Tutti gli articoli relativi a: cultura

L’informazione nel dopo Berlusconi

Tra curiosità e necessità di una riconversione. Interviste a Stefano Menichini, Claudio Sardo e Antonio Padellaro. E adesso di che cosa scriviamo? Scomparsa all’improvviso la corte, con i favoriti del giorno, il gran ciambellano, le amanti, dove si trovano le notizie? Chi sono i personaggi da inseguire? Dopo oltre tre lustri di egemonia culturale e politica, l’improvviso cambiamento dello scenario politico ha lasciato giornalisti politici e redazioni in apnea. In una settimana sono cambiati interlocutori, temi (adesso i contenuti della manovra, prima le beghe tra i favoriti del sovrano), comportamenti, perfino il linguaggio. E c’è voluto uno sforzo di riconversione. Il berlusconismo prevedeva il trionfo dell’immagine rispetto alla realtà, del gossip rispetto alla ricerca. All’improvviso è cambiato tutto. I primi ad accorgersene sono stati i cronisti dei quotidiani e delle agenzie in Transatlantico. I primi giorni del dopo Berlusconi vagolavano da un capo all’altro non sapendo ancora bene come fare. Ma soprattutto si sono dovuti porre il problema quei quotidiani che per anni hanno, per convinzione, per collocazione politica, ma anche per collocazione sul mercato …

Minzolini a processo per peculato "In 14 mesi spesi 65 mila euro", di Elsa Vinci

«Sessantacinquemila euro di spese non giustificate». Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, è stato rinviato a giudizio per peculato, ovvero conti di ristorante pagati per 14 mesi con la carta di credito Rai . «Senza indicare né i motivi di lavoro né gli ospiti». Il giornalista ha già restituito la somma in questione. In udienza ha detto di non «aver avuto la percezione di commettere un illecito», ma la procura ha sottolineato «l´uso disinvolto del denaro altrui». Il gup, Francesco Patrone, ha fissato l´inizio del processo l´8 marzo 2012 davanti al tribunale di Roma. La Rai ha annunciato la costituzione di parte civile. Cioè chiederà il risarcimento «per il danno di immagine». Pd, Italia dei valori e Fli sollecitano le dimissioni. Il comitato di redazione del Tg1 va all´attacco, chiede al direttore un passo indietro e all´azienda una nuova nomina «autorevole». «Vogliono farmi fuori», sbotta Minzolini appena fuori dall´aula. «Per due anni nessuno mi ha contestato nulla. Poi improvvisamente, due settimane prima del voto di fiducia al Senato del 14 dicembre dell´anno scorso, quando si …

"In politica anche il tono fa la musica", di Claudio Magris

Forse è vero che il tempo, come dicono non solo poeti ma anche scienziati, ha diverse misure; è un contenitore elastico, le cui dimensioni variano a seconda di ciò che lo riempie. Pure nella politica, nella vita sociale e civile, si sperimenta la diversa durata delle ore e dei giorni.Ne sono passati appena venti, di giorni, da quando l’Italia ha un nuovo governo e il tempo che li precede appare lontano, perduto nel passato. Le noiosissime e sguaiate serate televisive che imperversavano sino a tre settimane fa con le discussioni sulle nipoti di Mubarak, su vere o presunte notti brave, sui metri quadrati di appartamenti di onorevoli e altre spiritosaggini sembrano remote, improbabili commedie degli anni Cinquanta che nessun cinema oggi manda in sala. Come ha detto l’ex presidente del Consiglio commentando la sanguinosa fine di un potente leader, «sic transit gloria mundi». Non solo la gloria, anche la spazzatura. È cambiato pure il linguaggio politico, quel linguaggio rissoso, quelle facezie, quel turpiloquio, anch’essi remoti come le scurrilità di quando facevamo il servizio militare. Il …

"Frequenze TV: non è tempo di gare di bellezza", di Luca Landò

Azzerare è possibile. Lo chiedono tre partiti (Pd, Idv e Fli), lo sostiene Paolo Gentiloni, ex ministro di Prodi per le Comunicazioni, lo caldeggia l’appello lanciato in rete da Articolo 21. Il “beauty contest”, quella fantasiosa competizione inventata da Paolo Romani per attribuire sei nuove frequenze digitali, va bloccata subito e sostituita da una normale asta al rialzo che potrebbe portare allo Stato, dicono gli esperti, una cifra fra i 3,5 e i 4,5 miliardi di euro. Un tesoretto una tantum che consentirebbe di sostituire alcuni interventi, ugualmente una tantum, inseriti nella manovra. Come il blocco della indicizzazione delle pensioni che domenica ha spinto alle lacrime la ministra Fornero. E come ha chiesto ieri Veltroni: «Il governo dovrebbe annullare la gara per le frequenze tv e fare un’asta per reperire le risorse che servano a correggere la deindicizzazione delle pensioni». A rendere inaccettabile il metodo del “concorso di bellezza” sono due fattori: le regole tagliate sulle misure di Mediaset e Rai (non a caso Sky ha comunicato il proprio ritiro) e l’assegnazione gratuita delle frequenze. …

"Il linguaggio da bonificare", di Raffaele Simone

Tra le disinfestazioni di cui il Paese ha bisogno in quest´intervallo post-berlusconiano ce n´è una immateriale ma non per questo meno urgente. Si tratta di bonificare a fondo il linguaggio che le persone pubbliche usano per rivolgersi ai cittadini e per parlare tra loro. Nei diciassette anni del berlusconismo questo terreno è stato infatti contaminato così in profondità che per renderlo di nuovo praticabile ci vorrà molto lavoro. Con un formidabile fiuto populista, il berlusconismo aggredì sin dal primo momento il linguaggio pubblico distorcendone il lessico, le regole e la pragmatica. Si cominciò dal linguaggio del capo, che con la complicità dei media impose in un lampo i suoi manierismi (il famoso “mi consenta”), le sue metafore sportive (soprattutto calcistiche: “Scendere in campo, mettere in campo, fare un passo indietro…”), le sue mediocri formule e tormentoni (“una scelta di campo”, “odio e invidia personale”, “non mi hanno lasciato lavorare”, “il partito dell´amore”). Poi furono aggredite le regole della conversazione politica, come si manifestano specialmente nei talk show televisivi. Molti di noi ricordano attoniti il momento …

"La favola interrotta nel salotto di Vespa", di Curzio Maltese

Se la terza repubblica comincia a “Porta a Porta” significa che non è ancora cominciata. La presenza di Mario Monti nel principale teatrino del berlusconismo ha avuto un primo impatto terrificante. Erano irritanti le prime domande di Bruno Vespa, al solito le più gradite all´ospite di turno: «Eravamo ormai vicini alla Grecia? A un passo da non poter pagare gli stipendi agli statali?». Già, perché non se n´era accorto nessuno. Ma soprattutto non se n´erano accorti gli spettatori di Porta a Porta, dove per tre anni si è raccontata un´altra favola. La favola che la crisi non c´era. Se c´era, riguardava altri. La Grecia, l´Irlanda, la Spagna, ma anche Germania e la Francia stavano «molto peggio di noi». In Italia c´era Tremonti che teneva «i conti in ordine» e Berlusconi sempre in procinto di varare una grande riforma fiscale, con ricchi doni per i contribuenti. Il rischio di default poi era impensabile, «un´ipotesi che non sta né in cielo né in terra». Ed ecco, in dieci secondi, la nuova Italia di Porta a Porta, tagliata …

Cultura, la sfida del Pd e il ministro promette meno tasse", di Luca del Fra

«Non siamo un partito demagogico o ideologico, ma pretendiamo di avere un progetto, su cui vogliamo confrontarci con il mondo della cultura, che deve essere centrale vita del Paese», sono le parole di Pierluigi Bersani che accendono l’interesse della gremitissima platea degli Stati Generali della cultura del Pd. Il suo intervento arrivava dopo che il neo ministro dei Beni e delle Attività Culturali Lorenzo Ornaghi ha concluso il suo primo discorso ufficiale, altro fatto saliente dell’iniziativa, ma è giusto sottolineare che erano decenni che un partito del centrosinistra non organizzava una operazione così complessa sui temi culturali. CANCELLATO L’ENPALS In serata tuttavia cominciano a filtrare notizie inquietanti: la manovra che il governo presenterà oggi prevede l’abolizione dell’Enpals –la previdenza dello spettacolo. Che qualcosa fosse nell’aria lo si capiva dalle parole durissime con cui Bersani aveva ricordato che nella manovra non c’era quell’equità che il Pd aveva chiesto. Ornaghi però dell’abolizione dell’Enpals non ne fa menzione: apre invece ricordando la pesantissima crisi e come la cultura sia vitale quando produce «nuove visioni, e con il rapporto …