"Riprendiamoci la patria", di Francesco Benigno
La patria. Alcuni in questi giorni si chiedono se non sia meglio rinunciare ad averla, una patria italiana. Affidando magari il destino comune agli Stati Uniti d’Europa che verranno, se verranno. O vagheggiando di sostituire l’Italia con piccole patrie inventate, più che improbabili, implausibili. E allora non è forse inutile ricordare – a 150 anni dall’unificazione e al di là delle retoriche che accompagnano naturalmente ogni celebrazione – come l’Italia sia qualcosa di più di un’idea astratta e molto, molto di più, di un anelito nazionalista. L’Italia è stata un percorso comune ed è ora il risultato di questo percorso, una comunità dotata non solo di una lingua condivisa ma di speranze e delusioni, di conquiste e di sconfitte, di interessi e di sentimenti, vissuti, difesi, coltivati insieme. Certo, c’è chi teme che richiamare la patria possa significare evocare un patriottismo bellicista, se non un nazionalismo becero e cieco, quello che ci ha fatto diventare, buoni ultimi, colonizzatori, quello che ci ha condotto alle leggi razziali e ad una disastrosa, epocale sconfitta nella seconda guerra …
