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Cultura, la sfida del Pd e il ministro promette meno tasse", di Luca del Fra

«Non siamo un partito demagogico o ideologico, ma pretendiamo di avere un progetto, su cui vogliamo confrontarci con il mondo della cultura, che deve essere centrale vita del Paese», sono le parole di Pierluigi Bersani che accendono l’interesse della gremitissima platea degli Stati Generali della cultura del Pd. Il suo intervento arrivava dopo che il neo ministro dei Beni e delle Attività Culturali Lorenzo Ornaghi ha concluso il suo primo discorso ufficiale, altro fatto saliente dell’iniziativa, ma è giusto sottolineare che erano decenni che un partito del centrosinistra non organizzava una operazione così complessa sui temi culturali.
CANCELLATO L’ENPALS
In serata tuttavia cominciano a filtrare notizie inquietanti: la manovra che il governo presenterà oggi prevede l’abolizione dell’Enpals –la previdenza dello spettacolo. Che qualcosa fosse nell’aria lo si capiva dalle parole durissime con cui Bersani aveva ricordato che nella manovra non c’era quell’equità che il Pd aveva chiesto. Ornaghi però dell’abolizione dell’Enpals non ne fa menzione: apre invece ricordando la pesantissima crisi e come la cultura sia vitale quando produce «nuove visioni, e con il rapporto con la politica e cultura è capace di creare lo slancio per superare la crisi e dar vita a un nuovo modello di sviluppo, come ha ricordato Benedetto XVI». Che fosse cattolico avrebbe detto un attore come Petrolini, «sapevamcelo», ma il neo ministro con una brusca virata passa dal Papa alle defiscalizzazioni per la cultura è il settimo ministro che le promette, vedremo se ce lui la farà. E in questo discorso dove non ci sono promesse o impegni e innegabile ci siano aperture ai temi su cui il Pd e il mondo della cultura hanno dato battaglia al precedente governo: nuove assunzioni al ministero per rivitalizzarlo e permettere un turn over generazionale, la cosiddetta riforma delle fondazioni lirico sinfoniche fatta da Bondi che viene bloccata per un anno e ridiscussa, lo statuto professionale dei restauratori.
La partecipazione agli Stati Generali di operatori, rappresentanti, personalità e personaggi, convenuti ieri alle Officine Marconi, un ex opificio alle porte di Roma, è stata massiccia. Perciò suonano bizzarre le parole di un regista del calibro di Luca Ronconi, a colloquio con Marino Sinibaldi, che ricordava come le nuove generazioni di attori, abbiano dentro di loro un senso di perdita e necessitino di «non solo di forza espressiva, ma anche di sentirsi parte di una tradizione e di una civiltà», che oggi sembra volergli negare i pochi diritti esistenti. Ma si erano succeduti a parlare sullo stesso palco l’onorevole Emanuela Ghizzoni, firmataria della legge dello spettacolo dal vivo in esame alle Camere, attori come Massimo Ghini e Silvio Orlando, una cantautrice come Pilar che ha studiato al Mozarteum, Fabrizio Grifasi di Romaeuropa a battere il chiodo sui nuovi linguaggi.
«Il modello culturale della destra è entrato in crisi –ha spiegato Claudio Martini presidente dell’Orchestra Regionale della Toscana– tocca alla cultura inventarne un altro», mentre Luigi Ferrari ha presentato invece un progetto di riequilibrio delle fondazioni lirico-sinfoniche. Tra gli organizzatori degli Stati Generali, Matteo Orfini non a caso ha chiesto senza mezzi termini al nuovo governo di agire sull’assegnazione delle frequenze tv, che una legge del precedente esecutivo assegna gratuitamente agli operatori già esistenti –ovvero lo stesso ex presidente del Consiglio–: «Non si possono chiedere i sacrifici e perdere così diversi miliardi di euro». Incalzava Orfini, «Occorre muoversi ora».

L’Unità 05.12.11