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«Una ferita alla democrazia», di Nadia Urbinati

Fatte salve le forme dell´uguaglianza civile e politica, ogni moderna democrazia funzionante è in grado di scegliere, di selezionare classi di governo in senso proprio, e di consentire il formarsi, nella società, di ceti dirigenti in senso lato, sulle basi dell´ingegno, dell´impegno e del merito. Sono le élites – aristocratiche, borghesi, operaie – quelle che hanno anticipato i nuovi orizzonti della società.
L´hubrys dominandi sembra rendere il nostro premier incapace perfino di comprendere il senso del limite e della limitazione. Il fatto preoccupante è che nessun contenimento tradizionale del potere sembra efficace abbastanza. La ragione di questa inefficacia non sta nelle strategie costituzionali, che sono chiare e ottime, ma in un fattore che è culturale e per questo difficile da modificare o contenere. Per dirla in parole povere, i contrappesi costituzionali e ogni azione di contenimento di carattere giuridico e istituzionale funzionano soltanto e fino a quando c´è da parte di chi governa la volontà di rispettarli, fino a quando cioè la costituzione formale e quella materiale coincidono. È proprio questa coincidenza che oggi si è spezzata cosicché alla costituzione scritta, come ha messo in evidenza più volte Gustavo Zagrebelsky, se ne è come sovrapposta un´altra, quella che si riflette nelle leggi, nelle politiche e nei comportamenti del governo e del suo leader. La regola che governa il nostro paese è funzionale a uno scopo molto semplice nella sua brutalità: conservare il potere ed esercitarlo per il bene e l´interesse di chi lo esercita. Qui sta il vulnus dispotico del quale soffre la democrazia italiana oggi. Certo, si tratta di un vulnus che gode della maggioranza dei voti degli italiani; ma è bene essere consapevoli che quello che la maggioranza esercita non è un potere innocente, perché è stato costruito affidandosi in larga parte all´uso spregiudicato e poi al dominio diretto e incontrastato dei media. Ieri Berlusconi ha attaccato l´informazione nel suo complesso: ma quante sono le reti televisive e le testate libere in Italia?
Per questa ragione è fuorviante parlare di tirannia della maggioranza, perché, come ben compresero i liberali ottocenteschi, in un governo rappresentativo è sempre e comunque una minoranza a tenere le fila del potere della parola. Questo vale in maniera spropositata nella nostra democrazia, dove il rischio alle libertà civili primarie – in primis quella della libera formazione e manifestazione delle idee– – viene dai pochi, i molti essendo uno strumento di sostegno passivo. I cittadini sono ridotti a semplici spettatori con l´aggravante che lo spettacolo al quale assistono è scientemente manipolato e decurtato. Gli italiani – quell´80% che si affida alla televisione per informarsi– – vivono come in uno stato di autarchia mediatica, chiusi al mondo del loro paese e a quello che del loro paese il mondo pensa e scrive. Questa è la situazione gravissima nella quale ci troviamo.
Il premier considera e tratta l´Italia come il suo cortile di casa: con collaboratori domestici o addomesticati che si preoccupano di allontanare da lui ogni sospetto di dissenso, che confezionano notizie con lo scopo di nascondere la verità ai cittadini e passano leggi per accomodare il diritto alle necessità del premier; con intrattenitori e intrattenitrici che rallegrano la sua vita; con ministri che come visir sfornano politiche che falcidiano la cosa pubblica, dalla scuola alla sanità, e dirottano risorse non si sa bene dove e per fare cosa. Perché tutto questo si tenga il dissenso deve essere azzerato con tutti i mezzi: dal mercato alle strategie intimidatorie. L´obiettivo è terrorizzare e ridurre al silenzio chi pensa liberamente per infine circondarsi di yes-men e yes-women. Che sia un segno di impotenza invece che di forza è evidente, tuttavia per chi tiene ai diritti e alla libertà gli effetti di questo potere di dominio sono disastrosi. Ora, non c´è da dubitare che il Pdl ospiti molti liberali, persone convinte che i diritti di libertà siano un bene prezioso che non può essere sacrificato a nessuna maggioranza – come possono questi liberali restare in silenzio? Come possono non comprendere che nella nostra Costituzione scritta è anche la loro sicurezza? Si usa dire che le costituzioni sono scritte quando il popolo è sobrio e pensando all´eventualità che potrebbe non esserlo sempre. I liberali hanno voluto legare la volontà della maggioranza con le costituzioni perché sono pessimisti abbastanza da non escludere che si possano formare maggioranze non sobrie che traghettino il paese verso acque pericolose. I liberali tutti non possono non vedere che l´Italia si trova oggi a navigare in un mare in tempesta, battuta da un lato da pericolose ondate di razzismo e intolleranza e dall´altro da un leader che ha in disprezzo i diritti fondamentali. L´attacco frontale a Repubblica, quello subdolo all´Avvenire, la critica durissima alla stampa estera – e l´ultima accusa al sistema informativo tout court – costituiscono un pericolo che nessun liberale serio può sottovalutare.
Le strategie di difesa contro questo esorbitante potere sono molteplici. In primo luogo è urgente che l´opposizione di scrolli dal torpore delle sue solipsistiche diatribe che ne paralizzano l´azione politica e si faccia promotrice di un coerente discorso politico alternativo che rimetta in moto un movimento civile di opinione che chieda a voce alta verità e giustizia, che sappia riportare i cittadini nell´agorà pubblica; in secondo luogo vanno usati tutti gli strumenti giuridici di cui il nostro Stato e l´Ue dispongono: portare il caso italiano davanti al parlamento europeo propone Gianni Vattimo, ma si dovrebbe anche aggiungere, rivolgersi direttamente alla Corte Europea dei Diritti; in fine, mettere in moto tutti gli strumenti dei quali l´opinione politica libera può disporre, e visto che non pare facile strappare il bavaglio imposto dalle televisioni nazionali, occorrerebbe attivare una rete di controinformazione tramite il web, i giornali, le associazioni della società civile, i movimenti. Ci troviamo in una condizione di emergenza e di eccezionale rischio. è la nostra dignità di cittadini che deve essere riscattata da questo clima di docilità e servizievole sudditanza. Ed è la nostra Costituzione scritta che ci legittima a fare quello che dobbiamo per difenderla.
da La Repubblica

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    BERLUSCONI VUOLE SOLO LA STAMPA CHE LO ADULA

    Franceschini parla a Perugia delle critiche avanzate dal premier al mondo dell’informazione.

    Il presidente del Consiglio concepisce solo un tipo di stampa: quella che “lo adula”. i: “Non mi pare che ci sia nulla di nuovo. Lui ha in mente un modello di stampa libera in cui il massimo che si può fare è passare dall’adorazione all’adulazione. Continuerà ad avere delle sorprese perché la democrazia italiana ha degli anticorpi robusti e profondi e quando qualcuno tenta di sottrarre spazi di libertà, gli italiani reagiscono, al di là del colore politico di appartenenza”.

    Il segretario del Pd Dario Franceschini, a margine del convegno delle Acli sul diritto di cittadinanza, risponde così quando gli viene chiesto di commentare le critiche alla stampa avanzate oggi da Silvio Berlusconi

  2. La Redazione dice

    “Franceschini: media sotto tiro E scende in campo anche il Pse” di R.P.
    L’affondo del Cavaliere rinfocola le polemiche. Fioroni: contro Boffo una rappresaglia. L’Idv: per una volta d’accordo, povera Italia con… Berlusconi. Cesa: dal premier nulla di nuovo. Schulz: un pericolo per l’Europa
    «Una rappresaglia». Beppe Fioroni sparala sua bordata in difesa del cattolico Dino Boffo. Il cattolicissimo dirigente del Pd è impegnato in giro per l’Italia a favore di Franceschini e della sua mozione, ma vuole far sentire la voce dei credenti democrat sulla pesante vicenda Avvenire-Giornale.
    Le dimissioni del direttore di Avvenire, sostiene Fioroni, rappresentano «la prima realizzazione pratica della strategia della rappresaglia mediatica su fatti inesistenti e infondati, e come tale è un degrado profondo della democrazia». Il leit motiv di tutta l’opposizione, dal Pd a Idv passando anche per l’Udc, è che nell’affaire Boffo-Feltri è tutto il sistema informativo a essere stato colpito e intimidito.
    Dario Franceschini, segretario del Pd, dice di «non meravigliarsi delle parole di Berlusconi» e spiega: «La libertà di stampa che lui ammette è solo quella che passa dall’adorazione all’adulazione».
    Per il competitor alla segreteria del Pd, «Berlusconi si dovrà ricredere. perchè la società italiana ha radici democratiche robuste e forti e saprà reagire a certi suoi attacchi».
    Nell’opposizione c’è anche chi ricorre all’ironia. Lo fa ad esempio Lorenzo Cesa segretario dell’Udc, che dopo l’affondo di Berlusconi sull’informazione apparentemente minimizza: «Nulla di nuovo». Ma subito dopo spiega: «Tra la stampa internazionale, quella italiana e il Giornale di Feltri, evidentemente Berlusconi preferisce quest’ultimo: ma ciò era già noto a tutti, per cui nulla di nuovo sotto il sole nelle parole del premier». Ironico anche Massimo Donadi capogruppo di Idv alla Camera: «Per una volta Berlusconi ha ragione. Fa bene a dire “povera Italia” visto che in nessun altro Paese democratico il presidente del Consiglio controlla l’informazione come nel nostro. Il monopolio dei mezzi di comunicazione nelle mani dì una sola persona impedisce all’Italia di essere una democrazia compiuta».

    Più seria e severa è Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato: «Fa davvero effetto leggere le battute del premier contro i giornalisti. Si tratta di affermazioni al limite del ridicolo che però in queste ore suonano tragiche intimidatorie e mettono paura». Il motivo? «Dopo le azioni contro Repubblica e l’Unita, dopo le “procurate” dimissioni di Boffo, in un Paese in cui lui controlla quotidiani. decide le nomine dei direttori dei Tg Rai e possiede Mediaset, sentirlo accusare il sistema dell’informazione di rovesciare la realtà fa davvero molto effetto. I media di tutta Europa e del mondo, da settimane criticano e tengono sotto osservazione l’operato suo e del suo governo, ma lui continua a fare la vittima. La sua sfrontatezza è pari ormai solo alla sua arroganza». E mentre Vincenzo Vita della sinistra del Pd ricorda l’appuntamento del 19 settembre in difesa dell’informazione, critiche al Cavaliere giungono anche dal tedesco Martin Schulz, capogruppo del Pse a Strasburgo: «Berlusconi è una persona che sempre di più diventa un pericolo per la democrazia in Europa. Mi hanno consigliato di non intervenire sulle vicende italiane ma Berlusconi esercita un influsso sbagliato in Europa e perciò noi in Europa dobbiamo opporci».
    Dal Messaggero 05.09.09

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