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Salva-Rete4: il Governo ritira l’emendamento

da unita.it

Alla fine il governo dichiara la resa di fronte all’ostruzionismo dell’opposizione e modifica l’emendamento nella parte così detta “salva Rete 4”. Pd e Italia dei Valori cantano vittoria. È un «successo dell’opposizione» dice Giovanna Melandri, ministro ombra delle Comunicazioni. Melandri spiega che la nuova riformulazione del governo «non è del tutto esaustiva e risponde solo parzialmente ai rilievi dell’Unione europea». In ogni caso, ha aggiunto, «cade quella norma odiosa che salvava Rete4». Per questo, ha spiegato l’esponente del Pd, «pur non cambiando il nostro giudizio e il nostro voto sull’intero emendamento, cade il nostro ostruzionismo».

«Il governo – commenta Silvana Mura di Idv – forte dei suoi numeri pensava di venire a fare una passeggiata di salute, invece si è ritrovato nelle forche caudine e ne esce con le ossa rotte. Ieri è andato sotto pur avendo un’ampia maggioranza, oggi ha dovuto rinunciare alla sanatoria tombale a favore di Rete quattro, scelta per lui dolorosa quanto inevitabile per due motivi. Il primo è che il governo si è accorto che se non avesse ceduto sarebbe stato costretto a mettere la fiducia al Senato. Il secondo è che la denuncia del macroscopico conflitto di interessi che stiamo ripetendo da giorni iniziava a far presa sull’opinione pubblica. La battaglia sulle Tv resta ancora da combattere ma al governo abbiamo fatto capire che se la dovrà sudare su ogni provvedimento».

Di tutt’altro parere Paolo Romani, sottosegretario alle Comunicazioni. «Non capisco perché si parli di vittoria dell’opposizione. È una mancata risposta dell’Italia a una richiesta dell’Europa. Abbiamo tolto una frase che è già contenuta nella legge Gasparri sulla quale l’Europa ci aveva chiesto fino a quando i famosi impianti possono continuare a funzionare. Noi avevamo messo una data, quella dello switch off, ma l’opposizione ha voluto invece dare un’interpretazione diversa». «Siccome con questo ostruzionismo non saremmo andati lontano e il decreto scadeva l’8 giugno, abbiamo pensato che fosse più opportuno che venisse comunque approvato il decreto. Vorrà dire -conclude Romani – che lo riproporremo nella prossima legge comunitaria».

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