Anno: 2009

“Tagli, maestro unico, precari – La scuola scende in piazza”, di Salvo Intravaia

ROMA – Sarà una conclusione di anno scolastico decisamente movimentata per la scuola italiana che scenderà in piazza a più riprese contro i provvedimenti del governo. Ad aprire un mese di marzo costellato di iniziative di protesta saranno Cgil e Cobas della scuola. Tantissime le ragioni che nelle prossime settimane porteranno in piazza migliaia di lavoratori della scuola, c’è solo l’imbarazzo della scelta: dai tagli agli organici, al maestro unico passando per il diritto di sciopero. Oggi, nella Capitale sono previste due diverse manifestazioni: alle 9 a piazza Montecitorio l’Flc Cgil manifesta contro la “norma ammazza precari”, quella che “intende abrogare le norme sulla stabilizzazione dei lavoratori precari dell’università, della ricerca e di tutta la pubblica amministrazione”. Il piano-Fioroni, che prevedeva la stabilizzazione di 180 mila precari (docenti e Ata) della scuola, è stato affondato da qualche mese. E alle 16,30 a largo Ponchielli Cub, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale davanti la sede della Commissione di garanzia manifesteranno contro “l’abolizione del diritto di sciopero”. Il 15 marzo (sala Pintor via Scalo San Lorenzo) alle 9.30 …

Né ronde, né sprechi

Dove trovare i fondi per restituire mezzi e strumenti alle forze dell’ordine, bistrattati dall’ultima legge finanziaria? Votare il 6-7 giugno sia per le elezioni europee e amministrative sia per il referendum in modo da risparmiare 400 milioni da destinare alla sicurezza ed assumere 5000 uomini nelle forze dell’ordine. Questa è la proposta del PD che Dario Franceschini ha presentato nella Sala Berlinguer di Montecitorio durante un incontro con i rappresentanti dei sindacati di polizia. Il leader del PD ha chiarito che in realtà, “il governo vuole che si voti in due date distinte – le elezioni il 6-7 giugno, il referendum il 21 – perché così sarà più difficile raggiungere il quorum, e fanno un piacere a quella parte della maggioranza, la Lega in particolare, che non vuole che il referendum passi”. “Votiamo in una sola data. Sono certo che la maggioranza ci accuserà di demagogia come fanno per tutte le nostre proposte, ma noi presentiamo numeri precisi. La sicurezza è un tema che hanno sventolato in campagna elettorale ma i fatti sono questi: tre …

“La favola del corvo”, di Massimo Giannini

Ultimo venne il corvo. Alla fine anche Tremonti si è arreso all’uccello del malaugurio che già da settimane, secondo la vulgata governativa, volteggiava tra Confindustria e Bankitalia. Il 2009, dunque, sarà “un anno terribile”. Noi lo sapevamo già. Come lo sapevano migliaia di cassintegrati rimasti senza lavoro, di precari rimasti senza sussidi, di piccole imprese rimaste senza ordinativi. Ora lo riconosce pubblicamente anche il ministro del Tesoro. La paura ha ceduto alla speranza. La resa di Giulio è verosimilmente dolorosa, e colpevolmente tardiva. Ma nessuno se ne può compiacere. Se anche lui ha capitolato, dopo mesi di cadornismo congiunturale, vuol dire che l’Italia è davvero messa male. Resta da chiedersi il perché, di tanta prolungata “resistenza” di fronte all’inesorabile asprezza della crisi e di tanta ostinata “renitenza” di fronte all’ineludibile principio di realtà. L’ottimismo di facciata imposto da Berlusconi all’intera squadra di governo spiega il rebus solo in parte. Il vero problema di Tremonti è la tenuta dei conti pubblici, e quindi l’affidabilità del marchio Italia sui mercati. Con un Prodotto lordo in picchiata al …

“Donne al vertice, un guadagno”, di Guido Romano

Le donne al vertice delle imprese italiane sono poche, molto meno della media europea, e questo è un fenomeno noto, di cui da qualche tempo si è iniziato a discutere. La novità che emerge da una ricerca di Cerved sulle donne manager è un’altra: le imprese guidate dalle donne vanno meglio rispetto alle altre, accrescono più velocemente i ricavi, generano più profitti, sono meno rischiose. Secondo le statistiche della Commissione europea, il l’Italia è 29ª (su 33 Paesi censiti) per numero di donne presenti nei consigli d’amministrazione delle società quotate in Borsa (con il 4% degli amministratori, contro una media della Ue a 27 dell’11%), seguito solo da Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Utilizzando gli archivi di Cerved sui soci e sugli amministratori delle società di capitale italiane, è possibile allargare il campo d’osservazione anche alle aziende non quotate: la presenza femminile nei consigli d’amministrazione delle imprese con un fatturato maggiore di 10 milioni risulta pari al 14%, in leggera crescita rispetto al 12% osservato nel 2001. Le imprese in cui il potere è in …

“Il Partito Democratico al tempo della crisi”, di Laura Pennacchi

A fronte della gravissima recessione mondiale e del girone infernale di tracolli finanziari, crolli azionari, salvataggi pubblici di banche e assicurazioni, la forza del messaggio trasformatore di Obama sta nella proposizione, con chiari contenuti identitari, di un modello socio-economico alternativo a quello deflagrato con la crisi internazionale in atto. Le questioni di identità, dunque, rimangono cruciali, a dispetto della facile credenza che vuole che partiti postideologici siano anche partiti postidentitari. Ciò vale anche per il Pd, per il quale lo slancio con cui il suo nuovo segretario, Franceschini, si è gettato su questioni identitarie la Costituzione, la laicità, l’immigrazione, il valore del lavoro lasciano sperare che problematiche culturali cruciali, ma fin qui rimosse, possano ora finalmente essere poste con il necessario vigore. Infatti, il profilo programmatico del Pd appare ancora insufficientemente definito, al punto che alcuni si spingono a proporre uno “scambio” ammortizzatori sociali/pensioni, mentre occorrerebbe con orgoglio rivendicare al centrosinistra l’aver difeso la superiorità del modello sociale europeo e con essa i sistemi previdenziali pubblici a ripartizione contro le tendenze neoliberiste alla capitalizzazione (che …

“Quando ho capito che avrei avuto un’esistenza precaria”, di Salvo Barrano

“Ci sono giorni in cui precipito nel terrore” Salvo Barrano, archeologo, sposato con un figlio, 33 anni, laurea e master 1. Ho deciso di fare meno rinunce possibile. Mi sono sposato, ho comprato casa con un mutuo a tasso variabile garantito dai miei genitori. Ho fatto un figlio, il secondo non me lo posso permettere, mia moglie è a partita Iva come me. Il prezzo che pago è alto: ci sono giorni in cui precipito nel terrore perché può capitare che chiudano un cantiere, magari per la pioggia, e mi ritrovo a spasso. 2 La flessibilità per essere buona deve essere regolata e rappresentata. Scontiamo un ritardo imperdonabile della politica e del sindacato che fanno sempre riferimento solo ai precari pubblici. Dire solo No al precariato significa escludere tutto quello che non è stabilizzazione. Cominciamo a dire Sì alla buona flessibilità. È una sfida che potrei accettare. 3 La proposta di Franceschini mi lascia fuori, non posso avere l’assegno perché non posso perdere un lavoro che non ho. Le tutele devono essere universali, per ogni …