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Pillola abortiva: “Non si può bloccare”, intervista a Guido Rasi direttore Agenzia Italiana del farmaco

ROMA – «Non ci sono strumenti di alcun genere per fermare il percorso di approvazione della pillola abortiva. Guido Rasi, direttore dell’Aifa (agenzia italiana del farmaco) conferma. E’ imminente l’arrivo in Italia della RU486, pasticca monodose per l’interruzione volontaria di gravidanza, alternativa all’intervento chirurgico. E’ verosimile che la Ru 486 «arrivi all’attenzione del cda a febbraio dopo un passaggio in comitato prezzi e rimborso».

Dottor Rasi, si è molto discusso in questi giorni su eventuali iniziative che l’Italia potrebbe assumere per non accettare la richiesta di autorizzazione al commercio presentata dall’azienda francese Exelgyn. Esistono ancora margini di intervento?

«Non c’è nessuno strumento., né tecnico scientifico, né da parte del Parlamento che ha presentato recentemente una mozione. Questa è una procedura cosiddetta di mutuo riconoscimento. Significa che il farmaco è stato già autorizzato dall’agenzia europea, l’Emea, e che gli Stati dell’Ue devono a loro volta adeguarsi a quella decisione».

Il Cda avrebbe dovuto valutare la registrazione della pillola questa settimana. A cosa è dovuto il ritardo, forse a polemiche e pressioni?

«Nessuna pressione. Questa settimana c’è stato l’ultimo esame del comitato tecnico. L’argomento non era invece all’ordine del giorno dello scorso Cda. Ora mancano gli ultimi tasselli. Stabilire quanto costerà questo prodotto. Poi ci sarà la valutazione del Cda. Ma credo che lì approvazione sarebbe tutto sommato il male minore per chi in Italia osteggia la Ru 486».

Il male minore, perché?

«Il farmaco in base al meccanismo europeo dovrà comunque essere commercializzato in Italia e allora ci sarebbe il rischio della vendita diretta, in farmacia. Qualunque donna potrebbe acquistarlo dietro presentazione di ricetta medica. L’approvazione da parte dell’Aifa prevede invece che la pillola venga distribuita solo in ospedale, sotto controllo medico e secondo il meccanismo della legge 194 sull’aborto».

Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella vorrebbe presentare un’istanza all’Emea. Sarebbe una via per bloccare la Ru486?

«Già l’Ungheria ha richiesto un arbitrato all’Emea e l’ha perso. Quindi questa strada è difficilmente percorribile».

Quali iniziative prenderà l’Italia per vigilare sugli effetti collaterali e gli eventi avversi legati al farmaco? Quando il comitato scientifico Aifa approvò il prodotto a febbraio (col precedente governo, capo dell’Aifa era Nello Martini, ndr) venne messo agli atti un dossier dove erano documentati 16 casi di morte.

«Molto probabilmente la pillola abortiva entrerà a far parte del programma di farmaco-vigilanza che impone la segnalazioni di tutti gli eventi avversi legati al suo impiego. Se dovessimo ricevere informazioni allarmanti allora a quel punto potremmo prevedere di chiederne la sospensione».

Margherita De Bac – Corriere della Sera 20-12-08

1 Commento

  1. Redazione dice

    Pubblichiamo una interessante intervista al Dottor Baulieu, padre della pillola abortiva RU486

    Il Dottor Pillola: “La mia Ru486, vi spiego perché va difesa”
    Nel caos organizzato del suo ufficio, l’opera completa di Pasteur e le ultime riviste scientifiche si mischiano ai frivoli schizzi della pittrice Niki de Saint Phalle. Per entrare bisogna superare pile di libri a terra. Sulla scrivania, accanto ai figli e ai nipoti, c’è la fotografia di Gregory Pincus, padre della pillola contraccettiva. All’età di ottantadue anni appena compiuti, Emile-Etienne Baulieu dovrebbe già essere in pensione. Ma continua ad occupare attivamente una stanza all’Inserm di Parigi, l’istituto nazionale per la ricerca, dove dirige e smista consulenze, ricerche, conferenze. E’ l’inventore della pillola abortiva. Mister Ru486. Ovvero l’acronimo tra la casa farmaceutica (Roussel-Uclaf) e il numero della molecola di mifepristone. La pillola della discordia, “kill pill” per i nemici, che in Italia non è mai stata approvata. “Non mi faccia polemizzare” premette subito lui, dopo essersi inchinato per un desueto baciamano. In realtà, Baulieu è abituato a fare l’avvocato di se stesso.

    “La Ru486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché – sostiene – la scienza si è alleata con il femminismo”. Completo scuro, pochissimi capelli bianchi, sguardo diretto e un sorriso ammiccante, quest’uomo sembra non voler invecchiare. Ha presieduto l’Accademia delle Scienze fino al 2004, ed è ancora una centrale di potere e affari del mondo medico francese. In questi giorni chiede spesso alla segretaria una rassegna stampa dal nostro paese. “I problemi di coscienza sull’aborto – commenta – sono vecchi quanto l’umanità. Non sarò certo io a poterli risolvere definitivamente”. Baulieu fa spallucce. “Nella mia vita ho subìto anatemi, minacce, assalti.

    Per parlare al College de France, vent’anni fa, dovettero darmi la scorta. Quando arrivai a Washington, negli anni Novanta, trovai cartelli che mi paragonavano a Mengele. Ma è acqua passata, ormai. L’Italia mi sembra incredibilmente in ritardo: vuole riaprire un dibattito che altrove non esiste più da decenni”. Prende da un cassetto una cartella di fogli. “Quando viaggio per conferenze cito spesso questa frase: “In fondo nessuno può essere sicuro di quando comincia la vita umana”. E’ di Joseph Ratzinger, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina e la Fede. Come intellettuale lo rispetto molto, ma è ovvio che adesso siamo su fronti opposti”.

    La scoperta della pillola avvenne quasi per caso nel 1982. “Cercavamo un sistema per inibire i ricettori del progesterone, l’ormone della gravidanza – racconta Baulieu – Assunto entro le prime settimane dal concepimento, il mifepristone impedisce all’ovulo fecondato di impiantarsi nell’utero, provocando un aborto spontaneo. Alcune delle pazienti sulle quali l’abbiamo sperimentata in Svizzera – ricorda – già dopo qualche giorno andavano a sciare senza problemi”. L’aborto chimico è comunque doloroso. Due giorni aver preso la pillola va assunta un’altra sostanza (la prostaglandina) che provoca le contrazioni per l’espulsione dell’embrione.

    “Non dico certo che sia piacevole, né facile: nessuna pillola e nessun medico potranno alleviare il dramma di un aborto. Io – continua Baulieu – ho voluto soltanto offrire la possibilità di scegliere. La Ru486 permette di vivere questo brutto momento a casa propria, nell’intimità, aiutate da famigliari e amici. Ma conosco molte donne che mi hanno confessato di non voler pensare a niente e lasciare tutto al lavoro dei medici: in questo caso anche io consiglio l’anestesia e l’operazione”.

    La Ru486 è autorizzata in quasi tutto il mondo. Viene usata ogni anno da tre milioni di donne, secondo alcune stime. E’ un farmaco approvato dall’Unione europea, vietato soltanto in Irlanda, Portogallo e Italia. L’ultimo rinvio della nostra Agenzia per il Farmaco non coglie di sorpresa Baulieu. “In fatto di retorica voi italiani siete molto forti. Posso solo replicare con i fatti” commenta con una smorfia ironica. In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 46%) sceglie l’aborto chimico. Nel settore pubblico la percentuale è leggermente più alta (49%) ed è in continuo aumento. La pillola “anticongestionale”, come la chiama Baulieu, non ha spostato le statistiche dell’aborto che, negli ultimi trent’anni, rimangono stabili. E’ venduta in India e in Cina come farmaco generico.

    Dall’anno scorso, il ministro della Salute francese ha deciso che può essere prescritta anche fuori dalle strutture ospedaliere, da medici autorizzati o presso consultori famigliari. La Ru486 è permessa fino al quarantanovesimo giorno dal ciclo mestruale: dopo è possibile unicamente l’aborto chirurgico. Il protocollo, i dati. Baulieu ha un atteggiamento impassibile. Si scalda soltanto quando, con un moto d’orgoglio, rivendica i risultati della sua invenzione. “Il successo clinico è del 95% – spiega – e i rischi di complicazioni vengono considerati minimi, comunque non superiori a quelli che comporta l’asportazione chirurgica dell’embrione”.

    La storia della Ru486 non assomiglia a quella di nessun altro farmaco. Baulieu conserva ritagli di giornali, spezzoni di trasmissioni. “E’ stato così fin dall’inizio. Il vecchio cardinal Lustiger disse che si trattava di “un’arma chimica contro il feto”. E la campagna di demonizzazione ha quasi funzionato. Nel 1988 stavo parlando a un convegno in Brasile quando salirono sul palco per avvertirmi che la commercializzazione della pillola era stata bloccata in Francia. Il gruppo farmaceutico aveva deciso di rinunciare al nuovo prodotto per paura dei boicottaggi: una cosa incredibile, no? Il proprietario del brevetto, Wolfgang Hilger, era un fervente cattolico. Ma il governo socialista – continua Baulieu – costrinse la multinazionale tedesca a fare retromarcia: la pillola abortiva tornò dopo pochi giorni sul mercato. “Quella medicina è proprietà morale delle donne” disse il ministro Claude Evin. Ecco, mi piace pensare che la Ru486 è delle donne, sono loro a dover decidere. Io d’altra parte non ho più nessuna partecipazione economica con la società produttrice”.

    La battaglia industriale si ripeté anche negli Stati Uniti, con lo stesso copione. Alla fine, Clinton decise di far registrare il brevetto a una Ong, il Population Council. “Il ritardo dell’Italia mi addolora – commenta lo scienziato – Il mifepristone è una sostanza che potrebbe anche avere altre indicazioni, come la cura di alcuni tumori, ma questo non viene mai ricordato”. Baulieu è nato Emile Blum da una famiglia ebrea dell’Alsazia. Durante l’occupazione nazista cambiò nome e divenne partigiano. “Sono stato iscritto a lungo al Partito comunista, poi ho capito che potevo essere utile in altro modo”. Negli anni Sessanta ha vissuto in America, lavorando con Pincus. L’altra sua scoperta, l’ormone Dhea che dovrebbe rallentare l’invecchiamento, ha acceso speranze ma con risultati deludenti. “Monsieur longue vie” ha scritto Le Monde nel ricordare la sua “vita vissuta” tra belle donne, artisti e mondanità. “Ho capito che quello che veramente mi rimproverano – aggiunge – è di aver privato i medici del loro potere di condizionamento sull’universo femminile”. E’ la tesi di un vecchio pamphlet americano, La pillola che può fermare le guerre sull’aborto e perché le americane non ce l’hanno di Lawrence Lader, scritto nel pieno del dibattito sulla registrazione della pillola negli Stati Uniti, già quindici anni fa.

    Monsieur Ru486 non porta sulla coscienza il peso di milioni di “bambini mai nati”. “Anche gli spermatozoi sono vivi eppure ne vanno persi milioni senza nessun problema etico”. Quando un ovulo fecondato diventa un bambino? L’anziano medico risponde senza esitazioni. In automatico. “Ho due risposte. La prima è a partire dal momento in cui gli altri cominciano a riconoscerlo come tale. Nel caso della società a partire dalla sua nascita. Tuttavia, la seconda risposta mi sembra più precisa: tutto dipende dalla donna, dal momento in cui la donna comincia a sentire questo embrione come un nuovo essere. Quando una donna ha un ritardo, lo esprime giustamente così: “Ho un ritardo”. Alcune settimane dopo, comincia a dire: “Sono incinta”. Però ha bisogno di un tempo considerevole per dire: “Aspetto un bambino”. E’ soggettivo. E’ tutta una questione psicologica”.
    La Repubblica 23.12.08

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