Giorno: 7 maggio 2012

«Vent’anni di populismo senza popolo», di Mario Tronti

L’uso della parola populismo ha oggi. per lo più, un significato negatico. chi fa politica populista non si definisce populista, viene piuttosto chiamato populista da chi lo combatte. Il populismo ha d’altra parte dei quarti di nobiltà storica. Pensiamo al populismo russo, una stagione che sta poi all’origine di una grande storia; al populismo nordamericano, tra l’altro molto legato a una prima formazione del partito politico; al populismo sudamericano, tutt’altro che defunto. C’è però da marcare una differenza di fondo tra populismi di ieri e di oggi. I populismi storici avevano sempre l’idea di riportare la storia all’indietro, cioè di ritorno a una tradizione, nazionale o popolare, polemici quindi contro tutti i meccanismi dello sviluppo. I populismi di oggi sono esattamente il contrario: nascono in polemica con i retaggi del passato, vogliono innovare, non conservare. Anche se poi servono più alla conservazione che all’innovazione. Sono ad esempio nemici del Novecento, perché vedono e denunciano lì una storia irripetibile e comunque da non ripetere, la storia dei grandi partiti, delle forme organizzate della politica, dello Stato, …

«Il valore dei simboli. Perché la politica non può farne a meno», di Roberto Esposito

Esce il saggio di Gustavo Zagrebelsky sulle ragioni della disaffezione verso i partiti. L´emancipazione delle democrazie dalla religione non significa perdita di dimensione mitica. I movimenti esibiscono segni e sigle privi di energia, di messaggi riconoscibili e forti sul nostro futuro Dove nasce questa disaffezione alla politica che pervade fino all´orlo le nostre società? Cosa allontana sempre di più il linguaggio dei politici da quell´intreccio di impulsi, emozioni, speranze che plasma la nostra esperienza? E perché, forse mai come oggi, l´onda lunga della politica sembra gonfiarsi nello tsunami dell´antipolitica – per riprendere l´efficace metafora usata da Scalfari nel suo editoriale del 30 aprile? Una risposta penetrante a queste domande è fornita adesso dall´ultimo saggio di Gustavo Zagrebelsky, appena edito nelle Vele di Einaudi col titolo Simboli al potere. Politica, fiducia, speranza. Certo, a fomentare tali umori antipolitici, ci sono gli eterni privilegi della “casta”; i fenomeni, sempre più vistosi, di corruzione; la difficoltà, da parte dei partiti, di uscire da una lunga fase di stallo, elaborando proposte credibili di governo. Ma c´è anche qualcosa di …

«Il futuro? Per gli italiani è un vampiro», di Carlo Buttaroni

Se un eccesso di senso dominava il mondo della modernità, la postmodernità si caratterizza, al contrario, per il dissolvimento di quei significati unificanti che, fino a pochi decenni fa, tracciavano una linea tra passato e futuro. Il mondo appare, oggi, disperso in una miriade di frammenti difficili da ricostruire e da collocare, caratterizzato dallo sfaldamento di certezze che erano in grado di indicare all’individuo sentieri certi, delimitati, definitivi. La nostra epoca è caratterizzata da una molteplicità irriducibile, da un mutamento veloce che non può essere in alcun modo ricondotto a una matrice univoca di senso e di significati. E pare affermarsi un nichilismo tenue, dove una ragione universale sembra non dominare più il tutto e dove la frammentazione è il sentimento dominante. Un’epoca in cui l’individuo appare come un soggetto debole, costretto a convivere con una libertà e un’autodeterminazione che non sa più utilizzare nel momento in cui guarda il futuro davanti a sé. ETERNO PRESENTE E, forse, la crisi del nostro tempo nasce proprio da qui, da un deficit di senso e di futuro, …

«Nelle città l’affluenza cala del 6%», di Natalia Lombardo

La percentuale di votanti alle ore 22 di ieri è stata del 49,6% contro il 55,8 del 2007. A Genova, Palermo, Verona e Parma le sfide principali. Un test nazionale per le future alleanze È di ben sei punti il calo di affuenza alle urne registrato alle 22 di ieri per le elezioni amministrative: ha votato il 49,6 per cento degli aventi diritto, rispetto al 55,86% delle precedenti consultazioni del 2007. Un calo molto forte, il 6,2% anche se alle 19 l’affluenza era sotto di un punto e quattro: 37,72% contro il 39,11 e alle 12 di due punti: 13,06 %, rispetto alla media del 15,48 del 2007. Sono le prime elezioni amministrative al tempo del governo tecnico, che comunque riguardano 9 milioni e 231mila elettori. Le sfide più significative sono a Genova, Palermo, Verona, Parma, Verona e Monza; si presentano più che mai come un test sul quadro politico in movimento, dal quale dipenderanno anche le future alleanze, tanto più a seconda di quanto si sposterà l’asse politico: attualmente infatti 18 Comuni capoluogo sono …

«Il voto ai sindaci evita il crollo di partecipazione», di Renato Mannheimer

È bene ricordare che i risultati delle consultazioni locali non sono immediatamente comparabili con quelle nazionali e proiettabili a questo livello. Specie perché sia i contenuti su cui si vota, sia l’offerta in termini di liste e di candidati, sono spesso molto legati alle specifiche realtà territoriali. In altre parole, nello scegliere la propria opzione, si ha molto più di frequente presente la figura di questo o quel candidato o il dibattito su questo o quel problema locale. Occorrerà tenere presente questi elementi nell’interpretare i risultati. Resta il fatto che, malgrado i limiti nella possibilità di dare loro un valore pienamente politico, i risultati delle amministrative hanno sempre dato luogo a indicazioni che vengono reinterpretate sul piano nazionale. Ad esempio, riguardo ai dati sull’astensione che, in effetti, dipendono anche dal clima politico e sociale nazionale. Secondo le prime rilevazioni giunte nella serata, avrebbe votato complessivamente nella giornata di domenica, poco più del 49% degli aventi diritto. Nelle passate amministrative, questa percentuale aveva invece raggiunto quasi il 55%. La differenza, attorno al 6%, è dunque significativa, …

"Intervista a Bersani: «Ha unito sinistra e centro Un modello anche per l'Italia»", di Monica Guerzoni

Bersani: foto di Vasto o Casini? Con Hollande sia Mélenchon sia Bayrou ROMA — «È una grande soddisfazione, una bella notizia per l’Europa». Per scaramanzia non ha voluto parlare fino all’apertura delle urne, ma alle otto di sera Pier Luigi Bersani è «ovviamente» contento. Il socialista Hollande ha detronizzato Sarkozy e lanciato la «campagna elettorale europea» dei progressisti, che nel 2013 potrebbe portarlo a Palazzo Chigi. Spera in un’onda lunga per la sinistra, segretario? «È una vittoria che attendevo. Penso possa essere un passo determinante per invertire un ciclo decennale di governo delle destre e per trattenere quelle tendenze populiste regressive che, in una crisi così acuta, insorgono in Europa. Ora si può imboccare una strada di cambiamento». Lei ci ha creduto da subito, è salito sul palco con lui, ha firmato a Parigi il manifesto dell’Europa progressista. Quanto le somiglia, Hollande? «Non lo so… Si dice che sia arrivato il momento della normalità, della sobrietà e se è così dico alla buon’ora. Non è solo una questione di rapporto personale tra me e Hollande, …

«Fassina: ora una svolta Il governo deve rinviare il sì al “Fiscal compact. E rallentare il processo-riduzione del deficit», di Fabio Martini

Il primo, tangibile rimbalzo in Italia della vittoria socialista in Francia si può misurare attraverso le parole di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, che non si limita a compiacersi per la vittoria di Hollande, ma si spinge oltre: «A questo punto credo che il governo italiano debba sintonizzarsi sulla novità francese, disponendosi, da una parte a rinviare l’approvazione in Parlamento del Fiscal compact, dall’altra rallentando il processo verso la riduzione del deficit». Parole impegnative ma meditate quelle di un raggiante Stefano Fassina, coriaceo assertore di una linea di sinistra dentro il Pd, ma anche parole destinate ad aprire qualcosa più di un dibattito accademico. Era da 23 anni che un socialista non conquistava l’Eliseo: che segno è? «E’ il segno che si riapre una prospettiva progressista in tutta l’area Euro e cambia l’agenda in Europa. Anche alla luce dei risultati in Grecia». Della piattaforma di sinistra con la quale Hollande è riuscito a vincere, c’è qualcosa che può essere importato in Italia? «Una piattaforma di buonsenso più che di sinistra. Esce battuta la linea …