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Quella voglia di barriere che rischia di travolgere il sogno europeo

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Un popolo di anziani, rinchiusi nelle loro case e nei loro confini, terrorizzati da tutto ciò che c’è fuori, vita compresa. E’ un quadro desolante quello che traccia oggi Ilvo Diamanti su Repubblica. Oggi, lo si ricordi, Festa dell’Europa, anniversario della dichiarazione dell’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman che proponeva la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. La Ceca fu il primo nucleo dell’Europa unita, di cui Schuman è considerato uno dei padri. A distanza di 66 anni (era il 9 maggio del 1955), il sondaggio Demos condotto il mese scorso fotografa impietosamente il nostro Paese. Quello che una volta era il popolo più convintamente europeista, si è lasciato prendere, complice anche la crisi economica, dalla voglia di rinchiudersi nei nostri spazi. Gli italiani sono i più vecchi nel Continente. Tranne i giovani che guardano ancora all’Europa con speranza, sono sempre più impauriti di possibili orde migratorie e sempre più sfiduciati nei confronti delle istituzioni, incapaci di porre barriere al fenomeno. Gli italiani fanno sempre meno figli: dice Diamanti che anche gli immigrati, una volta arrivati da noi, fanno meno figli. E tantissimi giovani formati e preparati, quelli con titoli di studio più elevati, lasciano l’Italia non solo per lavorare, ma anche per vivere all’estero: 95mila solo nell’ultimo anno. Questi forse sono i veri numeri di cui avere paura. I giovani della generazione Erasmus (che compie trent’anni nel 2016) sono gli unici ancora capaci di guardare all’Europa unita come a una grande conquista a disposizione di tutti. Non lasciamoci sfuggire, per ignavia, la possibilità di essere una comunità solidale, giovane nello spirito e nei sogni, se non nell’età anagrafica.

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