partito democratico

No alla schedatura dei bambini rom

“La schedatura dei bambini rom è una cosa assolutamente inaccettabile. Chiunque abbia avuto la possibilità di vivere vicino a quelle scuole nelle quali si fa faticosamente un processo di integrazione, sa che l’idea di tenere nella stessa classe due bambini, uno che deve mettere le impronte digitali e uno che non lo deve fare, è la testimonianza di un modo di concepire la convivenza tra le persone che per me è inaccettabile”. E’ durissima la critica sferrata dal segretario del PD Walter Veltroni nei confronti della proposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che nei giorni scorsi ha ipotizzato di procedere ad “censimento” dei minori di etnia rom.

“Questo – aggiunge Veltroni – contrasta con la normativa europea, contrasta con qualsiasi elementare ragione di umanità. Stiamo parlando di bambini di 6 o 7 anni che dovrebbero essere costretti, in ragione della loro identità, a mettere le loro impronte digitali. Ci sono altri modi per controllare e verificare che le famiglie non sfruttino questi bambini. L’idea di dividere i bambini sulla base della loro identità mi sembra che sia un altro passo verso il baratro”.

In effetti la proposta di Maroni ha provocato, per fortuna, non pochi malumori. Immediato è arrivato il monito da parte dell’Unione Europea, che ha fatto sapere, tramite un portavoce, al governo italiano che “prendere le impronte digitali di un gruppo etnico, all’interno della popolazione nazionale e di origine comunitaria che si trova in uno Stato membro, non è consentito dal diritto Ue”.

La valutazioni della Commissione europea non fanno altro che avallare quanto già dal punto di vista umano era da subito parsa una proposta del tutto sbagliata e intollerabile. “Le nostre preoccupazioni – ha affermato il ministro ombra dell’Interno Marco Minniti – e la nostra contrarietà alla iniziativa del ministro Maroni di prevedere l’obbligo di raccolta delle impronte digitali per i bambini rom sono confermate. E’ una iniziativa che non ha alcun precedente in Europa e che colloca l’Italia fuori da tutte le regole comunitarie”.

L’idea del Ministro Maroni di prendere le impronte digitali dei bambini rom incontra ancora una forte opposizione non solo all’interno della politica italiana, ora anche da parte della comunità europea. La decisione ha suscitato sgomento e preoccupazione, soprattutto perchè in questo modo il nuovo governo Berlusconi continua ad alimentare sentimenti xenofobi nella società italiana e soprattutto prosegue in annunci demagogici e populisti, capaci solo di far aumentare la paura e l’insicurezza nei cittadini.

Si sarà ispirato a Cesare Lombroso, noto criminologo forense e antropologo italiano, nel secolo scorso, il primo a sostenere che i criminali portano tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria? Forse, le intenzioni del Ministro risentono di una teoria ormai ripudiata dalla comunità scientifica, oltre che di una malcelata contrapposizione etnica. Perché se questo provvedimento è inserito nella più ampia iniziativa di censimento della popolazione nomade presente sul territorio, la mente dovrebbe ritornare al ventennio fascista, quando questo provvedimento era rivolto agli ebrei.

Sul tema è intervenuta anche Rosy Bindi, che non risparmia critiche alla proposta Maroni. Un duro attacco al provvedimento e all’azione del governo, che non solo dimostra sempre più spesso di ignorare i diritti e i principi fondamentali della Costituzione, ma mette anche in discussione “i fondamenti della legalità e della solidarietà”. La vicepresidente della Camera ha affermato che “il Ministro vuole prendere le impronte digitali ai bambini rom come se fossero incalliti criminali. E malgrado lo neghi, si tratterebbe davvero di una schedatura etnica, francamente inaccettabile”.

Critiche arrivano anche dalle organizzazioni internazionali. Il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora, ha espresso “stupore e grave preoccupazione” per la proposta del ministro dell’Interno, che si augura essere solamente provocatoria e destinata a non avere seguito. Schedare i bambini rom equivarrebbe infatti ad una violazione del principio di uguaglianza contenuto nella nostra Costituzione, la cui tutela è estesa a tutti coloro che stanziano sul nostro territorio, non solo i cittadini italiani. Anche per questo il presidente di Unicef Italia si aspetta che il provvedimento venga ritirato. “il Governo italiano affronti le tematiche relative alla sicurezza senza trascurare i diritti dei bambini, tra cui quelli di essere tutelati e non essere discriminati, come ricorda la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dall’Italia con legge n° 176 del 27 maggio 1991”.

L’attacco più duro alla proposta arriva però da Amos Luzzati, ex presidente dell’Ucei. “Prendere le impronte ai bambini, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile”, così come “inaccettabile” è il “segno razziale” di questa iniziativa”. “Perché, conclude l’esponente della comunità ebraica italiana, “ i bambini, tutti i bambini sono, fino a prova contraria, innocenti. L’Italia d oggi è purtroppo un paese senza memoria”.

Dopo la dura condanna da parte del PD, dell’Unicef e dell’Ucei, in una nota il Garante per la protezione dei dati personali fa sapere che nel rilevare le imponte digitali, ci sono “possibili problemi di discriminazione”. “Il Garante – si legge nella nota – per la protezione dei dati personali, rilevando che tali modalità (la rilevazione delle impronte digitali, estesa pure ai minori di comunità di nomadi, per finalità di identificazione o di censimento, ndr) potrebbero coinvolgere delicati problemi di discriminazione che possono toccare anche la dignità delle persone e specialmente dei minori, ha deliberato di chiedere informazioni alle Autorità competenti e in particolare ai Prefetti di Roma, Milano e Napoli”.

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