Tutti gli articoli relativi a: cultura

Bersani: “Un nuovo patto civile per la ricostruzione”

“E’molto più difficile superare il berlusconismo che far uscire dal governo Berlusconi e Bossi. Il PD non fa il verso al berlusconismo. Noi facciamo l’inverso perché siamo alternativi a quel sistema di valori senza se e senza ma”. Pier Luigi Bersani chiude gli Stati generali della Cultura. “Sono ore pesanti, ore drammatiche perché entriamo in un mare in tempesta fatto da scelte molto difficili. Terremo il timone perché il paese ha bisogno di un forza come la nostra che sappia collegare ciò che è stato a ciò che sarà. Ne ha bisogno l’Italia e noi terremo i nervi saldi e trasmetteremo trasparenza, chiarezza”. Così il segretario Pier Luigi Bersani ha introdotto l’intervento di chiusura degli Stati generali della Cultura del Partito Democratico. “Arriviamo ad un punto drammatico consapevoli che potevamo evitarlo. Per molto tempo abbiamo detto che la crisi c’era e che in questa crisi c’era un problema tutto italiano. Ci hanno risposto dicendo che la crisi era solo psicologica e che i conti pubblici erano a posto. Così Il Paese si è addormentato”. “Certo …

"Mi diedero del pazzo ma quell´idea ha ridato la speranza alle donne", di Dario Cresto-Dina

La mia ricerca del ´69 sembrava visionaria: rinunciare alla mastectomia andava contro le certezze del Ghota dell´oncologia. In quegli anni vinceva il fatalismo, il male era considerato incurabile E molti pazienti dopo la diagnosi venivano abbandonati a se stessi. Fu l´intuizione che salvò la femminilità. Trent´anni or sono il «New England of Medicine» riconobbe e pubblicò il lavoro di Umberto Veronesi sulla quadrantectomia, confermando per la prima volta l´efficacia di un intervento «non invasivo» nella cura del cancro al seno. Arrivò al traguardo un cammino scientifico cominciato dodici anni prima. Professor Veronesi, che cosa ricorda di quei giorni? «Lo sguardo scandalizzato del Gotha mondiale della medicina quando esposi l´idea al congresso di Ginevra. Era il 1969. Le reazioni furono ostili. Ero giovane, ero italiano, venivamo considerati scienziati di serie B, e trasgredivo all´ortodossia del tempo. Tre qualità sufficienti a venire isolato dalla confraternita. In altre parole, mi diedero del pazzo». Non c´era anche la paura di sbagliare? «L´ho avuta per otto anni. L´angoscia dell´errore. Non ci dormivo di notte». In che cosa trasgrediva, come medico? …

"La scommessa del Pd: investire sulla cultura per far ripartire il Paese", di Maria Zegarelli e Luca Del Frà

Le Officine Marconi sono fuori dalla città e dal suo cuore pulsante. Una ex fabbrica, quale luogo migliore per assemblare i tanti pezzi che compongono la macchina della cultura, mai così in sofferenza come in questi anni dove c’è stato chi la considerava addirittura superflua, perché “non si mangia”. E qui, agli «Stati generali» organizzati dal Pd i pezzi ci sono tutti, e colpisce accanto a quella di scrittori, artisti dello spettacolo, la presenza mai così numerosa degli operatori dei Beni culturali, archeologi, restauratori e architetti. Sono lavoratori, «non è una platea di partito» – come dice l’organizzatore Matteo Orfini, responsabile del settore per il Nazareno – «Sono i 450 rappresentanti che sono stati delegati in oltre 70 incontri svolti su tutto il territorio». Quello che sperano non è cosa semplice: rimettere al centro della Politica, quella con la “P” maiuscola, la cultura, proprio adesso, quando la crisi è più acuta e i morsi si fanno sentire come mai. E non è un caso, allora, se «i tassi di accesso culturale più bassi sono in …

L'Italia torni ad essere fabbrica di cultura. Relazione introduttiva di Matteo Orfini

Grazie a tutti voi per aver scelto di dedicare questo fine settimana alla nostra riflessione. Comincia oggi l’ultima tappa di un percorso lungo e impegnativo, che ha attraversato più di settanta città, mettendo la cultura al centro dell’agenda politica del Partito democratico. Due mesi di lavoro, cominciati il 1 ottobre a Catanzaro e terminati ieri sera, ad Ancona. Quando decidemmo di convocare gli stati generali della cultura non speravamo in una risposta così importante. Migliaia di persone hanno contribuito con passione, con voglia di confrontarsi, di spendersi con rinnovato impegno civile in un momento difficile per l’Italia. Questi due mesi di lavoro hanno fatto prima di tutto bene a noi, al Partito democratico, convincendoci ancora di più che qui c’è un patrimonio intellettuale di cui davvero non è possibile fare a meno e di cui non faremo a meno. Un’energia vitale e creativa che vuole fare la sua parte e che si sente ingabbiata, incatenata da un coacervo di problemi e difficoltà che non le consentono di sprigionarsi. Quando abbiamo cominciato questo percorso la crisi …

"I privilegi vanno aboliti. Ma di tutti", di Giorgio Merlo

Al netto della demagogia, del populismo e dell’ipocrisia che accompagna ormai da molti mesi la violenta campagna antipolitica che è stata scatenata nel nostro paese, le recenti misure che hanno riguardato i parlamentari, i vitalizi, le retribuzioni sono da salutare positivamente. Certo, fa un certo effetto leggere quotidianamente gli strali dei commentatori tv e degli organi di stampa, dei direttori dei grandi giornali, dei conduttori dei vari talk show televisivi e dei grandi soloni opinion leader – quasi tutti accompagnati da lauti stipendi e prebende, il più delle volte milionari oggi, miliardari ieri – contro la classe politica, il prezzo del caffè alla buvette, il costo del “secondo” alla mensa della camera, la cifra della “diaria”, il ruolo del portaborse ecc. ecc. Ma ormai ci siamo abituati. Se costoro, cioè se questi milionari vogliono raccogliere un applauso in qualsiasi ora della giornata in tv o ricevere un plauso dai lettori del giornale e dai commenti sui blog devono, per forza di cose, prima contestare poi delegittimare e quindi sputtanare la classe politica parlamentare, le loro …

"Il buon esempio è necessario", di Gian Antonio Stella

Niente scherzi. Dopo avere già assistito in questi anni all’incenerimento di «375 mila leggi inutili», all’«abolizione di tutte le Province», a «tagli epocali ai costi della politica », alla «più spettacolare riduzione delle tasse di tutti i tempi», al «taglio di 50 mila poltrone», al «raddoppio del contributo di solidarietà» sulle buste paga dei parlamentari e via tambureggiando in una serie di annunci trionfali evaporati nel nulla, i cittadini non potrebbero perdonare un altro zuccherino propagandistico. Gli italiani lo sanno: rotto l’incantesimo del «siamo messi meglio degli altri », la situazione è pesante. Sanno che, per il bene dei figli e dei nipoti, saranno toccate le pensioni. Che, per sottrarre i Comuni con l’acqua alla gola al ricatto di cedere in cambio degli oneri di urbanizzazione su varianti urbanistiche che devastano il paesaggio, sarà reintrodotta (si spera con una equa gradualità) una tassa sulla prima casa. Sanno che c’è il rischio di un aumento delle aliquote fiscali per i redditi più alti. Ma guai se, chiamati a fare sacrifici dopo aver già visto nell’ultimo decennio …

"L'Italia e la corruzione: in classifica dopo il Ruanda", di Gian Antonio Stella

Giù giù giù: 36 posizioni perse in quindici anni: fossimo retrocessi così nel calcio, apriti cielo! Ma è peggio, molto peggio: l’ultima classifica di Transparency International, che misura la percezione della corruzione, ci vede scivolare al 69º posto. Alla pari con le isole Samoa, la Macedonia, il Ghana. Alle spalle di Paesi come Namibia, Ruanda, Portorico… Non è solo una umiliazione: è un problema economico. Perché dovrebbero investire da noi? Capiamoci: Transparency non è la Bibbia. E non è detto affatto che l’Italia sia davvero più corrotta di Cuba, della Turchia o della Lettonia. Diciamo di più: è lecito dubitarne. Ma vale per questa come per le classifiche internazionali sulle nostre università, drammaticamente staccate dalle posizioni di testa. Ammesso che le graduatorie, fondate sulla percezione degli operatori economici o dei docenti universitari, siano con noi punitive, segnalano un guaio molto grave: godiamo di una pessima reputazione. La stessa serie storica della hit parade dei Paesi meno corrotti elaborata da Transparency dice tutto. Le prime dieci nazioni virtuose di oggi (in ordine: Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia, …