«Bersani sulla Manovra: insegnanti pagano, Berlusconi no», di Bianca Di Giovanni
Sulla manovra c’è troppo conformismo verso il governo, da parte della classe dirigente, dei giornali, anche delle forze sociali. Non basta dire va benino: se mancano le risorse per la crescita bisogna dire che va male». Pier Luigi Bersani torna ad attaccare il muro dell’asservimento al pensiero dominante, l’atteggiamento acritico che condanna il Paese al silenzio di fronte a una manovra «ingiusta e recessiva», dice Anna Finocchiaro al suo fianco. Il leader del Pd accusa gli osservatori, i giornali («ancora titolano: parte il federalismo? E quando arriva?»), gli industriali timidi interlocutori di un governo inerte. In Senato la commissione avanza a rilento, anche se con colpi micidiali come quelli sferzati dalle proposte del relatore. «Pezza peggiore del buco», attacca Bersani citando Roberto Formigoni. La manovra non può essere corretta: va riscritta. Perché «manca un richiamo forte al Paese, a uno sforzo comune dove chi ha di più dia di più». Non può essere – insiste Bersani – che un professore ci mette mille euro e un grande possidente, come Berlusconi, non paga nulla. Non può …
