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Manovra, i tagli? Grossi per i docenti, piccoli per i sottosegretari

Per quanto riguarda il ministro dell’Istruzione, essendo anche parlamentare, bisognerà attendere le deliberazioni annunciate dai presidenti di Camera e Senato al termine dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto sulla manovra economica.
Ma se, come tutto lascia pensare, sarà applicato un metodo di ritenuta analogo a quello previsto per i manager pubblici (qui), che prevede una quota franca di circa 90 mila euro, si può fare una simulazione del taglio che verrà verosimilmente effettuato. E proprio quella franchigia è determinante nel rendere il sacrificio richiesto alla classe dirigente in proporzione inferiore a quello dei dipendenti pubblici.
Il taglio per i ministri parlamentari (cioè tutti eccetto il ministro della salute Fazio e il ministro dell’agricoltura Galan) quale incidenza complessiva finale potrebbe avere?
Abbiamo preso a riferimento il trattamento stipendiale del ministro della Funzione pubblica Brunetta, da lui stesso reso pubblico sul sito del suo ministero, dal quale risulta che, tra indennità e stipendio da parlamentare e da ministro percepisce annualmente circa 257 mila euro lordi (211 mila da deputato e 46 mila da ministro).
Se la riduzione agirà sull’intera retribuzione assegnata al ministro Brunetta, dedotta la franchigia dei primi 90 mila, sarà di 13.700 euro, portando gli emolumenti complessivi a 243.300 euro contro i 257 mila attuali.
L’incidenza percentuale finale (13.770 su 257 mila) sarà pari al 5,3%.
Un taglio analogo dovrebbe subire Mariastella Gelmini, anch’essa deputato e ministro.
Risultato? La manovra chiede a docenti, segretari, bidelli – che tirano avanti con stipendi medi netti di 1.100-1.900 euro al mese – uno sforzo maggiore (in media dell’11%, con punte del 15%) di quello richiesto a chi siede ai vertici della piramide della scuola.
Probabilmente il ministro Gelmini e i suoi sottosegretari non sono consapevoli che i meccanismi individuati dal ministero dell’economia nelle convulse fasi finali di definizione del provvedimento finiscono per trattarli meglio dei loro dipendenti. Troppo tardi per rimediare?

Da Tuttoscuola 02.06.10

1 Commento

  1. La Redazione dice

    da La Stampa di oggi 2 giugno

    “Stipendi tagliati, prof in rivolta “, di Flavia Amabile

    E quindi dopo molte promesse di aumento, valorizzazione del merito, di adeguamento degli stipendi alle medei europee decisamente più elevate, i prof si trovano in tasca un congelamento degli scatti di anzianità fino a tutto il 2012, come è deciso nella manovra finanziaria firmata ieri dal Capo dello Stato. In media vorrà dire una perdita secca di incremento di 2mila euro lordi. In totale sono circa 200mila docenti che nei prossimi tre anni avrebbero dovuto usufruire del cosiddetto passaggio di «gradone» che non avviene ogni due anni, come previsto per altri dipendenti pubblici, ma ogni cinque-otto anni ed è pari a quasi 180 euro lordi.

    L’importo varia in base agli anni di anzianità acquisiti: e quindi valgono pure quelli di pre-ruolo, anche se vengono conteggiati per intero solo i primi quattro anni di precariato. Più si sale di anzianità, quindi, più il mancato aumento sarà maggiore: per un docente della scuola superiore con vent’anni di servizio alle spalle, ad esempio, con un importo lordo annuo attorno ai 28mila euro, lo scatto automatico corrisponde a quasi 3mila euro lordi (circa 250 euro al mese).

    Il sito Tuttoscuola ha sottolineato l’ingiusta penalizzazione dei professori rispetto ad altri dipendenti pubblici. La manovra prevede una riduzione del 6% per i sottosegretari, del 2,5% per i dirigenti ministeriali e di almeno l’11% per il personale dipendente della scuola che viene colpito dalla manovra su tre fronti: blocco del contratto collettivo, congelamento degli scatti di anzianità, indennità di buonuscita. Anche la Uil evidenzia una disparità: «Solo per il personale della scuola il blocco degli aumenti per anzianità ha effetti anche sui futuri stipendi e sulle pensioni».

    Bocciatura piena anche da Marco Paolo Nigi dello Snals-Confals: «Il personale della nostra scuola, che percepisce retribuzioni di gran lunga inferiori alla media europea, aveva trovato un minimo riequilibrio nello sviluppo per anzianità, già coperto con le attuali risorse contrattuali e non bisognoso di nessuna risorsa aggiuntiva per i prossimi anni».

    I sindacati hanno annunciato una manifestazione nazionale il 15 giugno e chiedono modifiche durante l’esame in Parlamento. Alla manifestazione mancherà la Flc-Cgil che ha in programma un fitto programma di iniziative. Le prime si svolgeranno giovedì e venerdì prossimi attraverso l’occupazione simbolica degli ex provveditorati agli studi (oggi Usp). Con la manovra del Governo «viene portato avanti un ulteriore duro attacco al sistema della conoscenza pubblica – afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. I tagli della legge 133 «non solo non vengono ridimensionati ma ulteriormente accentuati

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    da La Stampa di oggi 2 giugno

    “Altro che premiare il merito Io perdo 1200 euro l’anno” ,

    Elena Lazzari insegna all’istituto superiore Capirola di Leno, in provincia di Brescia, lo stesso paese dove è nata il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. E del ministro ha l’accento, il rigore, l’amore per il proprio lavoro e per il merito. E dal ministro aspettava che mantenesse le promesse. Il congelamento degli scatti di carriera è stata una doccia fredda. «Lavoro da cinque anni in questa scuola, non mi sono mai risparmiata, oltre alle lezioni ho partecipato ai progetti della Regione, non ritengo di appartenere alla fascia di docenti fannulloni ma mi considero molto impegnata. E la risposta a questo mio impegno qual è?».
    Annullare gli aumenti.
    «Esatto. Non lo trovo giusto. Oltretutto avrei avuto diritto allo scatto proprio dal gennaio 2011, ora invece dovrò aspettare tre anni. E poi il mancato aumento va a influire sul Tfr, e sui contributi pensionistici per una cifra totale che nei prossimi giorni cercherò di calcolare».
    Quanto avrebbe ricevuto di aumento?
    «Guadagno 1470 euro al mese. Insieme ai miei colleghi abbiamo calcolato una perdita di circa 3600 euro in tre anni soltanto per il mancato aumento. Bisogna poi vedere quanto perderò sul Tfr e sulla pensione. E’ una penalizzazione di un certo peso e non penso di meritarla».
    Né, a dire il vero, era quello che il ministro aveva promesso.
    «Infatti da questa manovra mi aspettavo un correttivo al meccanismo di aumento per scatti di anzianità che francamente non mi sembra in grado di premiare i più meritevoli. Era quello che il ministro aveva promesso. Ed invece ecco un meccanismo che azzera ogni scatto e indiscriminatamente. Penalizzando in maniera casuale alcuni più di altri.
    Vuol dire che c’è chi perde di più e chi invece di meno?
    «Esatto. Chi come me aveva diritto all’aumento dal gennaio del 2011 ci perderà di più di chi aveva l’aumento dal gennaio 2012 senza alcun motivo sostanziale. Lo stesso, senza alcun motivo, chi invece ha maturato lo scatto dal gennaio di quest’anno non viene per nulla toccato. A me sembra una misura profondamente ingiusta che penalizza persone come me che questo lavoro lo fanno con passione e con tutto l’impegno».

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    da La Stampa di oggi 3 giugno

    “Precaria e anche beffata. ora non credo più a nulla”

    Adele De Angelis, 46 anni, campana, per anni ha insegnato in una scuola superiore guadagnando uno stipendio da maestra elementare. In teoria non si potrebbe, ma le pratiche sono lunghe, la burocrazia un labirinto e solo da poco aveva avuto la notizia di poter avere finalmente lo stipendio a cui aveva diritto, compresi gli scatti previsti dalla legge.
    E ora?
    «Già. E ora? Insegno da cinque anni italiano e storia in un istituto professionale di Gragnano, in provincia di Napoli. La pratica di ricostruzione della mia carriera si è conclusa proprio in questi giorni, il congelamento degli scatti mi sembra una bella beffa. Ho visto finalmente la fine del tunnel e ho capito che non mi ha portato a nulla perché avrò uno stipendio bloccato fino al 2013».
    Quanto guadagna?
    «Circa 1300 euro».
    E a quanto corrisponde l’aumento?
    «Circa 200-250 euro. Nulla di particolare ma per noi professori le cifre sono queste. Al massimo, dopo 40 anni di servizio si arriva a 1800 euro. Un po’ di più guadagna solo chi ha gli assegni familiari. La nostra categoria ha solo questa gratificazione personale, gli scatti e fare il passaggio di ruolo. Ho studiato durante le vacanze per arrivare a questo traguardo, mi sento davvero tradita».
    Aveva creduto alla promessa di un aumento degli stipendi da parte del ministro?
    «Ormai è difficile credere in qualcosa. Dovevano aumentare gli stipendi e invece ci congelano gli scatti per tre anni e bloccano anche liquidazioni e buonuscite. Parlano di merito e invece decidono di mettere a punto un disegno di legge come quello dell’Aprea in discussione in Parlamento che è da brividi».
    Perché?
    «Contiene modifiche profonde che inciderebbero soprattutto sulle donne che fanno questo lavoro. C’è una privatizzazione della figura degli insegnanti che ne rende molto più debole la figura, eliminando alcuni diritti fondamentali».
    In che modo?
    «Se dovessero essere approvate infatti potrebbero essere licenziate in caso di maternità. Forse non a caso il ministro Gelmini sostiene che la maternità è un privilegio, vogliono toglierci questo diritto».

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