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«Disabili, la barriera delle superclassi», di Edoardo Stucchi

Sono circa 180 mila i ragazzi disabili che frequenteranno quest’anno le scuole pubbliche, da quelle dell’infanzia alle superiori. E per loro si stima la presenza di circa 90 mila insegnati di sostegno, se si manterrà lo stesso rapporto medio dello scorso anno scolastico, peraltro in flessione rispetto al 2007/2008. In alcune realtà però il rapporto è stato di 1 docente di sostegno ogni 3-4 ragazzi con handicap. Lo segnalano le Associazioni a tutela dei diritti dei disabili, Fish e Anffas, che lanciano un ulteriore allarme: in alcune scuole superiori ci sono classi con disabili troppo numerose.

Gli allievi disabili sono circa il 2% della popolazione scolastica; tra questi anche ragazzi con problemi gravi, perlopiù neurologici (si va bambini con sindrome di Down, agli autistici, ai cerebrolesi). La normativa in vigore (DPR 81 del 2009, G. U. 2 luglio) fissa il limite di 20 alunni per le classi con allievi disabili, in rapporto alle esigenze formative dei disabili stessi. Ma a garantire ovunque il rispetto delle regole sembrano non essere servite nemmeno le recentissime Linee guida per migliorare il processo di integrazione degli alunni con disabilità, condivise da tutti nei principi, ma criticate dalle Associazioni per le diverse interpretazioni che consentono.

«La prima preoccupazione — spiega Salvatore Nocera, vice presidente della Federazione superando l’handicap (Fish) — è, appunto, che ci sono diverse classi con disabili troppo numerose, anche di 30 alunni. Ci è stato segnalato anche il caso di un Istituto professionale a Vercelli con una classe di 23 alunni, sette dei quali disabili. Nell’una e nell’altra situazione sembra impossibile che i docenti riescano a garantire un buon livello di insegnamento sia ai disabili sia ai normodotati».

«A Padova, — riferisce l’Associazione famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale (Anffas) — c’è una classe di 34 alunni con ragazzi disabili » e anche da da Bologna il Comitato associazioni dei disabili (CAD) segnala classi di scuola superiore composte da oltre 30 ragazzi con 2 o 3 allievi disabili gravi. Dalla Sicilia, invece, l’Anffas denuncia la riduzione, rispetto all’anno scorso, delle ore di sostegno ad alunni con disabilità gravi. Per la psicologa Paola Gherardini, responsabile dell’Osservatorio scolastico per le famiglie con bambini Down di Roma: «Gli obiettivi delle Linee guida si possono raggiungere se gli insegnanti lavorano in squadra, ma la loro formazione sui problemi della disabilità è carente. In più, il taglio dei collaboratori scolastici potrà comportare minore attenzione per quanto riguarda igiene personale, mobilità, vigilanza e assistenza ai disabili». Il Ministero dell’Istruzione, intanto, ha invitato gli Uffici scolastici regionali a monitorare la situazione.

dal Corriere della Sera

4 Commenti

  1. La Redazione dice

    Dal sito http://www.superando.it

    Troppi alunni con disabilità in classe: il Ministero potrebbe disporre un monitoraggio
    E lo fa dopo l’esplicita richiesta proveniente nei giorni scorsi dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), di fronte alle numerose segnalazioni provenienti da varie parti del territorio nazionale, a partire dal “caso limite” di Vercelli, dove sette alunni con disabilità (su ventitré in totale) si sono trovati nella medesima classe

    «La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) ha trasmesso a questa Direzione l’allegato comunicato stampa, con il quale segnala la preoccupazione delle famiglie circa la costituzione di classi con numero di alunni disabili che andrebbe al di là della normativa vigente [grassetto nostro in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]»: si apre così una lettera inviata a tutti gli Uffici Scolastici Regionali d’Italia da parte di Sergio Scala, che nel Ministero della Pubblica Istruzione è vicedirettore della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione (Dipartimento per l’Istruzione). E il comunicato stampa cui si riferisce il funzionario è stato ripreso anche dal nostro sito, nei giorni scorsi, con il testo intitolato Alunni con disabilità: la FISH chiede un monitoraggio urgente sulla formazione delle classi (disponibile cliccando qui).

    «Tanto premesso – prosegue il vicedirettore generale Scala – si raccomanda alle SS.LL. di seguire con la dovuta attenzione i casi in materia che dovessero essere segnalati a codesti uffici, per eventuali interventi in rapporto alle specifiche situazioni». E di situazioni del genere, almeno da queste colonne, ne sono già state segnalate, a partire dal “caso limite” di Vercelli (si legga cliccando qui il testo intitolato Sette in un’unica classe!), con una classe composta da ventitré alunni, tra i quali ben sette con disabilità.
    Da segnalare che la lettera di Sergio Scala, oltre che a tutti gli Uffici Scolastici Regionali, è stata inviata per conoscenza anche al Capo Dipartimento per l’Istruzione e al Direttore Generale del Personale della Scuola, «al fine di consentire un’attenta valutazione dell’opportunità di disporre un monitoraggio, teso ad accertare l’effettiva consistenza del fenomeno segnalato». (S.B.)

  2. La Redazione dice

    Dal sito http://www.superando.it

    La scuola per tutti? Sempre più un’utopia, di Roberto Speziale*

    Troppi alunni con disabilità nelle classi di scuola superiore, riduzione del numero delle classi stesse, ore di sostegno in calo costante. Nella denuncia dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), che segue quelle di molte altre Associazioni e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), non si usano mezzi termini: la situazione parla di uno strisciante e velato ritorno delle “odiose” classi speciali, a un tracollo del sistema di inclusione degli studenti con disabilità. Prima dunque di ricorrere alle necessarie azioni di mobilitazione, si chiede un incontro urgente con il ministro Gelmini

    L’anno scolastico è appena iniziato e già iniziano a manifestarsi le prime avvisaglie di quello che si potrebbe a ragione definire come un “disastro annunciato”. Già la totale assenza del ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca ai Tavoli di Confronto Istituzionali non faceva ben sperare e, purtroppo, dobbiamo constatare con grandissima preoccupazione che gli allarmi lanciati dalle nostre famiglie nei mesi scorsi sono confermati.
    In questi giorni, infatti, si susseguono notizie a dir poco sconcertanti circa classi di scuola superiore in cui sono concentrati addirittura sette alunni con disabilità [se ne legga, in questo sito, al testo disponibile cliccando qui, N.d.R.], con buona pace della qualità dell’inclusione e del percorso educativo di tutti gli alunni. La riduzione del numero dei docenti, poi, imposta dalla necessità di “tagliare” le spese, ha significato una conseguente riduzione del numero delle classi, aumentandone automaticamente il numero degli alunni e, in proporzione, le presenze degli alunni con disabilità.
    E ancora, già dallo scorso anno moltissimi alunni con disabilità si sono visti drasticamente ridurre le ore di sostegno autorizzate dagli Uffici Scolastici Provinciali, ma quest’anno – stando alle quotidiane e numerose segnalazioni da parte delle nostre famiglie – la situazione è innegabilmente precipitata. In aggiunta, la promessa di mantenere invariato il numero degli insegnanti di sostegno ha fatto da “specchietto per le allodole”, ma solo per i più sprovveduti: noi associazioni abbiamo anticipato il problema che si sarebbe venuto a creare con l’inevitabile aumento degli alunni con disabilità iscritti al nuovo anno scolastico. E tuttavia i nostri appelli sono chiaramente rimasti inascoltati.
    Nonostante la ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, le Linee Guida per l’Integrazione degli Alunni con Disabilità del Ministero e il più recente Atto di Indirizzo dello scorso 8 settembre, nel quale il ministro Gelmini dichiara di voler dare la massima attenzione alla qualità dell’inclusione, ci troviamo dunque davanti a una situazione di “ghettizzazione” autorizzata, a uno strisciante e velato ritorno delle “odiose” classi speciali, a un tracollo del sistema di inclusione, tutto nel principio del “contenimento della spesa” e dell’autonomia scolastica.

    La nostra Associazione – unendosi a quanto già espresso da moltissime altre e dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) [si legga a tal proposito, in questo sito, il testo disponibile cliccando qui, N.d.R.], alla quale aderisce, si dichiara fortemente preoccupata da tale situazione, che configura una gravissima violazione dei diritti umani e civili, quale quello dell’inclusione scolastica e di un’istruzione di qualità, di migliaia di bambini e ragazzi con disabilità.
    L’ANFFAS chiede pertanto con forza al ministro Gelmini che venga indetto un incontro con le Associazioni che rappresentano le persone con disabilità e i loro genitori e familiari al fine di concordare un piano d’azione che abbia come obiettivo unico e primario la qualità del sistema scolastico generale, stabilendo chiaramente il tetto massimo di presenze di alunni con disabilità per classe, autorizzando le ore di sostegno che rispettino le effettive esigenze degli alunni, assicurando la presenza di personale scolastico qualificato e garantendo l’agibilità delle classi. Tale incontro dovrà avvenire prima che le Associazioni si mobilitino, per far sì che venga rispettato il principio costituzionale della rimozione di ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

    *Presidente nazionale ANFFAS ONLUS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale].

  3. La Redazione dice

    Repubblica/Parma: Scuole superiori a rischio caos – “All’Ipsia classi da 40 alunni” , di Irene Sandei

    La riforma della scuola secondaria di secondo grado (le superiori) targata Gelmini non è ancora legge, ma, se nel 2010 lo diventasse, sarebbe normale, per esempio, avere classi di quasi 40 studenti. A Parma sta già succedendo: “C’è da mettere in conto anche la dispersione scolastica, in ogni caso – sono sbottate alcune insegnanti dell’Ipsia – da noi quest’anno ci sono classi di 39 ragazzi”.

    Ecco uno degli effetti del risparmio di 8 miliardi di euro sull’i struzione pubblica. È facile immaginare la ricaduta di questi numeri sulla qualità della didattica e sul rapporto insegnante-studente. La situazione della scuola secondaria è più complessa di quella della primaria, in ballo non ci sono questioni ‘ semplici’ come il maestro unico/prevalente e la soppressione/riduzione del tempo pieno, che l’anno scorso di questi tempi hanno fatto mobilitare, oltre che il mondo della scuola, anche numerose famiglie. “Grande è la confusione sotto il cielo” delle scuole superiori, distinte nella macro ripartizione ‘classica’ di licei, istituti tecnici e istituti professionali, ma anche nelle diverse micro differenziazioni proprie degli specifici indirizzi, per cui, ad esempio, non è possibile individuare, tra i sei licei previsti dalla riforma, un’area comune, per impostazione oraria e disciplinare, nemmeno nei bienni iniziali.

    “Ciò che accomuna la riforma delle diverse scuole superiori e la assimila a quella della scuola primaria e delle medie – ha sottolineato Maria Brigida, segretaria nazionale Flc-Cgil – sono i tagli, alle ore di lezione, ai laboratori e agli organici. Per i licei è previsto un orario settimanale di appena 27 ore (che diventano 32 per il musicale e il coreutico, 34 per i licei artistici). Per gli istituti tecnici di 32 ore, con una riduzione di circa il 25 % delle attività di laboratorio rispetto a quelle attuali”. L’altro elemento di criticità è rappresentato dall’a umento della flessibilità didattica o curricolare, in particolare negli istituti tecnici (circa il 30 % da sommare alla quota del 20 % prevista dalla normativa sull’autonomia) e professionali (25 % in prima e seconda, 35 % in terza e quarta, 40 % in quinta, aggiuntivi alla quota del 20 % ), che implica un sistema a “geometria variabile” secondo il territorio, un’offerta formativa legata agli accordi con le diverse Regioni, anziché garantita in modo uniforme su tutto il territorio della Repubblica italiana. “Il sistema scolastico ha bisogno di una vera riforma – ha ribadito la Brigida – non di tagli: in questo modo si uccide un malato grave.

    L’importante è capire che, per ora, la ‘riforma’ Gelmini è solo una bozza, il Cnpi [Consiglio nazionale pubblica istruzione] ha richiesto ulteriori elementi per una valutazione e si esprimerà ad ottobre, le commissioni parlamentari lo faranno a novembre. Se, nel frattempo, il mondo della scuola tace, il silenzio varrà come assenso”. Dall’animato dibattito che ne è scaturito è emersa chiara la necessità, ribadita da Roberta Roberti (“La scuola siamo noi” – Coordinamento Scuole Parma), di mobilitarsi intorno a parole d’o rdine comuni, per superare la frammentarietà che contraddistingue la galassia delle scuole superiori, in nome della difesa comune dell’istruzione pubblica

  4. da La Stampa: «La carica dei 41», di MARIA MADDALENA LOMBARDI*
    «Situazione indecente, fa troppo caldo e non abbiamo lo spazio per scrivere». «Ci chiedono di valorizzare il merito ma non ci mettono nelle condizioni di farlo»

    Maria Maddalena Lombardi insegna Italiano e Storia all’Itis Ciampini di Novi Ligure. Quest’anno si è ritrovata con 41 studenti in una Terza.
    Qui racconta la sua esperienza, comune a molte scuole dopo che la riforma ha cancellato il tetto di 30 come numero massimo di allievi per classe.
    All’inizio sembrava una situazione troppo assurda per prenderla sul serio. E con i colleghi ci scherzavamo. «Sono quarantuno, cosa fa chi entra in classe lunedì alla prima ora?». «L’appello, e l’ora è finita». Il 14 settembre gli allievi sono quarantuno: «E potrebbero diventare quarantaquattro», devo metterli in fila per sei col resto di due?
    Poi si entra in classe davvero. I quarantuno sono sistemati nell’aula magna, in cui in genere riuniamo il collegio dei docenti: con sedie rosse, imbottite e comode, e senza banchi. Per loro è persino divertente…
    Io attacco: «Oggi va così, ma dalla prossima volta vorrei che mi scriveste qualcosa di voi, così vedo a che punto siamo con l’espressione scritta…» «Come facciamo ad appoggiarci per scrivere, prof?».
    I ragazzi vengono trasferiti in un’aula più piccola, ma con sedie dotate di piano d’appoggio estraibile… Riempiranno, chi più chi meno, un paio di facciate di protocollo raccontando un po’ della loro vita.
    Prima regola: imparare al volo i loro nomi, importante sempre, fondamentale in questo caso, per motivi molteplici: controllarli, richiamarli, zittirli… E far loro capire che ci stanno a cuore, che attraverso il nome ciascuno è se stesso, è una persona, e non il numero «X» dei quarantuno della 3B… È ciò per cui facciamo questo mestiere, una scommessa in molti casi: speriamo che non diventi un incubo. Speriamo.
    Finisce la settimana, si fa lezione. Si parla della lingua italiana, di quanto sia varia e perché lo sia. Molti ascoltano, alcuni, non pochi (sarà perché sono così tanti?) partecipano, alzano la mano, chiedono… Qualcuno aveva tentato: «Non si può far lezione in quaranta!». Subito sistemato: «La lezione la devo fare io; voi potreste anche essere duecento come all’Università ma dovete starmi a sentire!»: bugia per prendere tempo, perché non siamo all’Università, siamo in un istituto di scuola secondaria superiore, dove potrò fare delle lezioni ex cathedra – in uno spazio angusto dove persino la domanda che chiede di approfondire, o il legittimo «Non ho capito» sono fattori di confusione – per due, tre settimane, e poi? Li interrogherò? Un mese per sentirli tutti? Farò fare una verifica scritta? Con quale livello di concentrazione?
    Scrive Alex: «Sono arrivato alla terza in una classe di 41 alunni nella quale è quasi impossibile scrivere e a volte anche respirare»; Massimiliano: «È impossibile lavorare con persone che fanno confusione, con difficoltà nello scrivere per lo spazio e con un caldo terrificante…»; Marco: «È una situazione indecente, non si può convivere in una classe in così tanti».
    E meno male che insegno Lettere… Infatti il peggio è che hanno scelto questo indirizzo desiderosi di frequentare i laboratori, che in due settimane non hanno neppure visto da lontano, perché la sicurezza, già approssimativa in classe, verrebbe totalmente a mancare e l’impossibilità di collocare ciascuno in una singola postazione vanificherebbe la didattica. Simone: «Questa situazione ti fa un po’ passare la voglia».
    Penso con amarezza alle tante circolari che giorno dopo giorno ci sommergono…
    Il 2010 sarà l’anno in cui si dovrà fare il punto a livello internazionale sugli obiettivi della Conferenza di Lisbona del 2000 in merito al contenimento della dispersione scolastica… ammassare più di trenta ragazzi in classe (noi con quarantuno non siamo neppure un esempio ma un paradosso) è un valido strumento per tenere i giovani legati alla scuola almeno fino alla maggiore età? È una via praticabile per innalzare il livello medio dell’istruzione nazionale? È un ausilio all’educazione della cittadinanza vedere calpestato (in nome di cosa?) il diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione? O quelli deboli, come dice Verga, «se li ingoia il mondo»?
    E ancora. Dal 2007 la legge ha regolamentato la valorizzazione delle eccellenze, ad esempio assegnando ai meritevoli premi in denaro alla fine del triennio di scuola superiore. In questo gruppo ci sono anche ragazzi molto bravi, che hanno concluso il biennio con ottimi voti: come potranno esprimere la loro eccellenza?
    L’ultima newsletter giunta dal ministero dice che la scuola del 2009-2010 dovrà essere «non ingessata, ma flessibile rispetto alle specifiche necessità, in grado di stimolare continuamente la curiosità e creatività dei ragazzi».
    Per ora ripiegano i piani d’appoggio delle loro seggiole e riassettano l’aula perché sta per suonare. «Speriamo che domani si sappia qualcosa». Speriamo. «Arrivederci prof!»…
    * insegnante di Italiano e Storia, Itis «G. Ciampini», Novi Ligure

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