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Scuola, Ghizzoni (Pd): “Perché il governo non vara il piano di intervento?”

“Come potrà domani il consiglio dei Ministri approvare lo schema dei regolamenti sul nuovo ordinamento scolastico se ancora non è ufficializzato il piano programmatico dal quale devono discendere i regolamenti stessi, così come previsto dalla manovra estiva?”.
Se lo chiede l’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera.
“Domani – prosegue Ghizzoni – il consiglio dei Ministri dovrebbe approvare lo schema di regolamenti sulla scuola di infanzia, primaria e medie e sul dimensionamento scolastico. Come previsto dalla manovra d’estate questi regolamenti devono recepire le indicazioni contenute nel ‘piano programmatico di intervento’ che, vale la pena ricordare, contiene le indicazioni precise sui tagli. Cioè, quali cattedre, quali posti di lavoro sopprimere, quali materie cancellare, di quante ore riodurre il tempo scuola. Il tutto al fine di raggiungere gli 8 miliardi di euro di risparmi voluti da Tremonti dalla manovra estiva. La scorsa settimana a palazzo Chigi c’è stato un importante incontro del governo con le parti sociali per discutere i contenuti del piano. L’esito dell’incontro è stato reso noto in un verbale in cui è scritto che il governo accoglieva modifiche significative al piano programmatico. C’è un però: ad oggi il piano contenente le modifiche decise nell’incontro a palazzo Chigi non è ancora stato reso noto. Il governo faccia chiarezza al più presto”.

1 Commento

  1. La redazione dice

    Segnaliamo sull’argomento l’articolo di Maristella Iervasi apparso oggi su L’Unità.

    “Il regalo della Gelmini per Natale: i maestri faranno i supplenti”

    La Gelmini usa i docenti come tappabuchi: quelli di ruolo faranno i supplenti. Via il modulo, stop alla compresenza. Le classi a tempo pieno non aumentano. Seconda lingua alle medie ma solo per gli italiani.
    Il pacco di Natale della Gelmini alle famiglie e agli insegnanti è pronto. Con i regolamenti applicativi sul primo ciclo (infanzia, elementari e medie) e la riorganizzazione della rete scolastica che oggi il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare, si assesta un duro colpo alla scuola: salta il modello pedagogico del modulo, il tempo pieno resta ma solo come quantità oraria: ci sarà un maestro al mattino ed uno al pomeriggio. Stop alla compresenza del team in tutte le classi, dalla prima alla quinta. Addirittura, i docenti di ruolo che per la cura dimagrante all’istruzione imposta da Tremonti – 8 miliardi di tagli in tre anni – fossero in esubero, potrebbero finire a fare i supplenti con un massimo di 3 scuole di riferimento nella provincia. In pratica sarebbero jolly senza confini d’insegnamento: potrebbero cioè (ri)tornare alla scuola dell’infanzia o impiegati per il sostegno. Maria Coscia, responsabile scuola Pd: «Hanno dovuto cedere sull’opzione delle famiglie ma per far quadrare i conti dei tagli stanno distruggendo la primaria. Un’imposizione di nuove regole fuori dal verbale consegnato ai sindacati e che esulano persino da quando scritto nel piano di riforma». Mimmo Pantaleo, Flc-Cgil: «Attacco feroce, altro che valorizzazione della scuola».

    IL VERTICE ieri con Tremonti. Il Miur è riuscita a convincere il Tesoro che l’obiettivo del risparmio di 42.105 posti docente per l’anno scolastico 2009/2010, di cui 10mila alla primaria, è realizzabile, proprio facendo saltare la compresenza in tutte le classi. Con il maestro unico o prevalente a 24 ore solo nelle prime classi (stimate in 19.700) si risparmierebbero 7-8mila posti d’insegnante. Con la scuola a 27 ore, altri 5mila. E se le famiglie scegliessero il modello a 30 ore il risparmio salirebbe a 2.300 posti docente. Le cattedre a 18 ore alle medie e superiori e così via. Ma quel che sfugge alla Gelmini maestra unica è il grande caos che tutto questo provocherà fin da subito e per i prossimi anni nelle scuole.
    La continuità didattica verrebbe messa a rischio mentre verrebbe scombinata l’organizzazione. Se prima nel modulo c’erano 3 insegnanti che ruotavano su 2 classi, ora ci sarebbero 6 ore che non si potranno più fare. E così a catena, la questione dell’organico con la pesante perdita dei posti e le “regole” sulla mobilità da rispettare. Senza contare i problemi legati alla disomogeneità: il Sud con un alto numero di personale scolastico a tempo indeterminato, il Nord e il Centro «butteranno» fuori dalla scuola i precari. Una gestione-pasticcio. Dal 2010-2011 inoltre si aprirebbe un altro giro di valzer: dovrebbero aumentare gli alunni per classe e il maestro unico verrebbe esteso a regime nelle classi successive alle prime. E scatterebbe anche la riforma dei licei e degli istituti tecnici.

    TEMPO PIENO
    La protesta dell’Onda, del sindacato e del Pd, ha costretto la Gelmini a confermare due docenti per classe. Ma altro che tempo pieno «incrementato del 50%», come ha dichiarato Berlusconi. Restano gli stessi posti dell’anno scolastico in corso, ma con una differenza sostanziale: tempo scuola a specchio e non tempo pieno. Fine delle uscite didattiche e laboratori.

    MOBILITÀ
    I docenti di ruolo in esubero verranno utilizzati «prioritariamente» nell’ambito della scuola di titolarità e in subordine in ambito provinciale «su posto o frazione di posto relativo ad altro insegnamento, anche in diverso grado di istruzione», se in possesso di abilitazione o titolo di studio.

    REGIONI
    Potrebbero dare battaglia sull’erogazione dei servizi. I plessi della scuola dell’infanzia sono ammessi solo con almeno 30 bimbi iscritti; per la primaria 50; nei centri urbani 2 corsi completi.

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