Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

«Un governo di tutti o meglio il voto subito», intervista a Rosy Bindi di Vladimiro Frulletti

Primo questo Governo deve andare a casa, «perché oramai è ovvio che il problema non può diventare la soluzione». Poi o un governo con dentro tutti, dalla Lega all’Idv, di responsabilità nazionale nazionale per salvare l’Italia e magari rifare la legge elettorale. O meglio andare al voto. La vicepresidente della Camera Rosy Bindi ha fretta. Deve andare a presiedere la seduta di un’Aula dentro cui rimbalzano le notizie di un esecutivo oramai in rotta. Presidente, il governo è in caduta libera, almeno dal punto di vista politico. È un governo che in pratica non c’è più. Ma rischia di trascinare con sé anche l’Italia. Come se ne esce? «La via maestra sono le dimissioni del governo e le successive decisioni da parte del Presidente della Repubblica. Perché con questo governo non è più possibile procedere. Non ci sono più le condizioni per fare le scelte che servono all’Italia, che l’Europa ci chiede.Ormai è evidente che il governo è parte della crisi non può essere certo la soluzione della crisi». Le riforme che servono al Paese, …

Damiano: “Lo scalone Maroni è stato limato per evitare una situazione di ingiustizia”, di R.GI.

Lo “scalone” non è stato cancellato, ma addolcito in “gradini”, e l’età di pensionamento reale sta salendo. Pensare che quella riforma sia la causa dei problemi pensionistici d’Italia è ridicolo, e Sacconi lo sa». Cesare Damiano, lei come ministro del Lavoro di Prodi riformò lo «scalone» Maroni. Il suo successore, Maurizio Sacconi, accusa: quella riforma ci è costata 10 miliardi, e oggi l’Italia sarebbe a posto. «Sacconi dice una sciocchezza. Il costo relativo alla rettifica dello “scalone” nell’arco di ben dieci anni, tra il 2008 e il 2017 – è di 7,5 miliardi. Lo dice la Ragioneria. Gli altri 2,5 miliardi servivano per le pensioni dei lavori usuranti, misura attuata con tre anni di ritardo da questo governo. Quel costo peraltro era pienamente compensato da tagli interni al sistema pensionistico: razionalizzazione degli enti, aumento dell’aliquota dei parasubordinati, blocco della scala mobile delle pensioni “ricche”, taglio dei fondi speciali. Tutte misure compensate, frutto di un accordo con Cgil-Cisl-Uil e Confindustria». Ma senza la sua riforma, quei miliardi non li avremmo spesi… «Senza questa correzione dolce, avremmo …

"La coerenza negoziabile", di Luigi La Spina

In politica fare previsioni è sempre azzardato. Ma rispondere alla domanda che tutti si fanno, in queste ore, è davvero impossibile. Perché l’esistenza del governo è appesa non solo al filo della difficilissima intesa con la Lega sulle pensioni, ma alla credibilità delle promesse contenute nella lettera che il premier, oggi, si porta in tasca per presentarla al nuovo vertice europeo.Se l’accordo, o il mezzo accordo, proclamato ieri sera porterà solo aggiustamenti minimali e poco incisivi al nostro sistema previdenziale, la reazione dei nostri partner stranieri e, soprattutto, quella dei mercati finanziari potrebbe sopraffare il desiderio della coppia Berlusconi-Bossi di evitare, in questo momento, le elezioni anticipate. C’è un’unica scienza, invece, in grado di prevedere il futuro, almeno quello prossimo, con sufficiente attendibilità: la demografia. Una disciplina del tutto trascurata dai nostri politici, perché ha due caratteristiche molto scomode. Non consente quella flessibilità d’interpretazione che aiuta a giustificare le tesi più disparate e, soprattutto, le giravolte più spericolate. Ma ha un difetto, poi, davvero imperdonabile: si occupa, appunto, del futuro. Un tempo che proprio non …

Il governo degli annunci è nel caos, l’Italia è appesa

Da Napolitano, parole sagge e opportune: “Compiere tutte le scelte necessarie per rendere più credibile il nostro impegno ad abbattere il debito e a rilanciare la crescita economica”. Letta: “l’Italia deve rispondere in modo adeguato alle richieste europee”. Dopo il nulla di fatto del Consiglio dei ministri di ieri sera, il caos sembra prevalere all’interno dell’esecutivo, che non regge più sotto la pressione dei ricatti e dei veti interni. Infatti mancano ormai 24 ore alla scadenza dell’ultimatum dell’Unione europea, al quale sembra che Berlusconi voglia rispondere con una dichiarazione di intenti e non con un provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri. “Il governo – ha dichiarato Antonio Misiani, tesoriere e deputato del PD – come si è visto bene durante la giornata di ieri, con un susseguirsi di vertici e cene inconcludenti, non è più in grado di fare nulla, figuriamoci quello che serve davvero all’Italia per ripartire. La verità è che non sono minimamente in grado di fare in 3 giorni quello che non hanno fatto in 3 anni. La sorte dell’Italia – ha …

"Un regime vuoto", di Ezio Mauro

Incapaci di salvare l´Italia, tentano disperatamente di salvare se stessi. A questo si è ridotta la forza titanica del berlusconismo, la “rivoluzione liberale”, il governo “del fare”, il vento del Nord leghista. Un ceto politico spaventato, timoroso ormai di mostrarsi al suo stesso popolo, impotente a governare la crisi, non riesce a dare le risposte di governo di cui il Paese ha bisogno. L´unica risposta è un accordo al ribasso, inadeguato e probabilmente inutile, nella speranza che possa imbrogliare l´Europa garantendo uno spazio ulteriore di sopravvivenza alla disperazione congiunta di Bossi e Berlusconi, chiusi nel recinto di governo trasformato in ultimo bunker. L´Europa aveva imposto il principio di realtà ai trucchi contabili italiani e alla falsa rappresentazione dei conti del Paese. Passata la dogana, anche Berlusconi aveva dovuto parlare di crisi, negata per mesi nei comizi telefonici e nei comunicati imperiali che rimbalzano perfetti nei telegiornali di corte. Una manovra riscritta quattro volte, sotto il diktat europeo, era la prova regina del governo dell´impotenza e del commissariamento europeo, con Napolitano ormai unico punto di riferimento, …

"Lega sulle barricate a difesa dei baby pensionati del Nord", di Marco Alfieri

Roma ladrona vuole i soldi dei lavoratori del Nord per tenere viva la vecchia pratica assistenzialista. Ad ogni giro ritornano, come nel gioco della roulette…», disse una sera all’Ansa Umberto Bossi, correva l’anno 2003. La riforma Maroni (2004) doveva ancora venire. Nove anni prima, nel ‘94, il Carroccio ruppe con Berlusconi proprio sulle pensioni. Le barricate leghiste sono dunque un marchio di fabbrica. Soprattutto su quelle di anzianità, tipiche del lavoro dipendente nel settore privato, diffusissimo nelle province industriali del Nord, dove migliaia di lavoratori sono entrati in fabbrica a 18-20 anni e vorrebbero continuare a pensionarsi a 58-59, dopo 40 di contributi. Più ancora del tam tam politico è la geografia a spiegare l’ultima trincea leghista. L’Italia previdenziale è spaccata come una mela: pensioni di anzianità al Nord, con il 65% degli assegni Inps che si concentrano tra Piemonte (100 assegni ogni 1000 abitanti), Emilia Romagna (92), Lombardia (91) e Veneto (80); invalidità e assegni sociali al Sud. Di qui la battaglia a difesa di una rappresentanza sempre più nervo scoperto: una riforma previdenziale …

"La bozza del decreto: dai condoni alle norme sull'eredità ai figli", di Mario Sensini

Allo studio c’è un provvedimento di 126 articoli. L’intesa sul pacchetto messo a punto dal governo per rilanciare l’economia ancora non c’è, ma del possibile decreto per lo sviluppo esiste una bozza, con un pacchetto di norme per la definizione delle pendenze con il fisco, le agevolazioni per la costruzione di nuove infrastrutture, la semplificazione dei controlli e delle incombenze amministrative a carico delle imprese, gli incentivi al lavoro part-time e all’apprendistato, fino alle nuove norme per garantire il trasferimento delle società alla morte degli imprenditori, compresa una revisione del codice civile sull’eredità a favore dei figli. Un provvedimento di 126 articoli, con un corposo pacchetto di norme per la definizione delle pendenze con il fisco, le agevolazioni per la costruzione di nuove infrastrutture, la semplificazione dei controlli e delle incombenze amministrative a carico delle imprese, gli incentivi al lavoro part-time e all’apprendistato, fino alle nuove norme per garantire il trasferimento delle società alla morte degli imprenditori, compresa una revisione del codice civile sull’eredità a favore dei figli, e la nuova, ennesima, riforma delle pensioni. …