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Scuola, Ghizzoni (Pd): su tagli Governo usa due pesi e due misure e non ascolta il Paese

“Ci compiacciamo che il Governo, almeno sulle risorse per le paritarie, abbia ripristinato i fondi che aveva tagliato. Peraltro la legge sulla parità del 2000 l’ha realizzata il centrosinistra includendo nell’offerta formativa pubblica anche le scuole dell’infanzia gestite dai Comuni. Ma non possiamo accettare che si utilizzino due pesi e due misure. Così facendo si prende a schiaffi il Paese e tutti coloro, tantissimi, che in questi mesi hanno protestato per i tagli che mettono in ginocchio la scuola statale. Tremonti e la Gelmini sono stati sordi ad ogni appello. Evidentemente le famiglie, gli studenti e gli insegnanti della scuola statale italiana non hanno santi in Paradiso”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

 

Roma, 5 dicembre 2008

6 Commenti

  1. Metà delle tredicimila scuole paritarie gestite da enti religiosi: che lo Stato aiuta con 280 milioni l´anno. Seimila istituti e quarantamila prof la galassia dell´istruzione cattolica. Un giro d´affari che supera ogni anno il miliardo. Mezzo milione di iscritti: solo alle materne quasi 300mila
    di Sandro Intravaia

    ROMA – Oltre 6 mila istituti, quasi mezzo milione di alunni, 40 mila insegnanti e 18 mila tra bidelli e personale di segreteria. Ecco i numeri della scuola cattolica italiana, attorno alla quale ruota ogni anno un giro d´affari superiore a un miliardo di euro. In Italia, quello delle scuole non statali è un mondo piuttosto complesso. Per comprenderlo basta dare uno sguardo a “La scuola italiana in cifre: anno 2007”. La galassia delle scuole non statali è dapprima suddiviso in due grossi blocchi: quelle pubbliche e quelle private. Che a loro volta sono suddivise in altre due categorie: le paritarie e le non paritarie. Le prime partecipano alla spartizione di circa 537 milioni di euro che lo Stato assegna in base ad una legge del 2000. Le seconde devono cavarsela con mezzi propri.
    Una scuola può essere pubblica ma non statale? Sì, basta che sia gestita da un ente locale o pubblico: Comune, Provincia o Regione. È il caso di molte scuole materne: su 10.709 non statali 1.690 sono gestite direttamente dai Comuni, 246 dalle Regioni (come in Sicilia), 3 dalle Province e 405 da altri enti pubblici. Per ottenere lo status di scuola paritaria il gestore (ente pubblico o soggetto privato) deve avanzare richiesta all´ufficio scolastico regionale di competenza e, soprattutto, rispettare i requisiti stabiliti dalla legge 62 del 2000. Su un totale di 14 mila e 600 istituti privati sparsi in tutte le regioni italiane quasi 13 mila (l´88 per cento) sono paritari: facenti, cioè, parte del “sistema nazionale di istruzione” ed equiparati alle scuole statali.
    E le scuole cattoliche? Secondo una statistica dello stesso ministero, oltre metà delle 13 mila scuole paritarie che operano nel nostro territorio sono gestite da enti religiosi. La quota gestita da laici è pari ad un terzo del totale. Ma è nel settore dell´ex scuola materna (ora dell´infanzia) che la Chiesa può fare la voce grossa. Su 628 mila bambini italiani che ogni anno frequentano le scuole paritarie (il 38 per cento del totale), 280 mila sono iscritti in scuole religiose. Se queste ultime dovessero “fallire” sarebbe un dramma per migliaia di famiglie perché lo Stato non sarebbe in grado di provvedere: mancano locali e arredi. Anche nella scuola elementare e media non statale gli istituti confessionali prevalgono, con più del 70 per cento di iscritti.
    In totale, 280 milioni di contributo statale annualmente vanno diritto nelle casse delle scuole paritarie cattoliche. Ecco perché il taglio di 134 milioni previsto dal ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ha fatto storcere il naso ai vescovi e indotto il governo a fare marcia indietro.
    Repubblica 6.12.08

  2. «Sulla scuola due pesi e due misure», di FRANCO GARELLI
    E’ difficile comprendere il recente affondo della Chiesa italiana contro il governo per i ventilati tagli alle scuole paritarie, tra cui quelle cattoliche hanno un peso rilevante. Lo sconcerto è diffuso più nell’opinione pubblica che nel mondo politico (sempre diplomatico nei rapporti con la gerarchia ecclesiale) e coinvolge non solo l’area laica ma anche non pochi ambienti cattolici.

    Intendiamoci: la Chiesa può avere molte frecce nel suo arco nel rivendicare la parità di trattamento per le famiglie che scelgono la scuola privata rispetto a quella pubblica, nel ricordare che questo tipo di scuole hanno un peso piuma nel bilancio dell’istruzione (l’1%), nel denunciare che il decurtamento previsto dal governo di 1/3 dei fondi a suo tempo pattuiti dalla legge sulla parità scolastica può decretare la fine di questo importante servizio «pubblico»; ancora, nell’osservare che l’eventuale chiusura delle scuole «private» costringerebbe lo stato a prendersi a carico anche gli allievi di questi istituti, con un forte aumento della spesa pubblica per l’istruzione. Di qui la discesa in campo della Cei, che parla di «crisi profonda» della scuola paritaria e minaccia una mobilitazione in tutto il Paese degli istituti cattolici. Ciò che colpisce in questa dura reazione non è il merito di una questione da tempo controversa e sin qui senza una chiara (e auspicabile) soluzione, quanto i tempi e i modi in cui essa si è manifestata e il comportamento messo in atto al riguardo dagli attori coinvolti.

    In un momento di forte deficit delle risorse pubbliche, in cui la crisi della finanza creativa sta affossando l’economia reale, in cui si prevedono tagli e amputazioni per tutti i settori della società, desta sorpresa che le scuole cattoliche pensino di sottrarsi alla cura da cavallo a cui è sottoposto il Paese. La rivendicazione della Cei avrà richiamato a molti la penosa situazione in cui versa la scuola pubblica, che di tanto in tanto produce morti e feriti tra i giovani che la frequentano, per la carenza di adeguate risorse per riqualificare gli spazi e renderli all’altezza di un Paese civile. Chi ha più voce in capitolo? Chi ha più diritto ad alzare la voce?

    Il potere della Chiesa
    Altro punto controverso della vicenda è la pronta risposta del governo di fronte alla protesta dei vertici ecclesiali, che ha fruttato alle scuole paritarie l’immediato ripristino dei fondi decurtati (120 milioni per il 2009). Qui è emerso sia il «potere» della Chiesa nel far cambiare idea al governo nel giro di qualche ora; sia il diseguale trattamento che l’esecutivo riserva alle diverse parti sociali, pur in un tempo in cui si predicano sacrifici per tutti. Le opere della religione meritano certamente grande considerazione pubblica. Ma perché i partiti al governo sono stati così solleciti nel ripristinare i fondi per le scuole paritarie, mentre da mesi sono inflessibili nel confermare i pesanti tagli che attendono le università italiane e una ricerca scientifica sempre più ridotta al lumicino? È davvero sufficiente, come qualche «maligno» ha detto, che il Vaticano fischi perché Tremonti e Berlusconi obbediscano?

    Singolare è anche la minaccia avanzata nella circostanza dalla Chiesa per costringere il governo a modificare un provvedimento che penalizzava le sue strutture. Se non ascoltate, le scuole cattoliche scenderanno in piazza, potranno organizzare sit-in e lezioni all’aperto, «occuperanno» i media, proprio come hanno fatto in questi mesi il personale dell’Alitalia, le famiglie che protestavano contro il maestro unico, i dipendenti di aziende travolte dalla crisi. Come a dire, che il linguaggio rivendicativo è ormai di casa anche negli ambienti ecclesiali, disposti a mostrare (magari con pudore) i muscoli per difendere i propri valori e «interessi» e meglio operare per il bene comune.

    L’insieme della vicenda è comunque intricato. Anzitutto, quella del finanziamento della scuola privata (cattolica in particolare) è un’annosa questione che divide tutti i raggruppamenti politici, anche se i partiti del centro-destra sembrano i più sensibili e ossequienti ai richiami della Chiesa. Inoltre, la campagna della Chiesa per la scuola cattolica cade in un momento favorevole per l’istruzione privata, per la crescente domanda delle famiglie di ambienti più seri e omogenei per la formazione dei propri figli. Il trend rischia dunque di bloccarsi se lo Stato non interviene, se le famiglie in un periodo di crisi devono accollarsi per intero questo investimento formativo. Più in generale, la Chiesa italiana non si capacita del perché nella «cattolica» Italia non vi sia la parità di condizioni di scelta scolastica riscontrabile in molti altri Paesi europei, pur più distaccati dalla tradizione religiosa. Perché chi sceglie la scuola cattolica deve essere economicamente penalizzato in Italia, mentre ciò non succede nella laica Francia, dove gli istituti cattolici attraggono un numero di studenti tre volte superiore a quello delle omologhe scuole italiane? In sintesi, anche la crisi economica alimenta la battaglia sui temi della laicità dello Stato, coinvolgendo quel finanziamento alla scuola paritaria che da anni è oggetto di contesa pubblica.
    da La Stampa.it

  3. DICHIARAZIONE DI MARIA COSCIA, RESPONSABILE SCUOLA DEL GOVERNO OMBRA DEL PD
    “E’ sconcertante che il ministro Gelmini si preoccupi della sua immagine su You tube piuttosto che farsi carico, come prevede il suo compito, di far ripristinare i 23 milioni di euro tagliati dal governo per la sicurezza edilizia delle Scuole. Il Pd ha presentato due emendamenti in tal senso, alla Camera e al senato. Alla Camera il governo ha respinto l’emendamento mentre al Sento la discussione sulla Finanziaria è ancora in corso. Il Governo recepisca il nostro emendamento e ripristini i 23 milioni tagliati: sarebbe scandaloso se queste risorse non venissero reintegrate”.

  4. Dichiarazione della sen. Mariangela Bastico, ministro per gli Affari Regionali del governo ombra
    “Sui finanziamenti alla scuola ancora una volta Tremonti fa il gioco delle tre carte. I 120 milioni approvati oggi per la scuola sono del tutto inadeguati in quanto non ripristinano il taglio di oltre 132 milioni sulle scuole paritarie e non toccano neppure lontanamente il tagli di 456 milioni sulel scuole statali”. Lo dice la senatrice Mariangela Bastico, ministro per gli Affari Regionali del governo ombra.
    “Centoventi milioni – prosegue – che costituiscono da un lato soltanto una generica promessa di fronte alle dure proteste della Cei a favore della scuola paritaria, dall’altro sono incredibilmente tutto quello che che il governo sa dare alla scuola italiana dopo la grande mobilitazione di docenti, studenti e famiglie. Una vera vergogna: i soldi sono pochi e il governo non si assume la responsabilità che gli spetta di indicarne la destinazione”.
    “Ritengo – conclude la Bastico – che sia invece necessario il ripristino del fondo alle scuole paritarie e, contestualmente, una forte riduzione sui tagli insostenibili alla scuola pubblica. Il susseguirsi di emendamenti differenti sulla destinazione di questi 120 milioni conferma i contrasti tra le forze di maggioranza e l’assenza di una strategia sulla scuola e l’istruzione, oltre ad essere la dimostrazione che le risorse sono assolutamente insufficienti”.

  5. fabrizio dice

    Anche io sono uno studente univeristario molto preoccupato per il suo futuro.
    In particolare i tagli del governo alla scuola pubblica e alla sicurezza stessa delle nostre scuole sono intollerabili e rischiano di minare le basi della formazione di milioni di studenti.
    Confidiamo nell’aiuto e nell’appoggio di deputati e parlamentari come lei.
    Grazie

  6. La redazione dice

    Di seguito l’articolo tratto da repubblica.it sui fondi alle private. La Redazione

    Scuola cattolica, la Chiesa attacca. Il governo subito annulla i tagli

    Non sono servite manifestazioni, sit-in, o lezioni all’aperto. E’ bastata la minaccia della mobilitazione delle scuole cattoliche per far cambiare idea al governo nel giro di qualche ora. I fondi per le scuole paritarie “vengono ripristinati”, ha assicurato il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del Senato sulla finanziaria. “C’è un emendamento del relatore che ripristina – dice Vegas – il livello originario, vale a dire 120 milioni di euro. Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini”. Nonostante le rassicurazioni, anche il Papa ha fatto sentire la propria voce: “Gli aiuti per l’educazione religiosa dei figli – ha detto Benedetto XVI – sono un diritto inalienabile”.
    Contro il taglio originario di circa 130 milioni di euro aveva tuonato stamane monsignor Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, annunciando che “le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese”, contro i tagli previsti dal governo Berlusconi.
    “Non si tratta di restituzione – aveva lamentato Stenco – a questo punto si è aperta una crisi molto più profonda e le federazioni delle scuole cattoliche presto si mobiliteranno in tutto il Paese”. “Qui – aveva detto ancora – si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici”.
    “Nel 2000 – aveva spiegato ancora Stenco – la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio”. “Nel 2004 – ha proseguito – per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto – ha aggiunto – e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra”. “La Chiesa adesso – aveva concluso – deve tirare le sue conseguenze perché senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere”.
    Dopo le parole di Vegas, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, don Domenico Pompili, ha sfumato i toni della polemica. “I vescovi italiani – ha ricordato – sono preoccupati come emerso anche di recente da diverse voci del mondo cattolico, per il destino delle scuole pubbliche non statali, tuttavia pur consapevoli del momento economico e sociale che il Paese sta attraversando, confidiamo negli impegni che il governo ha assunto pubblicamente”.
    Ma poco dopo arriva la voce del Papa. “Il ventunesimo secolo sta mostrando con sempre maggiore chiarezza la necessità di forgiare la vita personale, familiare e sociale in accordo a quei valori irrinunciabili che esaltano la persona e tutta la comunità”, e fra questi rientra “l’adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose, come pure la promozione della gioventù”, ha detto Benedetto XVI questa mattina, ricevendo le lettere credenziali del nuovo ambasciatore di Argentina presso la Santa Sede, Juan Pablo Cafiero.
    5 dicembre 2008

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