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Incidenti sul lavoro, allarme Censis: “Più morti bianche che omicidi”

Indagine dell’istituto di ricerca: il nostro Paese ha il triste primato in Europa
Nel 2007 hanno perso la vita 1.170 operai. “Ma le autorità concentrate sulla criminalità”

 L’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non ammazzati da un colpo di pistola o da una coltellata. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. A lanciare l’allarme è il Censis, Centro studi investimenti sociali. “Tuttavia, gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità”.

Se negli ultimi 11 anni gli omicidi sono diminuiti di un terzo (da 1.042 casi nel 1995 a 663 nel 2006), nei cantieri e sui posti di lavoro l’anno scorso sono morti 1.170 operai di cui quasi la metà in infortuni “stradali”, nel tragitto casa-lavoro o travolti mentre lavoravano in strada. Se si escludono i cosiddetti infortuni “in itinere” o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005).

Confrontando gli omicidi con i morti per incidenti stradali, il Censis ha calcolato che i decessi in incidenti automobilistici sono otto volte gli omicidi. Nel 2006, in Italia sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091).

Tuttavia, “gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini”, ha detto Giuseppe Roma, direttore generale del Censis. “Risalta in maniera evidente – ha proseguito Roma – la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così”.

La Repubblica.it

3 Commenti

  1. Redazione dice

    SOTTOSCRIVI L’APPELLO

    Militari per la sicurezza. Sul lavoro

    Lo dice il Censis: è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro.

    Sono 918 casi in Italia in un anno. Un morto ogni 23 mila lavoratori, a fronte di 678 in Germania (un morto ogni 53 mila lavoratori), 662 in Spagna (un morto ogni 24 mila lavoratori), 593 in Francia (un morto ogni 50 mila lavoratori).
    Senza contare che in Italia sono decine di migliaia gli incidenti sul lavoro non denunciati. E che sono decine, o forse più, i morti sul lavoro fatti passare per incidenti stradali o incidenti domestici.

    Le città italiane, sempre secondo il Censis, sono tra le più sicure d’Europa.
    Eppure il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha deciso di utilizzare i militari per pattugliare le strade.

    Noi, cittadini italiani stufi di questa “strage bianca”, chiediamo a Lei, ministro della Difesa, di spostare le risorse umane ed economiche impiegate per pattugliare le città perché vigilino sui cantieri e sui luoghi di lavoro. I numeri degli incidenti sul lavoro, signor Ministro,sono quelli di una guerra. Mandi, per favore, i nostri militari in una vera missione di pace.

    http://www.articolo21.info/appelli_form.php?id=130

  2. Redazione dice

    Ancora sulle morti bianche, vi proponiamo l’intervista a Cesare Damiano

    Damiano: omicidi bianchi, il governo non fa nulla
    Massimo Palladino – L’Unità
    Una battuta di pessimo gusto, che rischia di essere un proclama. Cesare Damiano, parlamentare Pd e già ministro del Lavoro nel governo Prodi, ne è convin-
    to: dietro la sortita del sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli, che aveva definito «fasulle» le statistiche sugli incidenti mortali sul lavoro, c’è un attacco al sistema delle tutele e della sicurezza.

    «Mentre tutti i quotidiani parlano di rivoluzione a proposito della manovra finanziaria, nessuno – dice Damiano – evidenzia come si sia perseguita la strada della diminuzione delle tutele nel mercato del lavoro, della salute e sicurezza dei lavoratori». La sortita di Castelli si inquadrerebbe così in un contesto di «deregolamentazione» già iniziato con alcune avvisaglie su appalti e lavoro nero. Cancellata la sanzione alle imprese in caso di mancata fornitura del cartellino, messo da una parte il libro matricola e il principio di responsabilità solidale che garantiva una gestione trasparente dei contributi, «il governo, questo governo – continua Damiano – sta portando avanti una campagna ideologica che nasconde la realtà con disinformazione e battute come quelle di Castelli.

    Il risultato è che i dati Inail sarebbero gonfiati e gli allarmi lanciati dal presidente Giorgio Napolitano, sensibile al tema, parole senza senso». Un’inversione di rotta che mette in discussione diritti e tutele conquistati in oltre quarant’anni di lotte e che paradossalmente ci allontana dall’Europa dove si registrano meno incidenti sul lavoro. «Se nell’Italia del boom economico – continua Damiano citando dati Inail – si conteggiavano oltre 4mila morti l’ anno (nel 1963 furono 4644), gli sforzi compiuti nel tempo sono serviti a salvare vite umane.

    A partire dal decennio successivo, le vittime si attestano intorno a 3500 unità, negli anni ottanta siamo a quota 2000, per arrivare ai 1546 caduti nel 2001. E lo scorso anno ci si ferma a 1210. Un numero sempre eccessivo che attesta però come politiche di prevenzione e tutela portino a risultati concreti». Franca Gasparri, dell’Ufficio di presidenza dell’Inca, il patronato della Cgil, evita di rispondere a Castelli ma fa notare: «Tra i decessi sul lavoro conteggiati dall’ Inail, non sono compresi coloro che muoiono a distanza di anni per malattie contratte in servizio. L’amianto è il caso eclatante. Quindi in Italia si muore non solo sul lavoro ma anche di lavoro».

    Preoccupazioni sono espresse anche dall’Anmil, associazione che rappresenta gli invalidi e mutilati sul lavoro: «E’ come se si volesse mettere in discussione, dopo anni, la legittimità del relativo indennizzo per le persone che rimangono vittime di incidenti sul tratto di strada casa-lavoro e viceversa».

    Mentre non si placano le condanne per le parole di Castelli, a Marcinelle in Belgio, oggi si commemorano i 262 minatori, di cui 136 italiani, periti l’ 8 agosto del 1956 nelle miniere di carbone della zona. Le campane ricorderanno, con un rintocco ciascuno dei caduti. Ieri invece, a Ispica, in provincia di Ragusa, un giovane immigrato è morto schiacciato dal trattore che stava manovrando, mentre a Verona un operaio è finito colpito da un blocco di lastre di marmo.

  3. redazione dice

    Dichiarazione dell’Associazione Peacereporter
    Soldati in strada?
    “Sì, ma nei cantieri di lavoro”

    ROMA – “Soldati per le strade? Meglio nei cantieri edili. E’ sul lavoro che si combatte la battaglia per la sicurezza”. PeaceReporter scrive al ministro della Difesa: “Fermiamo la strage bianca. I numeri degli infortuni sul lavoro sono quelli di una guerra. E per combattere una guerra servono i militari: Impegniamoli in una vera missione di pace”.

    L’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Oggi il Censis ha lanciato l’allarme sulle morti bianche: “Si muore di più sul lavoro o sulle strade – ha scritto il Centro studi investimenti sociali – che non ammazzati da un colpo di pistola. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. “Tuttavia – spiegano al Censis – gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità”.

    PeaceReporter lancia una proposta: indirizzare nei cantieri i militari impegnati per garantire la sicurezza nelle città. “A fronte di decine di migliaia di cantieri aperti – scrive l’editorialista del sito – in Italia ci sono solo 3.750 ispettori del lavoro”. La soluzione avanzata da PeaceReporter è contenuta nello slogan che apre l’intervento: “Militari per la sicurezza sì, ma sul lavoro”. La lettera indirizzata al ministro Ignazio La Russa è chiara: “Affiancare i militari agli ispettori del lavoro. Anche questa è un’idea da sessantottini?”
    Repubblica.it

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