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“A scuola tornano i voti”, di Michele Serra

Forse tradita dall´entusiasmo, il ministro dell´Istruzione (ex pubblica) Mariastella Gelmini guida la folta lista dei ministri super-dichiaranti, annunciando ogni giorno una novità salvifica. Ieri è stato il turno del ritorno al voto, che segue il ritorno del grembiule, il ritorno alla maestra unica, il ritorno della buona condotta e un´altra messe di ritorni, tutti implicitamente o esplicitamente motivati dalla ripulsa del famoso “spirito sessantottino” che con il suo venefico lassismo avrebbe devastato la scuola italiana nel seguente quarantennio.  

Volendo, si potrebbe obiettare che tutti questi ritorni hanno qualcosa di refluo e di platealmente nostalgico, dunque poco attinente al concetto di “nuovo” e “innovativo” che riluce sulle insegne della destra trionfante. Più che alla scuola gentiliana alludono a quella deamicisiana, con i buoni e i cattivi bene incolonnati sulla lavagna (sempre che arrivino i soldi per comperare il gessetto).Un po´ come se il ministro del Lavoro volesse abolire il weekend lungo, culla della fannullaggine privata e pubblica, quello dello Spettacolo rilanciare la censura, quello degli Interni le cariche a cavallo, e via via rimpiangendo quell´Italietta finto-proba, moralista e classista che il povero Sessantotto provò in effetti a seppellire, salvo poi inciampare, nel 2008, nelle sue ossa bene aguzze.

Ma fare il ministro della scuola, in questo paese e con questa scuola depressa e impoverita, è un mestiere così difficile che non regge il cuore a infierire più di tanto. La buona volontà del ministro merita la sufficienza (un “sei politico”, parlando da sessantottini incanutiti), grembiule e voti e maestra unica possono perfino trovare qualche pedagogista consenziente, e pazienza se non una delle novità annunciate è esente da un forte odore di naftalina. Per contro, non c´è genitore o docente con il sale in zucca che non avverta la necessità di irrigidire qualche regola, e rattoppare qualche falla provocata dal deficit di autorevolezza degli adulti.

Quello che però vorremmo infine sapere, da un ministro che annuncia di voler rivoltare la scuola e redimerla dei suoi peccati, è se non crede che, nel pacchetto di provvedimenti che va snocciolando un giorno sì e l´altro pure, manchino almeno due intenzioni ben più strutturali della riforma delle pagelle. La prima intenzione è restituire ai docenti dignità sociale e dunque un censo adeguato, senza il quale è puramente insensato pretendere che le persone di qualità (del Nord e del Sud) puntino alla carriera scolastica. La passione e la vocazione, da sole, non bastavano nemmeno a tenere insieme la scuoletta del Regno, dove pure il maestro e il professore godevano della venerazione di un popolo ancora semianalfabeta: figuriamoci oggi, che l´intero apparato pubblicitario-televisivo (se il ministro non ne ha mai sentito parlare, chieda al suo premier) ha inculcato in grandi e piccini l´idea che i quattrini sono tutto, e tutto il resto è appena una variabile di scarso interesse. Gli analfabeti si prostravano ai maestri, gli attuali analfabeti di ritorno li disprezzano.

La seconda intenzione sarebbe ridare alla scuola pubblica la sua vecchia, indiscussa centralità ideologica (sì, ideologica) che è tutt´uno con la sua identità, sostanzialmente immutata dal Regno al fascismo alla Repubblica: quella di cardine formativo di un popolo, di uno Stato, di una comunità di cittadini. L´idea balorda e pericolosa – sovversiva, direi, perfino più del Sessantotto… – che la scuola pubblica sia solamente una delle scuole, una delle possibilità formative, non solo ha stornato risorse altrove, ma ha parzialmente svuotato di orgoglio e di certezze l´intero ambiente: esattamente come se le Forze Armate sapessero di essere parificate a eserciti privati, a pari titolo destinatari di denaro pubblico nel nome della “libertà di scelta”.

In parallelo, avanzava nel Paese l´idea che “pubblico” fosse comunque sinonimo di inerzia, parassitismo e qualità inferiore: per la prima volta nella storia d´Italia. In una comunità di consumatori e non più di cittadini, di “profili professionali” da valutare e impostare fino dalla prima infanzia e non più di giovani da formare alla cultura e alla dignità personale, come potrebbe mai rimotivarsi una scuola pubblica svilita dai suoi stessi governanti, stretta tra la cultura aziendalista e quella consumista, travolta dalla rivoluzione tecnologica senza poterla affrontare ad armi pari (che fine ha fatto la promessa proto-Berlusconiana di “un computer per ogni studente”?), insicura del suo presente economico e, quel che è peggio, del suo futuro istituzionale?

Creda, ministro Gelmini, nessuno può permettersi, con i tempi che corrono, di contrapporre pregiudizi “libertari” ai suoi pregiudizi vagamente autoritari. Ma sconcerta non sentire più, da molto tempo, un orgoglio scolastico che si fondi sull´orgoglio pubblico, sulla volontà politica (tradita anche dai governi di centrosinistra) di fare della scuola di Stato, costi quel che costi, la prima anzi la primissima delle priorità politiche e finanziarie. Gli insegnanti si sentono soprattutto sgridati, accusati di essere impreparati, sciatti, assenteisti e magari meridionali. E il loro essere malpagati, secondo lo spirito dei tempi appare più come una colpa che come un torto subito. Avrebbero bisogno dell´esatto contrario: di un ministro che batta i pugni sul tavolo e pretenda risorse, quattrini e rispetto in pari misura. Un ministro che sia il primo dei docenti e non la loro controparte. Come può pretendere rispetto e stima dagli studenti una scuola che non ha più il rispetto e la stima dei politici che la reggono?

La Repubblica, 29 agosto 2008

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tramontano mariella precaria napoli
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tramontano mariella precaria napoli
IO HO PAURA!!!Non avrei mai immaginaginato di dover rivendicare il mio diritto al lavoro, la mia esistenza in vita per lo Stato italiano dpo 14anni di precariato! Era la paura della morte a tormentare le mie notti di ragazzina.Mio fratello, con il quale condividevo la camera,provava a rassicurarmi dicendomi:Se c’è lei tu non ci sei,se ci sei tu lei non c’è! Io ripetevo a me stessa le sue parole ma, soltanto il click del lume sul comodino,che mi restituiva la percezione del mio piccolo mondo rassicurante,strappandomi a quel buio “toglifiato”, placava il mio cuore impazzito . Oggi ,a distanza di… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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la scuola, in questi giorni, non può che tenere banco (il gioco di parole è involontario…). Ma il 22 si avvicina e sarebbe bello se nel blog si aprisse una discussione sui provvedimenti promossi dalla Ministra Gelmini. non a caso pubblico questo articolo dell’Unità di oggi sull’eventuale ritorno del maestro unico. Su questo tema ci sono opinioni diverse anche all’interno del PD: quale occasione migliore per parlarne? «Il ritorno del maestro unico? Per i bambini è una sconfitta», di Maristella Iervasi I suoi bambini sono ancora in vacanza. Ma è come se fossero già lì: li «sente» correre per le… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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non v’è dubbio: le estemporanee iniziative del centro-destra sollecitano riflessioni autorevoli: il 30 agosto, su Repubblica, è apparso questo articolo di Salvatore Settis, che vi consiglio di leggere. «I tagli alla scuola contraddicono il ministro, di Salvatore Settis La scure che si è abbattuta sui finanziamenti non aiuterà ad introdurre un sistema di premi per chi lo merita. È vero che la scuola nelle regioni del Sud è uniformemente di basso livello, che i suoi insegnanti sono “indietro” rispetto ai loro colleghi del Nord? No, non è vero. Ma allora è vero che la scuola italiana, pur con tutti i… Leggi il resto »
Manuela Ghizzoni
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In attesa del rinviato incontro con la Ministra Gelmini, teniamo alta l’attenzione sulla scuola e le controriforme in atto, perchè in gioco non è il destino di un’istituzione pubblica, ma quello del nostro Paese. E a proposito dell’antipedagogia interpretata perfettamente da Tremonti e Gelmini, perchè non riflettere sulle parole di due noti pedagogisti e pedagoghi (per marcare, semmai ve ne fosse bisogno, una differenza in più con il centrodestra,)quali Mario Lodi e Benedetto Vertecchi, apparse sull’Unità del 30 agosto? «Memorie di un Maestro elementare. Per una pedagogia ispirata alla Costituzione, di Mario Lodi Un articolo di Ernesto Galli della Loggia,… Leggi il resto »
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