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«Fabiani, allarme per le Università: “Bisogna cambiare la Finanziaria”», di Salvo Intravia

“Parlare di valutazione del merito è improprio e prima di ogni cosa, se si vuole veramente rilanciare il sistema universitario nazionale, occorre rivedere la Finanziaria per il 2010, come si è impegnato a fare il governo, altrimenti si costringeranno al collasso tanti atenei italiani”.
Il rettore dell’università Roma tre, Guido Fabiani, ritorna sulla classifica del “merito” dello scorso luglio che premia l’ateneo di Trento e boccia quasi tutte le università del Sud.

Che ne pensa della classifica stilata dal ministero?
“Non si fa una classifica degli atenei a due mesi dalle immatricolazioni e sulla base di indicatori che le università hanno conosciuto a metà anno”.

Come occorrerebbe procedere, secondo lei?
“Ben venga la valutazione del merito, ma su indicatori conosciuti con largo anticipo dal mondo accademico in modo da consentire agli atenei di avviare strategie per potenziare gli aspetti in questione”.

E del fatto che gli atenei meritevoli sono soltanto quelli del Nord e quelli piccoli, cosa ne pensa?
“Nello stilare una classifica occorre tenere conto sia della dimensione dell’ateneo, sia del contesto territoriale in cui si opera”.

Può essere più preciso?
“L’università di Trento, prima in classifica, non può essere paragonata alle altre università”.

Perché?
“Perché la provincia autonoma di Trento finanzia abbondantemente l’ateneo locale che riceve anche i fondi statali. Sarebbe stato davvero strano se in queste condizioni i risultati non fossero arrivati”.

E riguardo ai piccoli atenei?
“Occorre distinguere tra grandi, medi e piccoli atenei che non possono essere confusi nella stessa classifica. Così come tra atenei generalisti e specialisti, come i politecnici. E ancora: non si tiene conto in nessun modo della qualità delle strutture, come le biblioteche, dei laboratori scientifici e informatici”.

Insomma: la classifica stilata dal ministero non la soddisfa.
“No, ma non intendo ritornare sulla questione perché quel che è fatto è fatto. Occorre semmai aggiustare il tiro e trovare le risorse per evitare il crollo del sistema universitario nazionale”.

In che senso?
“Le disposizioni e i tagli previsti dalla Finanziaria (1,4 miliardi in meno entro il 2013, ndr) metterà in crisi parecchi atenei”.

Cosa suggerisce per evitare il collasso dell’intero sistema?
“Rivedere i tagli previsti dalla Finanziaria 2010 e avviare una riforma del sistema universitario snella, condivisa e supportata da adeguate risorse.

Occorre a tal proposito che tutto il sistema lavori con il Ministero dell’Università per portare a compimento una buona riforma a partire da subito e nello stesso tempo garantire la destinazione ad università e ricerca di parte adeguata degli introiti del maggior gettito degli ultimi provvedimenti fiscali. Ma occorrono tempi e fondi certi perché il pericolo di crollo del sistema è concreto”.

Quali dovrebbero essere, a suo parere, i punti essenziali di questa riforma?
“Riforma dei concorsi in base al merito, rilancio dell’immissione di nuovi ricercatori e internazionalizzazione, migliorando la possibilità di accogliere giovani studiosi stranieri e snellendo tutti gli aspetti della governance”.

Tutte misure già previste dalla riforma Gelmini?
“Sì, ma non toccherei le facoltà e i dipartimenti, la cui riforma graverebbe gli atenei di un grande lavoro di riorganizzazione, e rilancerei la formazione post universitaria: dottorati e borse post laurea”.
da www.repubblica.it del 25 settembre 2009

3 Commenti

  1. Francesca,
    quando si va male è colpa di ( quasi ) tutti.
    Però, e c’è sempre un però, la colpa maggiore ce l’ha chi guida il treno, e non quello che ha messo i binari.
    E, guarda caso, chi dirige gli atenei sono i rettori e i consigli accademici. Tutta gente che si lamenta e che non cerca alternative.
    Sta sotto gli occhi di tutti, non solo miei
    Saluti

  2. Francesca dice

    Quando si va male è sempre colpa dell’arbitro… Ah, les italiennes!

  3. Tutte belle parole per la maggior parte condivisibile, se non fosse per…….
    ” sì, ma non toccherei le facoltà e i dipartimenti, la cui riforma graverebbe gli atenei di un grande lavoro di riorganizzazione……….”.
    Praticamente il rettore dice tutto il contrario. La riforma, sembra, tende proprio a costringere gli atenei a riorganizzarsi ( in maniera diversa dall’attuale). Solo così si potrà riformare l’università.
    Si dovrebbe lavorare di ingegno, piuttosto che lamentarsi sempre che …….
    Saluti
    ennio mosci

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