Tutti gli articoli relativi a: lavoro

«L'eredità che resta all'Italia», di Luigi La Spina

Conclusa la votazione sul futuro di Mirafiori e in attesa di conoscerne il verdetto, si può osservare che l’altissima affluenza alle urne ha testimoniato la profonda consapevolezza dell’importanza di questa scelta per i destini individuali e concreti sia dei 5500 lavoratori direttamente interessati, sia per tutti coloro che, fuori da quei cancelli, sanno che anche la loro sorte è legata allo sviluppo produttivo di quella fabbrica. Ma costituisce anche il segnale di come sia stato compreso pure il valore simbolico che ha ormai assunto questo risultato, caricato inoltre, nei giorni scorsi, da una discussione a volte troppo astratta, con toni esasperati e inquinati da pregiudizi ideologici e polemiche strumentali. Era forse inevitabile, del resto, una reazione così accesa alla proposta Fiat per Mirafiori perché non si può sottovalutare la sua forte carica innovativa, anche oltre gli stretti confini delle relazioni industriali, almeno per due motivi: la chiarezza con la quale si sono poste le condizioni all’Italia di un mercato globalizzato e altamente competitivo, quale quello dell’auto, e l’impossibilità di risolvere il confronto con le vecchie …

"Le ragioni di Marchionne e le ragioni di tutti", di Ezio Mauro

Due, tre cose sulla Fiat e il Paese prima che si conoscano i risultati del referendum di Mirafiori. Prima, per ragionare fuori dall’orgia ideologica di chi si schiera sempre con il vincitore e di chi pensa che i canoni della modernità e del progresso – oggi – sono sanciti dal rapporto di forza. Il voto e la sfida di Torino non disegneranno un nuovo modello di governance per l’Italia, come sperano coloro che oggi attendono da Marchionne quel che per un quindicennio ha promesso Berlusconi, senza mai mantenere. Soprattutto non daranno il via né simbolicamente né concretamente – purtroppo – ad una fase generale di crescita del Paese. Il significato della partita di Mirafiori è un altro, e va chiamato col suo nome: la ridefinizione, dopo tanti anni, del rapporto tra capitale e lavoro. Un manager che è lui stesso transnazionale, che ha spostato il baricentro della Fiat da Torino a Detroit, ha liberato la famiglia proprietaria dal vincolo centenario con l’automobile ma anche dalla responsabilità verso il Paese, ha deciso un assemblaggio multinazionale dei …

"Innovare senza ledere i diritti. Anche la Fnsi lancia l’allarme", di G.V.

«Innovare va bene,ma non sulle spalle dei lavoratori». Applausi convinti ieri per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil al congresso nazionale della Fnsi, il sindacato nazionale unitario dei giornalisti italiani che si conclude oggi a Bergamo. E soprattutto non formali. Perché il tema della libertà e dei diritti, della lotta alla precarietà e dello sviluppo posti proprio mentre a Mirafiori si sono aperte le urne per il referendum dei lavoratori sulla Fiat, sono stati molto presenti al XXVIcongresso dei giornalisti italiani. E la nuova leader della Cgil, nei suoi otto minuti di intervento, ha tracciato con precisione il nodo del problema: la libertà , i diritti e le relazioni industriali, guardando al futuro. «È vero: il cambiamento, l’innovazione sono necessari. Innovare, sì. Ma come? In nome del cambiamento non si possono cancellare diritti che taluni ritengono da ostacolo per i loro interessi e non possono essere incompatibili con le tutele sindacali. E la rappresentatività democratica dei lavoratori oggi, con quest’accordo viene considerato un ostacolo. Il cambiamento, qualsiasi cambiamento deve essere compatibile con la democrazia. La …

"Un premier irresponsabile", di Stefano Fassina

È vero che, dopo 20 anni di “Silvio”, come lo chiamano i suoi giornali, non dovremmo più stupirci di nulla. Tuttavia, colpisce la contraddizione tra le due destre ieri a Berlino. Da una parte Angela Merkel, la signora che pur illudendosi di fare da sola in Europa tenta di difendere il modello renano e mette gentilmente alla porta la Fiat quando il dott. Marchionne le presenta, per la Opel, un’offerta di acquisto viziata da pesantissimi costi sociali. Dall’altra, il nostro misero Presidente del Consiglio che sostiene la Fiat nell’ “abbandono” di Torino in caso di vittoria del “no” alle Carrozzerie di Mirafiori. Nessun Capo di Stato al mondo avrebben mai detto che «le imprese e gli imprenditori italiani avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi». È un’affermazione inaccettabile ed irresponsabile. Sin dall’annuncio di Fabbrica Italia, il Governo Berlusconi si è lavato le mani, invece di svolgere quella funzione di mediazione alta tra interessi economici e sociali diversi, distintiva di un governo democratico. Sin dall’inizio, ha rinunciato alla politica industriale per l’auto. Sin dall’inizio, il …

"Quando il governo offende gli operai", di Gad Lerner

Un presidente del Consiglio che trova naturale legittimare il proposito di Marchionne – cioè il dirottamento all’estero degli investimenti produttivi Fiat in caso di bocciatura dell’accordo di Mirafiori – si assume una responsabilità che oltrepassa il mero infortunio verbale. Conferma che l´economia nazionale si ritrova a fronteggiare disarmata, sguarnita della minima tutela politica, la contesa globale. Siamo di fronte alla resa vergognosa di un governo già rivelatosi incapace di pretendere da Marchionne, com´era suo dovere, le informazioni puntuali sul suo fantomatico piano industriale senza le quali mai Obama avrebbe concesso il via libera all´operazione Chrysler negli Usa. Le stesse garanzie in assenza delle quali la cancelliera tedesca Merkel pochi mesi fa stoppò l´intesa tra Fiat e Opel. Così si comportano delle istituzioni pubbliche rispettabili. Con l´aggravante che Berlusconi si genuflette di fronte all´azzardo della più grande industria del suo paese, incurante del danno arrecato agli interessi nazionali. Perché qui non è più in gioco soltanto, e non sarebbe poco, la tutela del posto di lavoro di migliaia di lavoratori, ma l´intera struttura produttiva di una …

Morti sul lavoro, la guerra nascosta d'Italia

Anche nel 2010 ci sono stati oltre 3 decessi al giorno tra i lavoratori. Fassina: “C’è la crisi ma i dati non cambiano. Intervenga urgentemente il Parlamento, il fenomeno è sottovalutato dal governo e dai media”. Quanti sono stati i morti del lavoro in Italia nel 2010? Troppi, più che nel 2009, più di 3 al giorno. Secondo l’Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro di Bologna, che abbiamo interpellati sono stati 1080. Nel 2009 erano stati 1.050 (dati Inail). Italiaora.org ne ha contati 1.246 includendo i morti in itinere (da e per il luogo di lavoro), dato che l’Inail non calcola. E l’incidenza di questi lutti sulla vita degli italiani sembra non calcolarla il governo che prima ha smantellato il testo unico sulla sicurezza sul lavoro voluto dal Governo Prodi e adesso interviene sui singoli settori, tardi e lentamente. Proprio oggi Maurizio Sacconi, ministro del lavoro ha annunciato che nei prossimi giorni sarà presentata una circolare in materia di appalti nel settore privato con riferimento al pieno ottemperamento degli obblighi di legge” su costo del …

"Gli incubi di Mirafiori. Il ricatto di un’epoca sulla pelle degli operai", di Rinaldo Gianola

Gli autobus si fermano davanti alla porta 2 di Mirafiori, gli operai scendono e si avviano velocemente verso i cancelli per iniziare il secondo turno. Pochi hanno voglia di parlare. Ci sono televisioni, giornalisti, delegati e sindacalisti. «Ci siete tutti, mancano solo gli osservatori dell’Onu, poi tra qualche giorno non ci sarà più nessuno e saremo di nuovi soli…», osserva amaramente Antonio, quarantenne, uno dei più giovani qui dentro. Sul piazzale i sostenitori del sì e il comitato del no si scambiano qualche insulto mentre distribuiscono i volantini. Volano spintoni, accuse, poi torna la calma. Sono momenti difficili, anche drammatici. Di lato, quasi a cercare rifugio, un vecchio operaio si asciuga le lacrime con un fazzoletto a quadrotti. Ha il volto scavato, un berrettino calcato sulla testa e la tristezza infinita di una umanità sofferente che ne ha viste di tutti i colori in fabbrica e ancora non ha finito di subire ricatti, offese dal potente di turno. «Mi chiamo Agostino Antonio, sono pensionato, ho 73 anni. Sono venuto per solidarietà con gli operai, ogni …