Tutti gli articoli relativi a: cultura

"La cultura inquina", di Massimo Gramellini

Mi inchino ammirato alla perfidia del governo, che finanzia i teatri lirici aumentando il prezzo della benzina. Gli intellettuali ostili non hanno sempre detto che la cultura è il nostro petrolio? E allora si tassi il petrolio degli altri per poter continuare ad attingere a quello metaforico, prodotto dalle viscere della storia patria. «Un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di fare», ha suonato il flauto Gianni Letta. Ma basta una passeggiata sul web per accorgersi che gli italiani non sono lieti per niente. Sono esterrefatti, me compreso, per la faccia tosta della politica, che chiede sempre «sacrifici» e mai ne fa. Che mette le mani nelle tasche degli italiani, ma si guarda bene dallo svuotare le proprie. I 236 milioni destinati a cultura e spettacolo (una miseria per un Paese che a cultura e spettacolo affida quel poco che resta della sua immagine nel mondo) era davvero indispensabile spillarli ai nostri carburatori? L’accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio avrebbe permesso, da solo, di recuperare ampiamente il maltolto. Aggiungerei al conto …

"La cultura batte il governo", di Luca Del Fra

È la più poderosa disfatta del governo Berlusconi in tre anni: sulla cultura tutte le richieste urgenti fatte da movimenti, sindacati, associazioni di categoria sono state accettate. Il reintegro a livello già basso dell’anno scorso degli investimenti alle attività culturali; la soppressione della tassa di un euro sui biglietti del cinema per finanziare il tax credit e shelter; le dimissioni di Sandro Bondi, che lascia con la palma di peggior ministro della storia repubblicana, già sostituito da Giancarlo Galan – vedremo se sarà un miglioramento. Si aggiunga un nuovo regolamento per Pompei, 80 milioni di euro per i lavori di restauro e conservazione nei beni culturali, 7 milioni per gli istituti di cultura, lo sblocco delle assunzioni dei tecnici al Mibac: nel complesso erano gli obbiettivi minimi che si era posto il dipartimento cultura del Pd, che con le sue campagne ha colto nel segno. A mani vuote resta Federculture, per l’abrogazione della legge 122 non ottiene ancora nulla. Per presentare in conferenza stampa tutto ciò come una vittoria del Governo serviva lo squisito gesuitismo …

Beni culturali: Pd, marcia indietro su Fus è vittoria del paese

De Biasi: ”Galan venga in parlamento per illustrare nuova linea governo”. “Il ripristino del Fus è un grande successo del mondo della cultura e di quella politica che ha a cuore il futuro dell’Italia. Il Pd si è battuto in parlamento e nel paese per ottenere la marcia indietro del governo. Al neo ministro Galan, a cui facciamo gli auguri di buon lavoro, chiediamo fin da subito: capacità di decisione, trasparenza, investimento nella cultura e l’abbandono della stagione dei tagli perché la cultura non può continuare ad essere un mero capitolo di spesa ma è una leva fondamentale per lo sviluppo economico e civile del paese. Auspichiamo che Galan venga al più presto in commissione Cultura ad esporre il suo programma. Il ripristino del Fus consente di poter finalmente approvare la legge di riforma dello spettacolo dal vivo per ridare dignità e stabilità al settore” ****** Cultura, fondo Fus torna a 428 milioni Il Colle: «Riserve» su Romano ministro Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso «riserve» sull’opportunità politico-istituzionale di nominare Saverio Romano ministro …

"Cultura e spettacolo al collasso, stop ai tagli" Mobilitazione in teatri, cinema e musei, di Alessia Manfredi

Contro il crollo della spesa statale per il settore, iniziativa nazionale il 26, 27 e 28 marzo. Si conclude al regio di Torino, con un incontro pubblico, fra denunce e proposte. Tre giornate per dire no ai tagli per la cultura e lo spettacolo. Tre appuntamenti per informare e sensibilizzare cittadini, opinione pubblica e rappresentanti politici ed istituzionali, perché il settore, dal teatro alla danza, dalla musica al cinema, è in ginocchio. E il crollo di spese statali e sovvenzioni per l’anno in corso rischia di compromettere la sopravvivenza di moltissime attività, e di cancellare qualcosa come 220mila posti di lavoro, solo nello spettacolo. A rischio sono realtà di primo piano, note a tutti, pezzi della nostra storia: come Cinecittà, che rischia di chiudere i battenti; il teatro La Fenice di Venezia, che in questa situazione può garantire stipendi solo fino a luglio, o il festival delle letterature di Mantova, appuntamento di respiro internazionale, che quest’anno vedrà i finanziamenti del comune ridotti della metà. Tre giorni per la cultura. Alzano la voce Federculture, Agis, Anci, …

“Andate in piazza e chiedete cultura”, di Maria Giulia Minetti

Andrea Jonasson, vedova Strehler, nominata Grande Ufficiale “Fate come in Germania, la crisi c’è ma nessun teatro ha chiuso”. «E a Vienna per incoraggiare i giovani se la sala non è piena vendono i biglietti a 7 euro». Può anche darsi che ce ne siano in giro di più emozionati, più felici e stupiti di essere stati così onorati dallo Stato, ma sembra assai improbabile. Grande Ufficiale al merito della Repubblica è un titolo che difficilmente un’artista del palcoscenico si aspetta (pure Commendatore, del resto, anche se Mariangela Melato lo divenne, nel 2003), e dunque Andrea Jonasson, italiana d’adozione, tedesca di nascita e crescita, s’è davvero commossa ricevendolo. Titolo non raro, va detto, e generosamente distribuito sono migliaia i Grand. Uff. che popolano l’elenco degli insigniti dal 1951, anno d’istituzione dell’Ordine, a oggi -, ma a rendere speciale, o almeno fuori del comune, quello attribuito a Jonasson è il giorno in cui l’ha avuto, lo scorso 10 marzo. Per legge, le onorificenze vengono concesse il 2 giugno (fondazione della Repubblica) e il 27 dicembre (promulgazione …

"Unità e Costituzione", di Andrea Manzella

“Unità e Costituzione” non fu solo la felice formula politica degli anni tumultuosi della tessitura italiana. Furono anche le parole che resero possibile il nostro Risorgimento. Esse dettero infatti alla vicenda italiana il significato di una progressiva conquista di libertà. Legarono perciò l´identità del nuovo Paese non al fatto territoriale di una serie di annessioni nazionalistiche, ma al grande movimento liberale che attraversava l´Europa. In questo senso la nostra identità fu un fatto “europeo” prima ancora che nazionale-italiano. “Noi credevamo”, allora, in quelle due parole. Anche quando le speranze di farcela erano assai poche. Furono quelle anzi le parole che permisero la creazione di uno spazio, piccolo ma decisivo, di convivenza degli opposti: monarchici e repubblicani; cattolici e laici; ceti “ristretti” e classi popolari. Il nostro “mondo di vita” nazionale prendeva le forme istituzionali di una comunità democratica. Fu, dunque, il nostro, fin delle origini, un “patriottismo costituzionale”. Quando, con il fascismo, quella formula si ruppe, quando ci fu la scissione tra il valore dell´unità-statale e i valori costituzionali, venne meno la stessa identità del …

"Il Carroccio disunito", di Michele Brambilla

I leghisti hanno boicottato le celebrazioni o vi hanno partecipato obtorto collo. Era scontato. Molto meno scontato, però, era che la Lega desse una prova di disunità non solo d’Italia, ma anche di partito. Contrariamente alla loro tradizione, infatti, dirigenti e militanti non si sono presentati compatti all’appuntamento. Già nei giorni scorsi c’erano stati alcuni segnali. Ad esempio a Milano, nel consiglio regionale, i lumbard se n’erano andati al bar mentre suonava l’inno di Mameli; però il leghista Davide Boni, che è presidente di quella assemblea, era rimasto in aula: con l’entusiasmo di chi deve pagare una cambiale, ma c’era rimasto. Ieri poi un po’ tutto il partito ha dato l’impressione di non saper tenere la barra dritta. A Montecitorio s’è presentato un solo parlamentare leghista, tale Sebastiano Fogliato. Però i membri del governo c’erano tutti. Maroni a domanda sulla sua presenza aveva risposto «lasciatemi in pace», mostrando un certo nervosismo: però c’era. Bossi, che negli anni passati ci aveva fatto sapere quale uso avrebbe fatto del tricolore, c’era anche lui. Non ha applaudito il …