comunicati stampa

Garavaglia: “Dall’indagine Bankitalia un quadro amaro su cui il governo dovrebbe riflettere”

Dichiarazione della senatrice Mariapia Garavaglia,
Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del governo ombra del PD

“Lo studio realizzato da Bankitalia sulla scuola è l’amara fotografia di un Paese che non sembra in grado di valorizzare il suo principale settore educativo partendo da coloro che ne dovrebbe essere il centro, il corpo docente”. Lo afferma la senatrice Mariapia Garavaglia, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca del governo ombra del PD, a proposito dell’indagine svolta dall’Istituto di Via Nazionale sugli insegnanti delle scuole e resa nota oggi.
“Il Ministro dell’Istruzione – aggiunge Garavaglia – aveva assicurato che fra le priorità del sistema scolastico sulle quali si impegnava ad intervenire al più presto c’erano la valorizzazione del merito e l’adeguamento degli stipendi del personale docente alla media dell’Unione Europea. Mi sembra però che i tagli dissennati sul settore attuati dai recenti provvedimenti dell’esecutivo rendano evidente quanto il Governo Berlusconi abbia poco a cuore la scuola. Non è certo così che si motivano gli insegnanti. Servono invece un’attenzione particolare e provvedimenti concreti in loro favore, perché è solo con una scuola moderna e formativa che l’Italia può rimanere al passo con il resto dell’Europa”.

2 Commenti

  1. M.S. dice

    BASTA CON GLI ATTACCHI AGLI INSEGNANTI

    I docenti delle scuole statali (precari e di ruolo) si ribellano e dicono BASTA ai continui attacchi, insulsi e poco decorosi, da parte di alcune componenti politiche che poco conoscono le vere esigenze della scuola e degli attori che in essa operano.

    Siamo veramente indignati. Non possiamo più accettare le gravi affermazioni della signora Ministra: “anziani, meno istruiti, e ancora fannulloni”, termini che offendono la dignità e la professionalità di persone serie che hanno scelto di ESSERE DOCENTI, pur conoscendone il percorso tortuoso, impegnandosi in una vera corsa ad ostacoli.
    La nostra ANZIANITA’ non è biologica. Si tratta invero di ANZIANITA’ DI SERVIZIO, dal momento che il nostro operato nelle scuole statali ha una lunga storia; un’anzianità costruita sull’ operosità, sulla serietà professionale e sul continuo autoaggiornamento. Un’anzianità non riconosciuta nelle sue sfaccettature e tanto meno dal punto di vista economico. Infatti i docenti precari, pur lavorando da un numero consistente di anni, non hanno usufruito dello stesso trattamento economico dei docenti di ruolo (vedi, ad esempio, gli scatti d’anzianità). Inoltre vorremmo RICORDARLE che, quando la SV si riferisce ai PRECARI della SCUOLA, parla di persone che hanno superato più concorsi e pertanto PLURIABILITATE attraverso percorsi diversi: concorso ordinario, corso-concorso, Siss.

    Vorremmo sottolineare, anche, che la nostra NON PIU’ GIOVANE ETA’ e la PERSISTENZA nel mondo del PRECARIATO sono l’EFFETTO di scelte politiche, ma non solo, anche di scelte sindacali inappropriate.
    Nelle scuole meridionali e settentrionali spesso ci sono docenti di ruolo molto più giovani di noi che hanno adottato la SCORCIATOIA dell’immissione in ruolo al NORD per chiedere successivamente ASSEGNAZIONE PROVVISORIA AL SUD ed in seguito il TRASFERIMENTO.

    A noi, Signor Ministro, non manca Amore verso gli alunni, né RISPETTO per il ruolo che ricopriamo.
    Ora ci si accusa anche della mancata continuità didattica, del cattivo rendimento e disaffezione degli alunni per la scuola. In verità ancora una volta ci tocca sottolineare che lo sfacelo della scuola avviene proprio a causa delle continue scelte irresponsabili dei vari governi. Nelle scuole statali ci sono oltre 50 mila posti vacanti su cui ogni anno ruotano i docenti precari, rotazione dovuta al fatto che, quando ad agosto si ottiene l’incarico, non sempre si riesce a trovare posto nella scuola in cui si è prestato servizio l’anno precedente.

    Una cosa è vera, signor ministro: negli ultimi anni spesso ci sentiamo sfiduciati (basso stipendio, anni interminabili di precariato, e soprattutto le offese quotidiane Vostre e dei mass media).
    Ma tutto passa quando entriamo in classe e sentiamo quel festoso Ciao maè, o Buongiorno professore, a secondo del grado.
    La nostra è una missione, come dice Baden Powell, un voler “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”. O, parafrasando Steiner, la pedagogia è un’arte ed il maestro vi deve essere portato ed avere una sorta di vocazione. Solo questo ci fa andare avanti!

    E ricordi, signor Ministro, non si può pretendere di cambiare i comportamenti errati dei ragazzi con metodi autoritari. E’ attraverso l’autorevolezza della Scuola e degli insegnanti, smontata giorno dopo giorno ad arte, che possiamo aiutare i ragazzi a crescere bene. Il terrorismo mediatico si rivela un’arma a doppio taglio.
    Non si cerchi, inoltre, di giustificare gli zero investimenti nella scuola affermando che manchiamo di preparazione, e poi pretendendo ragazzi migliori con sistemi di mussoliniana memoria.
    Continuare a far leva sull’opinione pubblica presentando notizie, statistiche, studi fatti dagli enti più disparati (il prossimo da chi sarà condotto? dalla Coldiretti o dal Circolo Italiano Scacchi?) porta solo gli insegnanti ad avere “paura” dei ragazzi e quindi a non lavorare serenamente.

    A lei che ama tanto le statistiche e i sondaggi, ed ha affermato che “chi non rende vada a casa”, e che insiste tanto sul merito, ricordiamo il sondaggio, commissionato dalla Repubblica.it, che la vede all’ultimo posto tra i ministri, nella fiducia degli italiani.
    Gradiremmo, quindi, che i suoi comportamenti fossero coerenti con quanto ha affermato, evitando la cosiddetta “politica del prete”, cioè “fate quello che dico io non fate quello che faccio io!”
    Le chiediamo inoltre di informarsi sul mondo della scuola e sulla storia del precariato scolastico e su come ogni anno, ormai da troppo tempo, consentiamo l’avvio dell’anno scolastico non solamente nel MERIDIONE.

    E soprattutto la invitiamo ad avere, e a trasmettere, RISPETTO per gli insegnanti, perché hanno scelto questo lavoro per passione. Lei svolgerebbe un lavoro così faticoso, e oggi spinoso, come il nostro per 1090,00 euro al mese?. Noi, però, ci crediamo e lotteremo per esso.

    Per questo non accetteremo più chiacchiere inutili ed inconcludenti.
    E’ giunta l’ora di passare dalle parole ai FATTI per sanare la nostra posizione di docenti precari sfruttati da ogni governo.
    Noi diciamo BASTA ad anni di silenzio e sottomissione. Se ci sarà da lottare, lotteremo, con o senza appoggio politico, con o senza appoggio dei sindacati.
    La nostra dignità non é in vendita!

    FORUM PRECARISCUOLA ( http://www.precariscuola.135.it )

  2. Manuela Ghizzoni dice

    Di seguito lo studio di Bankitalia riportato da “Il Messaggero”

    “Bankitalia, prof anziani e insoddisfatti:
    restano i meno capaci ed è un danno per gli alunni”

    ROMA (13 luglio) – Sono insoddisfatti del loro lavoro, chiedono spesso un trasferimento da una scuola all’altra, ma soprattutto il loro turnover fa male agli alunni. È un quadro ben poco promettente quello delineato da alcuni ricercatori di Bankitalia e del ministero della Pubblica istruzione inserito tra i temi di discussione di via Nazionale. L’indagine degli studiosi passa a raggi x il corpo insegnante italiano, non solo perché i docenti assorbono circa i due terzi della spesa corrente per l’istruzione, ma anche perché la loro azione quotidiana rappresenta «la principale determinante, insieme alle caratteristiche innate e al contesto socio-economico, degli apprendimenti degli studenti».

    Quello che emerge è innanzitutto che gli insegnanti sono in media più vecchi del resto degli occupati e sono in prevalenza donne. Nelle regioni meridionali, in particolare, i docenti sono in genere «più vecchi, meno istruiti e con voti di laurea o di diploma inferiori a quelli dei loro colleghi che operano nel resto del paese». Gli insegnanti più anziani possono inoltre di solito contare su un voto di diploma o laurea più basso rispetto alla media. «Ciò – si legge nel tema di discussione – potrebbe discendere da meccanismi di cosiddetta “selezione avversa”, per cui rimangono nella professione soggetti meno capaci».

    Per quanto riguarda l’accesso nel mondo del lavoro, «l’inizio della carriera è caratterizzato da forte precarietà, con contratti a termine di durata inferiore rispetto al resto dell’economia, una più intensa ricerca di un altro lavoro e una più elevata probabilità di svolgere un secondo lavoro». Ma è sul turnover che i ricercatori si concentrano con particolare attenzione. «Nell’insieme delle scuole italiane, più di un quinto dei docenti cambia scuola da un anno all’altro. Il turnover – scrivono – non è dovuto esclusivamente alla presenza di molti docenti con incarico solo annuale, cioè i precari.

    Ad essi si aggiungono le entrate e le uscite dal sistema e soprattutto gli spostamenti da una scuola all’altra di molti insegnanti di ruolo» che rappresentano circa un terzo del turnover complessivo. Lo studio sottolinea però che proprio di questo turnover, e del «mismatch», ovvero dello scarso attaccamento degli insegnanti alla scuola in cui operano, «risente negativamente l’apprendimento degli studenti». Lo studio risente cioè della «mancanza di continuità didattica».

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