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“Calamandrei. Scuola pubblica addio: la storia si ripete 60 anni dopo”, di Tullio De Mauro

L’analisi di Calamandrei si impone oggi come ieri. Passa attraverso la capacità di promuovere una istruzione che rialzi in tutta la società i livelli di cultura la possibilità di realizzare una compiuta democrazia che dia a tutte e tutti una effettiva pari dignità:
«L’UOMO NON PUÒ ESSERE LIBERO se non gli si garantisce un’educazione sufficiente per prender coscienza di sé, per alzar la testa dalla terra e per intravedere, in un filo di luce che scende dall’alto in questa sua tenebra, fini più alti».

In libreria torna il famoso testo-pamphlet contro l’istruzione privata.
Uscirà a giorni, edito dalla Sellerio, nella collana «La memoria», una nuova edizione del libro di Pietro Calamandrei «Per la scuola». La prefazione che riportiamo in ampi stralci in queste pagine è del linguista Tullio De Mauro . Calamandrei considerava la scuola un organo costituzionale della democrazia e come la più iniqua e dannosa delle disuguaglianze il privilegio nell’istruzione. Privilegio rafforzato dall’indebolimento della scuola pubblica a vantaggio di una privata ricca e protetta.

Un governo che come quello italiano attuale con la sua legge finanziaria riduce pesantemente il numero degli insegnanti e la possibilità del loro normale ricambio nelle scuole e nelle università pubbliche e taglia e si propone di tagliare ancor più di anno in anno e per anni i fondi già miseri assegnati; una maggioranza che prepara un emendamento per stabilire che il taglieggiamento non colpirà le scuole private; un governo che, mentre scrivo (10 novembre 2008) si sbraccia e sgola per assicurare che no, tranquilli, taglierà i fondi alla scuola pubblica, ma mai alla privata; e gli emendatori di maggioranza che prontamente dichiarano di essere «soddisfatti per le assicurazioni date oggi dal governo per il reintegro dei fondi da destinare alle scuole non statali»: tutti danno un assai poco gradevole sapore di attualità alle parole di Calamandrei. I «cuochi di questa bassa cucina» dopo sessant’anni sono alacremente al lavoro per cucinare la loro ricetta.
Dunque c’è della attualità immediata in questi scritti solo nel tempo remoti. E c’è anche là dove Calamandrei sorprendeva la sua platea e sorprenderà più d’uno ancora oggi prendendo la distanze da un laicismo che della politica scolastica vede un solo aspetto, la lotta contro le intrusioni clericali e nel 1950 al congresso dell’Associazione per la difesa della scuola nazionale diceva: «PUÒ VENIRE SUBITO in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po’ vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c’è qualcosa di più alto (…). Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questo Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà».
C’è «qualcosa di più alto» e il «più alto» è percepire e rimuovere le condizioni di incultura che minano profondamente il passaggio da una democrazia puramente formale a una democrazia sostanziale. Con mezzo secolo d’anticipo Calamandrei precorre le analisi critiche della democrazia intesa come puro meccanismo elettorale periodico gestito dalle dirigenze di partito e avvio una risposta che trascende tali critiche (e trascende anche il laicismo di chi a volte pare che se ne starebbe contento in un paese di analfabeti purché usciti da una scuola non confessionale). Così diceva e così parla anche a noi:
«IL SISTEMA ELETTORALE non è che uno strumento giuridico, cioè formale; perché la democrazia si attui è necessario che tutti i componenti del popolo siano messi in condizione di sapersi servire di fatto dello strumento elettorale, per i fini sostanziali ai quali è preordinato. I fini di un governo democratico, nel quale la nomina dei governanti è giuridicamente rimessa alla scelta dei governati, saranno tanto meglio raggiunti quanto meglio da questa sua scelta usciranno eletti i più degni: cioè i più capaci, intellettualmente moralmente e tecnicamente, ad assumere nel popolo funzioni di governo. Ma per ottener ciò occorre non soltanto che gli elettori abbiano di fatto capacità di scegliere, cioè di valutare comparativamente i meriti e le attitudini di coloro che stanno per esser chiamati a coprire i pubblici uffici, in modo da saper distinguere i più degni; ma occorre altresì che i più degni si trovino di fatto in condizione di essere scelti, cioè che veramente tutti i cittadini siano in condizione di rivelare e sviluppare le loro qualità sociali, in modo che la scelta, compiuta nell’ambito del popolo intero, possa rappresentare veramente la scoperta e la messa in valore degli elementi più idonei della società. Il problema della democrazia si pone dunque, prima di tutto, come un problema di istruzione. Per far sì che gli elettori abbiano la capacità di compiere una scelta consapevole dei rappresentanti più degni, è indispensabile che tutti abbiano quel minimo di istruzione elementare che valga ad orientarli nelle varie correnti politiche a guidarli nel discernimento dei meriti e delle competenze dei candidati; ma sopra tutto è indispensabile che a tutti i cittadini siano ugualmente accessibili le vie della cultura media e superiore, per far sì che i governanti siano veramente l’espressione più eletta di tutte le forze sociali, chiamate a raccolta da tutti i ceti e messe a concorso per arricchire e rinnovare senza posa il gruppo dirigente.
«Vera democrazia non si ha là dove, pur essendo diritto tutti i cittadini ugualmente elettori ed eleggibili, di fatto solo alcune categorie di essi dispongano dell’istruzione sufficiente per essere elementi consapevoli ed attivi nella lotta politica. La democrazia non è, com ei suoi critici hanno cercato di raffigurarla deformandola, la tirannia della quantità sulla qualità, del numero cieco sull’intelligenza individuale, della massa analfabeta sui pochi competenti colti; ma deve, per dare i suoi frutti, essere consapevole scelta dei valori individuali operata non in una ristretta cerchia di privilegiati della cultura, ma nell’ambito di tutto un popolo reso capace dell’istruzione di giudicare i più degni».
Come in filigrana, in queste pagine che “Il Ponte” pubblicò nel 1946, intravediamo le linee di azioni vol-te a garantire e potenziare una scuola per la democrazia: la battaglia per ottenere che uno, due anni dopo la Costituzione sancisse gli “almeno otto anni” di istruzione “obbligatoria e gratuita” come diritto e do-vere di ogni cittadino (art. 34, c. 2); la lunga e non facile lotta per ottenere dalla metà degli anni cinquanta al 1962 che l’articolo della Costituzione diventasse realtà con la realizzazione della scuola media unica. Ma, diversamente da quanti facevano resistenza all’idea del più largo sviluppo dell’istruzione post elementare, Calamandrei non si proponeva solo il traguardo della media unificata. La sua analisi precorre quelle che veniamo facendo dagli anni novanta e che tuttora stentano a tradursi in fatti e pare utopia e ha avversari in tutto lo schieramento politico la proposta di portare l’istruzione scolastica per tutte e tut-ti fino alle soglie dell’università, come avviene del resto nei paesi progrediti, un’istruzione scolastica “elastica” che si offra con un ricco ventaglio di scelte in un percorso essenzialmente unitario:
«BISOGNEREBBE STUDIARE il modo di far sì che la scelta della professione fosse differita a un’età il più possibile prossima a quella della piena maturità intellettuale, o che in ogni caso potesse esser soggetta a revisione fino alla soglia dell’Università, agevolando allo studente fino agli ultimi anni degli studi medi il passaggio da un tipo all’altro di scuola. Questo è uno dei grandi pregi del sistema scolastico vigente negli Stati Uniti, dove fino all’Università la distinzione tra i vari ordini di studi rimane estremamente elastica e permeabile alle più svariate esperienze e ai più ritardati pentimenti; e in ciò è forse una delle ragioni per le quali in America, nonostante il sistema capitalista, il ricambio sociale è tanto più attivo e rapido che da noi. Questo infatti, attraverso il continuo affluire di nuove forze sociali rivelate e educate dalla scuola, è il segreto della continuità e della vitalità dei veri sistemi democratici: la classe dirigente in continuo ricambio, aperta all’ininterrotto emergere dei migliori».
A una tal considerazione Calamandrei giungeva per forza di riflessione, certamente. Ma queste riflessioni, che suonano ovvie non solo negli Stati Uniti ma in gran parte del restante mondo civile, in Italia erano di pochi (e di pochi restano). Non è illegittimo chiedersi se nello svolgerle Calamandrei avesse tratto ispirazioni da altri. Un libro che ebbe grande fortuna prima e dopo la Prima guerra mondiale e di cui Calamandrei, come ricorda opportunamente Silvia Calamandrei, conosceva assai bene l’autore, le Lezioni di didattica di Giuseppe Lombardo Radice, contiene a riguardo pagine significative. È uno stringente ragionamento psicologico e pedagogico, arricchito da una gustosa testimonianza autobiografica, quello che portava Lombardo Radice a condannare la scelta precoce di una professione negli anni della prima adolescenza e a sostenere che scegliere è opportuno dopo l’offerta e la fruizione di un vario esperire solo al termine degli studi medio superiori. Oggi anche le neuroscienze aiutano a capire quanto mutevole e bisognoso di esperienze varie e varianti è il cervello degli adolescenti fino alle soglie dei vent’anni.
… Per Calamandrei il pieno sviluppo della scolarità, e non solo elementare, è un prerequisito essenziale di una democrazia non solo formale. L’idea di scuola come «organo costituzionale», un cui corollario è la necessità di un impegno pubblico nell’aprile e tenere scuole aperte a tute e a tutti, è il suo lascito. Se quella scuola non diventa reale:
«VIENE A MANCARE DI FATTO, se non di diritto, quel continuo ricambio sociale, quella circolazione delle élites, attraverso la quale si opera senza posa nelle vere democrazie il rinnovamento della classe politica dirigente, che non rimane una casta chiusa, ma costituisce veramente in ogni momento la espressione aperta e mutevole delle forze più giovani della società, confluenti da tutti i ceti a rinnovarla e a ravvivarla. Proprio in questo cristallizzarsi della cultura in una minoranza privilegiata, dove le professioni intellettuali sono legate alla ricchezza più che all’intelligenza e tramandate pigramente di padre in figlio senza più alcun adeguamento ai meriti o alla vocazione, è la ragione del miserabile declinare della classe dirigente italiana (…): proprio qui è da cercarsi la causa più profonda del facile trionfo del fascismo, in questa fiacchezza, in questa anemia, in questa indifferenza, in questa senilità di un gruppo politico grettamente trincerato nei suoi privilegi di censo e di istruzione».
Tullio De Mauro, l’Unità del 3.12.08

1 Commento

  1. Annamaria dice

    Da Calamandrei alla gelmini, passando per De Mauro.
    Prima di questo articolo, avevo letto un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti pubblicata sulla Stampa (giornale di sinistra!!!) il 1° dicembre e rintracciabile qui: http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=376

    Non so se ci starà tutta, ma la trascrivo, perchè le persone (anche i ministri) vanno giudicate anche e soprattutto quando parlano a ruota libera, senza filtri (tanto poi smentiscono o vengono “fraintesi”).

    Maria Stella Gelmini – La Stampa

    L’Onda degli studenti voleva travolgerla. Ma al primo test, il voto alla Sapienza, l’Onda è stata travolta. Ministro Maria Stella Gelmini, gli studenti sono con lei?
    “I ragazzi hanno capito che è ora di cambiare e voltare pagina. Hanno capito che la sinistra difende lo status quo”.

    Ha votato solo il 10 per cento degli aventi diritto…
    “Credo sia un campione rappresentativo”.

    Nel frattempo il suo “gradimento” è sceso da 42 a 37.
    “Quando si fanno scelte di cambiamento si paga sempre un prezzo. Credo però che la maggioranza degli italiani approvi le mie riforme”.

    Ha detto: “Il governo Berlusconi è un governo di sinistra”.
    “Perché crede nel cambiamento e aiuta i ceti più deboli come dimostrano i provvedimenti sulla social card e sull’aiuto alle famiglie. E poi la detassazione degli straordinari”.

    La detassazione degli straordinari favorisce le aziende.
    “Favorisce l’occupazione”.

    Favorisce gli occupati.
    “Favorisce i lavoratori. E poi la scuola. Molti si affannano a difendere la scuola pubblica ma poi mandano i figli alla privata. Io voglio una scuola pubblica di qualità per tutti. Anche per chi non è ricco”.

    L’accusano del contrario, di voler distruggere la scuola pubblica per favorire quella privata.
    “E’ una sciocchezza. La finanziaria evidenzia un contenimento della spesa nella scuola pubblica come nella privata”.

    I tagli…
    “Tagliamo sprechi, spese inutili, doppioni. E investiremo nell’edilizia, nei laboratori, nella formazione degli insegnanti. Il 30 per cento dei risparmi andrà agli insegnanti, secondo un criterio di merito”.

    I tagli lei li ha trattati con Tremonti?
    “Certamente”.

    Cosa gli ha strappato?
    “2 miliardi di euro”.

    Esempi di tagli?
    “Abbiamo il doppio dei corsi di laurea che hanno i Paesi europei. 5500 corsi di laurea, 170 mila insegnamenti, 320 sedi distaccate…”

    Ne cancelliamo la metà?
    “Almeno un 30 per cento delle sedi distaccate andrebbe eliminato”.

    E i corsi di laurea?
    “Di metà potremo fare a meno”.

    Perché sono così tanti?
    “E’ un problema di baronie. Si istituiscono cattedre per trovare posto ai professori.”

    Lei ha origini contadine.
    “Papà imprenditore agricolo, mamma insegnante. Bassa bresciana”.

    Ricordi?
    “Infanzia normale, serena, amici, sport…

    Il primo amore?
    “Avevo 14 anni, si chiamava Stefano. Mi faceva battere il cuore”.

    Lei non è sposata. E’ stata mai sul punto?
    “No. Adesso sono fidanzata”.

    Giorgio Patelli. Su “Novella 2000” vi hanno fotografati avviluppati.
    “Ed hanno titolato: “Un bellissimo per il ministro”.”

    Affascinante imprenditore bergamasco cinquantenne. Corrisponde?
    “Tutto giusto”.

    Ho letto: tutto pronto per le nozze.
    “Per il momento non ci sono progetti”.

    Come andava a scuola?
    “Andavo bene”.

    Passava i compiti?
    “Qualche volta”.

    Copiava?
    “Ci si dava una mano”.

    Le sue manie?
    “L’ordine”.

    E poi?
    “La puntualità”.

    Ordinata… puntuale…precisa…
    “Schematica”.

    E il carattere?
    “Sono curiosa, amo imparare”.

    Poco litigiosa…
    “Ho un approccio alla politica pragmatico, non amo ideologia e contrapposizioni” .

    Ma se uno viene da lei e la insulta?
    “La litigiosità non serve”.

    La Mussolini fa a botte…
    “E’ molto focosa. Ma io sono per la pace”.

    Il film della sua vita?
    “Recentemente mi ha colpito “La classe”. Mi ha suggestionato la figura di un ragazzo cinese, inserito in una classe francese, che denuncia la difficoltà ad integrarsi a causa del fatto che non conosce la lingua… e questo mi ha convinto del fatto…”

    …che ci vogliono le classi ponte…
    “La conoscenza della lingua e della Costituzione è importante per l’integrazione”.

    Ma saranno classi o saranno corsi?
    “Sono favorevole alle classi ponte, ma ci saranno anche corsi pomeridiani di italiano per stranieri…”

    Classi o corsi? Non è la stessa cosa.
    “Un supporto aggiuntivo ai ragazzi immigrati ci vuole”.

    Classi speciali.
    “Si formerà una classe, adesso non so, è un problema organizzativo, didattico, non certo di razzismo”.

    Ministro, se crea dei corsi è didattica, se crea delle classi è razzismo.
    “Ci si divide sempre sul pro e sul contro. Stavolta tirando in ballo questo spettro del razzismo…”

    Il libro della sua vita?
    “Diversi. A volte rileggo i Promessi Sposi”.

    Lei viene accostata al “Libro Cuore”.
    “Sono stata accusata di avere uno sguardo rivolto al passato, di volere una scuola non moderna”.

    Invece?
    “Invece credo che disciplina, rigore negli studi, rispetto degli altri siano valori attuali”.

    Sua sorella Cinzia fa l’insegnante. Ma è della Cgil.
    “Andiamo molto d’accordo”.

    Si è data malata per non fare lo sciopero contro di lei. Ma l’hanno criticata lo stesso.
    “E’ sciocco speculare su queste cose”.

    La pensate alla stessa maniera?
    “Mi dà molti consigli. Condivide le mie proposte, anche perché sono di buon senso. Chi può dirsi contrario al voto in condotta, al grembiule, al ritorno ai voti? Non siamo mica davanti alla Grande Riforma della scuola. Questa è normale manutenzione”.

    Il maestro unico…
    “I bambini non hanno bisogno di insegnanti specialistici ma di qualcuno che insegni loro a leggere, a scrivere e a fare di conto”.

    Ma il tempo pieno?
    “Le classi a tempo pieno aumenteranno”.

    Un maestro solo farà tutto il tempo pieno?
    “Maestro prevalente”.

    Mi aiuti. Il maestro fa 22 ore. Diciamo dalle 8 alle 12. E poi?
    “Ci saranno altri insegnanti”.

    Invece della compresenza, la presenza a seguire.
    “Per questo si parla di maestro prevalente”.

    E il non prevalente, che fa?
    “Inglese, informatica, religione, dipende…”

    Il maestro di religione rimane?
    “Sì”.

    Non è un po’ anacronistico?
    “E’ importante difendere le nostre radici, la nostra cultura…”

    La nostra cultura la facciamo difendere dai sacerdoti?
    “La nostra cultura è permeata dalla cristianità”.

    Facciamo un’ipotesi: una classe composta soltanto da bambini musulmani. Gli raccontiamo di Gesù Cristo?
    “Chi viene nel nostro Paese deve conoscere le radici, la cultura, le tradizioni”.

    Zapatero ha eliminato il crocifisso dalle scuole.
    “Da noi rimane ancora. Grazie a Dio. Non offendiamo i musulmani se lasciamo nelle nostre aule il crocifisso”.

    Il problema non sono i musulmani, sono i laici.
    “Massimo rispetto per chi non crede. Ma il crocifisso non è un’offesa per nessuno”.

    Lei ha cominciato a far politica a Desenzano.
    “Ho fatto la gavetta. Consigli comunali, provinciali, regionali”.

    Un giorno improvvisamente è arrivato Giacomo Tiraboschi, detto il giardiniere, che l’ha presentata al Cavaliere. Ed è stato subito feeling…
    “Il presidente mi fece i complimenti. Mi chiese come avevo fatto ad avere tanti voti alle elezioni”.

    E dopo poco la fece coordinatrice di Forza Italia in Lombardia…
    “Molti lo criticarono. Persone con tanta esperienza più di me si trovarono davanti una giovane donna. Ma sono riuscita a farmi accettare”.

    In Lombardia la situazione era difficile. Formigoni non parlava più con Paolo Romani…
    “C’era un po’ di conflittualità fra l’area cattolica-ciellina e l’area laica. Scegliere una persona che non c’entrava niente è stato un modo per scompaginare”.

    Veramente lei è un po’ ciellina.
    “Ho buoni rapporti con Formigoni, ho una formazione cattolica, ho molti punti di contatto con Cl”.

    Lei ha fatto parte dei sette saggi che hanno selezionato i candidati alle ultime elezioni…
    “C’erano Bondi, Denis Verdini, Chicchitto. Selezionavamo i curricula dei candidati”.

    Il popolo italiano non ha eletto nessuno. Ha solo ratificato le vostre scelte.
    “Non ha eletto nessuno, è vero. Però quel meccanismo tanto vituperato ha permesso a Berlusconi, ma anche a Veltroni, di nominare molti giovani e molte donne”.

    Si pente di qualche scelta?
    “Stanno dando tutti ottima prova di sé”.

    Anche Paolo Guzzanti?
    “Non condivido le sue ultime affermazioni”.

    Lei ha detto: “Veltroni parla come un rappresentante dei Cobas”.
    “Ho nostalgia del Veltroni del Lingotto, della sua disponibilità al cambiamento. Poi Veltroni è tornato il conservatore che è. Sulla scuola ha scelto di cavalcare la piazza e di dire alla gente cose false”.

    La sinistra è contraria al cambiamento?
    “Ormai rappresenta le corporazioni e i portatori di privilegi”.

    Una sinistra di destra.
    “Oggi non ci si divide più fra destra e sinistra ma tra chi vuole cambiare e chi difende lo status quo. Io non sono dalla parte dello status quo. La sinistra sì”.

    Quali sono il suo rapporto con Berlusconi?
    “Franco, schietto, sereno”.

    Non le sembra un po’ maschilista?
    “E’ un tifoso delle donne. Dice che sono caparbie e leali”.

    Berlusconi…
    “Berlusconi è privo di pregiudizi, ha una fiducia enorme nel genere umano e nelle persone, sa motivarle, sa cogliere i talenti ed è molto liberale. E’ intelligente, pragmatico, generoso e leale. Ama l’Italia ed è un servitore dello Stato.”

    Colgo un pizzico di culto della personalità…
    “Berlusconi è un leader. Questo ci consente di non doverne cercare uno, come succede a sinistra. Ce lo abbiamo in carne ed ossa e ce lo teniamo stretto”.

    Riesce a dirmi un difetto di Berlusconi?
    “E’ troppo buono”.

    Da lei non me lo aspettavo. Le ho chiesto un difetto.
    “E’ un po’ puntiglioso, ogni tanto con qualche simpatica vanità. E’ molto attento alla forma, è maniacale nel dettaglio”.

    Non sfugge un po’ troppo ai processi?
    “Le sue vicende con la giustizia sono una pagina dolorosa del Paese. La giustizia è un settore da riformare”.

    A causa dei processi al Presidente?
    “L’accanimento è sotto gli occhi di tutti”.

    Lei non critica quasi nessuno. Ma su Alemanno ha detto cose pesanti…
    “E’ una vecchia vicenda sulle quote latte.”

    No. Ha detto: “E’ stato bravo a farsi clientele al sud. Poi ha accollato al ministero miliardi di contributi”.
    “Non ricordo ma mi pare di aver detto che è bravo a crearsi del consenso”.

    Sa che è diventata molto prudente?
    “Alemanno si muove bene come sindaco”.

    Ma come ministro dell’Agricoltura…
    “Su alcune cose avevamo idee diverse, ma lo stimo molto”.

    Ricorda almeno che se la prese con Follini? “L’uomo dei se e dei ma”…
    “L’uomo della discontinuità”.

    E Luxuria? Ricorda di averla trattata male?
    “Luxuria ha idee opposte alle mie ma è una persona intelligente.”

    Ricorda Prodi? Disse: “Prodi non è cattolico, perché vuole i Pacs”.
    “Non ricordo questa polemica, ma non mi sembra di grande valenza”.

    Ricorda la polemica con Bossi? Vi siete detti delle cose tremende.
    “Lei dice? Oggi abbiamo un ottimo rapporto”.

    Oggi.
    “Mi ha fatto pure degli apprezzamenti”.

    Ha detto: “Ona brava tosa”.
    “Tusa”.

    Il solito paternalismo.
    “Ha detto che apprezzava il contenuto del decreto. Che la sua opinione sul maestro unico era stata fraintesa”.

    Fraintesa? Aveva detto: “Il maestro unico rovina i bambini”.
    “Io gli ho detto: “Dobbiamo avere fiducia negli insegnanti””.

    Bossi aveva anche detto: “Ministro dell’Istruzione una che non ha mai fatto l’insegnante?” E lei ha risposto che Bossi era in confusione mentale.
    “Ci sono state le scuse da parte sua e da parte mia e la cosa si è chiusa lì. La volta prossima prima di credere ad un’agenzia, chiamo il diretto interessato e verifico.”

    La colpa è dei giornalisti.
    “Qualche volta sì”.

    C’è un giornalista che non sopporta?
    “Non me ne occupo”.

    Non ci credo.
    “Se stessi lì a prendermela…”.

    Qualche giornalista che le dà fastidio…
    “Fastidio nessuno. Forse una volta Merlo sulla Repubblica ha un po’ ridicolizzato la mia figura. Ha anche stravolto i contenuti del mio decreto”.

    Ma a lei non importa…
    “E’ doveroso accettare critiche”.

    Ha detto qualche settimana fa che vuole abolire il 18 politico. Ma il 18 politico non c’è.
    “Pensavo alla cultura falsamente egualitaria, uno dei mali della scuola italiana”.

    Lo sa che su Facebook ci sono oltre 500 gruppi dedicati a lei? Il più frequentato ha 35mila iscritti. Si chiama: “Scommetto che almeno cinque milioni di persone detestano la Gelmini”.
    “Però ci sono anche moltissimi miei sostenitori su Facebook. Ci sono molti gruppi che mi sostengono con più di 50mila iscritti totali”.

    Ricorda la polemica sul basso livello delle scuole meridionali?
    “I giornalisti avevano travisato le mie parole”.

    Perfino il vostro alleato Raffaele Lombardo definì le sue parole “razziste”.
    “Se fossero state vere… Un signore mi aveva chiesto che cosa pensassi del fatto che i ragazzi del sud hanno qualche difficoltà rispetto ai ragazzi del nord. Io avevo risposto che secondo me bisogna fare della formazione a tutti gli insegnanti, dopo di che, se andiamo a valutare le scuole e vediamo quelle più in difficoltà, quegli insegnanti andranno più formati di altri”.

    Sono andato a sentire la registrazione. Lei disse: “E’ un dato oggettivo il dato scadente della scuola nelle regioni del sud. Non a caso noi quest’anno andremo a fare dei corsi intensivi agli insegnanti in Sicilia, in Puglia, in Calabria, e in Basilicata. Questo perché siamo perfettamente consapevoli che nella media le regioni del sud ci portano ad uno scadimento del livello qualitativo della nostra scuola.”
    “Non è colpa degli insegnanti, ma delle strutture e delle difficoltà generali del Mezzogiorno”.

    Poi i suoi critici le hanno ricordato l'”incidente” dell’esame di Stato, quando lei andò a farlo a Reggio Calabria, perché a Brescia era più difficile…
    “Io dovevo entrare nel mondo del lavoro. Non sempre in quel tipo di esame era premiato il merito, tant’è che è stato completamente riformato. Non potevo gravare ancora sulla mia famiglia. Quindi decisi di fare l’esame a Reggio Calabria. Mi sorpresero tutte le polemiche. Sa una cosa? Chi ritiene che fare l’esame a Reggio Calabria sia un problema di immagine è razzista. Reggio Calabria è Italia, come Brescia”.

    Ma a Reggio passa il 70 per cento e a Brescia la metà…
    “Moltissimi miei compagni che erano scesi con me da Brescia sono stati bocciati. Non è stato certo un esame semplice…”

    Se si scopre che il ministro della Difesa si è fatto raccomandare per non fare il servizio militare…
    “Io non sono stata raccomandata. Anzi, come tanti ragazzi, non avevo santi in Paradiso. Ho fatto un esame regolarissimo”.

    Lei ha detto: “I professori sono stati proletarizzati dal sindacato”.
    “Quanto guadagna un insegnante oggi? 1200 euro”

    Colpa della Cgil?
    “E’ il risultato di anni di lotte e contrapposizioni. Lo dico con forza: questo governo sta dalla parte degli insegnanti più della Cgil”.

    Le proteste hanno unito gli studenti ai professori.
    “E’ un po’ sospetta questa protesta che vede dalla stessa parte baroni e studenti. C’è qualcosa che non torna”.

    Che cosa non torna?
    “Non voglio dire oltre” .

    Le hanno contestato anche un accento. Quando disse “egìda” invece che “ègida”.
    “Ero molto emozionata in un’aula infuocata. Tutti urlavano. Era il giorno prima dello sciopero, stava succedendo di tutto”.

    Il ministro dell’Istruzione…
    “Può capitare, siamo esseri umani”.

    Lo scrittore Andrea Camilleri ha detto che lei non è un essere umano…
    “Anche per la Cortellesi sono un robot…”

    Gioco della torre. Guzzanti fratello o Guzzanti sorella?
    “Non butto nessuno dei due. Portano voti a Berlusconi”.

    Ventura o De Filippi?
    “La De Filippi mi piace molto. Ha la capacità di dialogare con i giovani”.

    Le donne che riescono nella vita hanno spesso un che di maschile…
    “La donna può mantenere la propria femminilità anche nell’esercizio della leadership. Le donne che scimmiottano l’uomo sono ridicole”.

    Di Maria Stella Gelmini ho letto: “E’ una donna con le palle”.
    “Luoghi comuni”.

    Ma le donne…
    “Le donne sono molto brave nel gioco singolo. Meno nel fare squadra”.

    Ha detto: “Scatta una sciocca concorrenza personale”.
    “Non credo di averlo detto”.

    L’ha detto.
    “Dobbiamo imparare dagli uomini che fanno politica da più tempo di noi.”

    Le intercettazioni, quelle che potrebbero riguardare lei e il ministro Carfagna…
    “Il mio presunto coinvolgimento in alcune telefonate di altre persone è veramente paradossale. Chi mi conosce sa perfettamente come sono fatta. Guardi, lei è il primo giornalista che mi ricorda questo episodio a cui non dà peso nessuno”.

    Dia retta a me, non è vero…
    “Gli italiani vogliono vedere i problemi risolti, avere qualche soldo in più in busta paga, pagare meno tasse”.

    Però se le intercettazioni non esistono…
    “Appunto, di che parliamo?”

    Ma esistono?
    “Non so se esistano o non esistano. Tutto questo è spazzatura per buttare fango sui politici”.

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