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Il testamento biologico è legge, una scelta di civiltà

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Una gran bella notizia, una scelta di civiltà, un provvedimento che ci riguarda tutti da vicino. Finalmente, dopo tanto ostruzionismo da parte delle forze più conservatrici, il Parlamento ha varato un’altra di quelle riforme che caratterizzano una intera legislatura: la legge sul testamento biologico. Viene introdotto nel nostro ordinamento il consenso informato ai trattamenti sanitari e si prevede la possibilità di dettare in anticipo le proprie convinzioni sui trattamenti a cui essere sottoposti nelle fasi finali della propria vita. Si tratta di una norma che assicura il rispetto della dignità delle persone fino all’ultimo. Per questo ho, a più riprese, ribadito che è una misura di civiltà e di grande attenzione per la persona umana. Non si è introdotta l’eutanasia, come i più critici hanno sostenuto, ma semplicemente la possibilità, per chi lo voglia, di poter lasciare questa vita senza ulteriore dolore e inutili accanimenti terapeutici.

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Allerta fiumi: il sistema di Protezione civile ha tenuto


Molti ponti sono ancora chiusi (ora tocca a quelli della Bassa), la viabilità è ancora stentata, ma un primo bilancio dell’allerta fiumi può già essere tracciato. Innanzitutto ci siamo trovati di fronte a un’ondata di piena eccezionale: tutta la neve caduta nei giorni scorsi in Appennino si è sciolta in poco tempo per un rialzo termico inedito per dicembre e in concomitanza delle piogge cadute abbondanti (in un anno tra i più siccitosi di cui si abbia ricordo). I fiumi si sono rapidamente ingrossati e una “piena storica” è arrivata a valle con le conseguenze che abbiamo visto, non solo nella nostra provincia: qui, “si é tenuto a botta” rispetto a quanto accaduto a Colorno (Parma) e Brescello (Reggio Emilia), che stanno pagando un prezzo più alto (la Regione ha, comunque, già dichiarato che chiederà lo stato di emergenza). Se da una parte, quindi, diventa pressoché impossibile negare i cambiamenti climatici in atto (a Bologna, la sera di lunedì, sono stati registrati 17 gradi!), dall’altro dobbiamo riconoscere alla macchina della Protezione civile di avere ben lavorato, con impegno, con determinazione, con competenza. Sia gli amministratori, che i tecnici che i tanti volontari hanno seguito minuto per minuto l’evolversi della situazione. Il colmo della piena è ora nella Bassa dove i fiumi continuano a essere sorvegliati speciali. E’ vero, ci sono stati disagi, ma il sistema ha tenuto. Ancora una volta, si conferma che una buona prevenzione è sempre meglio della cura a posteriori.

Libera riproducibilità significa che tutti gli istituti devono adeguarsi alla nuova norma


Al momento dell’approvazione della norma, avevo promesso che avremmo continuato a vigilare sulla sua applicazione. Dopo le segnalazioni da parte degli utenti, ho quindi deciso di interrogare il ministro Franceschini sul caso degli Archivi di Stato di Napoli e Palermo che, nonostante l’entrata in vigore della nuova normativa, continuano a frapporre ostacoli alla libera e gratuita riproducibilità dei beni librari e archivistici per motivi di studio e ricerca. Tra l’altro, dopo che in agosto il cosiddetto Dl concorrenza è divenuto legge, la Direzione generale Archivi ha emanato ben due circolari che hanno regolato la materia in dettaglio con l’obiettivo di garantire una applicazione uniforme delle nuove disposizioni. Nonostante ciò, come testimonia il sito web dell’istituto, all’Archivio di Stato di Napoli è ancora necessaria la richiesta di autorizzazione preventiva per la riproduzione con mezzo proprio (smartphone o macchina fotografica digitale). Stessa cosa all’Archivio di Stato di Palermo, con l’aggravante però che, nei fatti, l’autorizzazione viene quasi sempre negata additando la sussistenza del vincolo archivistico che, però, non è certo di ostacolo alla riproducibilità dei documenti. L’unica eccezione prevista dalla nuova normativa, infatti, è riferita alle restrizioni di consultabilità legate al contenuto sensibile dei beni in questione. Gli utenti, quindi, di fatto sono costretti a rivolgersi al servizio di riproduzione a pagamento. Come ricorderà chi segue queste vicende, sul tema avevo già presentato una proposta di legge nel 2015 insieme al collega Rampi, sostenuta anche dalle 3mila firme raccolte dal movimento Foto libere per i beni culturali. A gennaio avevo già interrogato il ministro Franceschini per chiedere un intervento in via amministrativa, in attesa di una norma nazionale che, finalmente, è arrivata ad agosto. Ora, occorre lavorare tutti insieme affinché quelle stesse disposizioni vengano applicate, in concreto, in maniera uniforme in tutti gli istituti culturali interessati, in tutte le parti del Paese e a tutti gli utenti interessati a un uso non a scopo di lucro.

Università, la no tax area funziona: ben 15mila iscritti in più

A volte, in questo come in tante altre professioni, ci sono battaglie, in cui credi convintamente, ma che non riesci a condurre in porto. Altre, invece, in cui, nonostante difficoltà e contrasti, ottieni risultati che illuminano un percorso e danno un senso ad anni di impegno e attività. Oggi il Sole 24 ore del Lunedì pubblica un inchiesta sulle ricadute pratiche che l’istituzione della no-tax area ha prodotto nelle università italiane. L’esclusione dal pagamento delle tasse universitarie per gli studenti provenienti da famiglie con un Isee inferiore ai 13mila euro ha comportato l’esenzione dalle tasse per quasi 600mila ragazzi e l’iscrizione di ben 15mila studenti in più (dati riportati dal quotidiano) che, verosimilmente, vista la provenienza dai ceti sociali meno abbienti, non avrebbero avuto questa opportunità.
Naturalmente ora si tratterà di verificare se tutti questi giovani rientrano in toto nella casistica prevista (penso ai crediti che dovranno, comunque, acquisire per mantenere l’esenzione), se e di quanto sarà necessario integrare la compensazione prevista di 105 milioni di euro di risorse aggiuntive al Fondo di Finanziamento ordinario, se e come potenziare altre misure di sostegno al successo formativo (penso all’orientamento e al tutoraggio, ad esempio) e, naturalmente, come continuare a parlare di politica universitaria posto che la “no tax area” è un esempio di vera “politica universitaria”. Insomma, questi primi risultati vanno sottoposti a verifica per continuare a lavorare con impegno sulla rimozione degli ostacoli all’accesso agli studi universitari.
Si tratta, comunque, di un risultato importante di cui anch’io rivendico un po’ di merito. Nel 2014 avevo presentato una specifica proposta di legge sulla disciplina della contribuzione studentesca, nel 2016 era stata approvato una mozione, a mia prima firma, in cui si impegnava il Governo, tra le altre misure, a istituire una no tax-area per gli studenti provenienti da famiglie con redditi bassi. Il pacchetto di norme denominato “Student act” era, infine, confluito nella Legge di bilancio 2017 e, con l’avvio di questo anno accademico, è diventato realtà. Niente tasse per chi ha un reddito Isee fino a 13mila euro (quota maggiorata per iniziativa di molte università pubbliche lungimiranti, come le nostre Unimore e Unibo), e tasse calmierate per chi ha un reddito Isee fino a 30mila euro. Oggi, come conferma anche Gaetano Manfredi, guida della Conferenza dei rettori italiani, è stata eliminata una barriera all’accesso all’università e non è poco nel Paese con uno dei più bassi tassi di laureati in Europa.

Istituti musicali, nuovi fondi per la statizzazione


La Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla Legge di bilancio che stanzia le risorse necessarie per completare il processo di statizzazione degli istituti musicali ex pareggiati, misura che nel modenese riguarda potenzialmente l’istituto Vecchi-Tonelli. In sostanza vengono stanziate ulteriori risorse rispetto a quelle già approvate in giugno con il Dl Manovra, che, grazie a un emendamento a mia prima firma, conteneva le prime misure a sostegno del graduale passaggio allo Stato degli ex istituti musicali pareggiati. Con l’attuale emendamento a regime, in tre anni, verranno stanziati fondi aggiuntivi per 30 milioni di euro che si vanno ad accumulare ai 20 milioni già previsti. Com’è noto, in Italia sono attivi ben 20 istituti musicali ex pareggiati: rappresentano il 30% dell’offerta accademica musicale e coinvolgono circa 700 docenti e 8mila studenti. Una risorsa didattica fondamentale che, in molte realtà, è a rischio di depotenziamento a causa della scarsità o assenza di finanziamenti da parte degli Enti locali che ne sono stati, nei decenni scorsi, i promotori ed i sostenitori. Non è il caso del “Vecchi-Tonelli” che ha sempre potuto godere di un sostegno continuo e costante nel tempo, a testimonianza dell’attenzione delle nostre Amministrazioni verso l’alta formazione musicale dei nostri ragazzi, di grande livello qualitativo. Il passaggio allo Stato garantirà non solo continuità di risorse, ma anche certezze lavorative per il personale e didattico-formative per gli studenti e le loro famiglie. Nessun obbligo naturalmente in capo agli Enti locali che decidano, invece, di non avallare la statizzazione, ma, lo stanziamento di questi nuovi fondi rappresenta di certo il modo per mettere in tranquillità esperienze di lungo corso e di sicuro valore didattico”

Questo 25 novembre ci insegna che non è “facile” neppure essere vittime


E’ vero serve un cambiamento culturale che riguarda la società intera, non solo gli uomini violenti. Lo hanno ribadito anche i Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna in occasione dell’ultimo femminicidio avvenuto in ordine di tempo, quello di Budrio. I media, ancora una volta, hanno parlato di uno “scatto d’ira” come causa scatenante dell’omicida, quando, invece, nella stragrande maggioranza dei casi le violenze contro le donne non sono un episodio isolato, ma il frutto di un atteggiamento vessatorio reiterato. In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le statistiche, sia nazionali che locali, ci ricordano che non stiamo parlando di casi isolati, ma di una vera e propria piaga sociale. Nel 2016, in Italia, sono morte ammazzate 149 donne, 111 di questi delitti sono avvenuti in ambito familiare. Nei primi dieci mesi del 2017, in Emilia-Romagna, sono state 3.139 le donne che hanno subito violenza: una media di 8,6 donne al giorno. Ad oggi nelle strutture regionali sono ospitate 3.506 donne: 1.497 italiane e 821 straniere. La violenza contro le donne, e a maggior ragione la violenza entro le mura domestiche, non è mai un fatto privato, come purtroppo ancora molti si ostinano a ritenere: la penserebbe così la metà degli italiani, come confermato dalla recentissima indagine Ipsos per We World. Ancora, il 14% del campione Ipsos crede che “la donna se l’è andata a cercare perché indossava abiti succinti”, o “perché traditrice e allora è normale che il marito divenga violento” (16% del campione). La violenza è il frutto di un rapporto malato uomo-donna, in cui retaggi di una società patriarcale porrebbero ancora la donna in posizione subordinata, di sudditanza rispetto all’uomo, che, per ciò stesso, si sente legittimato a “correggere” la compagna, imponendo il proprio potere con abusi psicologici o fisici. E’ ancora necessario un ampio ed efficace lavoro di educazione perché divengano lapalissiani gli stereotipi di cui si nutre questa società. Eppure qualcosa sta gradualmente cambiando: soprattutto nel mondo anglosassone, ma anche in Italia, e più generale in Europa, le donne hanno smesso di tacere, di subire ricatti e umiliazioni da uomini che abusano delle loro posizioni di potere. E’ il fenomeno nuovo di questi mesi, ma, velocemente, si sta espandendo dall’ambito dello spettacolo a quello dello sport, a quello dei luoghi di lavoro. Le donne non sono più disposte a tollerare molestie e persecuzioni. Il fenomeno nuovo si sta facendo largo, pur tra molte critiche, e in prima linea ci sono, ancora una volta, le donne. Perché le vittime parlano solo ora? Perché non hanno denunciato? Perché hanno subito anteponendo le chance professionali alla propria dignità? Se un qualche insegnamento questo 25 novembre ci sta portando è che, purtroppo, non è “facile” neppure essere vittime. Ma indietro non si torna, non si può tornare!