“Giustizia, tre idee per una vera riforma”, di M. AL.
Si fa presto a dire «fate presto». Con il processo breve, battezzato dalla maggioranza di governo, due anni e basta per ogni grado di giudizio; altrimenti tutti a casa, niente assoluzione né condanna. E perché non due giorni? Siccome la giustizia è la grande ammalata della nostra cittadella pubblica, questa riforma finirà per innalzare ulteriormente il numero delle prescrizioni, già oggi indegno d’un paese civile. Tuttavia se la giustizia è una lumaca, non ha senso ammazzare la lumaca; serve piuttosto sgombrare il suo percorso dai troppi ostacoli. Quali? Spulciando i dati esposti a fianco ne ricaviamo almeno tre lezioni. Primo: non è vero che l’Italia spenda poco per il suo apparato giudiziario. Però spende male, dilapida quattrini in un’organizzazione elefantiaca, che avrebbe bisogno d’una robusta cura dimagrante. E spende una miseria per i poveri, che a conti fatti sono anche i più penalizzati dall’inefficienza del sistema. Lo dimostra il doppio record circa la spesa destinata al patrocinio legale gratuito (la più bassa in Europa), nonché circa il costo dei processi (il più alto d’Europa). Secondo: …
