“Quelle nuove e costose periferie chiamate «New town»”, di Vittorio Emiliani
Tutti ricordano il terremoto, fra ottobre e novembre 2002, di San Giuliano di Puglia (Campobasso), che seminò la morte nella scuola del paese: 27 bambini e un’insegnante schiacciati. Il resto dell’abitato non aveva subito danni gravi.MaSilvio Berlusconi subito parlò di una «San Giuliano di Puglia 2», avendo fissa in testa la «sua» Milano 2. Poi la cosa non andò avanti. Stavolta, col solito tecnico privato di fiducia, l’ingegner Michele Calvi (sempre Milano 2), ci ha riprovato straparlando di newtown aquilane, in realtà una congerie scollegata di banali lottizzazioni. V’è di più. «Si sono rifatti i conti e le new town sono diventate inaspettatamente (per la Protezione Civile) insufficienti. E la gente riparte per il mare». Uno show illusorio dunque. Lo scrivono gli urbanisti Vezio De Lucia e Georg Josef Frisch, e il sismologo Roberto De Marco nel rapporto ancora inedito di cui diamo conto in anteprima «L’Aquila. Non si uccide così anche una città? ». Essi affrontano, oltre all’insufficienza quantitativa delle abitazioni previste per i terremotati aquilani (senza servizi, oltretutto), il nodo dei costi della …
