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«L’Italia una e indivisibile. La Padania non esiste»

Ieri mattina, il segretario nazionale del Partito Democratico, Dario Franceschini, invitato dal circolo PD di Paesana, ha incontrato i militanti che lo hanno accompagnato a Pian del Re, alle sorgenti del Po, per piantare una bandiera tricolore nel luogo dove da anni Bossi riempie d’acqua l’ampolla.

“Pian del Re – ha detto Franceschini – è stato violato per tanti anni ed è invece il luogo più giusto per dire che la Padania non esiste, non è mai esistita e mai esisterà. Esiste, invece, una terra, che è anche la mia terra, bagnata dal grande fiume, piena di valori, di comunità che da secoli conoscono la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto delle diversità. Le sorgenti del Po sono certamente il luogo più simbolico per ricordare, come dice la Costituzione, che l’Italia è una e indivisibile. Sono venuto alle fonti del Po per ribadire il valore dell’italianità. Questa parte dell’Italia non può essere lasciata soltanto alla Lega Nord e ai suoi egoismi. E’ anche nostra, del PD, insomma di tutti gli italiani. Abbiamo bisogno di valorizzare le differenze, di partire dalle varie culture locali per dare vita ad una comunità nazionale unita e solidale che ci consenta di superare la crisi”. Insomma al Nord il centrosinistra deve smettere di essere subordinato culturalmente alla Lega e deve sapere imporre valori alternativi.

“Se uno deve solo fare il verso agli altri per dimostrare qualcosa, fa vedere di non avere proprie idee”, è stata la risposta stizzita del ministro leghista Roberto Calderoli.

“Dal ministro della Repubblica Roberto Calderoli abbiamo avuto oggi un nuovo esempio di alto senso civile e profondo senso dello Stato. Con le sue parole non fa altro che confermare l’impostazione anti-italiana e antidemocratica della Lega e dei suoi rappresentanti”. Così Sergio D’Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd commenta le dichiarazioni di Roberto Calderoli, secondo cui la presenza di Franceschini alle sorgenti del Po è “sgradita”.

“Se è sufficiente piantare un tricolore sul Monviso e parlare di unità della Patria per scatenare le ire di Calderoli, vuol dire che la situazione è davvero grave e che ormai i seguaci di Bossi si sentono padroni incontrastati a Palazzo Chigi. Questi individui hanno dichiarato dal primo momento guerra aperta ai principi di unità e solidarietà nazionale. Dai banchi del governo e da quelli della maggioranza piovono ogni giorno dichiarazioni agghiaccianti che mirano a mettere in discussione l’architrave stesso dello stato unitario. Queste persone, che tentano di dividere il Paese e di farne un luogo frammentato e conflittuale, devono sapere che il Partito democratico non se ne starà a guardare. L’Italia è una e indivisibile. Per capirlo Calderoli farebbe bene a leggere dove sono nati i ragazzi che ci rappresentano nelle missioni di pace in tutto il mondo”.

da www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Dario alle fonti del Po per ribadire il valore dell’italianità

    La Lega non va inseguita, va sfidata

    “Al Nord il centrosinistra deve smettere di essere subordinato culturalmente alla Lega e deve piuttosto sapere imporre una gerarchia di valori alternativi, che poi corrispondono ai valori secolari di queste terre. Basta con la timidezza, la Lega non va inseguita, va sfidata.” Dario Franceschini spiega il gesto compiuto stamattina sul Monviso, dove ha piantato una bandiera italiana alle sorgenti del Po, in contrappunto al gesto dell’ampolla solitamente compiuto da Umberto Bossi.

    “Pian del Re è stato violato per tanti anni ed è invece il luogo più giusto per dire che la Padania non esiste, non è mai esistita e mai esisterà. Esiste, invece, una terra, che è anche la mia terra, bagnata dal grande fiume, piena di valori, di comunità che da secoli conoscono la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto delle diversità. Le sorgenti del Po sono certamente il luogo più simbolico per ricordare, come dice la Costituzione, che l’Italia e’ una e indivisibile’. Nel mio gesto c’è anche un aspetto personale, perchè io sono nato sul Po, anche se in un punto dove è più largo che qui. I valori che la Lega trasmette da anni non corrispondono a quelli dei loro elettori, che spesso danno un voto al Carroccio per protesta, senza però condividere le idee secessioniste, antimeridionalisti e razziste di Bossi e compagni. Nel nostro campo purtroppo vedo molta rassegnazione, si dice ‘al nord c’e’ poco da fare’; c’e’ una subordinazione culturale gravissima. La Lega invece non va inseguita ma va sfidata al nord riscoprendo i valori secolari di queste comunità, fatti di accoglienza e di identità locali fortissime, unite alla consapevolezza di essere una comunità nazionale. Insomma dobbiamo sapere imporre una gerarchia alternativa di valori, gli stessi che hanno fatto forte questa terra. Basta timidezze e prudenze. E’ ora di reagire perchè a forza di dire che quelle della Lega sono solo battute, ci ritroviamo con le ronde che sono legge, la clandestinità che e’ diventata un reato. C’e’ bisogno di una reazione innanzitutto culturale”.

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