lavoro, partito democratico

«”Il lavoro prima di tutto”, la ricetta Pd. Convegno alla Gam con Franceschini, Fassino, Cofferati e Treu», di M. Trab.

Damiano: presentiamo un documento che vuole rappresentare sia il lavoro precario sia quello della partita Iva

CASSA integrazione ordinaria che passi da 12 a 24 mesi, indennità di disoccupazione universale, alleggerimento della pressione fiscale per i redditi fino a 30.000 euro l’anno, quattordicesima ai pensionati più deboli, stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione: sono le proposte del Pd per il lavoro e lo stato sociale che, oggi alle 16 saranno presentate alla Gam, in via Magenta 31 nell’incontro dal titolo «Liberiamo ilfuturo: il lavoro prima di tutto».
A farlo sarà il segretario nazionale Dario Franceschini e insieme con lui sul palco a discutere di lavoro e Stato sociale ci saranno altri autorevoli esponenti della sua mozione come Cesare Damiano (candidato alla segreteria regionale del Pd) e Tiziano Treu, che sono anche gli autori del documento, Piero Fassino e Sergio Cofferati.
«In questo documento spiega Damiano- abbiamo voluto rappresentare il lavoro nella sua complessità: quello protetto e quello precario, l’autonomo, quello della Partita Iva. Siamo consapevoli del fatto che a pagare maggiormente questa crisi sono i lavori dipendenti, in particolare delle aziende medio piccole, e gli autonomi, soprattutto per ciò che riguarda le imprese a carattere familiare».
«La crisi è tutt’altro che finita – continua Damiano – ed i dati relativi al Piemonte sono significativi: al 31 agosto scorso le domande di cassa integrazione in deroga erano 5669 per un totale di 32.816 lavoratori, il 70 per cento dei quali di imprese artigiane. Nell’intero 2008 le domande erano state 1450. Ed ancora nel primo semestre 2008 sono state fatte in Piemonte oltre 5 milioni di ore di cassa integrazione, nei primi sei mesi di quest’anno si è passati ad oltre 62 milioni, pari al 1076 per cento in più. Per questo il governo deve assumere azioni adeguate: la dottrinaTremonti”nonfare investimenti per non fare debiti”, ha soltanto aumentato i debiti senzafare investimenti».

da La Repubblica, ed. Torino

1 Commento

  1. da La Stampa del 19.9.2009
    «Il Pd in piazza per i lavoratori», di M. Cas.
    Il salone della Gam era affollatissimo con politici, sindacalisti, lavoratori.
    Il convegno sul lavoro voluto dal candidato segretario regionale del Pd, Cesare Damiano, è stato un successo di pubblico.
    Con lui il segretario nazionale Franceschini, Piero Fassino che in apertura ha ricordato i soldati morti in Afghanistan e ribadito che «si lascia un Paese quando si ha chiaro cosa si lascia, non perché Bossi ha deciso che si debba venire via in 24 ore» – Sergio Cofferati, Tiziano Treu.
    Diffusa è la consapevolezza che la crisi «malgrado il governo cerchi di convincere del contrario» non sia finita e che, anzi, gli effetti più drammatici sull’occupazione debbano ancora arrivare. Per questo Damiano ribadisce che «è stato un errore non allungare la cassa ordinaria da un anno a due perché l’utilizzo della straordinaria porta agli esuberi».
    L’ex ministro in sintonia con Cofferati è convinto che gli incentivi all’auto debbano essere rinnovati. Spiega: «Marchionne ha lanciato con chiarezza un grido di allarme sul futuro se a fine anno cesseranno».
    Lui e Cofferati ricordano come scritto nel documento economico redatto con Tiziano Treu che è necessario un assegno di disoccupazione per tutti «per tutelare nello stesso modo chi aveva un lavoro stabile e l’ha perso e il precario che ha finito il contratto e non trova altro; oggi è lui che paga più di tutti la crisi». Annuncia anche che, al di là di chi vincerà la sfida per la segreteria, il Pd dovrà organizzare una grande manifestazione nazionale sul tema del lavoro «per difendere l’occupazione, la tutela del reddito, lo sviluppo delle imprese».
    Franceschini attacca il governo sulla scuola «taglia nel settore che invece dovrebbe essere quello più importante».
    Infine dice: «La nostra priorità è risvegliare la coscienza civile del Paese perché questi annidi modello televisivo rischiano di trasformare l’opinione pubblica in un insieme di consumatori e telespettatori, protagonisti di nulla».

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