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Università, Pd abbandona lavori commissione Cultura

Sul Decreto legge 180, ora all’esame della VII Commissione della Camera dopo l’approvazione del Senato, si registrano pesanti insoddisfazioni anche da parte della maggioranza, ma il testo è blindato.

“L’università ha bisogno di misure di riordino efficaci e ben fatte”. Lo dichiarano i deputati del Pd componenti della commissione Cultura della Camera che aggiungono: “di fronte ad una maggioranza che ha dichiarato di voler respingere tutte le nostre proposte di miglioramento del testo uscito dal senato siamo stati costretti ad abbandonare i lavori della commissione. Se la maggioranza – che attraverso gli interventi dei capigruppo del Pdl e della Lega ha apertamente manifestato in commissione la propria insoddisfazione per il testo – riuscirà a modificare il percorso parlamentare previsto per arrivare ad una terza lettura al Senato su un testo migliorato, il Pd non farà mancare il proprio contributo al dibattito”.

“Non accettiamo immotivate forzature perché non ci sono ragioni oggettive per accelerare il naturale iter parlamentare del decreto e proprio non si capisce – concludono – la fretta di ‘mettere’ l’approvazione del decreto sotto l’albero di Natale del ministro Gelmini”.

Roma, 10 dicembre 2008

8 Commenti

  1. @ Nicola Ciccoli – il cui disappunto è assolutamente condividisibile – rispondo con le parole di Luciano Modica: “Fortunatamente il PD è ricco di personalità culturali di spicco ma gli intellettuali spesso non amano il gioco di squadra”. Commenta così Luciano Modica, responsabile nazionale università del PD, alcune recenti polemiche in merito a dichiarazioni di esponenti del PD sul decreto-legge n. 180 relativo all’università, attualmente in fase di conversione in legge da parte della Camera. “La linea politica del PD – continua Modica – è chiara e univoca. Il provvedimento governativo ha qualche norma condivisibile almeno negli obiettivi, ma non risolve veramente nessun problema del sistema universitario italiano, anzi rischia di complicarli con l’ennesimo intervento tampone mentre gli insopportabili tagli finanziari del 2010 incombono già all’orizzonte. Il PD ha varato ad ottobre un decalogo programmatico proponendo un approccio organico e strategico alla crisi universitaria, da condividere, se possibile, col governo e con la maggioranza nell’interesse del futuro del Paese. Speriamo che il nuovo anno porti qualche novità concreta su questo fronte.” Il decreto-legge contiene anche una nuova norma che lega una parte degli aumenti stipendiali dei docenti universitari alla loro produttività scientifica, secondo un’idea che fu proposta dall’on. Tocci nella scorsa legislatura e dall’on. Bachelet in questa. Modica prosegue: “Si può e si deve discutere in Parlamento per migliorare il lato tecnico della norma così da renderla funzionante e davvero efficace ma è indubbio che si tratta di un aspetto che il PD giudica cruciale tanto da averlo inserito a suo tempo anche nel decalogo programmatico. I docenti universitari devono dimostrare lungo tutta la carriera di essere dei bravi insegnanti e dei bravi ricercatori, perché è questo il senso stesso di università in Europa, e i migliori devono essere premiati anche in termini stipendiali. Del resto la qualità didattica universitaria ha come presupposto la qualità scientifica del docente. Anzi è giunto il momento – conclude Modica – di dire chiaramente, di fronte ai continui attacchi indiscriminati, che il PD si schiera apertamente a fianco di quelle migliaia e migliaia di docenti universitari che svolgono il loro lavoro con passione continua e impegno indefesso nonostante le difficilissime condizioni logistiche e finanziarie. Sono coloro a cui si deve l’alto livello internazionale della ricerca e della formazione in molte università italiane e in molti settori sia scientifici e tecnologici che umanistici. Sono gli stessi che reclamano da tempo una valutazione seria e stringente dei risultati del loro lavoro scientifico e didattico e che non sopportano di essere frettolosamente e ingiustamente equiparati ai fannulloni”.

  2. Ric Pre dice

    Col presente comunicato, i ricercatori precari intendono prendere posizione su una 
delle numerose vertenze suscitate dall’approvazione del 
DL 133. In base all’art. 72, comma 11 della Legge 133 /08,
le Universita’ possono ricorrere al del pensionamento
 forzoso dei ricercatori e tecnici/amministrativi che abbiano 
maturato 40 anni di anzianita’ contributiva. Da molte parti,
 sia a livello sindacale che a livello accademico, si sono
 levate proteste e denunce, in quanto il provvedimento 
sarebbe iniquo, irrazionale e discriminatorio, essendone
 esclusi i professori associati e ordinari. I ricercatori precari condividono in pieno tali affermazioni, ed invitano quindi Governo e Parlamento ad ESTENDERE SU TUTTO IL PERSONALE DOCENTE, ivi compresi professori ordinari ed associati, la possibilita’ di pensionamento forzoso di coloro che abbiano raggiunto i 40 anni di contributi.

    RNRP-Rete Nazionale Ricercatori Precari
    APRI- Associazione Precari della Ricerca Italiani

  3. Luca Schiaffino dice

    La ringrazio per aver sottoscritto il comunicato sul d.l. 180. Mi auguro che la politica abbandoni il tradizionale approccio accademico-gerarchico e cominci ad affiancare alle giuste preoccupazioni per il ruolo sociale e culturale dell’università anche l’idea che atenei e dipartimenti sono luoghi di lavoro e i ricercatori precari non sono solo i paria della gerarchia accademica, ma anche e soprattutto lavoratori ai quali dovrebbero essere riconosciuti diritti e garanzie. A 38 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori è inaccettabile che le università non siano più i luoghi del progresso e dell’innovazione, ma posti di lavoro nei quali si sperimentano quotidinamente forme di lavoro cui vengono negati diritti che dovrebbero fare ormai parte del nostro patrimonio culturale. Invece i nostri atenei sono attraversati da storie di ambienti di lavoro insalubri e malsani, lavoratrici che per avere un figlio sono costrette a restarsene per mesi senza contratto perché i nostri docenti “non possono permettersi di pagare gente che non lavora”, gente che si ammala nell’indifferenza generale, tredicesime, ferie e orari di lavoro inesistenti. Al punto che il ragazzo di Catania morto di cancro a soli 29 anni a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza nel suo laboratorio (caso non isolato!) è arrivato a sentirsi dire che non poteva continuare a lavorare perché non aveva senso sprecare una borsa di studioper uno ormai ammalato di tumore. Meglio conservare la borsa di studio per l’anno successivo per un altro studente.

  4. La redazione dice

    Segnaliamo questo articolo pubblicato sull’Unità dell’11 dicembre 2008

    Rientro dei cervelli. Il governo va sotto in commissione sul Dl Gelmini

    Il governo va sotto sul parere al disegno di legge Gelmini sull’Università già approvato al Senato. È accaduto ieri in commissione Esteri alla Camera, dove era stato posto un rilievo sulle norme per ottenere il rientro dei «cervelli» all’estero: l’equipollenza
    della struttura senza tener conto che all’estero si diventa docenti anche senza concorso in alcuni casi e
    con modalità ben diverse da quelle usate qui in italia. Banchi vuoti tra le fila della maggioranza. Pd e Idv votano contro il parere della relatrice
    Michaela Biancofiore e battono il governo che va sotto di un voto: 5 contro, 4 a favore. Il tutto accade in presenza del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, che in precedenza aveva espresso espresso «preoccupazione» per le risorse tagliate
    al suoministero per trovare la copertura al dl. L’opposizione ha contestato non solo i tagli ma anche i meccanismi dei concorsi e le modolità indicate
    per il rientro di «cervelli» dall’estero.
    Ma non finisce qui. La fretta di chiudere prima del Natale con il dl Gelmini ha provocato un «terremoto» anche in Commissione Istruzione.
    «Una seduta surreale quella odierna» – sottolinea Manuela Ghizzoni, capogruppo in commissione Cultura a Montecitorio. «Ci sono stati momenti in cui la stessa maggioranza ha fatto le pulci al provvedimento, sostenendone una terza lettura».
    Un parapiglia poi sedato dal presidente Valentina Aprea ma che non rassereneato tutti gli animi. Come
    racconta il deputato piddì Andrea Sarubbi sul suo blog: «Prima Emerenzio Barbieri (Pdl) accusa il governo di non concedere tempo sufficiente al Parlamento per discutere i decreti. Poi l’accusa di non saper scrivere i testi normativi in italiano,
    visto che2 commidello stesso articolo affermano cose opposte. Infine la relatrice Aprea che zittisce Paola
    Goisis della Lega».
    La seduta è sospesa, la maggioranza torna in commissione più compatta.Di fronte però dell’intenzione del governo e del relatore di dare parere negativo a tutti gli emendamenti, il Pd ha deciso di abbandonare i lavori.

  5. Nicola Ciccoli dice

    Leggo dal sito di Repubblica che in Commissine Cerami avrebbe detto:
    “La ministra Gelmini, piuttosto che premiare i docenti che pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche, dovrebbe dare consistente valore alla didattica, che ad oggi non costituisce alcun punteggio nell’ambito della carriera universitaria”. E aggiunge: “Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carri eristico.”
    Se è questa la posizione del PD sull’Università, cioè premiare i meriti didattici più di quelli scientifici e considerare la quasi totalità delle pubblicazioni scientifiche come carta straccia io, dalle prossime elezioni e per la prima volta nella mia vita, voterò per il centro destra.

  6. CONCORSI UNIVERSITARI:
    COME IL GATTOPARDO TUTTO CAMBI PERCHE’ NULLA CAMBI
    Dietro ad un indirizzo giusto di meritocrazia si nascondono possibilità e percorsi che consentono il perpetuarsi di baronie e clientele aumentando la precarietà.
    Il D.L. 180/08 (“Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca”), esaltato dagli organi di stampa vicini al centrodestra come una riforma epocale del nostro sistema universitario, rappresenta in realtà una “riformicchia” che non affronta realmente alcun problema reale, non riduce se non in minima parte i tagli introdotti dalla legge 133/08 che a partire dal 2010 avranno effetti dirompenti sui bilanci di quasi tutte le università italiane e, anche nei punti apparentemente condivisibili, contiene scappatoie che consentiranno ai potentati accademici di aggirare sistematicamente tutte le novità sbandierate.
    Sul piano della sicurezza sociale e della tutela del lavoro, siamo purtroppo costretti a denunciare come, durante la conversione del decreto da parte dell’aula del Senato, sono stati introdotti due emendamenti che rappresentano un vero attentato contro le prospettive di stabilità dei tanti precari della ricerca che popolano le università italiane.
    Con il primo di questi emendamenti si sono destinate le risorse finanziarie destinate all’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato anche ad una figura di contrattisti precari introdotta dall’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230 (“riforma Moratti).
    Con il secondo emendamento si è stabilito che i concorsi per l’assunzione di questo personale precario siano esclusi dalle nuove regole concorsuali più meritocratiche introdotti dallo stesso D.L. 180/08 e si svolgano con regole stabilite localmente da ogni singolo ateneo.
    Il risultato è ovvio: un corposo travaso di fondi dai contratti a tempo indeterminato verso contratti precari e un incentivo ai baronati accademici a ricorrere a questi ultimi in virtù della possibilità di manipolarne più facilmente l’esito concorsuale e del maggior controllo che la spada di Damocle della precarietà consente di esercitare sui propri sottoposti.
    Più precarietà e più potere ai baroni, quindi, proprio mentre la maggioranza ed i giornali ad essa vicini contrabbandano sfacciatamente questo decreto come “portatore di meritocrazia”.
    In realtà ciò che davvero non è più rimandabile è un intervento che ponga fine alla vergognosa situazione per la quale oggi le università e gli enti di ricerca si reggono sul lavoro di un grande numero di ricercatori e docenti precari per i quali non valgono le più elementari norme del diritto del lavoro (maternità, ferie, orari, tutela della salute e della sicurezza, protezione in caso di vacanza contrattuale, tredicesima mensilità, contributi previdenziali adeguati…) e le cui prospettive lavorative non sono in alcun modo legate a merito e capacità, ma a variabili per essi casuali e non controllabili.
    Tale situazione è stata creata dall’incapacità dell’Italia di allinearsi alle altre grandi nazioni europee, la cui percentuale di ricercatori sulla popolazione attiva è doppia rispetto alla nostra, e richiederebbe una politica non di ulteriore precarizzazione, ma di maggiori investimenti che consentano di confermare per il 2009 e potenziare significativamente negli anni successivi il reclutamento straordinario previsto dal Governo Prodi. I ricercatori e docenti precari italiani sono oggi stimati in diverse decine di migliaia, ma il loro numero esatto è purtroppo sconosciuto in quanto tutti i tentativi (alcuni tuttora in corso) di istituire un censimento a livello nazionale o anche solo di singola università è sempre sistematicamente naufragato di fronte alle resistenze del ministero, delle università e financo dei singoli dipartimenti. Una moltitudine fantasma, insomma, che le iniziative della maggioranza espongono ancor più alla precarietà e all’arbitrarietà dei potentati baronali.
    On. Pina Picerno, On. Manuela Ghizzoni, On. Teresa Bellanova, On. Maria Anna Madia, On. Ivano Miglioli Associazione 20 maggio – Flessibilità, “Coordinamento Parlamentari del PD contro la precarietà e per una flessibilità sicura”

  7. redazione dice

    Oggi è successo anche questo alla Camera:

    UNIVERSITÀ. Corsini, Pd: Opposizione manda sotto il governo in Commissione Esteri su Dl Gelmini

    “Il decreto non consente rientro dei cervelli”

    “L’opposizione ha messo in minoranza il Governo in commissione esteri sul contestato decreto Gelmini riguardante l’Università”. Lo dice Paolo Corsini, deputato del Pd il quale sottolinea che “grazie al voto contrario di Pd, delegazione Radicale e Italia dei Valori abbiamo contestato la formulazione su uno dei punti più importanti del provvedimento cioè il rientro dei Cervelli dall’estero perché pur condividendo ovviamente il fine la norma otterrebbe esattamente l’obiettivo opposto, cioè l’allontanamento delle eccellenze dai nostri atenei”.

    Roma, 10 dicembre 2008

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