Latest Posts

Una manovra sbagliata. Le proposte del PD per la crescita e l'equità

La Segreteria PD boccia la manovra e propone di puntare su 4 obiettivi: investimenti sull’economia verde, l’università e la ricerca, una riforma fiscale, l’allentamento del Patto di Stabilità, il riavvio delle liberalizzazioni.
La segreteria del Pd ha esaminato nella sua riunione di oggi la manovra del governo esprimendo un giudizio fortemente negativo. Si tratta infatti di una manovra che non serve a migliorare gli obiettivi del triennio 2010-2012 quindi non ha a che vedere con la crisi greca e che invece è resa necessaria da due anni di errori e di scelte politiche di carattere elettorale. Nasce da qui lo sforamento degli obiettivi di spesa per acquisti di beni e servizi delle amministrazioni centrali di 5 miliardi e un allargamento dell’evasione di almeno 7 miliardi. Contemporaneamente le scelte del governo non sono state capaci di sostenere lo sviluppo. Sono questi i conti non in ordine che l’Europa ci chiede di riportare in ordine.
La manovra è frutto di impostazione sbagliata di politica economica che continua a separare risanamento e crescita. Siamo di fronte ad una manovra che non ha alcun elemento di equità fatta di taglio indiscriminati e priva di riforme strutturali, per di più di una manovra fortemente centralista proprio mentre si parla in maniera propagandistica di federalismo. I tagli a Regioni Province e Comuni colpiranno studenti, lavoratori, piccole imprese e pensionati. I pochi passi in avanti, apprezzabili e apprezzati dal Pd, riguardano la lotta all’evasione che però sconta due anni di abbandono delle misure più efficaci introdotte dal governo di centrosinistra e che viene contraddetta dal nuovo condono sugli immobili non accatastati.
Per sostenere la crescita e promuovere la sostenibilità dei conti pubblici il PD intende concentrare le sue proposte su quattro obiettivi:
1. investimenti per l’economia verde, il risparmio e l’efficienza energetica sostegno alla scuola, all’università e alla ricerca.
2. Primo modulo di riforma fiscale per spostare il carico dai redditi da lavoro e impresa ai redditi da capitale.
3. Allentamento del patto di stabilità interno per comuni Province e Regioni per far ripartire gli investimenti nelle infrastrutture e aprire migliaia di piccoli cantieri.
4. Riavvio delle liberalizzazioni nel settore dei servizi.

A copertura delle riforme per la crescita e l’equità il Pd indica il rafforzamento della lotta all’evasione coinvolgendo anche i capitali scudati, una politica industriale per la riorganizzazione della pubblica amministrazione, interventi incisivi nella riorganizzazione delle autonomie territoriali.

"Aerei blu", di Massimo Gramellini

Nel giorno della parata militare lungo i Fori, oso sperare che nessuno sottovaluterà l’importanza dell’acquisto di centotrentuno cacciabombardieri F-35, centoventuno caccia Eurofighter e cento elicotteri NH90 da parte delle nostre Forze Armate. Con una certa malizia i Verdi fanno notare che lo scontrino complessivo di una spesa degna del set di «Apocalypse now» ammonta a 29 miliardi di euro, 5 in più della manovra (a proposito di apocalissi).

Ma tutti sappiamo che, oggi come oggi, senza un cacciabombardiere non si va da nessuna parte. Quindi lungi da noi l’idea populista di rinunciare al rombo dei motori guerrieri per tutelare lo stipendio di un impiegato pubblico o la sopravvivenza di un ente culturale. Però, forse, almeno un accenno a questa eventualità poteva essere fatto da chi ci governa. Anche solo come gesto di trasparenza e di cortesia: cari italiani, vi chiediamo di stringere la cinghia, però sappiate che i vostri sacrifici non saranno vani, perché dei cacciabombardieri così belli non li ha nessuno. Per non parlare degli elicotteri.

L’emozione sarebbe stata talmente forte che i dipendenti dello Stato avrebbero donato, se non l’oro (di cui al momento sono sprovvisti), i loro straordinari alla Patria, pur di consentirle di sfrecciare invitta e gloriosa nei cieli. E i poliziotti avrebbero sbandierato con orgoglio la mancanza di soldi per il carburante delle auto di servizio, con la tranquilla consapevolezza di chi sa che per combattere la mafia, stroncare la corruzione e proteggere i cittadini, nulla è più efficace di uno stormo di cacciabombardieri.

La Stampa 02.06.10

"Qualche domanda al governo", di Luciano Gallino

Se fossi un disoccupato, dinanzi agli ultimi dati sulla disoccupazione mi verrebbe da fare alcune domande. La prima: come potete voi, ministri e parlamentari, dirigenti ed esperti di economia, venirci a dire per mesi «l’economia va meglio, la ripresa è in corso, ma la disoccupazione è in aumento»? Da che mondo è mondo, i miei compagni ed io abbiamo imparato a scuola, e re-imparato lavorando – quando il lavoro ce l´avevamo – che l´economia ha una funzione vitale da svolgere: deve produrre ricchezza per il maggior numero di individui, offrire condizioni di impiego decenti, moltiplicare i posti di lavoro. Deve, in sostanza, creare occupazione. Se invece di creare occupazione la distrugge, perché la vostra stupefacente frase significa in fondo questo, l´economia non va meglio. Va decisamente peggio. E voi dovreste smetterla di raccontarci il contrario.
Un´altra domanda che mi verrebbe da fare, nel caso in cui oltre a essere disoccupato avessi pure una figlia o un figlio nella medesima condizione, è se voi tutti, politici ecc., vi rendete conto di che cosa significa per un giovane non riuscire, per anni di seguito, a non trovare nemmeno il primo lavoro dopo la scuola, quello che non si scorda mai, la porta di ingresso nella vita. Magari pagato poco, ma ragionevolmente interessante, passabilmente stabile. Non riuscire a trovare per tempi lunghissimi il primo lavoro non è soltanto una umiliazione. È un logoramento del carattere, un lento sprofondare nella convinzione che nella società non c´è più spazio per i nuovi arrivati, che per qualche oscura ragione si è venuti al mondo essendo già etichettati come esuberi. Sappiamo che nel Mezzogiorno i giovani che escono dalle superiori si trovano troppo spesso dinanzi a un bivio semplice e netto: o si arruolano nella malavita organizzata, quale che sia la sua denominazione locale, o imboccano la strada della disoccupazione permanente. I pochi che non accettano di prendere nessuna delle due strade emigrano, al Nord o all´estero. Vi rendete conto, tutti voi – è sempre il disoccupato che parla – che l´Italia intera sta diventando un paese che ai suoi giovani non sa offrire niente di meglio di quel bivio, o l´emigrazione come alternativa?
Infine, se fossi un disoccupato chiederei come possa mai essere venuto in mente a tutti voi di elaborare una manovra finanziaria che non solo vale zero quanto a stimolo per l´economia, ma produrrà in breve altre centinaia di migliaia di miei simili, cioè di disoccupati. È evidente che i massicci tagli alla scuola, alla sanità, alla pubblica amministrazione centrale e locale butteranno fuori dal mercato del lavoro moltissime persone. Molte altre perderanno il lavoro poco dopo perché, come sta scritto nei manuali di economia delle medie, uno stipendio o un salario che gira ne crea uno o più in altri settori. Perciò uno stipendio in meno non è un risparmio benefico, come ci raccontate, bensì una contrazione di attività che si ripercuote negativamente su altri stipendi. Se, come avverrà, i comuni riducono il numero delle maestre d´asilo a causa dei tagli inflitti ai loro bilanci, un certo numero di mamme che un lavoro ce l´ha dovrà lasciarlo per poter badare ai figli. Se province e regioni costruiscono meno scuole, strade e ponti non si risparmiano affatto soldi: si creano altri disoccupati. Se nelle scuole ci saranno centomila insegnanti in meno, e meno ore di istruzione per tutti, questo non vuol dire risparmiare. Vuol dire costruire per il futuro un altro reparto della grande fabbrica di lavoratori disoccupati, sotto-occupati e malpagati in cui state trasformando l´Italia. E per concludere: qualcuno vi ha mai informato che il piano di stimolo all´economia varato un anno fa dal governo Obama, comprendente discutibili salvataggi di istituti finanziari, ma anche notevoli investimenti, ha fatto sì crescere il debito pubblico, ma ha tenuto il tasso di disoccupazione 1,5-2 punti più in basso di quello che sarebbe stato senza di essi, evitando quasi sicuramente una catastrofe sociale?
Buttate lì le domande di cui sopra, se fossi un disoccupato chiederei una cortesia. Non venite a dirci, voi tutti politici e imprenditori, megaconsulenti e top manager, cose tipo «ce lo chiede l´Europa», «altri paesi hanno più disoccupati di noi», oppure «lo esige la globalizzazione». Altri paesi avranno magari qualche decimo di punto di disoccupazione in più, ma hanno sussidi più alti e di maggior durata – il che permette al disoccupato di continuare a spendere. Hanno servizi alle famiglie tali da permettere alle donne di lavorare senza problemi. E di certo non è l´Europa che ci chiede di pagare i salari più bassi di tutta la Ue a 15. Quanto alla globalizzazione, siete stati voi e i vostri colleghi europei a mettere in concorrenza i nostri salari e i nostri posti di lavoro con quelli della Cina e dell´India, del Messico e del Sud Africa. Il peggioramento delle condizioni di lavoro che ne è seguito, di cui la disoccupazione è l´aspetto peggiore ma non il solo, gravano già sulle nostre vite. Risparmiateci per favore le spiegazioni che ritorcono su di noi, disoccupati presenti e futuri, la responsabilità dell´accaduto.
La Repubblica 02.06.10

Manovra, i tagli? Grossi per i docenti, piccoli per i sottosegretari

Per quanto riguarda il ministro dell’Istruzione, essendo anche parlamentare, bisognerà attendere le deliberazioni annunciate dai presidenti di Camera e Senato al termine dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto sulla manovra economica.
Ma se, come tutto lascia pensare, sarà applicato un metodo di ritenuta analogo a quello previsto per i manager pubblici (qui), che prevede una quota franca di circa 90 mila euro, si può fare una simulazione del taglio che verrà verosimilmente effettuato. E proprio quella franchigia è determinante nel rendere il sacrificio richiesto alla classe dirigente in proporzione inferiore a quello dei dipendenti pubblici.
Il taglio per i ministri parlamentari (cioè tutti eccetto il ministro della salute Fazio e il ministro dell’agricoltura Galan) quale incidenza complessiva finale potrebbe avere?
Abbiamo preso a riferimento il trattamento stipendiale del ministro della Funzione pubblica Brunetta, da lui stesso reso pubblico sul sito del suo ministero, dal quale risulta che, tra indennità e stipendio da parlamentare e da ministro percepisce annualmente circa 257 mila euro lordi (211 mila da deputato e 46 mila da ministro).
Se la riduzione agirà sull’intera retribuzione assegnata al ministro Brunetta, dedotta la franchigia dei primi 90 mila, sarà di 13.700 euro, portando gli emolumenti complessivi a 243.300 euro contro i 257 mila attuali.
L’incidenza percentuale finale (13.770 su 257 mila) sarà pari al 5,3%.
Un taglio analogo dovrebbe subire Mariastella Gelmini, anch’essa deputato e ministro.
Risultato? La manovra chiede a docenti, segretari, bidelli – che tirano avanti con stipendi medi netti di 1.100-1.900 euro al mese – uno sforzo maggiore (in media dell’11%, con punte del 15%) di quello richiesto a chi siede ai vertici della piramide della scuola.
Probabilmente il ministro Gelmini e i suoi sottosegretari non sono consapevoli che i meccanismi individuati dal ministero dell’economia nelle convulse fasi finali di definizione del provvedimento finiscono per trattarli meglio dei loro dipendenti. Troppo tardi per rimediare?

Da Tuttoscuola 02.06.10

"Dati gravissimi. L’allarme di Cgil e Pd", di Laura Matteucci

Dati gravissimi». «Allarme rosso». Opposizione e sindacati concordano nella lettura delle rilevazioni Istat sul tasso di disoccupazione di aprile, giovanile soprattutto. «Cosa ha fatto il governo per i giovani e per favorirne l’ingresso nel mondo del lavoro?», chiede Francesco Boccia della presidenza del gruppo Pd alla Camera. «L’Italia è un paese che spende più di quel che produce e purtroppo produce benessere senza lavoro – continua – Al governo è chiesto coraggio come richiamato anche dal governatore Draghi l’altro giorno. Ma nella manovra di Tremonti la parola giovani non appare neanche una volta». Sulla stessa linea la Cgil: «Dati gravissimi, ai quali mancano risposte credibili da un governo assente », dice Fulvio Fammoni, segretario confederale. «Siamo al livello più alto della disoccupazione da 9 anni mentre per i giovani si sfiora drammaticamente il 30%». A questo punto, «smetterà il governo di dire che stiamo meglio di altri, proprio mentre in Germania la disoccupazione cala? L’Italia vanta record negativi: disoccupazione giovanile, tasso di attività, lavoro nero e una grave emergenza Mezzogiorno». L’inadeguatezza della manovra rispetto ai problemi del paese «è evidente». Per il sindacato, quello che serve per arginare questa deriva è lo sviluppo, far ripartire consumi e produzione. Certo non una manovra depressiva. Chiavi di lettura Che sia il dato relativo ai giovani a spaventare di più lo dice anche Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera: «Il nodo occupazione sta arrivando al pettine», commenta. Il Pd chiede di trasferire le risorse stanziate per favorire la stipula di contratti di produttività aziendali, l’ultimo pensiero di aziende e lavoratori in tempo di crisi, verso la diminuzione del costo del lavoro a tempo indeterminato per favorire il passaggio dalla flessibilità alla stabilità del lavoro per i giovani. «Purtroppo la manovra va in tutt’altra direzione». Del resto, a Palazzo Chigi la chiave di lettura è decisamente differente. L’ineffabile ministro Sacconi (Lavoro) riesce a sorvolare su quel30% di disoccupazione giovanile e a focalizzare l’attenzione su due dati che definisce «apparentemente contraddittori »: «Crescono di un decimale tanto il tasso di occupazione quanto quello di disoccupazione: perchè la ripresa alimenta il primo ma, in certa misura, anche il secondo».

L’Unità 02.06.10

******

“Disoccupati record” di Felicia Masocco

Trecentosettemila posti di lavoro sono andati perduti in un anno, dall’aprile 2009. Divisi per 365 giorni, sono 841 disoccupati in più al giorno. Uomini e donne che si ritrovano a fare i conti con la mancanza di reddito e chiedersi se e quando le cose torneranno alla normalità. Molti di loro sono giovani. Il tasso di disoccupazione tra chi ha meno i 25 anni sfiora ormai il 30%, in un anno ha fatto un balzo in avanti del 4,5%. Troppo. È la quota più alta da quando esistono le serie storiche, cioè dal 2004. Lo dice l’Istat che ieri ha diffuso le stime sui tassi di occupazione e disoccupazione: sono dati impressionanti. Il tasso di disoccupazione tra i lavoratori di ogni età è salito in all’8,9%, sono otto mesi consecutivi che cresce. E ci riporta al massimo mai toccato dal 2001. Sono stati bruciati nove anni di crescita.
ANCORA GRAZIE ALLE BADANTI I disoccupati (tali sono per l’Istat coloro che cercano lavoro) sono 2 milioni e 220mila le persone che cercano lavoro e sono in crescita dell’1% (+21 mila unità) su base mensile e del 20,1% per cento (+372 mila unità) su base annua. Gli occupati sono 22 milioni 831 mila unità in aumento dello 0,2%(+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell’1,3% (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009.( A onor del vero, i dati potrebbero essere peggiori. A riportare un po’ su la media dopo tre mesi di flessioni messe in fila ci ha pensato la sanatoria di colf e badanti. A loro si deve quello che l’Istituto di via Balbo definisce «moderato recupero» degli occupati su base congiunturale ad aprile. A questa componente femminile. Viene così confermata una tendenza in atto negli ultimi anni: le sanatori di immigrati, le regolarizzazioni via via decise «dopano» in qualche maniera i dati del mercato del lavoro italiano: perché quando il loro numero si aggiunge all’esistente non si tratta di creazioe di nuovo lavoro, ma di lavorio nero che emerge. Anche stavolta è così. Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1 punti percentuali, ma ancora inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto all’aprile dell’anno precedente. Crescono sia il tasso di disoccupazione maschile (8%) sia quello femminile (10%), ma a schizzate ancora più oltre è la percentuale di giovani senza lavoro, quasi uno su tre (29,5%).
RIPRESA E DEPRESSIONE L’Istat fornisce un quadro dell’esistente, lo fotografa. Ma giusto due giorni fa il governatore della Banca d’Italia aveva dato il su allarme, «i giovani – ha detto – sono le principali vittime della crisi». vittime soprattutto di contratti di lavoro precari che non vengono rinnovati alla scadenza perché le aziende che non assumono. Le sue previsioni per il 2010 sono tutt’altro che rosee. Continuerà come quest’anno. A meno che non si stabilizzi la ripresa della produzione industriale registrata dal Centro studi della Confindustria a maggio: un bello sprint del 2,4% rispetto ad aprile. Abbastanza per far pronosticare ai tecnici di Viale dell’Astronomia un recupero del 2,4% della produzione industriale nel secondo trimestre dell’anno. Certo non aiuta la manovra del governo, da molti giudicata depressiva. Draghi ha parlato di «macelleria sociale », si rigeriva ai sacrifici che il Paese è chiamato a fare. La manovra taglia senza troppa cura una quantità di enti di ricerca, di istituti culturali e di precari nella scuola e negli enti locali che si tradurranno in una diaspora di posti di lavoro per i giovani. Molti di questi enti o uffici, infatti, si reggono proprio sui contratti cosiddetti non standard. Che non solo non verranno standardizzati, ma verranno spazzati via. Congli stipendi, le aspettative, e quel po’ di futuro, magari a breve termine, a cui è legittimo aspirare.

L’Unità 02.06.10

******

“Disoccupati ai massimi dal 2001 senza lavoro il 30% dei giovani”, di Giorgio Lonardi

La Confindustria prevede un balzo della produzione industriale a maggio: più 2,4 per cento. Era dal 2001 che la disoccupazione non raggiungeva il tasso record dell´8,9%. Eppure i dati Istat di aprile non lasciano dubbi: il numero dei senza lavoro, ben 2,2 milioni, continua a crescere ancora rispetto all´8,8% di marzo. Drammatica la situazione fra i giovani di età compresa fra 15 e 29 anni: quasi uno su tre (29,5%) è disoccupato. Si tratta del dato peggiore dal gennaio 2004, cioè da quando l´Istituto di statistica iniziò a controllare il fenomeno. Né ci si può consolare con l´Eurozona che, sempre ad aprile, segna un altro primato negativo con quel suo esercito sterminato composto da oltre 23 milioni 300 mila disoccupati pari al 10,1% del totale in crescita sul 10% raggiunto in marzo. Era dalla lontana estate del 1998 che nell´area dell´Euro non si toccavano questi abissi.
Insomma, nel giro di un anno, fra l´aprile del 2009 e lo stesso mese di quest´anno, in Italia il numero dei senza lavoro è aumentato di 307 mila unità. Contemporaneamente, però, l´Istat comunica un fenomeno di segno contrario: un piccolo aumento (+0,2%) del numero di occupati rispetto a marzo anche se il dato rimane dell´1,3% inferiore all´aprile del 2009. A questo proposito va anche sottolineato come il Centro Studi di Confindustria abbia previsto per maggio un sensibile incremento della produzione industriale, pari al 2,4%. E allora?
Secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, i dati su lavoro e produzione non sono contrastanti, anzi: cresce il numero dei disoccupati perché, proprio grazie alla ripresa, cala il numero degli scoraggiati e quindi c´è un aumento di chi è in cerca di un posto. «Non a caso», spiega Sacconi, «scende il tasso di inattività che indica coloro che né lavorano né cercano lavoro».
Quanto ad Emma Marcegaglia osserva che la disoccupazione peggiora ma che le stime positive sulla produzione industriale di maggio fanno pensare che sia stato raggiunto il picco più alto per questo fenomeno. Secondo la presidente di Confindustria: «Il peggioramento c´è. Siamo all´8,9%, il dato peggiore dal 2001. Però dall´altra parte vediamo i dati in miglioramento della produzione industriale, come stima il nostro centro studi che parla di un 2,4% a maggio». Secondo la stessa Marcegaglia «questa accelerazione nella produzione industriale che stiamo vivendo dovrebbe far pensare che il picco della disoccupazione lo abbiamo raggiunto e che adesso, in termini di disoccupazione, dovremmo migliorare nei prossimi anni». Poi aggiunge più prudentemente: «Almeno lo auspichiamo».
Sul drammatico problema della disoccupazione giovanile cresciuta di 1,4 punti percentuali rispetto a marzo e di 4,5 punti negli ultimi 12 mesi è intervenuto anche Renato Brunetta. Per il ministro della Pubblica amministrazione si tratta di «una malattia endemica, che non sempre è legata alla congiuntura economica, ma dipende dal cattivo funzionamento della scuola e degli ammortizzatori sociali e dal fatto che si dà più ai padri che ai figli».

La Repubblica 02.06.10

******

Il declino degli “under trenta” in trecentomila perdono il posto, di Paolo Griseri

A restare senza lavoro nel 2009 più i diplomati che quelli con licenza media. Sono quasi due milioni. Vivono nel limbo, sotto la precarietà ufficiale, quella in qualche modo misurata dalle statistiche sul lavoro temporaneo. In una parola, si arrangiano. E ormai sono il 30 per cento della popolazione giovanile, quella che esce a 18 anni dalle scuole superiori e tenta l´avventura di trovare un´occupazione. Uno su tre non ce la fa. In un anno l´esercito dei panchinari del lavoro è cresciuto di 300 mila persone. Trecentomila in più condannati al vortice senza fine del lavoretto in nero, il concorso impossibile fallito, la vergogna della paghetta dei genitori. Alcuni, quelli che possono, vanno all´università perché almeno occupano le giornate. Un parcheggio di lusso che ha coinvolto nel 2009 130 mila ragazzi in più rispetto all´anno precedente: 83 mila in più hanno proseguito gli studi mentre 47 mila che erano riusciti a mettere il piede sul primo gradino del mondo dell´occupazione, quello dello studente-lavoratore, hanno dovuto fare marcia indietro e tornare alla semplice condizione di studenti. Non sempre l´istruzione garantisce una tutela in più: la crisi dell´ultimo anno ha colpito di più i diplomati (146 mila hanno perso il lavoro negli ultimi dodici mesi) e meno chi ha solo la licenza media (-127 mila posti).
I dati diffusi ieri dall´Istat fotografano la stessa scena raccontata lunedì dal governatore della Banca d´Italia e si spiegano con la fragilità del lavoro giovanile: «Il 60 per cento del lavoro a tempo determinato o interinale è svolto da persone sotto i 35 anni». E la prima risposta, la prima reazione delle aziende alla crisi, spiega ancora la relazione di via Nazionale, «sono stati il blocco del turn over e la mancata conferma del lavoro temporaneo». Una tenaglia per chi ha meno di trent´anni: si ferma il fisiologico ricambio di sangue sui luoghi di lavoro perché i più anziani sono più difficili da licenziare dei giovani. Un dato misura questo aumento della rigidità del sistema: il tasso di turnover delle aziende industriali e di servizi (calcolato sommando assunzioni e cessazioni in relazione all´occupazione media) è crollato nell´ultimo anno dal 35,4 per cento al 29,7.
Sono fenomeni che non riguardano solo l´Italia. In tutta Europa la crisi ha fatto salire il tasso di disoccupazione giovanile: l´occupazione di chi ha tra i 15 e i 29 anni in Europa è scesa del 2,3 per cento nel 2009, ben oltre la discesa del dato medio. Ma quel che colpisce è che in Italia il crollo dell´occupazione giovanile rappresenta il 58 per cento del calo generale degli occupati mentre a livello europeo la stessa percentuale è ferma al 45. In sostanza, è vero che tutti i giovani europei stanno pagando cari gli effetti della crisi ma quelli italiani la pagano di più.
La carestia di lavoro per i giovani colpisce duramente tutte le aree del Paese. In termini percentuali il tasso di occupazione della popolazione tra 18 e 29 anni scende di più al Nord (-4,5 per cento) perché i contratti a tempo determinato sono più diffusi nell´industria privata. Ma al Sud, dove pure l´occupazione diminuisce di meno, il nuovo calo va a peggiorare una situazione disastrosa: solo il 30 per cento dei giovani meridionali è occupato. A livello nazionale solo il 44 per cento dei giovani lavora, meno della metà di quelli che potrebbero farlo. Un dato che spiega quello fornito lunedì da Draghi: nella fascia tra i 20 e i 34 anni il tasso di disoccupazione è del 13 per cento, ben oltre l´8,9 medio nazionale.
Con questo quadro è difficile parlare di bamboccioni contenti di rimanere in casa con i genitori. L´impossibilità di trovare un lavoro sta diventando addirittura una delle concause di malattie gravi. Uno studio condotto dal sociologo Roberto Cardaci su 1.100 pazienti dei servizi di salute mentale della regione Piemonte mette in evidenza che il 38 per cento dei casi di lavoratori precari malati è costituito da giovani sotto i 35 anni: «La difficoltà a rendersi autonomi dalla famiglia di origine – riassume Cardaci – genera situazioni di disagio che si presentano come concause dei disturbi psichici».

La Repubblica 02.06.10

Napolitano: "L'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta"

Un augurio affettuoso a quanti vivono e operano nel nostro paese per la festa che celebriamo insieme : festa dell’Italia che si unì e si fece Stato 150 anni orsono, festa della Repubblica che il popolo scelse liberamente il 2 giugno 1946″. Inizia così il videomessaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la Festa della Repubblica.
“In questo momento, sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa – ha aggiunto il Presidente Napolitano – riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro”.

“Parlo dei problemi del lavoro e della vita quotidiana, dell’economia e della giustizia sociale. Stiamo attraversando, nel mondo e in particolar modo in Europa, una crisi difficile : occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all’Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l’Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud. Si deve, guardando ai giovani, promuovere una migliore educazione e formazione, fare avanzare la ricerca scientifica e tecnologica, elevare la produttività del nostro sistema economico : solo così si potrà creare nuova e buona occupazione”.

“Il confronto tra le opposte parti politiche deve concorrere al raggiungimento di questi risultati, e non produrre solo conflitto, soltanto scontro fine a sé stesso.

“Si discutano in questo spirito – ha sottolineato il Capo dello Stato – le decisioni che sono all’ordine del giorno; si scelga in questo spirito – nel Parlamento, nelle istituzioni regionali e locali e nella società – tra le diverse proposte che si dovranno liberamente esprimere”.”Ci accomuni – ha concluso il Presidente Napolitano – un forte senso delle responsabilità cui fare fronte perché l’Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta e si dimostri capace di dare il suo contributo alla causa della pace e della giustizia nel mondo.

Buon 2 giugno a tutti”.

Giovani al lavoro? Sempre meno. Disoccupato 1 ragazzo su 3

Dati, dati e ancora dati. Sono quelli diffusi dall’ISTAT oggi sull’occupazione: lavorano sempre meno giovani, poche donne, pochi uomini. In un anno i posti di lavoro persi sono oltre 300.000.
Ma di giovani, donne e disoccupati il governo non si interessa.
I dati dell’Istituto di ricerca, lanciano l’ennesimo allarme sul fronte occupazionale: la disoccupazione continua a salire e il tasso raggiunto nell’aprile è all’8,9%, livello più alto mai raggiunto dal 2001. Nello stesso mese, sono stati 370mila i posti di lavori persi. Non si arresta la crescita del tasso di disoccupazione giovanile che registra i dati più allarmanti: ad aprile è pari al 29,5%. L’Istat sottolinea che si tratta del dato più elevato da quando esistono le serie storiche mensili, ovvero dal 2004.
Roma, 1 giugno 2010

Giuseppe Fioroni, Responsabile Pd dell’Area Welfare ricorda come appena ieri c’è stato “l’allarme del Governatore della Banca d’Italia Draghi, oggi i numeri
dell’Istat: in Italia un giovane su tre è senza lavoro, la disoccupazione giovanile rilevata ad aprile è al 29,5% con un aumento di 1,4% rispetto al mese precedente, cosa altro aspetta il governo per occuparsene? Mentre il Parlamento è in ostaggio giorno e notte del decreto sulle
intercettazioni e di altre questioni di sicura urgenza per pochi e di rilevante danno per tutti, nessuno sembra preoccuparsi dell’unica, vera emergenza nazionale: il lavoro dei giovani”.

Per questo Fioroni annuncia: “Presenteremo emendamenti chiari alla manovra per favorire la crescita, l’occupazione e l’equità trovando risorse a carico dei soliti furbi che sin qui l’hanno fatta franca aiutati da scudi di vario genere, da quello fiscale a quello Mondadori: e qui, questo è certo, troveremo risorse infinitamente più grandi di quelle che il governo sta sottraendo ai docenti italiani già in grandissima sofferenza.Su questi temi il Pd sfiderà il governo e su questi temi valuteremo le loro vere intenzioni”.

Riportiamo le stime, dati che è bene leggere con attenzione, ripartite tra: occupati, persone in cerca di occupazione, disoccupati, giovani disoccupati, inattivi, occupazione e disoccupazione maschile e femminile.

•Secondo l’Istat, il numero di occupati ad aprile 2010 è pari a 22 milioni 831 mila unità (dati destagionalizzati, , vale a dire depurati dalle fluttuazioni stagionali), quindi inferiore dell’1,3 per cento (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il tasso di occupazione è pari al 56,9 per cento, inferiore di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile dell’anno precedente.

•Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell’1 per cento (+21 mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1 per cento (+372 mila unità) rispetto ad aprile 2009.
•Il tasso di disoccupazione si posiziona all’8,9 per cento, più elevato di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.
•Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 29,5 per cento, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.
•Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni ( ovvero coloro che otre a non far parte della forza lavoro, non sono neanche in cerca di occupazione) è pari a 14 milioni 810 mila unità, con un aumento dello 0,1 per cento (+9 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il tasso di inattività è pari al 37,5 per cento (-0,2 punti percen-tuali rispetto al mese precedente e 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.

•Ad aprile 2010 l’occupazione maschile è pari a 13 milioni 613 mila, in riduzione dell’1,9 per cento (-263 mila unità) rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. In percentuale risulta pari al 67,6 per cento invariato nell’ultimo mese e in calo di 1,4 punti percentuali negli ultimi dodici mesi.

•L’occupazione femminile è pari a 9 milioni 218 mila unità, in calo dello 0,5 per cento (-44 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Il tasso di occupazione femminile ad aprile è pari a 46,1 per cento, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.

•La disoccupazione maschile raggiunge, ad aprile, un livello pari a 1 milione 190 mila unità, in aumento del 2,7 per cento (+31 mila unità) rispetto al mese precedente e del 27,6 per cento (+257 mila unità) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di disoccupazione maschile è uguale all’8 per cento, in crescita sia rispetto marzo (+0,2 punti percentuali) sia rispetto ad aprile 2009 (+1,7 punti percen-tuali).

•Il numero di donne disoccupate è pari a 1 milione 29 mila unità, con un calo dello 0,9 per cento rispetto a marzo (-10 mila unità) e un aumento del 12,5 per cento rispetto ad aprile 2009 (+115 mila unità). Il tasso di disoccupazione femminile è pari al 10 per cento, in aumento rispetto al mese di aprile 2009 (+1,1 punti percentuali).

Hanno commentato i dati diffusi dall’Istat diversi esponenti del Partito democratico, puntando il dito soprattutto sull’emergenza nazionale del lavoro giovanile, sottovalutata dal governo, impegnato giorno e notte dal decreto sulle intercettazioni e su altre questioni di sicura urgenza per pochi e di rilevante danno per tutti. L’allarme del Governatore della Banca d’Italia Draghi, e i numeri dell’Istat infatti, confermano che in Italia un giovane su tre è senza lavoro, è chiara dunque – secondo i politici democratici- la necessità di interventi tempestivi per invertire la tendenza.

“Il nodo occupazione sta arrivando al pettine. Naturalmente, a questi dati va aggiunto il peso della cassa integrazione che, al momento, contiene nuovi potenziali disoccupati”, accusa Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera. “Per questo motivo insistiamo circa la necessità che la manovra finanziaria contenga, oltre che un ragionevole tasso di equità sociale, anche una quota di risorse destinata alla difesa dell’occupazione – ha spiegato il deputato Pd . “Chiediamo di trasferire le risorse inutilmente stanziate per favorire la stipula di contratti di produttività aziendali, che come è noto sono l’ultimo pensiero di aziende e lavoratori in tempo di crisi, verso la diminuzione del costo del lavoro a tempo indeterminato per favorire il passaggio dalle flessibilità alla stabilità del lavoro per i giovani. Purtroppo la manovra di Tremonti va in tutt’altra direzione – ha concluso amaramente Damiano”.

“Nella manovra di Tremonti la parola giovani non appare neanche una volta. E le conseguenze di questi due anni governo della destra non possono essere che quelle rilevate oggi dall’Istat”, ha dichiarato Francesco Boccia della presidenza del gruppo Pd alla Camera.

E’ entrato nel merito a pieno titolo, Fausto Raciti, Segretario nazionale dei Giovani democratici che ha commentato: “Capiamo che la vicenda non possa interessare il quarto uomo politico più ricco del mondo, ma i dati diffusi dall’Istat in merito alla disoccupazione giovanile dovrebbero indurre il presidente del Consiglio ad una riflessione seria”. “Il lavoro, presente e futuro delle giovani generazioni – ha continuato Raciti – andrebbero garantiti favorendo politiche per la crescita, investendo su ricerca e innovazione, facendosi alfieri nella Ue dell’attuazione di un Piano Europeo per il Lavoro, finanziato con gli eurobonds. Il governo attuale, invece, a partire dalla finanziaria di Tremonti e dal “Collegato lavoro” di Sacconi continua ad attuare politiche di precarietà, di tagli indiscriminati, di elisione di diritti e tutele, in particolar modo nel mezzogiorno”.

Ha concluso Raciti: “Rispetto a tutto ciò crediamo sia giunto il momento che il premier, dopo 16 anni di spot, prenda atto del fallimento netto, irreversibile, della propria azione di governo e faccia un passo indietro. Le sue dimissioni sarebbero l’unico, vero, atto d’amore che potrebbe produrre per l’Italia”.

www.partitodemocratico.it