Tutti gli articoli relativi a: lavoro

Proposta di legge popolare: ogni persona ha diritto all'apprendimento permanente

«Ogni persona ha diritto all’apprendimento permanente. Per apprendimento permanente si intende qualsiasi attività di apprendimento formale, non formale e informale, intrapresa nelle varie fasi della vita al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva civica, sociale e occupazionale». È l’inizio dell’articolo uno della proposta di legge di iniziativa popolare consegnata oggi al presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal leader della Cgil Guglielmo Epifani e dal linguista Tullio De Mauro. «Il nostro – ha detto Epifani – é un contributo affinché il Parlamento affronti con decisione il tema di una legge quadro sull’apprendimento permanente, tanto più in un momento di crisi come questo». Il professor Tullio De Mauro, primo firmatario della proposta di legge, ha puntato il dito sul «grande deficit» che caratterizza il nostro Paese sul fronte del «basso livello di scolarità» e sull’«alto livello di dealfabetizzazione». De Mauro non ha escluso la possibilità di presentare l’iniziativa anche in sede europea. La proposta mira a realizzare un piano triennale straordinario per raddoppiare il numero di adulti che partecipano ad …

"Ue, allarme disoccupazione giovanile", di Rossella Lama

Ormai da un anno la crisi economica si sta portando dietro in tutt’Europa una forte riduzione dei posti di lavoro. L’Italia non fa eccezione e la disoccupazione che cresce ancora ha raggiunto a novembre il tasso dell’8,3%. E’ il livello più elevato degli ultimi cinque anni, anche se si mantiene ancora sotto la media dell’Unione europea per 1,7 punti percentuali. Quando parliamo di giovani però la distanza con il resto d’Europa aumenta, molto, e purtroppo nella direzione sbagliata. Il rapporto mensile dell’Osservatorio della Commissione Ue, che ha un focus particolare sul nostro paese, lo mette ben in evidenza. «La principale preoccupazione resta la disoccupazione giovanile, col 26,5% della popolazione sotto i 25 anni che nel novembre 2009 era senza lavoro: il 2,9% in più di un anno prima, e ben il 5,1% in più della media Ue». Nel 2009 in Europa sono stati persi 4,6 milioni di posti di lavoro, il 2% rispetto al 2008, che fanno salire il numero complessivo dei disoccupati europei a 22,9 milioni. Questa situazione peserà sulla crescita, ha sostenuto Lorenzo …

"I disoccupati ci sono ma non si vedono", di Ilvo Diamanti

Esistono problemi visibili e altri invisibili. A prescindere – direbbe Totò – non solo dalla realtà ma anche dalla percezione. La disoccupazione, ad esempio, esiste: nella realtà e nella percezione. Ma parlarne è da irresponsabili e mostrarla anche peggio. Basta pensare alla reazione del Governo di fronte alle stime fornite dalla Banca d´Italia, che considera il tasso di disoccupazione «reale» superiore al 10%: 2.600.000 persone. Un calcolo scorretto e fantasioso, secondo il ministro Sacconi. Perché associa ai disoccupati anche i cassintegrati cronici e i «lavoratori scoraggiati». Quelli, cioè, che rinunciano a cercare occupazione perché ritengono la situazione sfavorevole. Un´operazione scorretta, quella praticata dalla coppia Epifani-Draghi. Entrambi disfattisti e, implicitamente, comunisti. Imprenditori delle fabbriche che producono pessimismo, come li ha definiti il premier Berlusconi. Seminano sfiducia e rischiano, in questo modo, di alimentare una crisi che ormai è alle spalle. Anche se i cittadini non sembrano accorgersene. Afflitti da una “percezione” diversa – e distorta. La disoccupazione, infatti, preoccupa il 37% degli italiani, secondo la recente indagine di Demos per Unipolis (si veda in www.demos.it) sulla …

"Quei silenzi sul lavoro nero", di Tito Boeri

Mi sono chiesto molte volte perché in Italia le associazioni imprenditoriali non protestino mai o quasi mai contro le nostre stringenti e anacronistiche politiche dell´immigrazione. Altrove sono le rappresentanze dei datori di lavoro ad alzare la voce quando si abbassano le quote di ingresso, impedendo l´arrivo di nuovi immigrati. Chi paga il lavoro di altri ha tutto da guadagnare nell´avere manodopera a basso costo, come quella immigrata. Paradossalmente in Italia sono invece i sindacati, tra le cui fila ci sono molti lavoratori poco qualificati che possono legittimamente temere la competizione salariale dei nuovi arrivati, che si sono opposti, soprattutto per ragioni ideologiche, alla chiusura delle frontiere, mentre le associazioni di categoria sono state silenti nell´accogliere leggi, come la Bossi-Fini, che impongono vere e proprie forche caudine ai lavoratori e datori di lavoro che vogliano mettersi in regola. Perché? La risposta ci viene da vicende come quella di Rosarno e dalla prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini, condotta in Italia. Gli immigrati arrivano comunque perché le restrizioni sugli ingressi non vengono minimamente rispettate. Sarà così fin …

In Italia lavora la metà delle donne

Le occupate sono il 47,2% della popolazione. 47,2 contro 70,3. Non la metà, ma quasi. Sono le percentuali di donne e uomini italiani che hanno un lavoro secondo l’Istat. Nel rapporto «Noi Italia. Cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo» viene indicato come nel mercato del lavoro ci siano ancora molte differenze di genere: le donne occupate sono appunto il 47,2% della popolazione di riferimento (impressionante il gap con la media Ue dello stesso anno: 57,2%), gli uomini il 70,3%. Ovviamente sono escluse da questa statistica le casalinghe, lavoro a tutt’oggi non riconosciuto come tale. I dati sono del 2008, anno in cui è cominciata la crisi nel nostro Paese: dunque il tasso di occupazione ha segnato una battuta d’arresto dopo un lungo periodo di crescita (era occupato il 58,7% della popolazione nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni), mentre per la prima volta dopo oltre un decennio la disoccupazione è tornata ad aumentare (6,7% rispetto al 6,1 del 2007). SETTORE PUBBLICO – Nel rapporto si parla di pubblica …

"Vertenza Sardegna. Il 5 febbraio l'isola si ferma contro l'emergenza crisi", di Davide Madeddu

La Sardegna rischia di chiudere per crisi: 4mila persone in cig,125mila disoccupati e 12mila che sopravvivono grazie agli ammortizzatori in deroga. A febbraio sciopero generale. La mappa delle aziende in difficoltà. La Sardegna chiude. E per evitare il tracollo scende in piazza con uno sciopero generale. Il sogno industriale degli anni 60 e 70 che hanno segnato il rilancio economico dell’isola è ormai alla fine. Le grosse industrie, e di conseguenza le piccole e medie che attorno a esse hanno iniziato a lavorare chiudono. Le vicende che hanno caratterizzato lo stabilimento Alcoa di Portovesme non sono che un tassello di un mosaico più grande che riguarda l’intera Sardegna. A Portovesme ci sono in ballo i 2000 posti di Alcoa, la vertenza potrebbe arrivare a una svolta a fine settimana, altrettanti posti di lavoro legati allo stabilimento Eurallumina, azienda controllata dalla russa Rusal dove i lavoratori sono in cig da un anno, e l’intero indotto. «Piccole e medie imprese che – spiega Roberto Puddu della Camera del Lavoro – lavorano nelle manutenzioni, nei service e garantiscono …

"Il dolore degli uomini", di Gian Antonio Stella

«Volevamo braccia, sono arrivati uomini», sospirò trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch spiegando perché troppi connazionali fossero così ostili agli immigrati italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica. Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo. E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di rubare loro il lavoro. L’abbiamo già vissuta questa storia, dall’altra parte. Basti ricordare, come fa Sandro Rinauro ne «Il cammino della speranza», che secondo il Ministero del Lavoro francese «alla fine del 1948 dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento agricolo del Gers, ben il 95% era irregolare o clandestino». Come «irregolari» sono stati almeno quattro milioni di nostri emigrati. C’è chi dirà: erano altri tempi e andavano dove c’erano posto e lavoro per tutti! Falso. Perfino l’immenso Canada, …