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Milleproroghe, on. Ghizzoni “Buone notizie per i ricercatori” – comunicato stampa – 05.02.15

 

La durata massima degli assegni di ricerca sarà estesa dagli attuali quattro a sei anni. Lo stabilisce un emendamento al dl Milleproroghe presentato dalla parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera, e approvato a maggioranza in commissione Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio. L’emendamento naturalmente ha valore nazionale, ma per la sola Università di Modena e Reggio Emilia potrebbe riguardare oltre 150 assegni di ricerca attivati nel 2011 e che, secondo la norma in vigore, avrebbero potuto essere rinnovati solo fino a quest’anno. “Per queste persone di alta formazione – commenta Manuela Ghizzoni – si apre ora la possibilità di continuare a fare ricerca per altri due anni”. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni:

 

«La proroga di  due anni per gli assegni di ricerca segna un passo in avanti verso la continuità e prova ad arrestare l’emorragia di ricercatori verso l’estero, nell’attesa di attuare norme per la stabilizzazione. Se non ci fosse stata questa proroga avremmo rischiato di perdere un capitale umano di ricercatori di livello, che il sistema italiano della ricerca, sottodimensionato, non assorbe. Non possiamo perdere altri ricercatori perché l’Italia ne ha a oggi un numero bassissimo, circa 150.000, a fronte dei 510.000 della Germania, 430.000 dell’Inghilterra, 340.000 della Francia e 220.000 della Spagna. Il nostro obiettivo di medio periodo è quello di cancellare la selva di figure contrattuali pre-ruolo attraverso l’istituzione di un contratto unico con tutele sociali e previdenziali. Ora, però, era necessario un intervento immediato, come quello proposto dall’emendamento, per non disperdere il patrimonio di competenze e talenti e nell’attesa che questi giovani ricercatori possano conquistare uno dei posti da ricercatore disposti dalla legge di stabilità. Il governo Renzi sia quell’interlocutore istituzionale, troppo spesso latitante nell’ultimo ventennio, che tuteli le ragioni della ricerca e dell’innovazione  per dare forza di fatto ad un settore cruciale per il futuro del Paese».

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