Giorno: 6 febbraio 2014

"Storia dell'arte dimezzata nelle scuole? Già da un pezzo, la notizia è un'altra", da orizzontescuola.it

Notizia rimbalzata un po’ ovunque, ripesa superficialmente anche da qualche vecchia rivista “tecnica”. In realtà la notizia si riferisce ad un emendamento al Disegno di Legge di conversione del decreto-legge 12 settembre 2013 n. 104, “recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca (C. 1574-A)” presentato il 31 ottobre alla Camera dei Deputati dall’ Onorevole Celeste Costantino, per il “ripristino della Storia dell’ arte nella scuola secondaria” che non ha trovato ascolto. L’emendamento era il frutto di una petizione di ben 15.000 firme che è stata bocciato, respinto dalla Camera dei Deputati. L’articolo che affrontava l’argomento aveva conseguito migliaia di letture e ben 1,300 condivisioni su FaceBook. Ieri il rimbalzo su internet, con i gruppi interessati all’argomento che si sono affrettati a pubblicare una smentita, sfuggita ad alcuni. Semmai la notizia è un’altra, già pubblicata dalla nostra redazione: l’impegno del Ministro, in un breve “Tweet”, a commento di una delle tante richieste di riparazione ai danni della riforma Gelmini. “Sicuramente la storia dell’arte sarà una priorità per il 2014”, ha twittato la Carrozza. …

"Carceri: finalmente si fa sul serio", di Sandro Favi,

“L’obiettivo a cui guarda il PD è quello del superamento del modo di legiferare, per giungere ad una pena civile e diversificata, che promana da un sistema giudiziario giusto ed efficiente”. L’intervento di Sandro Favi, Responsabile nazionale carceri del PD “Finalmente la politica ha deciso di affrontare la “questione carceri” senza rimanere paralizzata nello scontro tra chi agita strumentalmente l’allarme securitario e chi invoca una generale indulgenza, per le obiettive condizioni disumane e degradanti a cui sono sottoposti i detenuti in Italia, ma fuori da una prospettiva percorribile di civilizzazione e umanizzazione del sistema delle pene”, ha chiarito Sandro Favi, Responsabile nazionale carceri del PD L’obiettivo a cui guarda il PD è quello del superamento del modo di legiferare, che abbiamo conosciuto nel recente passato, per giungere ad una pena civile e diversificata, che promana da un sistema giudiziario giusto ed efficiente. I primi interventi stanno dando risposte positive in termini strutturali. La popolazione reclusa è diminuita negli ultimi mesi di 3.500 persone rispetto alla media dei detenuti nello scorso anno e di quasi 7.000 …

"Il declino del ceto medio e la deriva populista", di Piero Ignazi

In otto anni il ceto medio si è ristretto: come scriveva Ilvo Diamanti lunedì, nel 2006 si ritenevano appartenenti a quella fascia sociale il 60% degli italiani, mentre oggi sono al 40%; e coloro i quali si considerano in fondo alla scala sociale sono passati dal 28% al 52%. La contrazione del ceto medio investe la “tenuta” delle istituzioni democratiche. Una robusta classe media non solo consente alla democrazia di affermarsi ma garantisce la sua stabilità nel tempo. La caduta verso il basso di questi ceti destabilizza il sistema perché lo spaesamento per la perdita di una condizione spesso acquisita a fatica e con sacrifici, e i sentimenti di frustrazione e rabbia che ne derivano, spingono verso posizioni politiche estreme. In tutta Europa i partiti populisti hanno catturato il consenso dei cittadini colpiti dalla crisi, di coloro che hanno perso il lavoro o di chi un lavoro degno di questo nome non riesce mai a trovarlo. Il nazionalpopulismo di destra, incarnato oggi in maniera molto efficace dalla leader del Front National francese Marine Le Pen, …

"La difesa delle istituzioni", di Gianluigi Pellegrino

LA PRIMA cosa da tenere ben presente è che la ributtante compravendita di senatori per fare cadere un legittimo governo repubblicano, è stata persino confessata da uno dei diretti protagonisti. Quindi tutto si può dire, fuorché che il processo a Berlusconi non sia assolutamente dovuto per l’accertamento definitivo della verità nel giusto contraddittorio tra le parti. Già solo per questo la scelta compiuta ieri da Pietro Grasso era doverosa. Come tale non meno apprezzabile, ma sicuramente doverosa. Il Presidente del Senato si è semplicemente comportato come un buon padre di famiglia. Chiunque a capo di un’associazione, di un’azienda, in generale di un corpo sociale avrebbe fatto lo stesso. Se la magistratura che su quel confessato verminaio ha dovuto aprire il processo, ha indicato nel Senato l’istituzione offesa, notificando al Presidente il rinvio a giudizio di Berlusconi per la costituzione entro la prossima udienza come poteva Grasso fare scelta diversa? Non decideva per sé ma per l’istituzione che rappresenta. A quale titolo Grasso poteva rifiutare di tutelarla? Peraltro mentre il rifiuto sarebbe stato definitivo, ora sarà …

"L’eterno rito della Prima Repubblica", di  Aldo Cazzullo

La parola è oscura, ma il significato è certo: quando si comincia a parlare di «verifica», vuol dire che un governo è messo male, se non malissimo. 
Sommo «verificatore» fu considerato Andreotti, che si esibì nel rito per l’ultima volta nel 1991, alla vigilia del crollo finale. La liturgia in effetti rimanda alla Prima Repubblica, quando l’usanza si concludeva con un riequilibrio di sottosegretariati e con la pronuncia dell’immortale formula coniata da Rumor: «Molto è stato fatto, molto resta da fare». Ma anche la cosiddetta Seconda ebbe le sue verifiche, che di solito coincidevano con i momenti peggiori. Tanto che di volta in volta si cercarono sinonimi, tipo «nuovo inizio», «fase 2» o anche «cabina di regia», inventata da Fini e Follini per far fuori Tremonti nel 2004. 
In realtà, l’esigenza della verifica indica che non solo la coesione tra i partiti, ma soprattutto il legame tra l’opinione pubblica e l’esecutivo è ridotto al minimo. La maggioranza vacilla, le poltrone traballano, i ministri barcollano, e si cerca di tenere tutto insieme «aprendo un tavolo», «cercando …

"La sinistra conservatrice e la pazza idea ventilata a Renzi", di Jacopo Iacoboni

Dopo una settimana tutta assurda, mentre accennano a placarsi le follie – ma non l’ansia dei media di stigmatizzare, un’ansia che fa il pendant e il gioco di quelle follie – conviene fermarsi un istante a chiedersi a che punto sia la battaglia politica di Matteo Renzi. A neanche due mesi dall’insediamento, e di fatto in un solo mese di lavoro, il nuovo segretario del Pd sta probabilmente per incassare (salvo sorprese sempre possibili) una legge elettorale che si voleva da anni, e un pacchetto di riforme che altri leader del centrosinistra hanno cercato (ma le cercavano davvero?) invano per quasi due decenni. Sulla legge si può discutere: brutta l’assenza delle preferenze, ed è un problema che peserà; discutibili, assai, anche le liste corte, evidente soluzione di compromesso; ma non è un Porcellum per un ragione di fatto: il Porcellum assicurava ingovernabilità certa, questa legge un governo dovrebbe riuscire a darlo. Le soglie sono state decorosamente riallineate per evitare uno squilibrio eccessivo nella rappresentanza. L’obiezione di aver dialogato con Berlusconi appare del tutto sballata (specie …

"Quando il “plebeismo” entra in Parlamento. Le istituzioni contaminate", di Nadia Urbinati

Tutto si svolge come in un combattimento al Colosseo. Prevale il linguaggio volgare di chi “non fa prigionieri”. Le manifestazioni dei Forconi non sono troppo diverse da quanto avviene nell’emiciclo di Montecitorio Nella democrazia post-partitica il pubblico è una come un occhio senza corpo, informe e gestito da chi sa meglio attivare le emozioni, fare audience. L’arte del parlare in pubblico cambia di conseguenza, non solo nella sfera delle opinioni ma anche nelle istituzioni, intrappolandole nella logica teatrale. Lo stile che ha successo non è il dialogo tra cittadini sulle questioni di loro interesse, ma la dichiarazione ad effetto, l’espressione immediata e diretta del sentire soggettivo in reazione agli eventi esposti al pubblico occhio, non per informarlo ma per tenerlo dalla propria parte. Il pubblico come arte del nascondimento per mezzo delle immagini: un paradosso del nostro tempo di “democrazia in diretta”. È il giudizio estetico che governa la scena invece di quello politico: la centralità dei simboli sui programmi, della figura del leader sul collettivo del partito, delle qualità estetiche su quelle pratiche (la …