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Alla camera dei deputati: «1938-2008: settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare»

Presso la Camera dei Deputati, questa mattina si è svolta l’iniziativa “1938-2008: settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare”. La celebrazione è stata aperta dal Presidente della Camera On. Fini. All’incontro sono intervenuti il Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, il direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, Michele Sarfatti, Nedo Fiano e Zoe Brandizzi. È stata una occasione importante e solenne per ricordare la più brutta pagina della nostra storia e riconosco al Presidente Fini di aver svolto un significativo intervento che apprezzo e condivido pienamente. Fini ha infatti ricordato le gravi responsabilità del fascismo e i silenzi di parte della gerarchia ecclesiale, il chè naturalmente non cancella l’azione coraggiosa svolta da numerosi cittadini, antifascisti, esponenti del mondo cattolico e religiosi che hanno consentito di salvare moltissimi ebrei.

Potete rivedere gli interventi collegandovi al sito http://www.camera.it/serv_cittadini/21262/21565/22106/documentotesto.asp

 Manuela Ghizzoni

2 Commenti

  1. La redazione dice

    Segnaliamo sull’argomento questo comunicato stampa.

    Leggi razziali: Ghizzoni, “Da Fini parole di alto valore storico”

    “L’intervento del Presidente Fini all’iniziativa “1938-2008: settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare”è stato di alto profilo istituzionale e politico e, mi sia consentito anche un parere di carattere storico – visto che si tratta della mia professione – significativo dal punto di vista storico. È stata una occasione importante e solenne per ricordare la più brutta pagina della nostra storia. Riconosco al Presidente Fini di aver svolto un significativo intervento, che apprezzo e condivido pienamente. Fini, dando seguito ad una esplicita richiesta del nostro Gruppo, ha ricordato le gravi responsabilità del fascismo e i silenzi di parte della gerarchia ecclesiale, il ché naturalmente non cancella l’azione coraggiosa svolta da numerosi cittadini, antifascisti, esponenti del mondo cattolico e religiosi che hanno consentito di salvare moltissimi ebrei e gettato le basi per una rinascita democratica”.
    Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

  2. Redazione dice

    Per chi vuole invece leggersi un sunto dell’intervento di questa mattina del Presidente della Camera dei Deputati, si riporta una nota di agenzia (APC)

    Rievocando le leggi razziali, “una pagina vergognosa della storia italiana”, Fini ha osservato che “hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende del nostro popolo”. Alla presenza di Renzo Gattegna, Presidente dell`Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dello storico Michele Sarfatti e di Nedo Fiano, testimone dell`orrore di Auschwitz, Fini ha ricordato che “settant`anni fa, gli ebrei italiani furono colpiti, come uomini e come cittadini, da provvedimenti che stabilirono assurde discriminazioni nella vita economica e civile; l`allontanamento dagli uffici pubblici, dalle banche e dalle assicurazioni; o la proibizione di avere dipendenti o di possedere terreni e aziende. Particolarmente odiose furono le discriminazioni ai danni dei bambini e dei ragazzi o quelle che prevedevano il divieto dei matrimoni misti”.

    Il presidente della Camera ha citato l’esempio tra i tanti di Rita Levi-Montalcini, premio Nobel e senatore a vita. “Con la memoria di questa infamia – ha sottolineato Fini – dobbiamo fare i conti, dopo settant`anni, come nazione e come cittadini. Farli senza infingimenti e senza ambiguità. Il fatto che tali provvedimenti siano stati approvati a Montecitorio provoca un sentimento di tristezza, pur nell`ovvia considerazione che la Camera dei deputati della Repubblica italiana non ha nulla a che vedere con l`Assemblea che il fascismo aveva svuotato di qualsiasi contenuto democratico”.

    “Oggi – ha aggiunto Fini – fare seriamente i conti oggi con l`infamia storica delle Leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell`anima italiana. Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti d`umanità e solidarietà.
    Tra queste cause c`è certamente l`anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938, ma che era comunque già presente nell`esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime.
    Segni inequivocabili di razzismo s`erano già manifestati nella politica coloniale. Vale la pena ricordare la campagna propagandistica, ‘faccetta nera’, che fu lanciata subito dopo la guerra d`Etiopia contro quella che era definita la ‘piaga del meticciato’. Un Regio Decreto del 1937 vietò le ‘relazioni matrimoniali’ tra gli italiani e quelli che erano chiamati i “sudditi delle colonie africane”.

    “L`odiosa iniquità delle Leggi razziali – ha ricordato Fini – si rivelò in modo particolare a quegli ebrei che avevano aderito al fascismo. Tra i nomi più noti c`è quello di Guido Jung, che era stato ministro delle Finanze tra il 1932 e il 1935. Oppure quello di un intellettuale come Ettore Ovazza, che aveva partecipato alla fondazione del Fascio di Torino e che nel 1937 aveva confutato un libello antisemita di Paolo Orano”.

    “Ma l`ideologia fascista – ha rilevato il presidente della Camera – non spiega da sola l`infamia. C`è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime, che certo non tollerava manifestazioni di esplicito dissenso, oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell`informazione e ancor più dell`educazione e dell`istruzione esercitato per un quindicennio.
    Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso alla propensione al conformismo. Penso ad una possibile condivisione, sotterranea e oscura, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto a una vocazione all`indifferenza più o meno diffusa nella società di allora”.

    “Denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo – ha insistito Fini – non deve insomma portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli ‘italiani brava gente'”.

    Il presidente della Camera ha comunque ricordato anche “il coraggio di quegli italiani che seppero opporsi alla barbarie del razzismo e dell`antisemitismo, soprattutto dopo il `40 nel tempo orribile della Shoah: Giorgio Perlasca, il questore di Fiume, Giovanni Palatucci, il Console di Salonicco, Guelfo Zamboni”.

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