi suoi», aggiunge Bersani. Per ora è il premier a mandare lettere a milioni di italiani…«Le lettere? Lui può farlo. I mezzi non gli
mancano… Come devo giudicarlo? Spero che gli italiani gli rispondano con una letterina un pò brusca dal voto regionale. Tutto qua», dice il leader Pd. «Berlusconi è un disco rotto che comincia a non far più la presa di una volta: fa una campagna di
drammatizzazione, cerca il referendum su se stesso, adesso manderà sette milioni di lettere agli italiani… è sempre la
stessa storia, Berlusconi sì Berlusconi no». «Abbiamo tanti problemi ed è ora di affrontarli. Noi – ha proseguito Bersani – in campagna elettorale stiamo cercando di parlare dei problemi della gente, a cominciare dal lavoro e penso che dopo queste regionali ci sarà l’occasione per correggere l’agenda della politica italiana che, per due anni, è stata attorno ai problemi dei Berlusconi». Dunque, ha aggiunto, «questo è il punto in gioco di questa campagna elettorale e noi ci accostiamo a questi ultimi giorni con grande ottimismo».

«Non ho bisogno di dire cos’è per l’Italia il risultato del Lazio: qui si può realizzare il fatto politico più rilevante», ha spiegato Bersani. «Qui c’è il primo piatto che aspetta il secondo – ha aggiunto – non si può lasciare Roma in mano ad Alemanno. Vi dico che vinciamo, non che abbiamo vinto».«In Francia c’è stato un moto di riscossa contro le tante promesse suscitate ma con risultati molto, molto scarsi. Credo che effettivamente ci sia un’aria diversa in giro che speriamo di incrociare anche qui».

«Noi abbiamo il diritto di mandare a casa Berlusconi quando abbiamo pronta una alternativa per gli italiani»m ragiona il leader Pd. Interpellato sui rapporti con Idv Bersani ha affermato che essi sono «in una situazione positiva». «In questi mesi – ha spiegato – abbiamo accorciato le distanze, tutti consapevoli che l’opposizione oggi si fa fermamente e, in qualche caso, duramente, senza dimenticare che intanto bisogna costruire positivamente una alternativa». «Lo dico brutalmente – ha proseguito il segretario del Pd – noi abbiamo il diritto di mandare a casa Berlusconi quando abbiamo pronta una alternativa per gli italiani». Alla domanda se questa alternativa è già in campo Bersani ha risposto: «Credo che dalle Regionali possa venire un incoraggiamento molto forte, e quindi che si possa fare un percorso positivo dal punto di vista delle convergenze attorno a un tema fondamentale: il legame tra questione democratica e questione sociale. Io – ha concluso – ho in testa una opposizione che non si divide mai su questo e che invece trova la sua vittoria mettendo insieme questi due punti».

.«Ho assistito sbigottito al fatto che alcuni esponenti di primo piano del Pdl abbiano insultato il questore di Roma», ha detto poi Bersani.«Addirittura – ha aggiunto – il capogruppo del Pdl al Senato gli ha dato dell’ubriaco; sin lì non pensavo che arrivassero, e non so cosa altro ci sia da aspettarsi».«Abbiamo visto sul palco, non voglio dir nulla di quella manifestazione, ma ho visto una cosa francamente desolante, i campioni delle autonomie candidati alle presidenza di gloriose regioni giurare nelle mani di Berlusconi. Io ho fatto il presidente di Regione, trovo che questa sia una cosa veramente avvilente, anche un pò agghiacciante». «E’ una cosa che non avrei voluto vedere, credo che ci sono tante persone anche nel centrodestra che non vogliono vedere delle cose così».

«Le risposte populiste e conservatrici a questa crisi hanno sollevato promesse e aspettative, ma non hanno dato risposte concrete. La risposta concreta può venire solo dall’accorciamento della forbice delle condizioni sociali perchè nessuno può star bene da solo», ha concluso Bersani commentando il varo della riforma della sanità negli usa. «La società va avanti se tutti stanno meglio- dice bersani- mi pare che la scelta di Obama vada assolutamente in questa direzione».
L’Unità 23.03.10

"Tempi duri per gli adulti. Ecco come la riforma delle superiori si completa di un nuovo tassello, nel prossimo anno salterà il 35% dei docenti", di Nicola Colajanni

In questi giorni alle camere è stato presentato per il prescritto parere lo schema di regolamento riguardante il riordino dell’educazione degli adulti. Il decreto prende le mosse dalla politica di riduzione della spesa per l’istruzione prevista dall’art.64 della legge 133/08 e dall’art. 1, comma 632, della legge n. 296 del 2006 che prevedeva, sicuramente con altre intenzioni rispetto allo sviluppo delle attività, un riordino su base provinciale del sistema fino ad oggi in atto.

Come è capitato per i regolamenti su elementari, medie e licei, per comprendere qualche cosa delle finalità e degli effetti della cosiddetta riforma anche per questo provvedimento occorre fare i conti con le cifre. Al momento non è neppure certa la reale esistenza delle 150 istituzioni scolastiche autonome che dovrebbero insediarsi sul territorio nazionale. Infatti la loro creazione é condizionata al venir meno di altrettante unità di scuola autonome in aggiunta alle 350 che il nostro ordinamento dovrebbe perdere in virtù della razionalizzazione della rete il prossimo anno scolastico.

Gli iscritti

Occorre quindi valutare quanti soggetti sono stati accolti nel sistema nei precedenti anni scolastici e quanti lo saranno l’anno prossimo. Le tabelle statistiche al riguardo sono riportate nella relazione ufficiale di illustrazione del provvedimento. Esse ci presentano la seguente situazione. Nell’anno scolastico 2007-08 erano: 402.228 gli iscritti nelle attività promosse dai Ctp, i centri territoriali permanenti, 77.509 gli iscritti ai corsi serali per il conseguimento del diploma o della qualifica, distribuiti in 894 sedi di erogazione degli istituti di istruzione secondaria superiore.

L’organico

La relazione tecnica prevede che l’organico dei docenti impegnati nelle varie attività nella primaria, nella secondaria di I (un primo livello articolato in due moduli, uno per il titolo conclusivo del primo ciclo e uno per l’assolvimento dell’obbligo) e nella secondaria di II (un secondo livello articolato in tre moduli) passi rispettivamente dalle 1.293, 2.938, 5.729 unità a 1.271, 2.889 e a 3.703 con un taglio complessivo di 2.097 unità comprensivo dei 179 posti eliminati già quest’anno. Solo nella secondaria superiore il taglio riguarderà, nell’anno scolastico 2010-11, 2.026 posti pari al 34.36% dei posti oggi esistenti. Il piano programmatico prevedeva la riduzione di 1.500 cattedre concentrata nell’anno scolastico 2009-10. Il decreto interministeriale sugli organici inviato in bozza alle scuole con la circolare ministeriale n.38 del 2 aprile 2009 all’art 9) stabiliva che l’organizzazione e la dotazione organica dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti è regolata dal decreto 25 ottobre 2007 emanato in applicazione della legge dell’art. 1, comma 602, della legge 27 dicembre 2006 n. 296. «In attesa di dare piena applicazione, la dotazione organica assegnata a livello regionale ai Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e la formazione in età adulta, rimane confermata nelle attuali consistenze e non può superare quella relativa all’organico di diritto dell’anno scolastico 2008/2009. Eventuali variazioni, debitamente motivate, sono consentite solo entro la consistenza delle dotazioni organiche assegnate ad ogni singola regione».

I futuri frequentanti

Il numero dei frequentanti, che viene di fatto limitato alle attività connesse al conseguimento dei titoli di studio, dovrebbe scendere nei tre ordini scolastici dai 19.626,44.595 e 62.394 del 2008-2009 ai 15.254, 34.662 e 44. 440 del prossimo anno scolastico calcolati sulla base dei nuovi parametri di iscrizione e di organico fissati agli articoli 3 e 9 del Regolamento. Si potranno iscrivere gli adulti in età lavorativa, anche immigrati,che non abbiano assolto all’obbligo d’istruzione o di titoli di studio di secondaria superiore, nonché coloro che abbiano compiuto sedici anni e che non siano in possesso del titolo conclusivo del primo ciclo o che non abbiano adempiuto all’obbligo(art.3).

I nuovi criteri

Le singole istituzioni scolastiche autonome saranno dimensionate secondo i criteri stabiliti più in generale. L’organico dei docenti dei corsi del I e del II livello sarà calcolato sulla base di un docente ogni 12 studenti e il numero degli studenti che servirà per tale determinazione dell’organico sarà calcolato sulla base del numero di alunni scrutinprevidemtepati, ammessi agli esami finali o che abbiano conseguito una certificazione relativa al livello frequentato (art.9). Per gli Ata, l’organico dovrebbe essere quello adottato per gli istituti comprensivi.

In realtà tali cifre sono molto lontane dalla realtà perché ignorano gli adulti che attualmente sono nel sistema e non seguono attività necessariamente legate al conseguimento dei titoli di studio. Il risparmio di conseguenza sarà ben superiore ai 69 milioni di euro previsti a regime per il solo personale docente a decorrere dal 2011. Per i 300 presidi e direttori amministrativi, la spesa deve essere completamente coperta da una equivalente e aggiuntiva riduzione di istituzioni scolastiche autonome.

Ciò significa che la fase transitoria di cui tratta l’art.11 sarà assai travagliata. Infatti si prevede che tutti gli studenti che attualmente seguono un corso serale siano, previa valutazione, reinquadrati nel nuovo ordinamento e con il nuovo regime degli organici. Sui contenuti didattici(i programmi) non c’é ancora nessuna comunicazione.

In quanto ai tagli si tratta di una somma assai consistente soprattutto se si tiene presente che per l’intera operazione di razionalizzazione della rete scolastica era previsto per quella data un risparmio complessivo di 85 milioni di euro.
da ItaliaOggi 23.03.10