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"Eterologa, la politica che diserta: decreto mancato e i rischi del fai da te", di Isabella Bossi Fedrigotti

Il ministero della Sanità ha sospeso il decreto che avrebbe autorizzato la fecondazione eterologa. Tutto rimandato al Parlamento che dovrà legiferare, ma chissà quando

Sarà colpa dell’agosto e del desiderio di chiudere per ferie o della materia complessa e delicata? Probabilmente un po’ di tutte e due. Fatto sta che il decreto del ministro della Sanità concernente l’autorizzazione della tanto discussa fecondazione eterologa è stato sospeso, perché, come ha scritto Beatrice Lorenzin ai gruppi parlamentari, siano le Camere ad affrontare gli «evidenti profili etici che attingono la materia», oltre che, come sembra, per la richiesta di compatibilità di colori e gruppo sanguigno tra genitori e figlio avanzata dai medici e dalle associazioni di aspiranti padri e madri tramite inseminazione. Richiesta sulla quale la stessa Lorenzin, e non soltanto lei, si è pronunciata in disaccordo.

Sul tema, è perciò stato deciso all’unanimità, dovrà legiferare il Parlamento, chissà quando, però. Giusto che si discuta, ancora e ancora, e che, eventualmente, non si proceda per decreti, poiché l’argomento – se così si può dire – del contendere è tra quelli che toccano l’umanità nel suo più profondo, maternità e paternità, che stanno alla base del nostro essere e che non si possono sistemare, regolamentare con un frettoloso provvedimento d’urgenza. Giusto, dunque, che sia una legge a disciplinare la materia. Tuttavia sappiamo bene che, in verità, se ne discute da anni, dal tempo della controversa legge 40, risalente al lontano 2004, che escludeva la possibilità di ricorrere all’eterologa.
E sappiamo anche che una recente sentenza della Corte costituzionale ne ha cancellato il divieto, dando così il via, nel sostanziale vuoto di regole, a una probabile, disordinata corsa al fai da te: chi si rivolgerà a strutture private (a pagamento), chi continuerà ad andare all’estero e chi si metterà in coda in Toscana, il cui governatore ha già dichiarato che, decreto o non decreto, si atterrà alla delibera della Consulta.

Ipotesi Toscana a parte, la fecondazione eterologa resterà dunque cosa per chi può permettersela, ingiustizia che una sollecita regolamentazione della materia avrebbe voluto e potuto evitare. Non è, dunque, soltanto una sensazione che la politica abbia fatto una sorta di passo indietro, che si sia mostrata in ritardo se non assente, evanescente di fronte a un compito urgente che le spettava: dare, cioè, risposte concrete a domande pressanti poste da quei molti cittadini che, desiderosi di maternità e paternità, vedono passare gli anni nell’attesa e con essi tramontare l’illusione di realizzare un giorno, quando avranno ancora i requisiti di giovinezza richiesti, la loro aspirazione.
In settembre, una volta passate le vacanze, il Parlamento dovrebbe avviare la discussione; nella speranza che non la voglia trasformare in battaglia tra parti dove si perda di vista l’essenza della questione che non ha a che vedere con tagli, tasse, economia, lavoro, produttività, tutti temi tremendamente brucianti, bensì con una delle pochissime – forse l’unica e a volte anche breve – gioie pure concesse all’uomo.

da www.corriere.it