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“Giustizia, tre idee per una vera riforma”, di M. AL.

Si fa presto a dire «fate presto». Con il processo breve, battezzato dalla maggioranza di governo, due anni e basta per ogni grado di giudizio; altrimenti tutti a casa, niente assoluzione né condanna. E perché non due giorni? Siccome la giustizia è la grande ammalata della nostra cittadella pubblica, questa riforma finirà per innalzare ulteriormente il numero delle prescrizioni, già oggi indegno d’un paese civile. Tuttavia se la giustizia è una lumaca, non ha senso ammazzare la lumaca; serve piuttosto sgombrare il suo percorso dai troppi ostacoli. Quali? Spulciando i dati esposti a fianco ne ricaviamo almeno tre lezioni. Primo: non è vero che l’Italia spenda poco per il suo apparato giudiziario. Però spende male, dilapida quattrini in un’organizzazione elefantiaca, che avrebbe bisogno d’una robusta cura dimagrante. E spende una miseria per i poveri, che a conti fatti sono anche i più penalizzati dall’inefficienza del sistema. Lo dimostra il doppio record circa la spesa destinata al patrocinio legale gratuito (la più bassa in Europa), nonché circa il costo dei processi (il più alto d’Europa). Secondo: …

“Governo, tutti contro tutti. Il Pd: stanno esplodendo”, di Ninni Andriolo

Un battello alla deriva, si cerca di chiudere una falla e se ne apre un’altra. Il governo naviga a vista, mentre il comandante impegna le sue energie per cavarsi dagli impicci giudiziari che lo investono. Più di un ministro sembra sull’orlo di una crisi di nervi. Altro che “maggioranza solida” e legislatura che non è a rischio. Il Corriere di ieri dava conto dell’attacco all’arma bianca di Renato Brunetta a Giulio Tremonti. “E’ ora di cambiare passo – si sfogava il ministro della Pubblica Amministrazione – Tremonti esercita veti ciechi e conservatori sull’attività di tutti noi: ha praticamente commissariato l’esecutivo”. Che i rapporti tra Brunetta e il super titolare dell’Economia non siano idilliaci lo sanno anche i bambini. Il 13 novembre scorso, durante la seduta del Consiglio, “Giulio” minacciò di prendere a “calci nel sedere” il collega di governo. SCORTESIE Ma qui i rapporti personali, come “le scortesie”, c’entrano e non c’entrano, con buona pace di Maurizio Sacconi che cerca di gettare acqua sul fuoco con un eloquente “chi se ne frega delle liti Tremonti-Brunetta”. …

“Le mani su Cose nostre. Se la mafia ricompra i beni sequestrati”, di Maria Zegarelli

Si chiama «Verbuncaudo», c’è chi dice si estenda per 150 ettari e chi ne aggiunge altri 90 del terreno confinante. Si trova vicino a Polizzi Generosa, Palermo, Sicilia. Michele Greco, il «Papa» di Cosa nostra, lo acquistò dalla società Sat: un colpaccio perché quel feudo era il simbolo, l’ennesimo, dello strapotere del boss dei boss. C’era un’ipoteca, importante, e la questione andava risolta. Subito. La pratica fu seguita direttamente dal clan dei Croceverde che chiamarono i Salvo e detto fatto ne ottennero in quindici giorni la sospensione, con decreto del ministero delle Finanze. Poi, quando il «Papa» fu arrestato, il potere temporale sui suoi beni andò a farsi benedire e Verbuncaudo fu confiscato. E assegnato al Comune di Polizzi nel 2007, che lo accettò a patto che venisse destinato ad un’associazione impegnata nel sociale. Si individuò la Cooperativa «Placido Rizzotto Libera Terra», ma ecco che rispunta l’ipoteca. La cooperativa non può pagarla, il Comune neanche. Verbuncaudo rischia di essere venduto, malgrado sia stato assegnato perché mancano i soldi per l’ipoteca. C’è già chi è pronto …

Ultimi in Europa

Non passa la candidatura di D’Alema, bloccata dai compromessi sulle nomine ai vertici di Bruxelles. La laburista inglese Ashton è stata eletta all’unanimità menistro degli esteri europeo. Ennesima defaillance internazionale del Governo italiano: Massimo D’Alema non è stato eletto ministro degli Esteri europeo. A ricoprire la carica sarà l’outsider Chaterin Ashton, ex commissaria europea al commercio. La candidata inglese è stata eletta all’unanimità dai capi di governo europei, dopo una decisione maturata nel pomeriggio di ieri. La Presidenza del Consiglio europeo è stata invece assegnata al belga Herman Van Rompuy, esponente del Partito popolare. L’esecutivo italiano è stato estromesso dai giochi fin dall’inizio: le trattative intergovernative dei giorni scorsi avevano evidenziato una convergenza d’intenti politici fra i soli francesi, spagnoli, inglesi e tedeschi. La presunzione ed il vanto pavoneggiati dal premier nelle relazioni internazionali si sono rivelate sterili, irrilevanti. È necessario considerare, inoltre, come le istituzioni europee stiano perdendo la propria sovranità sovranazionale, e come le decisioni principali siano vincolate dagli interessi dei singoli governi. La nomina di Catherin Ashton, a questo riguardo, è servita …

Italia paese sempre più vecchio. E 38 su 100 sono malati cronici

La fotografia del paese dell’Istat:un cittadino su cinque è over 65. Ebbene sì, è un paese per vecchi. Non si arresta il processo di invecchiamento della popolazione italiana e ormai è over 65 un italiano su 5. I “grandi vecchi”, gli ultraottantenni, sono il 5,6% della popolazione. Le ultime cifre sono fornite dall’annuario Istat 2009. A fine 2008 l’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra over 65 e under 15, registra un ulteriore incremento, raggiungendo il 143,1%. Nella graduatoria internazionale (dati 2007), la Germania con un indice di 146,4 è il paese più vecchio d’Europa, seguita da Italia, Bulgaria e Grecia. Ma dall’indagine dell’Istat quella che emerge è anche la fotografia di un paese pieno di malati cronici: quasi un italiano su due infatti (38,8%) soffre di una patologia cronica, ma la percentuale sale ad oltre l’86% tra gli anziani sopra i 75 anni di età. Lo rileva l’Istat nell’Annuario statistico italiano 2009, nel quale si fornisce anche una “fotografia” delle abitudini del Belpaese, dal cibo alla “dipendenza” dal fumo di sigaretta. SEMPRE PIÙ MALATI …

Per dar voce al Parlamento

Finocchiaro e Zanda propongono una mozione bipartisan per ridurre il numero dei parlamentari e abolire il bicameralismo perfetto: “Le riforme si fanno insieme, non a colpi d’ariete”. Un’opposizione che sia alternativa di governo e non solo cane da guardia. L’aveva promessa Pier Luigi Bersani la notte della sua elezione a segretario del Partito Democratico. La stanno mettendo nero su bianco la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e il suo vice Luigi Zanda. Porta la loro firma infatti la proposta di legge che pone fine al bicameralismo perfetto e riduce sensibilmente il numero di deputati e senatori. L’obbiettivo dei democratici è quello di trasformare una proposta unilaterale in una mozione bipartisan, condivisa da tutti gli schieramenti politici, non solo per darle maggiore spessore e quindi più concrete possibilità di diventare legge, ma anche per ribadire definitivamente che “le riforme non si fanno a colpi di ariete e con voto di maggioranza”. Cosa cambia? Nel dettaglio il testo presentato dai senatori PD prevede la riduzione dei deputati da 630 a 506 e dei senatori da 315 a …

«Lo Stato non paga. Così le aziende chiudono»

Un’azione concreta sul fisco, uno Stato credibile,che faccia la sua parte soprattutto nelle infrastrutture, una banca che sappia leggere le esigenze del territorio. Sono questi i punti cardinali da cui parte Giuseppe Morandini, presidente di piccola industria di Confindustria, per orientarsi nell’abisso della crisi. Un abisso che si è già portato via parecchi posti di lavoro. «Fino a quando la disoccupazione crescerà, non accetto che si parli di crisi finita», dichiara commentando i frettolosi ottimismi che spuntano qua e là. Con «l’Unità» Morandini parla di tasse e non solo. Riporta i segnali di una crisi che sembra ancora senza una direzione precisa: gli ordini scarseggiano. E i piccoli (quelli che in Italia danno otto posti di lavoro su dieci) soffrono. Soprattutto di carenza di liquidità. Ieri l’ultimo allarme sui crediti con la pubblica amministrazione. «È scandaloso che lo Stato non paghi». Confindustria chiede ancora meno tasse. Da dove lo Stato dovrebbe ricavare le risorse? Non è ora di riconoscere allo Stato la sua utilità? «Sì, se ci fa vedere dove vanno i soldi delle tasse, …