Giorno: 7 febbraio 2014

"Un’altra Europa è possibile quattro mosse per costruirla", di Jurgen Habermas

NON occorre condividere premesse marxiste per vedere nel capitalismo dei mercati finanziari una delle cause decisive della crisi attuale, e quindi trarre la conclusione che abbiamo bisogno di una nuova regolamentazione del settore bancario mondiale, partendo da un’area che abbia, come minimo, il peso e le dimensioni dell’Eurozona. Queste premesse servono anche a individuare i complessi pericoli che una Europa forte può contribuire a evitare. I popoli europei hanno buoni motivi per volere un’unione politica; ma la conseguente necessità di allargare l’edificio familiare dello Stato nazionale, per condividere un piano superiore con altre nazioni, è ancora intuitivamente distante. Inoltre azioni solidali esigono una fiducia reciproca, ovvero la certezza che in futuro anche l’altra parte ricambierà. Il management della crisi ha fatto a pezzi questa già debole fiducia tra nazioni. Mi limiterò a evocare la necessità di un cambiamento politico enunciando i problemi urgenti finora in gran parte taciuti. In primo luogo il governo federale tedesco, dal maggio 2010, ha esercitato con forza una posizione semi-egemonica in Europa, e così facendo ha introdotto un fattore esplosivo …

"Eterna", di Giovanni De Mauro

Tutte le sere per cinque anni, tra il 1989 e il 1994, Andrea Barbato, giornalista della tv e della carta stampata, ha indirizzato da Rai3 una cartolina a persone più o meno famose. Il 25 febbraio 1992 la cartolina fu per Beppe Grillo. “Caro Beppe Grillo, avevo pensato dapprima di formare il numero del suo telefonino e di collegarmi con lei, come lei stesso invita a fare, durante lo spettacolo. Poi ho preferito che ciascuno resti a casa propria, lei sul palcoscenico davanti a platee entusiaste, io nello studio tv. Lei è bravissimo, esilarante, inarrivabile. Devo spendere subito gli aggettivi più lusinghieri di cui dispongo per due motivi. Il primo è che lei li merita davvero, con una comicità mai inutile, sempre in sintonia con quello che accade. Il secondo motivo è difensivo: spero di evitare la telefonata corale, che lei dedica a qualche personaggio della tv o della cronaca, e durante la quale la platea in coro, magistralmente diretta dal suo gesto, rivolge all’ignaro che ha risposto un invito molto esplicito e brusco. Una …

"La dignità variabile della Lega", di Claudio Sardo

Chissà se i vari Salvini, Borghezio, Calderoli sono stati avvisati. Chissà se la loro coscienza ha avuto un sussulto. Chissà se gli elettori leghisti avvertiranno la drammatica contraddizione del Nord, che è pur sempre il meridione di un altro Nord. Il governatore Bobo Maroni ha polemizzato contro l’imminente referendum svizzero che punta a respingere i frontalieri italiani. Parole severe e giuste in difesa dei lombardi che lavorano in Svizzera (e tornano la sera nelle province di Como e Varese). «Gli Svizzeri – ha detto – non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi. Sono lavoratori che hanno una dignità che va rispettata. Rendono un servizio alla società ticinese e senza di loro non so cosa potrebbe accadere». «Bala i ratt» (ballano i topi): questo è il vergognoso slogan del partito di ultra-destra (Udc), promotore del referendum. Ma purtroppo non è molto diverso dagli insulti che i leghisti hanno rivolto alla ministra Kyenge. Purtroppo questi sono gli umori e le paure che anche la Lega alimenta, come l’Udc svizzera. E questi partiti xenofobi sono i …

"Prato, tutto come prima. I cinesi tornati nell’ombra", di Silvia Gigli

Prato è un pentolone che ribolle. Dopo il tragico rogo del 1 dicembre scorso, nel quale hanno perso la vita sette operai cinesi, uccisi dalle fiamme e dal fumo mentre dormivano nel capannone nel quale lavoravano, la città laniera, che un tempo fu il fiore all’occhiello del made in Tuscany, non dorme sonni tranquilli. A distanza di due mesi dal rogo, continuano ad arrivare in città giornalisti stranieri per capire, chiedere, vedere con i propri occhi come sia stato possibile che nella Toscana culla dell’artigianato d’ingegno e di lusso, sia stato possibile veder morire sette persone così. L’illegalità, sulla quale ha messo radici e prosperato un certo tipo di manifattura, quella dei capi low cost realizzati da imprese gestite da cinesi, ha una storia vecchia almeno vent’anni e ormai è un cancro difficile da estirpare. Ma è su questo argomento che si giocherà, per l’ennesima volta, la battaglia elettorale per le amministrative di primavera dove il giovane deputato renziano Matteo Biffoni sfiderà con ogni probabilità il sindaco uscente di centrodestra Roberto Cenni. «Negli ultimi anni …

"Zero controlli e leggi cancellate, così vince il partito dell’evasione", di Roberto Pietrini

In un libro i regali di Berlusconi a chi non paga le tasse. ROMA — Prodi e Visco costruiscono. Berlusconi e Tremonti smontano. Il centrosinistra cerca, con tenacia, di mettere in campo misure contro l’evasione. Il centrodestra, arriva, e passa un colpo di spugna. La storia degli ultimi vent’anni del contrasto all’Italia dei furbi, che non paga le tasse e le carica sui contribuenti onesti, si può riassumere così. Fino ad oggi è stata una sensazione, un oggetto di contesa politica, ma ora si trasforma in una dettagliata indagine supportata da cifre e inconfutabili basi scientifiche. La tela di Penelope della lotta all’evasione italiana è raccontata in un puntuale libro di Stefano Livadiotti, giornalista dell’Espresso, che esce oggi con un titolo eloquente: “Ladri. Gli evasori e i politici che li proteggono”, edito da Bompiani. Il cuore del volume è un grafico che narra la consistenza dell’evasione fiscale in Italia negli ultimi trent’anni, governo dopo governo. Alle soglie del 2001, quando Berlusconi vinse le elezioni con l’ineffabile slogan “meno tasse per tutti”, l’Italia era appena uscita …

Grasso: «Così difendo la dignità del Senato», di Claudia Fusani

Il presidente di Palazzo Madama spiega la decisione riguardante Berlusconi: «Non sono un vigliacco. Da me nessuna persecuzione». I parlamentari di Fi abbandonano l’aula urlando «vergogna» e chiedendo le dimissioni «Non sono un vigliacco, difendo la dignità del Senato perché mai nella storia della Repubblica e di questa istituzione è capitato di dover leggere nell’atto di citazione di un giudice che qui, in quest’aula, in queste stanze, in determinate sedute ci sono stati atti di mercimonio del mandato parlamentare». Il presidente del Senato prende posto nel suo scranno alle 11 e 30 di ieri mattina e avvia una requisitoria, che è anche l’arringa di se stesso, che mai avrebbe immaginato di dover pronunciare. Tra qualche fischio e molti applausi, Piero Grasso, che in oltre trent’anni di magistratura ha vissuto processi e interrogatori ben più duri, spiega con la sua faccia e massima calma le ragioni di una scelta che «non è una condanna e meno che mai una persecuzione» verso una parte politica e il suo leader Silvio Berlusconi bensì l’unico modo «per non castrare …

"Il senato super-light", di Francesco Maesano

Durante la direzione Pd di ieri Matteo Renzi ha tracciato i contorni della “sua” camera alta. Vi siederanno in 150 tra sindaci, presidenti e società civile Non solo risparmi. Durante la direzione Pd di ieri Matteo Renzi ha tenuto a chiarire che la sua proposta di riforma del senato della repubblica, che pure a regime promette di arrivare a quel famoso miliardo di risparmi, non ha solo il senso di una spending review istituzionale. Il faro è l’Italia dei comuni, perché «la centralità del rapporto tra cittadino ed eletto non ce l’ha il consigliere regionale». E allora i 150 posti della nuova camera alta che il segretario Pd ha in mente saranno divisi tra i 108 sindaci dei comuni capoluogo di provincia, i 21 presidenti di regione più altri 21 esponenti della società civile «temporaneamente cooptati dal presidente della repubblica per un mandato». Secondo lo schema di Renzi l’assemblea di palazzo Madama, che perderebbe così la sua natura elettiva, non avrebbe parola sulla fiducia al governo o sulla legge di bilancio. Addio al bicameralismo perfetto. …