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Università, lettera aperta al Rettore Tomasi

In occasione del voto di fiducia alla Camera sul decreto 180 sull’Università, l’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Istruzione della Camera, e l’on. del Pd Ivano Miglioli, componente della commissione Lavoro, hanno inviato una lettera aperta al Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Aldo Tomasi.

Egregio Rettore,

Con l’ennesima fiducia posta dal Governo, è stato approvato il decreto 180 sull’università. Il Partito Democratico non ha fatto mancare le sue proposte, per restituire all’università il ruolo di volano dell’innovazione e del progresso sociale, economico del Paese. Purtroppo, Governo e maggioranza hanno voluto “blindare” il provvedimento. La Camera ha approvato quindi in via definitiva un testo imperfetto, modesto nei contenuti, miope e che non affronta i problemi di fondo del sistema universitario italiano. Il nostro auspicio è che gli atenei, e tra questi quello di Modena e Reggio Emilia che Lei dirige, utilizzino la nuova normativa per assumere personale di ruolo e contrastare il precariato, invece di stipulare contratti a tempo determinato come consente il Governo (i cosiddetti “ricercatori contrattisti” introdotti dalla contestata legge 230 del 2005 del ministro Moratti).

Il Governo ha fatto credere, con il decreto 180, di aver preso a cuore il problema del ringiovanimento del corpo accademico sbloccando il turnover del personale, e vincolando il 60 per cento dei nuovi ingressi a posti da ricercatore. In realtà l’esecutivo, con la manovra d’estate, aveva sostanzialmente bloccato il turnover, riducendolo al solo 20 per cento del personale cessato: per ogni 5 docenti universitari che andavano in pensione ne veniva assunto solo uno. Tenendo parzialmente conto della mobilitazione del mondo universitario, il Governo è dovuto poi arrivare a più miti consigli e, nel decreto, porta il blocco del turn over al 50 per cento dei pensionamenti. Un piccolo passo avanti, insufficiente però a dare risposta ai giovani di talento che vogliono dedicarsi alla didattica e alla ricerca nell’università. A questo scopo e per consentire a migliaia di giovani di uscire dalla condizione di precariato accademico, il Governo Prodi nella finanziaria 2007 aveva approvato un piano straordinario di assunzioni di ricercatori per il triennio 2007/09 (impegnando a tal fine 140 milioni di euro), su cui purtroppo si abbatte la scure del blocco del turnover.

Il decreto Gelmini, al di là della propaganda demagogica, affosserà le speranze dei giovani di talento non solo per i vincoli posti al turnover, ma perché prevede che la quota di assunzioni di ricercatori sia destinata a contratti a tempo indeterminato e determinato.

L’università italiana ha bisogno invece di investire realmente sui giovani, così come Lei ha ben esplicitato nel Suo saluto di insediamento definendoli “unica reale speranza per il futuro della nostra comunità e del Paese” e se si vuole investire realmente sull’innovazione della ricerca e della didattica è necessario allargare il più possibile la platea dei ricercatori. L’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, come è accaduto a livello nazionale, ha invece visto crescere, dal 2000 al 2008, soprattutto i docenti ordinari (+ 39,2% per Modena e Reggio) e oggi conta 284 ordinari, 296 associati e 281 ricercatori. Nel rispetto dell’autonomia, auspichiamo che le scelte degli organi dirigenti del nostro ateneo portino ad una svolta che consenta di investire sui giovani ricercatori e contrastare il precariato accademico. Distinti saluti

On. Manuela Ghizzoni
On. Ivano Miglioli

3 Commenti

  1. Ric Pre dice

    Vero. La guerra ai vecchi va fatta, ma ora è senza speranze.
    Bisogna aspettare 10-15 anni, quando saremo in maggioranza e l’attuale classe politica dominata dai vecchi sarà stata divorata dall’età e dal destino.
    Allora potremo toglierli quelle pensioni che si ciucciano a sbafo alle spalle nostre e che loro chiamano “diritti acquisiti” (acquisiti alle spalle nostre, quando noi eravamo bambini e senza consultarci).

  2. miriam dice

    Ric. Pre.,
    bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome:

    CONFLITTO GENERAZIONALE

    i vecchi si fanno i cavoli loro, mangiano e ingrassano quanto possono e se ne fregano di noi e di cio’ che accadrà all’Italia e al mondo fra 20-30 anni, secondo la filosofia “dopo di me il diluvio”. Dobbiamo cominciare a ragionare in questi termini. Facciamo anche noi la guerra ai vecchi come loro la stanno facendo a noi. Prima che ci disintegrio definitivamente.

  3. Ric Pre dice

    Bravi!
    E’ necessario muoversi perché le università non utilizzino la possibilità, concessagli dalla Gelmini, di sostituire i concorsi per posizioni stabili con concorsi per posizioni precarie. La vedo difficile però, perché professori e rettori amano i contratti precari: quando lo scorso anno la prima stesura della finanziaria prevedeva il divieto di continuare ad assumere lavoratori parasubordinati, i rettori approvarono un documento che chiedeva di ripristinare il precariato. E vennero subito accontentati.
    Non vedo come si possa sperare che i nostri auspici siano accolti. E’ un po’ come chiedere cortesemente a Berlusconi di non fare più leggi per i suoi amici.

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